Immigrazione
Immigrato islamico radicale accoltella un ebreo in Olanda: era in cura per un accoltellamento di massa
Un migrante palestinese-siriano, precedentemente responsabile di un violento omicidio a L’Aia, è nuovamente finito sotto inchiesta penale, questa volta per aver accoltellato al collo un uomo ebreo, in quello che le autorità stanno trattando come tentato omicidio con movente terroristico. Lo riporta Remix News.
Il sospettato ha aggredito l’uomo il 6 aprile nell’area ricreativa della clinica Mesdag TBS di Groninga, dove era ricoverato in terapia psichiatrica obbligatoria. Secondo fonti vicine alle indagini e alla clinica, l’uomo islamico si è avvicinato alla vittima da dietro e le ha inflitto una profonda ferita al collo, replicando le sue azioni violente del 2018.
Martedì, la Procura ha confermato al De Telegraaf che l’uomo è stato arrestato quel pomeriggio a seguito di un’indagine di polizia. «Lo sospettiamo di tentato omicidio con intento terroristico. Il motivo per cui lo abbiamo arrestato solo ora è dovuto alle indagini e alle condizioni del sospettato», ha dichiarato un portavoce.
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L’accoltellamento ha riacceso le preoccupazioni sulla presenza del sospettato nei Paesi Bassi e sulla gestione dei criminali ad alto rischio. Nel 2018 aveva accoltellato tre passanti a caso all’Aia, tagliando quasi a metà il collo di una vittima e ferendo gravemente le altre. Ha gridato l’immancabile «Allahu Akbar» durante l’attacco e in seguito ha definito l’atto come jihad nelle conversazioni registrate dal carcere.
L’uomo aveva inoltre descritto «l’uccisione di infedeli per strada» e aveva fatto il gesto del tawhid (indicando il cielo) quando è stato preso dalla polizia.
Nonostante la richiesta dell’accusa di 15 anni di carcere e di detenzione psichiatrica obbligatoria (TBS), il tribunale lo ha infine dichiarato incolpevole a causa della psicosi e lo ha condannato solo alla TBS. Il tribunale ha stabilito che il movente terroristico non era stato dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, decisione della Corte d’Appello. Gli esperti, tuttavia, hanno ripetutamente messo in guardia dall’alta probabilità di ricadute psicotiche innescate dallo stress.
Dopo la condanna, all’immigrato erano stati concessi diversi periodi di permesso di soggiorno non accompagnato e si prevedeva che avrebbe vissuto in modo indipendente entro la fine dell’anno. In seguito all’attacco del 6 aprile, la sua procedura di permesso è stata immediatamente interrotta. Il servizio immigrazione olandese (IND) ha ora confermato che potrebbe revocargli il permesso di soggiorno legale.
L’ultima vittima del sospettato, un uomo ebreo, è sopravvissuta all’attacco e sta ricevendo cure mediche. Secondo De Telegraaf, il caso ha suscitato nuove critiche da parte delle vittime delle precedenti violenze, che sono state tenute informate sul suo percorso di riabilitazione e si dicono inorridite dal fatto che gli siano state concesse tali libertà.
Il leader del PVV, Geert Wilders, ha risposto alla notizia dell’attacco scrivendo su X: «L’Islam non ha posto nei Paesi Bassi. E nemmeno i musulmani radicali».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa un capo di rango alto, ma minore, è stato invece individuato mentre viveva tra i rifugiati in Olanda.
La stessa polizia olandese ha dichiarato come il Paese si stia trasformando in un «narco-Stato 2.0» dominato dalla Mokro-mafia, cioè il crimine organizzato marocchino.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Piazza Dam ad Amsterdam è stata teatro di un accoltellamento di messa che ha ferito almeno cinque persone.
Gli accoltellamenti di massa stanno diventando un pattern emergente e continuo in tutta Europa. L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso.
A febbraio un uomo aveva accoltellato una turista spagnuola a Berlino. Il 13 febbraio, un altro richiedente asilo afghano ha attaccato con un veicolo una manifestazione sindacale a Monaco, uccidendo una madre e la figlia di 2 anni e ferendone altre 37. Settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.
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Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.
L’incidente più eclatante è stato il recente accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».
Come riportato da Renovatio 21, a Villaco, in Austria, a poca distanza dal confine italiano, un immigrato siriano di 23 anni avrebbe accoltellato a morte una persona in istrada ferendone almeno altre quattro.
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Immigrazione
La Germania respinge il 95% delle richieste di asilo presentate da cittadini siriani
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Immigrazione
La linea dura di Tokyo contro l’immigrazione, record di espulsioni nel 2025
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Lo scorso anno il Giappone ha espulso 318 cittadini stranieri, un aumento del 30%), rispetto all’anno precedente e ora punta ad accelerare le procedure di rimpatrio, nonostante una forte carenza di manodopera. Le ong denunciano il rischio di violazioni del principio di non respingimento dei rifugiati e un clima crescente di paura anche tra chi risiede nel Paese da anni.
L’inasprimento delle politiche migratorie in Giappone sta alimentando paure e incertezze tra i residenti stranieri ma anche tra i richiedenti asilo, hanno sottolineato alcune organizzazioni per i diritti umani.
Secondo i dati ufficiali, nel 2025 è stato espulso un numero record di 318 cittadini stranieri, un aumento del 30% rispetto all’anno precedente e una conseguenza diretta dello «Zero Illegal Foreign Residents Plan», programma lanciato nel maggio scorso per accelerare le espulsioni di chi ha già presentato più volte la richiesta di asilo. Tra le persone migranti espulse, 52 avevano presentato domanda di protezione internazionale tre o più volte.
La politica riflette la crescente insofferenza della società giapponese nei confronti della presenza di stranieri, siano essi residenti o turisti. La Japan Association for Refugees ha però denunciato che l’aumento delle espulsioni sta generando un clima di forte insicurezza tra gli stranieri, inclusi coloro che vivono nel Paese da decenni o che rischiano di essere perseguitati nei loro Paesi d’origine.
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Persino tra i minori cresciuti in Giappone e perfettamente integrati dal punto di vista linguistico e culturale. L’organizzazione per i diritti umani ha già segnalato i casi di persone rimpatriate che hanno subito persecuzioni dopo il ritorno, tra cui una famiglia curda rimandata in Turchia lo scorso anno: all’arrivo il padre è stato arrestato.
Nel 2025 il Giappone ha riconosciuto 187 rifugiati, tre in meno rispetto all’anno precedente, mentre le domande di asilo sono passate da 8.377 a 14.832. La maggior parte dei permessi di soggiorno è stata concessa a cittadini afgani, mentre 26 provenivano dallo Yemen.
Complessivamente, nel solo 2025 sono state respinte 12.636 domande di asilo. Secondo la JAR, tra queste vi sarebbero anche persone che «chiaramente soddisfano i criteri per lo status di rifugiato», inclusi individui provenienti da aree di conflitto o vittime di violenze e detenzioni. Per esempio, Tra coloro provenienti dal Myanmar, solo 9 persone hanno ottenuto lo status di rifugiato su 1.490 richiedenti, il dato più basso da quando nel 2021 i militari hanno condotto un colpo di Stato e dato avvio a un conflitto civile che prosegue ancora oggi.
Il governo conservatore guidato dalla prima ministra Sanae Takaichi intende proseguire con il «Zero Plan», per arrivare a dimezzare il numero di coloro che sono senza documenti e che hanno già ricevuto un ordine di espulsione, al momento circa 3.000 stranieri.
Tra gli obiettivi del piano vi è anche la riduzione dei tempi di esame delle domande, passati da oltre 33 mesi nel 2022 a meno di sei mesi, per impedire che i migranti possano lavorare durante i periodi di rilascio provvisorio e complicare poi le espulsioni.
Secondo diversi osservatori, il dibattito pubblico è influenzato dalla crescente diffusione di sentimenti xenofobi, a loro volta favoriti dalla contrazione economica, una dinamica che ha contribuito al successo elettorale della linea dura proposta dall’attuale governo alle elezioni di febbraio.
Allo stesso tempo, però, la presenza straniera in Giappone, che si trova fortemente a corto di manodopera, continua a crescere: nel 2025 ha superato per la prima volta i 4 milioni di persone, con un aumento vicino al 10%. I cittadini cinesi rappresentano il gruppo più numeroso (oltre 930mila), seguiti da vietnamiti (681mila) e sudcoreani (407mila). In forte crescita anche le comunità provenienti da Myanmar (+36%) e Indonesia (+33%).
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Immagine di David Kernan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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