Persecuzioni
Pakistan: evade un detenuto, rappresaglia contro i cristiani
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La denuncia dell’attivista per i diritti umani Xavier William ad AsiaNews: nel penitenziario di Rawalpindi, dove è detenuto anche Imran Khan, dopo la fuga di un carcerato viene impedito ai 200 cristiani reclusi di recarsi nella chiesa, l’unica aperta dal 2009 in un carcere pachistano. «Occorre garantire un equilibrio tra sicurezza e libertà religiosa: la direzione riveda la decisione».
«Abusi, discriminazioni e aggressioni». È la sorte subita da circa 200 detenuti cristiani nel carcere di Adyala a Rawalpindi, nella provincia del Punjab, in Pakistan. A denunciarlo ad AsiaNews è Xavier William, 37 anni, attivista per i diritti i umani, che racconta di una restrizione della libertà religiosa introdotta proprio durante la Quaresima: da giorni nel penitenziario – dove è detenuto anche l’ex primo ministro Imran Khan con il suo team, insieme a terroristi di alto profilo – vige il divieto di partecipare alle attività della chiesa, la prima aperta in un carcere pakistano nel 2009 e per questo salutata allora come un passo significativo per il Paese.
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Il motivo della misura è una falla emersa nella sicurezza del penitenziario di massima sicurezza, che ha permesso il mese scorso a un carcerato di evadere. Per questa vicenda 6 funzionari sono stati sospesi per 90 giorni per negligenza. Ma il giro di vite generale sulle misure detentive seguito a questo episodio ha colpito in maniera particolarmente dura la minoranza cristiana: ai detenuti è ora permesso frequentare la chiesa solo per due ore alla domenica.
«Faccio loro visita in prigione e in tribunale. Stanno già affrontando molte difficoltà, sia all’interno del carcere sia nel sistema giudiziario. Sono costretti a pulire le celle e subiscono ripetuti abusi» spiega Xavier William. «Ora sono privati anche della possibilità di andare in chiesa, pregare o compiere qualsiasi attività per la loro crescita spiritualeÐ.
L’attivista da oltre un decennio collabora con organizzazioni per la tutela dei diritti delle persone emarginate. «In questi anni ho lottato per il caso di Asia Bibi, di Rimsha Masih e di altre persone accusate ingiustamente», racconta. Le condizioni di vita durante la detenzione riflettono le ostilità affrontate quotidianamente dalla comunità cristiana anche fuori da quelle mura». Nelle aree più svantaggiate vive un vero e proprio incubo», dice.
Le misure adottate dalla direzione del carcere di Adyala sollevano serie preoccupazioni per la libertà religiosa e i diritti delle comunità minoritarie in Pakistan. «La chiusura della chiesa, in seguito all’evasione di un detenuto, è una risposta esagerata, che colpisce in modo sproporzionato i detenuti cristiani in un Paese dove questa comunità rappresenta l’1,8 per cento della popolazione». «La misura» aggiunge «mina anche la loro possibilità di osservare importanti tradizioni religiose, come quella di trascorrere un tempo prolungato in preghiera e riflessione in vista della Pasqua».
La richiesta è quindi di un intervento immediato da parte del ministro degli Interni, dell’Ispettorato generale delle carceri e di tutte le autorità competenti. «È urgente che la direzione riveda questa decisione, assicuri la riapertura della chiesa e permetta ai detenuti cristiani di praticare la loro fede senza indebite restrizioni» afferma Xavier Willam. «Bilanciare le misure di sicurezza con la protezione delle libertà religiose è essenziale per sostenere i principi di giustizia e uguaglianza in Pakistan».
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«Invece di vietare l’accesso alla chiesa, andrebbero migliorati i protocolli di sicurezza durante le attività religiose», propone l’attivista. Aumentando, ad esempio, di numero di sorveglianti durante le ore di culto, implementando controlli più rigorosi all’entrata e all’uscita, anche con l’ausilio della tecnologia di videosorveglianza, «per monitorare le attività senza interrompere la preghiera». «Prevedere un accesso scaglionato alla chiesa», aggiunge. E ancora: «Nominare consulenti spirituali o cappellani fidati per sovrintendere alle attività religiose, che lavorino a stretto contatto con le autorità carcerarie».
Andrebbero adottate disposizioni speciali per le festività religiose – come la Quaresima, il Ramadan, il Natale e la Pasqua» per «facilitare l’osservanza spirituale». E nel caso di inevitabili interventi motivati da preoccupazioni in materia di sicurezza – continua Xavier William – occorrerebbe sempre «coinvolgere rappresentanti religiosi e leader dei detenuti per sviluppare soluzioni congiunte, in modo che le misure siano percepite come giuste e necessarie, piuttosto che discriminatorie».
Infine, sarebbe opportuno anche Ëistituire un comitato composto da autorità carcerarie, rappresentanti religiosi e difensori dei diritti umani per rivedere periodicamente le politiche. Per garantire un equilibrio costante tra sicurezza e libertà religiosa».
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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Persecuzioni
Un camion si è lanciato contro una processione pasquale in Pakistan: un morto e diecine di feriti
Un camion merci che procedeva ad alta velocità si è lanciato contro dei cattolici durante una funzione religiosa all’alba di Pasqua in Pakistan, causando un morto e 60 feriti. Lo riporta LifeSite.
Secondo un rapporto di Persecution.org, «la tragedia si è verificata intorno alle 3:30 del mattino del 5 aprile, mentre circa 200 fedeli della chiesa cattolica di San Francesco d’Assisi nel distretto di Wazirabad, in Punjab, stavano partecipando a una funzione religiosa “prima dell’alba”». «I partecipanti stavano cantando inni e portando candele verso la chiesa, situata vicino alla strada Alipur Chatha-Gujranwala, quando un camioncino, localmente noto come Shehzore, ha investito la folla ad alta velocità».
«L’impatto ha ucciso Irfan Masih, un operaio del posto, e ha mandato decine di persone in ospedale. Testimoni oculari hanno descritto una scena orribile in cui i fedeli sono stati costretti a ribaltare il veicolo per soccorrere coloro che erano rimasti intrappolati sotto», si legge nel rapporto.
Un sopravvissuto ha affermato che gli uomini a bordo del camion erano «completamente pazzi».
«Non c’era nessun poliziotto dalla nostra parte», ha detto l’uomo, sostenendo che la polizia fosse più preoccupata di riaprire le corsie stradali che di indagare sul sanguinoso atto criminale. «I cristiani non hanno diritti in questo Paese».
🚨EASTER SUNDAY TERROR ATTACK
Islamic terrorists in Pakistan just drove a truck into a crowd of Christian worshippers during an Easter Sunday vigil.
Multiple people are dead, and at least 60 more are critically injured.
And once again, the West is silent.
This is genocide. pic.twitter.com/NvBaGHVQh1— Samantha Smith (@SamanthaTaghoy) April 5, 2026
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«Dei terroristi islamici in Pakistan hanno appena lanciato un camion contro una folla di fedeli cristiani durante una veglia di Pasqua», ha scritto la giornalista Samantha Smith (Taghoy), che ha diffuso la notizia sui social media.
«Diverse persone sono morte e almeno altre 60 sono gravemente ferite», ha detto Smith. «E ancora una volta, l’Occidente tace.»
«I sopravvissuti all’attentato terroristico della domenica di Pasqua stanno parlando apertamente», ha scritto Smith in un successivo post su X.
«I cristiani non hanno diritti in Pakistan. Non avevamo protezione. Nessuna polizia. Nessun aiuto», hanno affermato i sopravvissuti.
Secondo un articolo dell’Unione delle Notizie Cattoliche Asiatiche (UCA), Ata-ur-Rehman Saman, vicedirettore della Commissione Cattolica per la Giustizia e la Pace, ha definito l’incidente «straziante».
«Il caos e la paura hanno devastato molte famiglie», ha detto Saman. «Sebbene le autorità si siano adoperate per garantire la sicurezza, questo incidente non può essere ignorato e i responsabili devono essere chiamati a risponderne».
Non è la prima volta che assistiamo alla violenza islamista che si abbatte sulla folla con camion e SUV.
Come riportato da Renovatio 21 nel dicembre2024 , un medico di origine saudita ha schiantato il suo SUV in un affollato mercatino di Natale a Magdeburgo, uccidendo sei persone e ferendone diverse centinaia. Inoltre, video online del 2024 e del 2025 hanno mostrato grandi gruppi di uomini, per lo più mediorientali, sfilare nei mercatini di Natale con bandiere siriane o palestinesi, intimidendo i visitatori. Lo scorso dicembre cinque uomini musulmani sono stati arrestati con l’accusa di aver pianificato un attacco terroristico in un mercatino di Natale in Baviera, in Germania.
L’uso di grandi veicoli contro la popolazione in situazioni affollate era stato esaltato anche da Dabiq, pubblicazione considerabile come la rivista sociale dell’ISIS. Alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point.
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