Sanità
Gli Stati Uniti lanciano il piano «One Health» che solleva preoccupazioni sul gioco di potere globale
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno introdotto un quadro nazionale per One Health per aiutare il paese a prepararsi alla «prossima potenziale minaccia» alla salute pubblica. I critici sostengono che il piano amplierà la sorveglianza governativa e le politiche sanitarie guidate dalla crisi.
La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno introdotto un quadro nazionale per One Health per aiutare il paese a prepararsi alla «prossima potenziale minaccia» alla salute pubblica, ma i critici sostengono che il piano amplierà la sorveglianza governativa e le politiche sanitarie guidate dalla crisi.
I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e il Dipartimento degli interni degli Stati Uniti (DOI) hanno collaborato alla stesura del quadro, descritto come il primo piano One Health interagenzia in assoluto.
Il piano prevede la sorveglianza dei patogeni, la preparazione alle pandemie e lo sviluppo di vaccini.
Nel suo annuncio, il CDC ha citato la minaccia del COVID-19, dell’MPox, dell’influenza aviaria, dell’Ebola e di altre malattie come esempi di minacce per la salute che l’approccio One Health potrebbe contribuire ad affrontare.
Sayer Ji, fondatore di GreenMedInfo, ha dichiarato a The Defender che il quadro normativo non affronta «i determinanti della salute a monte come una dieta povera, l’esposizione a sostanze tossiche industriali e lo stress cronico» che hanno un impatto negativo sulla salute umana.
Ha inoltre affermato che l’approccio One Health orientato alla crisi minaccia la governance democratica.
«Concentrandosi sulle malattie zoonotiche, il quadro rischia di amplificare la governance sanitaria guidata dalla crisi, consolidando ulteriormente i sistemi globali centralizzati che aggirano la supervisione democratica», ha affermato Ji.
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Promuovere lo sviluppo di vaccini, modello sanitario basato sulla biosicurezza
Il quadro One Health contiene sette obiettivi, tra cui un’attenzione particolare alla sorveglianza dei patogeni, alla preparazione alle pandemie, allo sviluppo di vaccini e al funzionamento e alla sicurezza dei biolaboratori.
La strategia di sorveglianza del quadro comprende il monitoraggio «degli effetti dei determinanti sociali, economici e ambientali della salute e dei fattori a monte, come il cambiamento climatico e l’uso del suolo, sulle malattie zoonotiche prioritarie, endemiche, emergenti e riemergenti e su altre questioni prioritarie di One Health».
Il nuovo quadro comprende anche gli sforzi di preparazione e risposta alla pandemia, tra cui «le esigenze di ricerca, sviluppo e filiera per diagnosi, vaccini, terapie e strategie di mitigazione nuove e mirate».
Il quadro collega inoltre One Health ai «determinanti ambientali e sociali della salute … compresi i cambiamenti climatici e la giustizia ambientale» e propone l’integrazione di One Health «nei programmi di studio di tutte le discipline pertinenti».
Per Ji, gli obiettivi del framework sono notevoli per ciò che non includono.
«La mancanza di attenzione su strategie fondamentali come l’agricoltura rigenerativa, la riduzione delle tossine e la medicina dello stile di vita dimostra un distacco preoccupante da ciò che promuove veramente la salute a livello individuale e sociale», ha affermato Ji.
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Spinta globalista per «limitare l’autonomia delle nazioni e degli individui»
Secondo il CDC, il framework è un risultato del Consolidated Appropriations Act del 2023, che richiede alle agenzie governative statunitensi di affrontare le malattie zoonotiche e la preparazione alle pandemie. «Informerà la collaborazione One Health in tutto il governo statunitense» nei prossimi cinque anni.
La dottoressa Meryl Nass, fondatrice di Door to Freedom, ha dichiarato a The Defender che il quadro normativo mira ad aggirare gli attuali processi decisionali in materia di sanità pubblica.
«Il piano mira a integrare ulteriormente il concetto estremamente vago di One Health in tutte le agenzie governative, creando nuove strutture interagenzia e meccanismi per il processo decisionale al di fuori delle consuete strutture della catena di comando», ha affermato Nass.
Ji ha collegato il framework agli sforzi globalisti per usurpare la definizione delle politiche nazionali relative alla salute pubblica. Ha affermato che «si allinea agli sforzi globalisti, come il proposto Trattato sulla pandemia dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che cerca di centralizzare il processo decisionale in materia di salute sotto organismi non eletti democraticamente».
L’OMS ha sostenuto che un trattato globale sulla pandemia è necessario per rispondere alle future minacce alla salute pubblica, inclusa la «prossima pandemia». I critici hanno sostenuto che il trattato minerebbe la sovranità nazionale.
L’OMS ha cercato di promulgare il trattato sulla pandemia in tempo per l’Assemblea mondiale della sanità dell’anno scorso, ma non ci è riuscita. Da allora, i negoziati sul trattato sono continuati.
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Nass ha affermato che tale quadro aiuterebbe le organizzazioni internazionali come l’OMS a ottenere un potere senza precedenti sui governi nazionali.
«Ho il forte sospetto che One Health sia stato posizionato per ridefinire quasi tutto nel mondo come correlato alla salute e quindi sotto la giurisdizione dell’OMS, della Piattaforma di emergenza delle Nazioni Unite o di qualche altra entità che assumerà la gestione globale quando verranno dichiarate le emergenze», ha affermato Nass.
Nass ha citato come una di queste entità il Patto per il futuro, adottato di recente dall’ONU.
«Questa concentrazione di potere potrebbe anche limitare l’autonomia delle nazioni e degli individui nella scelta di politiche sanitarie su misura per le loro esigenze uniche», ha affermato Ji. «Agenzie come il CDC, l’USDA e il DOI hanno istituzionalizzato queste priorità e il loro allineamento con iniziative globali come il Trattato pandemico dell’OMS ne garantisce la persistenza».
Ji ha affermato che il concetto di One Health potrebbe apportare benefici all’umanità, ma solo se «riconosce la salute come una proprietà emergente di ecosistemi equilibrati» e supera «la spinta globalista a centralizzare il processo decisionale in materia di salute sotto organismi non eletti».
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 16 gennaio 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Sanità
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Epidemie
Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini
La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.
Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?
Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.
Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?
Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.
Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?
La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.
E cosa ha fatto il ministero?
Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.
Perché non si sono fermati?
Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.
Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?
Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.
Perché?
Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.
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Quali altri elementi vi sono in questo processo?
Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.
A cosa ha portato tutto questo?
Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».
Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?
Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».
Cosa è successo durante l’udienza?
Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».
Solo un ricatto?
Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.
Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.
Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.
I politici vaccinisti stanno cambiando idea?
Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.
Quale valore ha la Commissione in questo momento?
I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.
Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?
Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.
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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
Sanità
Una «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.
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