Scienza
Nuovo paper sostiene che la materia oscura non esiste
Un nuovo e controverso paper suggerisce che l’universo abbia il doppio dell’età di quanto ipotizzato dai modelli attuali e che la materia oscura – la misteriosa sostanza che la stragrande maggioranza dei fisici ritiene costituisca gran parte dell’universo – in realtà non esista.
Si ritiene che la materia oscura non interagisca in alcun modo con la luce o con il campo elettromagnetico, ma che invece possa esercitare una forza gravitazionale. È un enigma che tormenta gli astrofisici da decenni: non può essere osservata direttamente, ma si pensa che costituisca il 26 percento dell’universo.
Le ricerche di Rajendra Gupta –professore di fisica presso l’Università di Ottawa e autore di un nuovo articolo pubblicato sull’Astrophysical Journal – hanno destato scalpore, perché ipotizzano che l’universo abbia 26,7 miliardi di anni, il doppio dell’età generalmente accettata.
Nel suo ultimo articolo, il Gupta sviluppa la sua teoria, mettendo in discussione la necessità della materia oscura.
«I risultati dello studio confermano che il nostro precedente lavoro sull’età dell’universo, pari a 26,7 miliardi di anni, ci ha permesso di scoprire che l’Universo non ha bisogno della materia oscura per esistere», ha affermato lo scienziato recentemente.
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Si tratta certamente di una teoria controversa in netto contrasto con opinioni più o meno universalmente condivise dagli esperti. Le teorie più diffuse suggeriscono che l’espansione accelerata dell’universo sia legata a una costante cosmologica positiva. Questa costante è stata spesso utilizzata per spiegare l’esistenza dell’energia oscura, la componente dominante dell’universo, che costituisce circa il 68% della sua energia totale.
Mentre la materia oscura costituisce la maggior parte della massa delle galassie e determina il modo in cui sono organizzate, l’energia oscura determina l’espansione accelerata dell’universo.
Tuttavia non è così che la vede Gupta. Per sostenere il suo modello, il professore ha preso in prestito da precedenti ricerche del fisico svizzero Fritz Zwicky, che alla fine degli anni Venti suggerì che la luce rossa emanata da oggetti celesti distanti potrebbe essere il risultato di energia persa, una teoria che divenne nota come ipotesi della «luce stanca».
Combinando questa teoria con una nuova «costante di accoppiamento covariante», suggerisce che le forze della natura diminuiscono nel tempo, e il Gupta sostiene che la materia oscura non debba necessariamente far parte dell’equazione.
«Nella cosmologia standard, l’energia oscura causa l’espansione accelerata dell’universo», ha spiegato lo scienziato, «ma è dovuta alle forze di indebolimento della natura mentre si espande, non all’energia oscura».
«Ci sono diversi articoli che mettono in dubbio l’esistenza della materia oscura, ma il mio è il primo, a mia conoscenza, che esclude la sua esistenza cosmologica pur essendo coerente con le principali osservazioni cosmologiche che abbiamo avuto il tempo di confermare», ha chiosato Gupta nella sua dichiarazione.
L’attacco alla teoria della materia oscura non è l’unico pensiero controcorrente visto in questi anni dalla fisica. Alcuni scienziati, infatti, contestano l’esistenza dei buchi neri, postulati oramai più di un secolo fa da Alberto Einstein.
Una diecina di anni fa, unendo due teorie apparentemente contrastanti, Laura Mersini-Houghton, professoressa di fisica presso l’UNC-Chapel Hill del College of Arts and Sciences, ha dimostrato, matematicamente, che i buchi neri non potranno mai formarsi.
Il lavoro della fisica non solo costringe gli scienziati a reimmaginare il tessuto dello spazio-tempo, ma anche a ripensare le origini dell’universo.
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Scienza
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Scienza
Nuove immagini del Sole mostrano dettagli mai visti prima
Gli scienziati sono riusciti a ottenere immagini della superficie solare con la massima precisione mai raggiunta finora, svelando un aspetto insolito e in continuo movimento.
I ricercatori hanno potuto esaminare da vicino la sua superficie incandescente grazie al telescopio solare Daniel K. Inouye della National Science Foundation, installato sull’isola di Maui, alle Hawaii.
In un primo momento le fotografie erano state scattate per uno scopo diverso: calibrare e verificare i limiti operativi del telescopio. Solo dopo aver analizzato i risultati gli scienziati si sono accorti di aver immortalato lo strato esterno luminoso del Sole con una definizione senza precedenti.
Gli astronomi hanno inoltre individuato particolari strutture a forma di piume che si muovevano ondulate sulla superficie.
The most powerful solar telescope just opened a new window to discovery about the sun.️☀️
Using the NSF Daniel K. Inouye Solar Telescope, scientists found Kelvin-Helmholtz instability, tiny, whirlpool-like patterns on the sun's surface.https://t.co/0V1qENcUR9
📸:… pic.twitter.com/agp8V3ayeR
— U.S. National Science Foundation (@NSF) August 6, 2026
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I ricercatori hanno rilevato increspature di instabilità sulla superficie solare, generate da porzioni di plasma magnetizzato che si spostano l’una rispetto all’altra a velocità differenti, in maniera analoga alle onde prodotte da una raffica di vento sull’acqua. Si tratta di un meccanismo già conosciuto che governa il comportamento dei fluidi.
Questo stesso fenomeno era già stato individuato sulla Terra e su altri pianeti come Giove e Saturno, ma «non è mai stato osservato a quel livello sulla superficie solare», ha spiegato Friedrich Wöger, coautore della ricerca e scienziato presso l’Osservatorio Solare Nazionale.
I risultati sono apparsi mercoledì sulla rivista Nature.
Gli scienziati intendono approfondire i processi interni del Sole per riuscire a prevedere con maggiore accuratezza le grandi eruzioni energetiche note come espulsioni di massa coronale, che possono raggiungere la Terra. Quando queste giungono, possono provocare tempeste solari capaci di interferire con i sistemi di comunicazione GPS e di generare aurore boreali dai colori intensi.
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Immagine da Twitter
Scienza
Gli scienziati inventano ologrammi che si possono toccare
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