Cina
Cina, dietro a un cancello i 40 anni di Messa di mons. Guo
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Nel Fujian il vescovo che ha rinunciato alla carica di ausiliare nel 2020 per non registrarsi negli organismi ufficiali, ha festeggiato l’anniversario dell’ordinazione sacerdotale segregato nella sua residenza. Sigillata anche la cappella, alcuni video giunti da fonti locali ad AsiaNews lo mostrano incontrare i fedeli e amministrare la comunione attraverso le sbarre di un cancello
Nel maggio 2020 aveva deciso di «abbandonare tutte le cariche della diocesi e di ritirarsi a vivere in preghiera», dichiarandosi «incapace di stare al passo coi tempi e con lo stile della Chiesa in Cina e specificamente della nostra diocesi di Mindong».
Cinque anni dopo, l’ex vescovo sotterraneo mons. Vincenzo Guo Xijing – che ai sensi dell’Accordo provvisorio tra Roma e Pechino sulla nomina dei vescovi, nel 2018 era stato indicato dalla Santa Sede nel ruolo di vescovo ausiliare, lasciando la guida di questa Chiesa locale al vescovo «ufficiale» mons. Vincenzo Zhan Silu, riaccolto in comunione con il papa – si trova oggi recluso nella sua residenza, dietro a un cancello con una vistosa catena che gli impedisce di ricevere visite dai fedeli.
A rivelarlo sono alcuni video ricevuti da AsiaNews in concomitanza con una giornata particolare: la ricorrenza dei 40 anni dall’ordinazione sacerdotale che l’oggi sessantasettenne mons. Guo Xijing ha festeggiato il 25 gennaio. Come si può vedere dalle immagini, il presule lo ha fatto da dietro a questo ingresso forzatamente chiuso. Agli amici che gli hanno fatto visita ha potuto offrire una fetta di torta fatta passare tra le sbarre. Ma è anche l’unico modo che ha a disposizione per distribuire la comunione, dal momento che pure la cappella della sua residenza è stata sigillata dalle autorità per impedire ai fedeli delle comunità sotterranee (storicamente molto forti nel nord del Fujian) di partecipare alle sue celebrazioni.
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Come mostra il video la gente non manca lo stesso di portare rosari e oggetti religiosi da far benedire al presule, anche questi fatti passare e poi restituiti attraverso il solito cancello.
Secondo quanto riferito da alcune fonti locali ad AsiaNews questa nuova stretta nei confronti di mons. Guo Xijing andrebbe avanti da Natale, parallelamente a ulteriori pressioni nei confronti dei sacerdoti locali affinché si decidano a registrarsi negli «organismi ufficiali» imposti dal Partito comunista alla Chiesa in Cina.
Cosa che il presule e altri preti del nord del Fujian non hanno mai voluto fare. Va anche aggiunto che tutto questo sarebbe avvenuto proprio nelle settimane successive alla partecipazione di mons. Zhan Silu, il vescovo di Mindong, al Sinodo in Vaticano, tenutosi a ottobre.
I video sulla situazione di mons. Guo Xijing arrivano anche a pochi giorni dal trasferimento – approvato dalla Santa Sede – del vescovo di Xiamen mons. Cai Bingrui alla diocesi di Fuzhou, il capoluogo del Fujian, che è una delle sedi storicamente più importanti per la Chiesa in Cina.
Una cerimonia presieduta dallo stesso mons. Zhan Silu, in un’altra diocesi dove – lo ricordavamo in quest’articolo – l’unità tra «ufficiali» e «sotterranei» resta un cantiere aperto. E i pesanti cancelli imposti dalle autorità non aiutano certo a realizzarla.
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Cina
La Cina sta mediando tra Pakistan e Afghanistan
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Cina
Papa Leone dice che «non può commentare» la condanna a Jimmy Lai per aver criticato la Cina comunista
Papa Leone XIV ha affermato di «non poter commentare» Jimmy Lai, il 78enne fondatore cattolico del quotidiano pro-democrazia Apple Daily, che il mese scorso è stato condannato a 20 anni di prigione da un tribunale di Hong Kong.
Quando martedì il canale televisivo cattolico statunitense EWTN News ha chiesto a papa Leone se avrebbe commentato la condanna di Lai, il Pontefice ha risposto: «Non posso commentare. Preghiamo per meno odio e più pace, e lavoriamo per un dialogo autentico».
Pope Leo XIV told EWTN News he “cannot comment” on Jimmy Lai, the Catholic founder and publisher of the outspoken pro-democracy tabloid Apple Daily, who was sentenced Feb. 9 on charges Chinese authorities say violate national security laws. The pope instead urged for peace,… pic.twitter.com/QEgXLPqR9t
— EWTN News (@EWTNews) March 3, 2026
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Lai è stato accusato nel 2020 di «collusione con forze straniere» in violazione della draconiana Legge sulla Sicurezza Nazionale (NSL) imposta da Pechino a Hong Kong nel giugno 2020 per reprimere il dissenso contro il Partito Comunista Cinese (PCC). Il tabloid di Lai, Apple Daily, aveva pubblicato critiche al PCC che avevano portato a ritorsioni da parte delle autorità comuniste.
L’imprenditore è stato successivamente condannato a diversi anni di carcere per aver organizzato e partecipato a raduni non autorizzati e per presunta frode, condanne recentemente annullate da una corte d’appello di Hong Kong. Tuttavia, la condanna di dicembre per collusione con l’estero e «pubblicazione sediziosa» e la condanna a 20 anni di carcere rimangono invariate.
Il silenzio intenzionale di papa Leone sulla persecuzione di Lai contrasta nettamente con le condanne internazionali dei leader governativi e delle organizzazioni per i diritti umani.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha condannato la sentenza definendola una «ingiusta e tragica conclusione» del caso di Lai e ha affermato che gli Stati Uniti stanno sollecitando le autorità a concedere a Lai la libertà vigilata per motivi umanitari. «Ciò dimostra al mondo che Pechino è disposta a fare di tutto per mettere a tacere coloro che sostengono le libertà fondamentali a Hong Kong», ha scritto Rubio.
Come riportato dai Renovatio 21, Trump ha affermato di aver parlato con XI in merito all’incarcerazione di Lai.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha deplorato la condanna di Lai, definendola una violazione dei diritti alla libertà di espressione e di associazione riconosciuti dal diritto internazionale.
Jodie Ginsberg, CEO del Comitato per la protezione dei giornalisti, ha definito la condanna «atroce», affermando che è «l’ultimo chiodo sulla bara della libertà di stampa a Hong Kong».
Il silenzio di Leo, tuttavia, riecheggia quello di papa Francesco quando Lai fu arrestato nel 2020 per presunta frode. All’epoca, l’editorialista William McGurn scrisse che il silenzio di Francesco sulla Cina e su Lai «urla da cima a fondo nel mondo». Sostenne che la riluttanza di Francesco a parlare fosse una conseguenza diretta dell’accordo tra Vaticano e Cina, che, a suo dire, «dà allo Stato comunista un potere decisionale straordinario sulla selezione dei vescovi cattolici».
Il malvagio accordo tra Vaticano e Cina, a cui ha fatto seguito un’intensificazione della persecuzione dei cattolici cinesi, rimane in vigore sotto Papa Leone XIII. Dall’approvazione dell’accordo, vescovi, sacerdoti, seminaristi e laici sono stati arrestati, torturati e incarcerati per non aver aderito all’organizzazione ecclesiastica di Stato gestita dal Partito Comunista Cinese, con le autorità cinesi che avrebbero esercitato ulteriore pressione sui fedeli cattolici affermando che Papa Francesco sosteneva la «Chiesa» di Stato.
I critici hanno denunciato la condanna, la più severa mai imposta dalla Legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, come particolarmente crudele, dato che Lai, 78 anni, rischia di morire in prigione a causa della sua età e delle sue condizioni di salute.
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Suo figlio Sebastian ha dichiarato alla BBC che la condanna al carcere era «fondamentalmente una condanna a morte» e che suo padre era stato punito per aver difeso «le libertà di Hong Kong».
Lai fuggì dalla Cina a Hong Kong da bambino e divenne un imprenditore sull’isola, fondando nel 1995 il tabloid pro-democrazia Apple Daily, che pubblicava critiche al Partito Comunista Cinese che gli suscitarono l’ira delle autorità comuniste. Il giornale divenne uno dei principali quotidiani di Hong Kong, ma chiuse i battenti nel giugno 2021 quando gli uffici furono perquisiti dal personale di sicurezza del Partito Comunista Cinese e Lai fu arrestato.
Il suo arresto e la successiva condanna al carcere hanno suscitato indignazione a livello internazionale, tanto che il dipartimento di Stato americano ha rilasciato una dichiarazione nell’ottobre 2022 in cui deplorava lo «smantellamento sistematico dell’autonomia di Hong Kong» imposto dalla legge cinese sulla sicurezza nazionale e chiedeva il ripristino del «rispetto per la libertà di stampa a Hong Kong, dove un tempo un ambiente mediatico indipendente era praticamente scomparso».
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Immagine di Edgar Beltrán via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Cina
Enigmi femminili cinesi alle Olimpiadi
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Sappiamo tuttavia che riguardo l’eugenetica, parola che in Cina – yousheng, lemma formato dal carattere 优 (yōu) che significa «eccellente, superiore» e da 生 (shēng) che significa «nascere, far nascere, vivere»: in breve, «supernascita» – non ha uno stigma negativo come nell’Occidente post-bellico, la Cina si sta impegnando anche al di fuori dello sport. Come riportato da Renovatio 21, la Cina – hanno accusato apertamente i funzionari dell’Intelligence americana – starebbe lavorando alacremente da anni alla produzione di supersoldati geneticamente modificati.
È noto pure ai nostri lettori come, la Cina, per lo meno pubblicamente, costituisca il primo Paese ad aver impiegato la tecnica di ingegneria genetica CRISPR per il potenziamento degli esseri umani – le famose gemelline eugenetiche del biofisico He Jiankui, le quali sono state prodotte agendo su un gene che le rende immuni all’AIDS e, cosa meno conosciuta, fornisce loro capacità cerebrali superiori.
Non stiamo, ovviamente, puntando il dito su nessuno. Cerchiamo solo qualche puntino da unire, un giorno, quando qualcosa verrà rivelato: del resto questo giornale aveva riportato quattro anni fa i timori internazionali di «furti di DNA» per gli atleti stranieri alle Olimpiadi di Pechino 2022.
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