Connettiti con Renovato 21

Spirito

Ricordo di mons. Tissier de Mallerais

Pubblicato

il

Affrontare la biografia di Mons. Bernard Tissier de Mallerais significa ripercorrere, in poche righe, tutta la storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di cui egli fu fin dalle origini attore e testimone privilegiato.

 

A lui dobbiamo un’immensa gratitudine per aver trasmesso, attraverso la sua magnifica biografia di monsignor Lefebvre e attraverso le sue innumerevoli conferenze a seminaristi, sacerdoti e fedeli, la conoscenza e l’amore del nostro venerato Fondatore e dell’opera da lui costruita, attraverso la quale irradiava il suo amore profondo per la Chiesa Romana, la fede cattolica, la Messa di sempre, il sacerdozio e Cristo Re.

 

Significa anche tratteggiare l’esile sagoma di questo vescovo, che poteva apparire vacillante, ma il cui instancabile zelo per la salvezza delle anime aveva come teatro i cinque continenti dove la Fraternità si è insediata. Le nostre cronache raccontano gli incessanti viaggi da un continente all’altro e il numero di cresime e ordinazioni che ha conferito dopo la sua consacrazione, come del resto gli altri nostri vescovi.

Sostieni Renovatio 21

Gli inizi della Fraternità

Bernard Tissier de Mallerais nasce il 14 settembre 1945 a Sallanches, in Alta Savoia. Consegue una laurea in biologia. Lavora per diversi anni nello scoutismo poiché, quando Dom Guillou diventa cappellano del gruppo tradizionale degli scout nel 1969, lo troviamo al suo fianco, in compagnia di padre Cottard. Si unisce a monsignor Marcel Lefebvre nell’ottobre 1969, a Friburgo, e partecipa alla fondazione della Fraternità San Pio X.

 

La prima visita che fa a monsignor Lefebvre avviene in rue Lhomond a Parigi, nel vasto ufficio del Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo, nel corso dell’anno 1967. È accompagnato da Padre Luc Lefèvre. Da quel momento in poi sa di aver trovato un padre per il futuro. Due anni dopo, il 13 ottobre 1969, scende dal treno a Friburgo, dove trova i padri Aulagnier e Piqué, i quali si stanno ugualmente recando al numero 106 della route de Marly, dove Monsignore accoglie i primissimi candidati al sacerdozio, nove in totale. Nella primavera del 1970 ne sarebbero rimasti solo quattro!

 

Il 1° novembre di quello stesso anno, il giovane don Tissier de Mallerais è tra i seminaristi che vedono monsignor Lefebvre ritornare raggiante dall’episcopio di Friburgo, dove ha ottenuto da Mons. Charrière l’atto canonico di nascita della Fraternità Sacerdotale San Pio X. I seminaristi si passano di mano in mano la lettera per leggere il testo ed esaminare la firma e il timbro.

 

«Ricordo che alla vigilia della prima domenica di Avvento del 1969, due mesi dopo il mio ingresso nel seminario di monsignor Lefebvre a Friburgo, in Svizzera, il nostro Fondatore riunì per uno speciale convegno spirituale noi, i suoi primi nove seminaristi, e ci disse gravemente: “Domani entra in vigore il Novus Ordo Missæ, la nuova messa istituita da Papa Paolo VI, e questo in tutte le parrocchie di Friburgo, della Svizzera, della Francia e altrove. Che facciamo?” Dopo un attimo di silenzio, con la sua voce delicata, quasi timida, aggiunse: “Manteniamo la vecchia messa, no?” Sono le parole storiche con cui monsignor Lefebvre ha salvato il sacrificio della messa».

Iscriviti al canale Telegram

Gli anni eroici

Don Tissier de Mallerais vive quindi gli anni eroici di Écône tra il 1971 e il 1972. I seminaristi sono ventiquattro e la casa è troppo piccola. Devono addirittura essere alloggiati in una stanza della fabbrica elettrica sotto il seminario, di cui è direttore il signor Guy Fellay. Il giovane Bernard Tissier ha il piacere di soggiornare nella camera annessa, detta «dei celibi».

 

L’allestimento del seminario è minimale, il refettorio e la lavatrice si trovano nella vecchia cantina per le botti! Ma il 22 marzo 1972 i seminaristi hanno il piacere di trasferirsi nei nuovissimi locali dell’edificio Saint-Pie X.

 

Ancora suddiacono, don Tissier de Mallerais viene nominato da monsignor Lefebvre segretario generale della Fraternità il 14 settembre 1974, incarico che manterrà inizialmente fino al 1979.

 

Le prove

L’11 novembre 1974 scoppia la tempesta perché, all’improvviso, due visitatori apostolici arrivano per indagare sul seminario, su disposizione del Santo Padre. Iniziano senza presentare il protocollo della loro visita a monsignor Lefebvre.

 

Ecco come Mons. Tissier de Mallerais racconta il resto di questa visita nel suo libro: «monsignor Lefebvre parte il 16 novembre per Roma. Il 21, mentre si recava in una delle Congregazioni che stava visitando, una guardia svizzera, fino a quel momento impassibile, gli si rivolse improvvisamente: “Monsignore, lei si aspetta ancora qualcosa da questa gente? ” Sbalordito, l’arcivescovo non disse nulla, si ricordò della visita canonica, capì che non c’era più nulla da aspettarsi dalle Congregazioni e, ritornato ad Albano, “in un moto di indignazione”, come dirà lui, scrisse di getto, senza cancellature, un’ammirevole posizione di principio che ha presentò, il 2 dicembre, alla comunità di Écône».

 

Il 6 maggio successivo, monsignor Mamie ritira l’approvazione data da monsignor Charrière. Viene lanciata una campagna di stampa contro Écône e vengono organizzate delle manovre intimidatorie. Due giovani entrano addirittura nel seminario e fanno irruzione nella stanza di un seminarista, le cui voci svegliano il suo vicino, don Tissier de Mallerais, che subito accorre in suo aiuto e li insegue nel chiostro, da dove riescono a fuggire. Possiamo immaginare che scena incredibile!

 

Ma la campagna di stampa trova eco nelle parrocchie della diocesi di Sion. Padre Epiney, parroco di Riddes, viene convocato per celebrare la nuova messa. Rifiuta questa ingiunzione ed è costretto a lasciare la sua chiesa. Don Tissier de Mallerais sarà tra la ventina dei seminaristi presenti alla serata di adorazione a Riddes, domenica 22 giugno 1975, quando padre Epiney, espulso dalla sua chiesa a causa della sua fedeltà alla messa di sempre, trasporta il Santissimo Sacramento dalla sua vecchia chiesa alla cappella della sua canonica.

Aiuta Renovatio 21

Il 29 giugno di quell’anno, insieme a Pierre Blin e Donald Sanborn, Bernard Tissier de Mallerais viene ordinato sacerdote. All’inizio dell’anno scolastico, nel settembre 1975, diventa professore di Apologetica, corso tenuto fino ad allora da padre de La Presle.

 

Un anno dopo, il 29 giugno 1976, durante la prima ordinazione sotto la tenda-cattedrale, apprende le parole di monsignor Lefebvre: «se, in tutta obiettività, cerchiamo di scoprire quale sia il vero motivo che spinge coloro che chiedono di non fare queste ordinazioni, è perché ordiniamo questi preti, affinché dicano la messa di sempre… E porto come prova solo che, sei volte in tre settimane, sei volte, ci è stato chiesto di ristabilire normali rapporti con Roma, e di dare testimonianza di aver accolto il nuovo rito e di celebrarlo io stesso. Sono arrivati ​​al punto di mandarmi qualcuno che si è offerto di concelebrare con me, nel nuovo rito, per dimostrare che accettavo di buon grado questa nuova liturgia e che, di conseguenza, tutto si sarebbe appianato tra noi e Roma… Allora è chiaro, è chiaro, che è sul problema della messa che si gioca tutto il dramma tra Écône e Roma». È questa la prima predica di quella che sarà chiamata l’Estate Calda, seguita dalla sanzione a divinis per mons. Lefebvre.

 

Poi, alla fine della primavera del 1977, una dura prova colpisce il seminario. Monsignor Lefebvre chiede a tre professori di dimettersi e altri tre, tra cui il direttore, il canonico Berthod, lasciano il seminario. Ma Écône continua! Da professore, don Tissier de Mallerais diviene direttore del seminario all’inizio dell’anno scolastico 1978, carica che manterrà fino al 1983. È responsabile, tra l’altro, del collegamento tra i seminari per l’unità del programma, dell’unione dei docenti, gli scambi studenteschi e i collegamenti con Albano (1).

 

Le consacrazioni

Nel 1983 viene nominato cappellano delle suore di Saint-Michel-en-Brenne. L’anno successivo diventa nuovamente segretario generale della Fraternità, con sede a Rickenbach, assicurando anche un ministero abbastanza regolare a Colmar, fino al 1992.

 

Intorno all’aprile 1987, monsignor Lefebvre chiede a don Tissier de Mallerais di andarlo a trovare: «Mi ha mandato da Rickenbach a Écône. Nel suo ufficio mi ha parlato del suo desiderio. Gli ho risposto: Monsignore, ho fatto tanti errori, non mi sento capace di fare il vescovo”. Poi ha risposto: “Anch’io ho commesso degli errori! ” Mi ha semplicemente rassicurato. E mi sono detto: “Lui ha pensato a questa cosa, sa quello che deve fare, molto meglio di me, ha fatto la sua scelta, devo solo accettarla”. Certo, pensavo alla scomunica in cui sarei incorso, non che la credessi valida, ma sociologicamente era un’infamia da sopportare. L’ho accettata, per grazia di Dio. Come ha detto un mio confratello sacerdote, anch’io ho detto a me stesso: “Monsignore ha la grazia per decidere, io ho la grazia per seguirlo”».

 

Poi, il 29 agosto 1987, monsignor Lefebvre indirizza la sua famosa lettera ai quattro sacerdoti della Fraternità, tra cui don Tissier de Mallerais, in vista delle consacrazioni episcopali: «Carissimi amici, vengo con questa lettera per chiedervi di ricevere la grazia dell’episcopato cattolico, come l’ho già conferita ad altri sacerdoti in altre circostanze… Vi scongiuro di rimanere legati alla Sede di Pietro, alla Chiesa Romana, Madre e Maestra di tutte le Chiese, nella fede cattolica integrale, espressa nei simboli della fede, nel catechismo del Concilio di Trento, secondo quanto vi è stato insegnato nel vostro Seminario. Rimanete fedeli nel trasmettere questa fede affinché arrivi il Regno di Nostro Signore».

 

L’anno successivo, nel 1988, si svolgono dei colloqui a Roma, e monsignor Lefebvre sceglie un teologo e un canonista, nelle persone di don Tissier de Mallerais e don Patrice Laroche. Monsignor Lefebvre spinge al massimo le possibili concessioni, apponendo la sua firma sul documento che gli viene presentato il 5 maggio 1988, ma ritrattando quella stessa firma il giorno dopo, di fronte alle palesi prevaricazioni di Roma. Consacrerà quindi dei vescovi, qualunque cosa accada, per la famosa «operazione sopravvivenza» della Fraternità. È così che don Tissier de Mallerais diventa Mons. Bernard Tissier de Mallerais il 30 giugno 1988, con monsignor Richard Williamson, monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay.

Sostieni Renovatio 21

L’apostolato di vescovo ausiliare della Fraternità

Da allora in poi, i nostri vescovi, e quindi monsignor Tissier de Mallerais, si dedicheranno anima e corpo alla loro missione, il cui scopo principale indicato da Mons. Lefebvre nella sua lettera ai futuri vescovi è quello di «conferire la grazia del sacramento della cresima ai bambini e ai fedeli che lo chiedono», e naturalmente le ordinazioni agli ordini maggiori e minori.

 

È impossibile ripercorrere qui tutte le peregrinazioni di Mons. Tissier de Mallerais nel mondo, ma ne ricorderemo alcune notevoli, e alcune altre riguardanti soprattutto il Distretto svizzero della Fraternità.

 

Il Giovedì Santo del 1989 Monsignore ha la gioia di celebrare la prima Messa Crismale nella storia del seminario di Zaitzkofen.

 

Il 13 ottobre 1990 è lui a consacrare la prima chiesa costruita dalla Fraternità in Svizzera, la Chiesa dello Spirito Santo, a Delémont. Tutto il seminario di Écône andrà ad arricchire questa solenne cerimonia.

 

Due anni dopo, il nostro venerato Fondatore ci lascia. È monsignor Tissier de Mallerais ad avere l’onore di celebrare la Messa pontificale di requiem il 2 aprile 1991, mentre il Superiore Generale, Padre Schmidberger, si occupa della predica.

 

Il 3 aprile successivo, il Consiglio generale decide di fondare una commissione canonica, come aveva suggerito Mons. Lefebvre, e tocca a Mons. Tissier de Mallerais il compito di presiedere tale commissione.

 

Il 28 luglio 1991, dopo la chiamata a Dio di Mons. de Castro Mayer, sarà il principale consacratore di monsignor Licinio Rangel, suo successore alla guida dell’unione Saint-Jean-Marie-Vianney nella diocesi di Campos in Brasile.

 

Monsignor Tissier de Mallerais rimane Segretario generale della Fraternità fino al 1996. Si occupa poi di preparare una biografia sul nostro Fondatore. È un lungo lavoro di ricerca che lo porta sulle orme del grande missionario e dà vita all’eccellente libro Marcel Lefebvre: una vita, uscito nelle librerie nel 2002.

 

Nel 1996, dal 14 al 18 agosto, si svolge a Lourdes il primo Congresso mariano organizzato dalla Fraternità. È monsignor Tissier de Mallerais a presiederlo. Nello stesso anno, don Arnaud Sélégny sostituisce mons. Tissier de Mallerais come segretario generale. Monsignore rimane domiciliato a Menzingen e può così dedicare tutto il suo tempo alla sua missione di vescovo ausiliare della Fraternità.

 

Dal 2000, è residente nel seminario di Écône che è come il cuore della Fraternità, con grande gioia di tutti e in particolare dei seminaristi, ai quali trasmette, attraverso vivaci conferenze spirituali, tutta la sua conoscenza di monsignor Lefebvre e della Fraternità.

Aiuta Renovatio 21

Sabato 2 ottobre 2004, monsignor Tissier de Mallerais consacra la chiesa di Wil, insieme ai seminaristi di Écône, cerimonia alla quale partecipano più di 600 fedeli. Benedice anche la posa della prima pietra della chiesa di Oberriet, che sostituirà la vecchia cappella del priorato, diventata troppo piccola.

 

Nel 2012 si trasferisce al Priorato di Our Lady Immaculate a Chicago. La vicinanza dell’aeroporto è una base ideale per i suoi viaggi apostolici e missionari.

 

Poi, nel settembre 2015, monsignor Tissier approfitta della sua permanenza al seminario di La Reja per iniziare un ciclo di conferenze sulla fondazione della Fraternità, al fine di trasmettere ai più giovani lo spirito di monsignor Lefebvre e la sua opera. Lo stesso farà dal 9 al 17 ottobre presso il seminario di Zaitzkofen. I nuovi seminaristi hanno così l’opportunità di scoprire il modo in cui la divina Provvidenza ha guidato con chiarezza gli eventi e benedetto la Fraternità. Ripeterà questa predicazione durante un soggiorno nel nuovo seminario di Dillwyn nel 2017, con grande gioia della comunità.

 

Nel marzo 2019, monsignor Tissier de Mallerais diventa residente nel seminario di Dillwyn, negli Stati Uniti. Poi, nel 2020, torna nelle terre svizzere, a Écône.

 

Si trema per la sua salute nel dicembre 2020, quando si diffonde la notizia del contagio da COVID. Ma se il caro fra’ Gabriel non sopravvive a questa malattia, Mons. Tissier de Mallerais si riprende molto bene. Sarà lui, del resto, a celebrare, il 22 dicembre, i funerali di fra’ Gabriel a Écône, dove era entrato quarantasei anni prima, proprio quel giorno.

 

Mons. Tissier de Mallerais mostrerà negli ultimi tempi qualche segno di debolezza, preoccupando anche i fedeli, in particolare per la difficoltà nell’equilibrio durante la celebrazione delle messe. E il giorno segnato dalla divina Provvidenza arriva il 28 settembre. Monsignore, dopo l’Angelus mattutino, cade dalle scale mentre si reca all’oratorio dove deve celebrare la messa. Vittima di una frattura al cranio e di emorragia, riceve il sacramento dell’Estrema Unzione prima di essere trasportato in ospedale. Dopo diversi giorni di coma, la sera dell’8 ottobre consegna l’anima al suo Creatore e Salvatore, alla presenza del direttore del seminario, di alcuni seminaristi e di suo fratello. Requiescat in pace.

 

Scritti

2002: Marcel Lefebvre: una vita.

2012: La strana teologia di Benedetto XVI. Ermeneutica della continuità o della rottura.

2022: Marcel Lefebvre, raconté par ses proches. Une vie dialoguée pour les jeunes.

Oltre a numerosi articoli, conferenze e interviste per diverse riviste.

 

Don Philippe Lovey

 

NOTE

1) Casa nel distretto d’Italia, vicino Roma, che per un certo periodo ha ospitato parte della formazione dei seminaristi, per permettere loro di scoprire la Città Eterna e di mettervi radici.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da FSSPX.news

Continua a leggere

Pensiero

Consacrazioni FSSPX, non «chi», ma «quanti»: il sogno di un fedele

Pubblicato

il

Da

Per il piccolo mondo antico tradizionista è di certo la notizia più clamorosa, ancorché attesa, che si possa immaginare: le nuove consacrazioni della Fraternità San Pio X sono la comunicazione che tanti – nel mondo, milioni – aspettavano, e da decadi.   Chi scrive è un fedele FSSPX, per cui addentro, anche felicemente, a questa vorticosa, irrinunciabile hype ecclesiastica. Nel giro lefebvrista ovviamente non si parla d’altro, e si è slatentizzata definitivamente la pratica del toto-vescovi, che veniva esercitata sottovoce negli scorsi anni, mentre ora è in ogni chiacchiera fuori dalle cappelle, ogni telefonata, e non voglio pensare cosa siano ora certi gruppi Whatsapp e Telegram, applicazioni da cui cerco di tenermi più alla larga possibile.   Sì, il toto-consacrazioni impazza, al punto che alla pratica possiamo dare pure il nome in lingua inglese («l’inglese è il greco moderno») di bishopping. Chiunque ora si dà alle gioie del bishopping, con bishoppatori di tutte le età, bishoppano le vecchie guardie che hanno conosciuto monsignor Lefebvre come i neoconvertiti, i giovani, quelli di passaggio – che, per fortuna non mancano mai: una realtà senza «portoghesi» è una realtà morta.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Ebbene, con discrezione, senza esagerare, mi ci sono messo anche io. Ho sentito varie voci, tra fraternitologi e persone con ampie cognizioni della FSSPX, per verificare quello che penso, farmi un’idea, tracciare un’ipotesi più chiara. Ne sono uscito solo con una certezza: ho solo opinioni, congetture – e sogni. E forse vale la pena, per una volta, di concentrarsi su questi.   Con ordine: il primo fraternitologo che ho sentito ha, come tutti (come me), alzato le mani al cielo – non c’è modo di sapere nulla. Mi dice: dicono che non faranno un africano, anche se forse sarebbe il caso, e rimarrano in Europa. L’età sarà bassa, perché per fare il vescovo della Fraternità ci vuole un fisico bestiale, per resistere agli urti della chiesa moderna, cresimando bambini a quattro angoli del pianeta, dall’Alaska al Sudafrica, da Tokyo all’Amazzonia. Ne faranno, secondo lui, tre: cifra conservativa. Di lui mi fido sempre, ma qui?   E chi saranno i futuri prelati? Ecco che si fa qualche nome, questo qui che fa questo, quest’altro che fa quello.   Sento un’altra voce con profonda conoscenza della materia, che con profonda saggezza mi conferma che non c’è modo di sapere: lo sa solo chi ha deciso, cioè chi le nomine le ha fatte, e chi verrà consacrato (forse). Lui dice: non ne faranno più di quattro. Immagino che sia perché quattro è il numero di vescovi ordinati eroicamente nel 1988 dal fondatore. Ma può esserci certezza qui? No. Nemmeno della provenienza: ci sarà un francese, un americano… probabile, sì, ma in ultima analisi cosa ne sappiamo? Nessuna certezza!   Nel frattempo è arrivata Roma. «Proseguono i contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede, la volontà è quella di evitare strappi o soluzioni unilaterali rispetto alle problematiche emerse» ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana Matteo Bruni. Ad occhio non sanno nulla neanche loro, anzi sanno meno di noi: con evidenza non hanno idea di cosa fare, mentre noi sì, pregare e tripudiare, baciare gli anelli, ricevere e tramandare, persistere, esistere – combattere sempre, perché militia est vita hominis super terram (Gb 7,1)   Non sappiamo nemmeno se la lettera ricevuta dal Vaticano, quella che da quel che dice il superiore generale don Davide Pagliarani avrebbe cagionato la decisione a procedere autonomamente con le consacrazioni, sarà pubblicata. Qualcuno bisbiglia: non è che la letterina sia venuta fuori di punto in bianco, stile bigliettini a scelta binaria con crocetta che circolano in classe a fine-elementari-inizio-medie: «Ti vuoi mettere con me? □ SI □ NO»   Immaginiamo il livello di difficoltà, con la Curia che può dire: «no… anzi sì, ma tra un po’… anzi no, anzi uno… uno nel 2028… anzi no… anzi sì, uno nel 2030, scelto da noi… anzi uno scelto da noi, da fuori della Fraternità». Roma locuta, causa infinita.   E cioè, tutto quello che non è stato fatto per i comunisti cinesi. Perché, rammentiamolo pure noi, la situazione è paradossalmente la medesima della Chiesa patriottica, il fac-simile della Chiesa Cattolica creato dal Partito Comunista Cinese, con cui Roma ha pensato bene di fare accordi – i famigerati, catastrofici, accordi sino-vaticani – ottenendone per premio la repressione più tremenda dalla chiesa sotterranea, la distruzione di chiese, il rapimento di seminaristi e sacerdoti, torture ai religiosi, insomma una tragedia immane, bagnata da ondate continue di sangue di martire.   Il Partito Comunista Cinese ha nominato e consacrato, tra i tanti degli ultimi mesi di scandalo, il vescovo di Shanghai – non solo quelli di province impronunciabili dell’entroterra sinico, ma il vertice della diocesi della seconda città più importante del Dragone. E cosa ha fatto il Sacro Palazzo? Nulla. Spallucce. Pazienza.

Sostieni Renovatio 21

Ma scusate, non ci sarebbe la questione della… scomunica? Massì, la scomunica latae sententiae per chi ordina vescovi illecitamente, ma validamente: un vescovo ordinato da un vescovo è un vescovo, anche se satanista. Latae sententiae significa che la pena canonica arriva senza giudizi, esce subito quando l’azione è compiuta. Cioè, la scomunica va considerata all’atto stesso: quindi anche i prelati comunisti cinesi, pur ratificati a posteriori, sono da considerarsi scomunicati?   Per il diritto canonico alla pena latae sententiae si contrappone la pena ferendae sententiae: in questo caso la scomunica c’è solo nel momento in cui viene pubblicamente dichiarata dal Sacro Palazzo, come nel recente caso di mons. Viganò.   E quindi, alla fine, tutto questo si risolve in una grande questione di PR? Il problema, per alcuni, non è tanto quello di incorrere in una scomunica automatica, ma quello che lo dica la Sala Stampa vaticana. Non abbiamo solo l’esempio cinese: con le ordinazioni di monsignor Williamson non pare ci sia stata alcuna comunicazione mediatica di scomunica – creiamo un ulteriore neologismo: «scomunicazione» – da parte di Roma. La scomunica c’è comunque, ma bisogna evitare – dicono certuni – la scomunicazione.   A questo punto del labirinto capisco che devo mollare il principio di realtà: non c’è modo di sapere niente di niente nemmeno qui. E allora, se non posso contare sui ragionamenti, posso solo parlare di quello che sogno. Io non sogno «chi», ma «quanti».   Sogno che la Fraternità non faccia uno, due, tre, quattro vescovi: sogno che ne facciano dieci, venti. Sogno che facciano tanti americani, un africano, un italiano, svizzeri, tedeschi, spagnoli, brasiliani, un (il…) giapponese, un polacco, e quanti francesi vogliono. Sogno che divengano vescovi anche quei tanti bravi preti ordinati da monsignor Lefebvre che in Italia, in Francia, in Germania hanno lavorato per la Fraternità rendendola questo monumento invincibile – una nomina «onoraria», se vogliamo, impossibile, mi dicono, ma vi sto parlando di sogni, non della realtà.   «Sarebbe come di quegli eserciti africani, in cui ci sono più generali che soldati» mi ha detto un santo sacerdote della FSSPX quando gli ho esternato, ancora un anno fa, la mia speranza di vedere consacrazioni a doppia cifra. Ha sicuramente ragione lui, tuttavia lo stesso sogno che faccio io mi è stato confessato, sulle scale di pietra di un millenario oratorio della Fraternità da un fedele pater familias, ad alta voce in lingua veneta: «i gà da farghene diese o venti – minimo!».   Si era subito dopo l’incidente che ferì monsignor Tissier portandolo poi all’agonia e alla morte. «’Sa ‘speteli» diceva il fedele, «cosa aspettano». Il popolo la pensa così. Vox populi vox Dei: bisogna ammettere che di fedeli spaventati dalle scomuniche non ne conosco nemmeno uno. Anzi c’è chi teorizza pure, e non senza saggezza: se non ci fosse stato Ratzinger a togliere le scomuniche nel 2009 il problema non si sarebbe mai posto.

Aiuta Renovatio 21

La realtà sarà certamente differente dai sogni dei fedeli. Mi sono riservato queste righe solo per significare per sempre che questi sogni esistono. E parlano di cose concretissime.   Perché il sogno vero è quello di vedere la vera Chiesa cattolica convincersi di essere non una minoranza numerica, ma una maggioranza spirituale – l’unica vera forza che deve riprendere Roma e il mondo, e da lì tornare ad irradiare all’umanità ferita il verbo del Dio della Vita, consegnando alle future generazioni quello che abbiamo, forse per poco, fatto in tempo a ricevere prima dell’estinzione, del messaggio e della vita umana stessa.   Sogno che la capsula del tempo che contiene la vera Chiesa di Cristo si apra, e ricostruisca su questo panorama di rovine romane che è sotto i nostri occhi e dentro le nostre anime.   Sì, sogno un esercito di vescovi per cui combattere, e se necessario morire, al fine di riconquistare la Terra a Cristo.   Non fatemene una colpa. E non pensate che sia solo: molti sono come me. E molti verranno dopo, lo sappiamo perché li stiamo allevando.   E quindi: lasciateci sognare. Lasciateci seminare, nei sogni e nelle parole, nello spirito e nella carne, per la Crociata salvifica di cui abbisogna il pianeta – e per i vescovi che essa merita.   Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News
Continua a leggere

Spirito

Mons. Eleganti contro le consacrazioni FSSPX

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica la dichiarazione di monsignor Marian Eleganti, vescovo titolare della diocesi soppressa di Lamdia e già vescovo ausiliare della diocesi di Coira apparsa su LifeSite. Il prelato elvetico si è schierato spesse volte, in questi anni con quanti criticano lo stato in cui versa la Chiesa di Roma e l’opera devastante del Concilio Vaticano II. Qui attacca tuttavia chi ha fatto questo per decadi, cioè la Fraternità Sacerdotale San Pio X, nella quale il vescovo che lo ha ordinato, il vescovo di Coira Vitus Huonder, ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita, decidendo di venir sepolto proprio a Econe, sede del seminario della FSSPX. Di ben altro tenore è stata la reazione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ha espresso la sua solidarietà alla Fraternità dopo l’annuncio delle nuove consacrazioni il prossimo 1 luglio.

 

Il primato universale della giurisdizione del Papa (ex sese) su tutta la Chiesa è una verità infallibile e dogmatizzata fin dal Concilio Vaticano I. Pertanto, in questo articolo, non possiamo parlare di un fraintendimento legalistico dell’obbedienza ecclesiastica da parte nostra quando classifichiamo l’annunciata consacrazione di vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) senza l’espresso consenso del papa come un atto scismatico e, per la seconda volta, lo constatiamo con dolore e lo condanniamo con la massima fermezza.

 

Con «noi» intendo tutti i credenti che condividono la mia valutazione qui presentata. Sulla base del comunicato stampa della Fraternità San Pio X, presumo che i vescovi che saranno consacrati il ​​1° luglio 2026 non saranno nominati da Papa Leone XIV.

Sostieni Renovatio 21

L’argomento principale della Fraternità San Pio X, ovvero un’emergenza ecclesiastica storicamente unica e il suo riferimento alla priorità della salvezza delle anime – in particolare di quelle che hanno aderito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – non possono in alcun modo legittimare un passo così grave. Fin dalla mia giovinezza, mi sono sempre espresso contro una «Chiesa» accanto alla Chiesa o una «Chiesa» nella Chiesa – la prima sempre intesa come fedele e vera, la seconda (universale) come infedele, deviata dalla retta via.

 

Esiste una sola Chiesa: la Chiesa universale, una, santa, apostolica e cattolica, fondata da Gesù Cristo su Pietro, la roccia. Essa si realizza visibilmente nell’unità con il Papa: questa unità non va intesa in senso ideale (come riconoscimento generale del papato o del Papa regnante nella preghiera), ma deve essere realizzata di fatto e canonicamente, astenendosi da evidenti atti di disobbedienza canonica. Non includo in quest’ultima categoria la critica al papa, sempre legittima, che distingue chiaramente tra affermazioni e atti fallibili e infallibili del Papa e che generalmente riguarda giudizi prudenziali o dichiarazioni spontanee in interviste, o, nel peggiore dei casi, affermazioni non infallibili del magistero ordinario.

 

I papi aderiscono alla tradizione e non contraddicono i loro predecessori sulla Cattedra di San Pietro. Il cosiddetto «magistero di Francesco» (2013-2025) è un fenomeno sui generis in termini di retorica.

 

Tuttavia, ciò che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha annunciato il 2 febbraio 2026, ovvero l’ordinazione di ulteriori vescovi il 1° luglio 2026, è, a mio avviso, un atto chiaramente scismatico, consistente nell’istituire o ampliare una gerarchia accanto a quella che è in piena, visibile e canonica unità con l’attuale Papa ed è formata da migliaia di vescovi e sacerdoti in tutto il mondo. Ciò significherebbe che avremmo – come ho detto – una «Chiesa» accanto alla Chiesa o nella Chiesa con sacramenti validi, che pretende di essere quella vera. In questo, è un errore.

 

Ciò che si intende qui è l’immagine stessa della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ciò che conta qui non è la comunione nella preghiera e nelle restanti intersezioni tra fede comune e sacramenti comuni, ma l’unità canonica con il papa, che non esiste se i vescovi vengono ordinati senza la sua volontà. I ​​santi non sono caduti in scisma in simili processi, mentre gli scismatici hanno sempre addotto ragioni apparentemente valide e presumibilmente serie per giustificare la loro azione.

 

Il IV secolo è spesso citato come un’analoga situazione di emergenza nella storia della Chiesa. Papa Giulio I (337-352) sostenne Atanasio, lo accolse a Roma, lo riabilitò e condannò la sua deposizione. La condanna di Atanasio da parte di Papa Liberio (352-366) avvenne solo sotto tortura e non fu considerata legittima da Atanasio perché pronunciata sotto costrizione. Pertanto, non vi si conformarono. In seguito, Liberio modificò la sua posizione. Atanasio lo difese nei suoi scritti. Papa Damaso I (366-384) sostenne Atanasio. Basilio (insieme agli altri Cappadoci) si adoperò intensamente per ottenere il sostegno dell’Occidente contro l’arianesimo e le pressioni imperiali (Valente). Scrisse più volte a Papa Damaso I, chiedendo un chiaro sostegno e riconoscimento dei vescovi orientali ortodossi (in particolare Melezio di Antiochia).

 

Basilio era in qualche modo frustrato perché Roma non sempre comprendeva le sottigliezze teologiche dell’Oriente (discussione sull’ipostasi), reagiva troppo lentamente ed esitante e sosteneva chiaramente Paolino nello scisma di Antiochia, mentre Basilio riponeva la sua fiducia in Melezio. Sorsero tensioni e Basilio si rifiutò di firmare una formula richiesta da Roma. Per quanto ne so, la sua resistenza fu più di natura ecclesiastico-politica e tattica che dogmatica. Tuttavia, Atanasio e Basilio non assunsero mai una posizione eretica o scismatica nei confronti del papa, sebbene il sostegno pratico di Roma a volte li deludesse. L’idea che fossero «disobbedienti» deriva da successive polemiche confessionali. Questo mi riporta ai giorni nostri:

 

Anche se ritengo che: 1) alcuni passaggi di alcuni documenti conciliari (di varia importanza) siano certamente degni di critica; 2) la riforma liturgica sia andata oltre la volontà e le idee dei Padri conciliari e abbia introdotto o abolito cose che non rientravano nemmeno nell’orizzonte del loro pensiero e della loro immaginazione e probabilmente non corrispondevano alle loro intenzioni, ritengo che l’ordinazione di ulteriori vescovi da parte della Fraternità San Pio X senza espressa legittimazione papale (nomina) sia un atto definitivamente scismatico che non può essere giustificato dalle suddette carenze.

Aiuta Renovatio 21

Rimane consigliabile quanto segue:

 

1. Un esame onesto della riforma liturgica e di alcune affermazioni del Concilio Vaticano II.

 

2. Un giusto ordine dei riti nella Chiesa che non proibisca né marginalizzi il venerabile rito latino, ma piuttosto lo veda come un’ispirazione per compensare l’unilateralità e le carenze del Novus Ordo.

 

Come ho già sottolineato, ciò richiede competenza. Le critiche devono essere prese sul serio. I verbali delle sessioni conciliari sono molto utili per fornire un parere imparziale e dovrebbero essere trasmessi al prossimo concistoro che si occuperà della questione liturgica.

 

I fedeli che – per dirla in modo un po’ semplicistico – criticano l’orizzontalità e l’antropocentrismo del Novus Ordo devono essere presi sul serio. Tuttavia, la soluzione non è la Fraternità San Pio X o un ritorno al Messale del 1962, bensì una «riforma della riforma» (Benedetto XVI) di qualche tipo che sana le evidenti fratture che si sono verificate. Mi interessa la questione in sé, non il termine provocatorio (riforma della riforma).

 

Marian Eleganti

Vescovo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

Un uomo di Bergoglio nominato in una posizione chiave

Pubblicato

il

Da

Nominando mons. Carlo Roberto Maria Radaelli Segretario del Dicastero per il Clero, il Papa ha posto un prelato in una posizione chiave, noto sia per la sua competenza canonica e la sua efficienza amministrativa, sia per la sua opposizione alla Messa tradizionale.   Il 22 gennaio 2026 è stato annunciato ufficialmente: mons. Carlo Radaelli è stato nominato Segretario del Dicastero per il Clero. Questo segna un passo importante: il Dicastero per il Clero è infatti uno degli organi più delicati della Curia, poiché gestisce la vita, la formazione e la disciplina dei sacerdoti in tutto il mondo, nonché l’amministrazione dei beni ecclesiastici.   Ed è importante ricordare che il ruolo di segretario di un dicastero lo rende una figura di spicco all’interno della Curia. mons. Redaelli non è estraneo a questo ruolo. Ordinato nel 1980 e consacrato vescovo nel 2004, ha ricoperto inizialmente l’incarico di vescovo ausiliare di Milano prima di essere nominato arcivescovo di Gorizia, diocesi situata al confine tra Italia e Slovenia.   La sua esperienza come canonista suggerisce inizialmente il desiderio di professionalizzare l’amministrazione centrale. Come segretario, il prelato avrà il gravoso compito di tradurre la guida spirituale del Papa in direttive amministrative e canoniche concrete.   Questa nomina giunge in un momento in cui il clero di tutto il mondo si trova ad affrontare sfide importanti, che vanno dalla crisi vocazionale alla necessaria riforma della formazione seminaristica.

Sostieni Renovatio 21

Del nuovo con del vecchio?

La domanda scottante che tutti si pongono è se monsignor Redaelli si limiterà a proseguire le politiche della precedente amministrazione o se incarnerà il nuovo «metodo dell’ascolto» che, secondo il saggista Andrea Gagliarducci, ha caratterizzato il pontificato di Leone XIV.   Mentre Gagliarducci vede nel nuovo Segretario del Clero una forma di stabilità, la cui nomina appare incentrata sull’efficienza amministrativa e sulla profonda comprensione delle problematiche, un’analisi più approfondita della biografia del prelato rivela che egli rappresenta comunque una linea decisamente progressista all’interno della Curia Romana.   Le inclinazioni ideologiche di monsignor Redaelli sono evidenziate innanzitutto dal suo background pastorale: ex presidente di Caritas Italia (2019-2026), è percepito come vicino al cardinale Luis Antonio Tagle, figura di spicco dell’ala riformista. Le critiche dottrinali e liturgiche provenienti dagli ambienti conservatori confermano questa posizione.   Il sito web Rorate Caeli lo descrive come un «nemico di lunga data della Messa tradizionale», ricordando che già nel 2018 aveva guidato l’opposizione di diversi vescovi italiani al motu proprio Summorum Pontificum. Inoltre, molti osservatori ne denunciano la nomina, definendolo un arcivescovo «ambiguo» sulle questioni LGBT.   La domanda chiave è se i suoi stretti legami con l’eredità di Papa Francesco e la sua dichiarata ostilità al tradizionalismo renderanno davvero il nuovo Segretario del Dicastero per il Clero un attore chiave nella «rivoluzione di velluto» di Papa Leone XIV. È ragionevole dubitarne.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot di YouTube
Continua a leggere

Più popolari