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Fondamentalismo anticristico, massonico, esoterico, apocalittico: dietro alle visioni della cerimonia di apertura delle Olimpiadi

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I lettori avranno visto che della cerimonia di apertura delle Olimpiadi abbiamo parlato tanto, tantissimo, più di chiunque. Riteniamo che si sia trattato di un momento epocale: perché quando il nemico di dice chi è e cosa fare, bisogna ascoltarlo fino in fondo.

 

Ci sono vari fattori che ci spingono a non mollare la storia.

 

Prima di tutto, va detto che lo scandalo ci riguarda da vicino tutti. Perché indica che la più grande istituzione che guida una delle principali attività umane – lo Sport – è compromessa in maniera definitiva. Non che gli indizi mancassero: del lato oscuro delle Olimpiadi, con le invocazioni pagane fatte in Grecia qualche settimana fa, avevamo parlato. Così come della quantità di bambini che sono stati certamente sacrificati con l’aborto-doping.

 

In realtà, non è nemmeno solo una questione istituzional-sportiva: il fatto ci come ci riguarda da vicino in quanto italiani, perché è qui emerso il lato oscuro di un Paese limitrofo- Un Paese che, nei secoli, ha dimostrato confronti dell’Italia continue mire espansionistiche, nonché frustrazioni di ogni tipo. Oggi non abbiamo le truppe napoleoniche che entrano in Italia (benché Eric Zemmour lo abbia proposto in TV), ma quantità di gruppi finanziari francesi e industriali che mettono le mani sul capitalismo italiano – più una serqua di top manager gallici piazzati per qualche ragione in cima a mega-società strategiche per il sistema-Italia. Il tutto con la spinta dell’incredibile «Trattato del Quirinale» firmato da Draghi, Mattarella e Macron durante la Pandemia.

 

Lo avevamo detto vedendo lo spettacolo grottesco delle ultime elezioni: se la Francia impazzisce e collassa, i primi a preoccuparsi dovrebbero essere gli italiani. Se la Francia continua a fare quello che ha iniziato due secoli e mezzo fa, pure.

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C’è poi la questione dell’importanza dello show di apertura delle Olimpiadi. Di per sé, un genere artistico a sé, colossale ed inarrestabile, che ha preso quota nelle ultime decadi. Qui ci sarebbe una gloria italiana da celebrare, il veneziano-meneghino Marco Balich, già anima di una grande società di produzione di video che sfondò negli anni Novanta, producendo non solo miriadi di spot TV (quando era un mercato ricco, ricchissimo) ma anche videoclip musicali delle hit del momento. Balich ha curato quantità di ouverture di importanze globale , dai Giochi invernali di Torino 2006 (che culminava con la bandiera portata da Carla Bruni Tedeschi non ancora in Sarkozy e non ancora indagata) in poi.

 

 

Siamo stati abituati, in questi anni, a questi spettacoloni enormi e visionari. Negli occhi abbiamo ancora la cerimonia di apertura di Pechino 2008 – l’otto di agosto, cioè dell’ottavo mese, alle 8: numerologia scaramantica sinica – quando 2008 percussionisti suonarono all’unisono nella grande coreografia ideata dal regista della Quinta Generazione Zhang Yimou. L’impatto era così forte che fu riconosciuto persino in un episodio di South Park, dove Cartman aveva gli incubi sul sorpasso della Cina Popolare sugli Stati Uniti.

 

 

La Francia, invece, oltre che uno spettacolo blasfemo pare avere preparato uno spettacolo decisamente più povero di quelli visti in questi anni. Molti se ne sono resi conto: se a Sochi 2014 (l’Olimpiade stravinta da Putin che gli costò il colpo di Stato di Maidan a Kiev) in apertura c’era un balletto tratto da un libro di Leone Tolstoj, qui davvero a parte esseri mutanti e immagini shock pare non esserci stato niente di coreuticamente degno di un grande media-event.

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Anche se la vostra camera d’eco (i social, gli amici, questo sito che frequentate etc.) ha reagito con orrore a quanto veduto a Parigi, non dovete credere nemmeno per un secondo che là fuori sia così. Non crediate che ci sia solo la condanna: a molti è piaciuto. All’oligarcato, sopratutto.

 

Il presidente francese Macron ha ringraziato personalmente il direttore artistico, l’omosessuale dichiarato Jolly, che a giugno aveva peraltro preannunciato che avrebbe prodotto una cerimonia pagana.

 

 

«Grazie a Thomas Jolly e al suo genio creativo per questa cerimonia grandiosa. Grazie agli artisti per questo momento unico e magico (…) Ne riparleremo tra cento anni!».

 

Jill Biden, la First Lady americana caregiver del presidente (o handler, dice qualcuno) in demenza senile conclamata, si è complimentata. «Spectacular».

 

 

«È stato spettacolare… ad ogni passo del cammino pensavo tra me e me: oh mio Dio, oh mio Dio, come riusciremo a superare tutto questo?» ha dichiarato la donna che, secondo Tucker Carlson, è stata dietro la scelta del marito di fare il presidente nel 2020, quando la famiglia di origine voleva che si ritirasse perché già oramai senile, e invece lei no, voleva gli State dinner. Li ha avuti.

 

Il vescovo Paglia, quello delle multidosi mRNA e della legge abortista 194/78 «pilastro» messo a capo della Pontificia Accademia per la Famiglia e pure della Pontificia Accademia per la Vita da Bergoglio, ha scritto parole bizzarre, che ammettiamo di non aver ben capito.

 

 

Il papa, al momento, è stato zitto. Strano, ma non era il papa inalberatosi per la «frociaggine» nei seminari? Almeno, ce l’avevamo venduta così. O avevano tentato.

 

Non possiamo pretendere che la neochiesa condanni il grand guignol di fondamentalismo massonico e anticristico (perché di questo si tratta). Né che ne sappia osservare le ramificazioni esoteriche ed apocalittiche in salsa arcobalenata – ma tenebrosa assai.

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Quell’uomo blu che tra mossette gaie spuntava fuori dalla tavola del tableau vivant ritraente l’Ultima Cena di Leonardo (un italiano le cui opere i francesi si stanno tenendo da un bel po’) chi era in realtà? Hanno detto: è Dioniso! Certo, non è sbagliato pensarlo: ai giorni dell’Olimpo, che è apollineo per definizione, le forze non-più-così-occulte contrappongono il dio ctonio per eccellenza, il dio notturno dell’orgia e dello squartamento, della perversione e del sacrificio umano, il dio che rovescia la società nella violenza, nella dissoluzione di ogni legame, specialmente famigliare. Ci sta: la solita lettura nicciana, ma che si sposa bene con l’agenda oramai sempre più incontrovertibilmente visibile.

 

Sì, ma perché blu? Qui ci sono altre possibili spiegazioni. L’una è che la componente dionisiaca, cioè di dissoluzione della società, è stata rinforzata con una botta del dio induista più o meno (diciamo) omologo, Shiva. Un altro dio della trasformazione, non estraneo alla crudeltà e alla distruzione. Uno studioso francese Alain Daniélou (1907-1994), scrisse un libro – intitolato appunto Shiva e Dioniso (1979) – proprio per discutere l’identità tra i due dei pagani.

 

C’è qui una succosa deviazione catto-omo-esoterica da prendere: lo shivaista omosessuale Alain era fratello del cardinale teologo francese Jean Daniélou (1905-1974), gesuita esponente della cosiddetta Nouvelle Theologie, morto in casa di una spogliarellista ventenne, trovata dalla polizia in possesso di una bella somma di danaro.

 

Finiamo la divagazione mandando avanti la videocassetta di 40 anni: nel 2015 a Zagarolo viene trovato ucciso un sacerdote appartenente ad un movimento cattolico fortemente ispirato da pratiche indù. Alain Danielou prima di viaggiare in India si era trasferito proprio a Zagarolo. E la via del caso si chiama, appunto, via Alain Daniélou. Comunque: il caso, ad ora, non è ancora stato risolto. Fine del detour.

 

E se invece, come ha detto per ischerzo qualcuno in rete, l’uomo blu rappresentasse… un puffo

 

Ipotesi meno peregrina del previsto. Anni fa lo studioso sardo Antonio Soro scrisse in un libro che la storia degli strani ometti blu (alti su per giù / tre mele o poco più) altro non è se non una metafora della massoneria. Le prove a carico della tesi non sono poche: I puffi fanno la loro prima comparsata in una pubblicazione del 1958, dove sono alla ricerca di un flauto magico, che come noto è il titolo dell’opera iper-massonica di Wolfgango Amedeo Mozart.

 

In questa visione, il Grande Puffo altro non è che il Gran Maestro, mentre « Gargamella prete/rabbino è implacabile cacciatore della sapienza massonica, perché la sua tradizione non possiede più quella conoscenza capace di rinnovare l’uomo, di trasfigurare la banale realtà ilica in dorata realtà pleromatica. Egli combatte la massoneria ma allo stesso tempo ne ha bisogno, deve carpirne i segreti da tradurre in una pastorale, per non perdere la base dei fedeli».

 

C’è qui un tema omo-esoterico da non sottovalutare: Gargamella, scrive il saggio I Puffi, la «vera» conoscenza e la massoneria (2015), cerca di distruggere la loggia puffesca dall’interno rompendone l’equilibrio originale fondato sull’androginia – o meglio, sull’assenza della donna. Tutti sappiamo, del resto, che sull’omosessualità dei puffi, questa comunità di soli maschi che girano a petto nudo, esistono barzellette, anche divertenti. Gargamella reintroduce la dicotomia sessuale naturale nell’Eden puffesco: inventa puffetta e la manda a destabilizzare, con la natura dei due sessi, una società puramente omofila.

 

Allora: uomini blu, massoni, omosessuali… touché. Del resto, chi è dell’ambiente catho, sa bene che le storie sul legame diretto tra massoneria ed omosessualismo organizzato si sprecano. Alcuni hanno suggerito che la battaglia che dieci anni fa coinvolse le masse di giovani cattolici che manifestavano contro il matriomonio omosessuale (Mariage pour tous) e il governo Hollande – che con leggi speciali mandò la polizia a reprimerli come mai con i maomettani delle banlieue, e fumogeni sparati dentro i cellulari con gli arrestati che cantavano – altro non fosse che un capitolo di questa saga.

 

Va bene, ma non è che possiamo parlare di Dioniso-Shiva e dei puffi. E allora torniamo a guardare il video. Nell’Ultima Cena esoterico-transgender, qualcuno ha visto un attore con i genitali di fuori: forse però è solo un riflesso, un giuoco di luce.

 


Altri hanno visto che c’era nel gruppo anche una bambina, molto piccola.

 

La figura della bimba, in mezzo a tutta quella sozzeria, conserva una sua innocenza, che qui diventa ancora più tragica. È un’immagine decisamente disturbante, per l’uomo comune è allarmante.

 

 

Forse vi sovviene quando dicevano: dateci il matrimonio omosessuale, fatevi gli affari vostri, mica poi verremo a disturbare le vostre famiglie, e guai a chi osa imbastire certi discorsi; tuttavia la parola che si usa in francese per lo spregiativo «frocio», «pédé», è ancora un chiaro calco che viene dal greco pederaste, dove l’etimo è fatto di pais (fanciullo) ed erastès (amante).

 

Il lettore malizioso dice: sì, mi ricordo di quando dicevano «verremo a prendere i vostri figli»? Dicevano che lo dicevano per ischerzo. Già.

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Mettendo da parte questa sequenza, devo dire che ce ne è stato uno ulteriore che mi ha colpito ancora di più. Quel cavallo bianco che corre sopra la Senna. Cammina sull’acqua, altro dettaglio non privo di interesse. E sopra ci sta questo personaggio inquietante, androgino, incappucciato…

 

In tanti hanno pensato subito all’Apocalisse di San Giovanni: «Ed ecco un cavallo pallido, e colui che ci stava sopra, il suo nome è Morte, e l’Orco l’accompagnava. E fu dato loro potere sulla quarta parte della terra, per uccider con spada e con fame e con mortalità e per mezzo delle fiere della terra» (Ap, 6,8).

 

 

Non c’è solo il fondamentalismo anticristiano e massonico, con le sue venature esoteriche: fa qui capolino, in uno spettacolo teatrale per le famiglie di tutto il pianeta, un elemento precipuamente apocalittico. Un segno di tenebra e di sterminio.

 

Questa cavalcata della morte sulla Senna – dove nella creazione del destriero, apprendiamo, è coinvolta una grande farmaceutica, la Sanofi – è stata, per i tempi televisivi, abnormemente lunga. Qui ci permettiamo di fare un’osservazione. Renovatio 21 ha riportato dei problemi che da mesi si sono posti riguardo le acque del fiume parigino.

 

Da tempo, infatti, si sapeva che era stata rilevata troppa Escherichia coli, il batterio che infesta l’acqua quando è infestata di escrementi. Eppure, hanno insistito: le gare di nuoto bisogna farle lì. In pratica hanno voluto a tutti i costi che i corpi degli atleti, belli e sani come nessuno di quelli visti nella crapula transgender della cerimonia, fosse immerso nella merda. Un altro segno ctonio contro l’apollineo sportivo? Uno sfregio ulteriore?

 

Non è che le alternative alla Senna piena di cacca (e chissà cos’altro…) non vi fossero. Le gare di surf le stanno tenendo a Teahupo’o, microscopica cittadina sulla costa a Sud-Ovest di Tahiti, l’isola maggiore per abitanti della Polinesia francese. Per le Olimpiadi di Parigi, siamo proprio dietro l’angolo (altro che Milano-Cortina). Ma se invece del Pacifico preferivano stare in casa, ecco, anche lì non crediamo che tra la Manica e la costa atlantica, o mediterranea, le opzioni sarebbero mancate. Immaginiamo pure che con gallica grandeur il Macron avrebbe potuto prendere un’atomica delle loro e fare un grande lago artificiale da qualche parte nel Paese. Niente: atleti nella merda, e basta. Sulla semantica escrementizia di certa cultura LGBT, passiamo però la palla al lettore.

 

Torniamo al Cavaliere dell’Apocalisse, che una volta sceso da cavallo vediamo consegnare la bandiera dei Giochi a quelli che sembrano militari di varie razze. Ecco, difficile trovare immagine più letterale del Nuovo Ordine Mondiale, del regno transnazionale cui siamo destinati con la tribolazione. Tutto questo, teniamo a mente, è andato in mondovisione… servito a grandi e piccini di ogni nazione terrestre.

 


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Andiamo oltre: ecco la scena più granguignolesca, talmente inopportuna che viene anche qui da stropicciarsi gli occhi: ecco che compare la regina Maria Antonietta decapitata che intona il canto rivoluzionario (cioè di coloro che le hanno tagliato la testa, e che tuttora sono a capo del Paese) Ah! ça ira.

 

«Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! / Les aristocrates à la lanterne, / Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! /Les aristocrates on les pendra!» sono i versi della canzone nella versione sanculotta. «Ah! Si farà, si farà, si farà! / Gli aristocratici al lampione / Ah! Si farà, si farà, si farà! Gli aristocratici li s’impiccherà!»

 

 

Schitarra in sottofondo una band metal (esistono ancora?), tali Gojira, non il massimo dell’originalità. Sono un gruppo del cosiddetto Death Metal, genere sottocategorico dove talvolta il satanismo è forsennato. Negli anni Novanta, apprendiamo hanno fatto da spalla ai tour dei Cannibal Corpse (band con testi di violenza indicibile) e dei finlandesi Impaled Nazarene, dove il nome («Nazareno impalato») dice tutto.

 

La scena si svolge sulla facciata del palazzo della Conciergerie, il luogo dove Maria Antonietta fu tenuta prigioniera durante il Terrore prima di essere ghigliottinata il 16 ottobre 1793. La chiusura della sequenza vede esplosioni di colore rosso – schizzi di sangue, a fiumi? – che partono dalle finestre della regina ghigliottinata e coprono la facciata per riversarsi in istrada.

 

Il canale YouTube della TV Eurosport lo definisce «EPIC», tutto maiuscolo. Epico. Sì: storico, pure.

 

Ora, con l’insulto sanguinario alla sovrana, capiamo che siamo dinanzi ad un déjà vu, ad un fenomeno di cui già vi abbiamo parlato, quello dell’ansia rivoluzionaria, dell’incubo giacobino di perdita del controllo. I rivoluzionari massoni, che sono ancora al potere, sanno che il loro dominio è innaturale, è fragile. Sanno che può essere rovesciato in ogni momento, perché temono che sottoterra covi il vulcano della «cristianissima Francia», la Francia figlia prediletta della Chiesa. La Francia delle campagne, la Francia delle famiglie, la Francia delle tradizioni. La Francia di monsignor Lefebvre.

 

Ecco perché, con frequenza incredibile, pare che il potere francese voglia «vaccinare» la popolazione contro la sua stessa identità, cioè, in ultima analisi, la sua fede. Fino al grottesco tentativo visto qui: sostituite il cristianesimo con la religione gnostica transgender, imparate che porteremo la Francia nel Nuovo Ordine dei Secoli, accettate che vi abbiamo ucciso la regina cristiana, lo faremo ancora, all’infinito.

 

Non è che ci si può aspettare altro. Abbiamo cercato di scriverlo su Renovatio 21: quella che abbiamo visto in questi mesi è la Francia dell’aborto in Costituzione e della guerra atomica minacciata contro Putin.

 

È la Francia di Macron, e delle voci assurde su sua moglie. E se fosse vero… chi hanno messo a capo della potenza atomica europea? Hanno voluto intronizzare una vittima, o meglio, una vittima che non si ritiene tale al punto da sposare il carnefice? Sono ipotesi lunatiche che circolano negli ambienti dissidenti francesi. Tuttavia, l’accusa lanciata da Macron riguardo all’atto vandalico subito da un’opera d’arte definita pedofila al Palais de Tokyo sappiamo essere realtà di cronaca di un anno fa.

 

Cosa rappresenta, allora, Emmanuel Macron? Chi sta con lui, o dietro di lui, ai vertici del potere di Parigi?

 

Chi ha guardato la cerimonia dei Giochi in TV con i propri figli, può pure farsi qualche domanda più personale, terra-terra: pensavate davvero vi avrebbero lasciati stare? Pensavate avrebbero lasciato stare i bambini?

 

Pensavate che l’odio per Cristo – cioè contro la Vita, cioè contro di voi, contro la vostra discendenza – non esistesse? Pensavate che lo Stato moderno possa accettare Gesù e non combatterlo? Pensavate che la Necrocultura non finisca in ogni attività della vostra esistenza, comprese le più apparentemente innocenti, come lo sport?

 

La storia non è altro che la storia del tentativo delle forze del Male di sconfiggere Gesù Cristo. Studiate pure la metafisica, la filosofia della storia, quel che volete, ma è davvero tutto qua.

 

E allora, i demoni possono pure prendersi i Giochi Olimpici, e magari anche gli apparati di un’intera nazione scristianizzata dotata di armi termonucleari.

 

Non basterà: verranno sconfitti, schiacciati. Lo sanno anche loro, ma invece che pentirsi, vanno di baccanali orgiastici, gozzovigliano disgustosamente.

 

Sanno di avere, oramai, ancora poco tempo. E poca voglia di convertirsi.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine screenshot da YouTube

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Il Giappone moderno e la sua laicità apparente: dentro le nuove religioni nipponiche

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Durante gli anni della scuola dell’obbligo, ogni cittadino giapponese sente ribadire più volte dagli insegnanti il concetto che il Giappone è uno Stato laico dove vige una completa separazione tra religione e politica.   È facile intuire come questo sia il risultato del pesante lavoro operato sulle istituzioni statali nipponiche dall’occupante statunitense negli anni del dopoguerra.   Gli americani avevano la necessità di annichilire l’identità nazionale delle nazioni sconfitte, andava quindi reciso il legame tra la religione indigena (il cosidetto shinto) e lo Stato giapponese.   Lo shinto era infatti divenuto unica religione di stato con la restaurazione Meiji del 1868, in seguito alla quale i sacerdoti erano passati a essere direttamente funzionari dello Stato che, va ricordato, aveva alla sua testa l’imperatore, discendente diretto della dea del sole Amaterasu No Omikami. Ma sto semplificando per brevità.

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Con la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e la conseguente occupazione gringa, tutto questo finisce teoricamente in soffitta e il Giappone diventa uno stato moderno ancora più laico dell’Occidente, allora non ancora del tutto scristianizzato.   Prima dell’era Meiji (1868-1912), la religiosità giapponese ruotava attorno al sincretismo tra l’animismo indigeno dello shinto e le varie correnti del buddismo che hanno raggiunto il paese del sol levante nel corso dei secoli. A questi due assi principali del sincretismo giapponese si sono agglutinate innumerevoli altre influenze culturali e religiose di cui oggi le persone hanno più o meno poca contezza: confucianesimo, scampoli di influenze indiane (veicolate dal buddismo ma presenti in forma autonoma: ad esempio negli shichifukujin, i sette dei della fortuna), sciamanesimo e altro ancora.  

Gli shichifukujin (七福神), le sette divinità della fortuna del folclore e della spiritualità giapponesi, venerate per aver aiuto nella vita di tutti i giorni e per ottenere benefizi pratici.

 

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La pratica religiosa ha assunto però nel corso dei secoli una forma sempre meno vincolante e vissuta il più delle volte in forma personale e non collettiva, fatta eccezione per le feste di templi e santuari. Questa transizione viene spesso attribuita all’interpretazione del buddismo sviluppata dalla corrente Tendai, sorta in Giappone su emulazione degli insegnamentio cinesi del Tiāntái attorno all”800 d.C. Sulla questione tornerò su in futuro.   Detto in soldoni, la concezione religiosa dei giapponesi contemporanei può ricordare quella degli italiani post-cattolici di oggi: vai a pregare in Chiesa quando hai bisogno di qualcosa, fai battezzare i bambini perché si fa così (qui in Giappone c’è la cerimonia dello shichigosan che può essere paragonabile), il funerale si fa perché «vai a sapere se dopo c’è qualcosa», «se vado nel tempio di un’altra religione, prego anche lì. Non si sa mai», «non può avere ragione solo una religione, no? Allora gli altri sono tutti scemi?». Il repertorio lo conoscete, immagino.   Il Giappone ha rifiutato Cristo proibendo il Cattolicesimo e sterminandone i credenti, l’Italia ha seguito un altro percorso, ma il risultato cambia poco.  

Manifesto mette in guardia contro le nuove propaggini di Aum Shinrikyo, la setta del guru giustiziato Shoko Asahara cheche negli anni Novanta mise il gas nervino nella metropolitana di Tokyo.

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Quindi il Giappone è laico, laico, laicissimo e molti giapponesi si ritengono non religiosi, se non addiritura atei.   Il problema è che un numero di giapponesi che oscilla tra il 10% e il 20% della popolazione (si può azzardare la cifra di venti milioni di persone, un giapponese su sei, ma non esistono dati statistici ufficiali) è fedele, spesso in maniera assai entusiastica e devota, di una delle cosidette nuove religioni giapponesi (新興宗教, shinkoshukyo).   I grandi cambiamenti dovuti alla restaurazione Meiji e alla fulminea modernizzazione del paese, sono stati infatti accompagnati dalla nascita di una miriade di nuove religioni (per lo più di derivazione buddista e shinto, anche se non mancano religioni fondate da sciamane e guru vari), inizialmente poco gradite al potere centrale. Lo stesso fenomeno si è ripetuto nel dopoguerra: questo processo è stato definito ironicamente «l’ora di punta degli dei», a causa del gran numero di nuovi culti apparsi all’improvviso.   Per il turista che viene in Giappone questo è probabilmente un fenomeno invisibile (fatta eccezione per la Soka Gakkai, che da abbastanza nell’occhio anche in Italia), benchè se lo trovi proprio davanti agli occhi.   Siete stati al tempio Sensoji di Asakusa? Probabilmente vi sono sfuggiti i grandi palazzi di proprietà della religione GLA (ci sono grosse scritte GLA dappertutto, GLA sta per «God Light Association»), dove ogni membro mira all’«autorealizzazione» e all’«armonia mondiale», incarnando la luce di Dio in questo mondo.  

Quartier Generale della God’s Light Association, Asakusa, via Wikimedia CC0

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Avete visitato il TeamLab Borderless a Azabudai Hills, in mezzo a Tokyo? Quell’edificio enorme a forma di piramide obliqua che si trova nei pressi è lo Shakaden, il tempio della Reiyukai, che possiede tutto l’isolato. La Reiyukai, fondata nel 2019, è un nuovo movimento buddista senza sacerdoti, fatto di soli laici, ispirato al buddismo Nichiren ma non affiliato ad alcuna altra setta maggiore.       Siete passati con la linea Sobu per il quartiere di Shinanomachi, a Tokyo? È il quartiere della Soka Gakkai. Non credo vi sia bisogno di presentazioni, visto del successo di cui gode pure in Italia, ancora dai tempi di Roberto Baggio. In Italia l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai riceve i fondi dell’8 per mille dal 2020. A seguito dell’Intesa con lo Stato italiano siglata nel 2016, i primi fondi sono stati erogati ufficialmente a giugno di sei anni fa. Questo qui sotto è uno dei suoi palazzi in madrepatria.  

Sede della Soka Gakkai a Shinanomachi, via Wikimedia CC0

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Magari avete fatto una tappa a Takayama, sulle alpi Giapponesi? Quell’enorme tempio bianco e dorato con un fiore di loto sul tetto è la sede della Sukyo Mahikari («Principi universali Vera Luce»), presente in ben 100 Paesi. Afferma che lo scopo dell’organizzazione è aiutare le persone a migliorare la qualità della loro vita e a raggiungere la felicità praticando principi universali, nonché un metodo di purificazione spirituale chiamato «l’arte della Vera Luce», che avrebbe poteri taumaturgici. Ex membri hanno incredibilmente lanciato accuse a base dei famosi Protocolli…  

Tempio Sukyo Mahikari a Takayama

  In stazione a Nara, dopo essere fuggiti dai cervi famelici, avete visto i cartelli che indicavano un treno per Tenri? Bene, Tenri è la città della Tenrikyo. L’obiettivo spirituale ultimo del Tenrikyo è la costruzione del Kanrodai, una colonna divinamente designata come axis mundi , e la corretta esecuzione di un rituale detto Kagura attorno al Kanrodai, che porterà alla salvezza di tutti gli esseri umani.  

Tempio Tenrikyo a Nara, immagine di Singularity via Wikimedia CC BY-SA 4.0

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E se in giro per il Giappone avete visto delle tamarrissime facciate neoclassiche con la scritta Happy Science, allora avete visto alcune sedi della Kofuku No Kagaku, la «Scienza della felicità» (che ha pure un suo partito politico). Happy Science venera una divinità chiamata «El Cantare», che credono essere il «dio Supremo della Terra, il signore di tutti gli dei». Credono che questo essere sia nato sulla Terra 330 milioni di anni fa e che sia la stessa entità venerata in diversi momenti come Elohim, Odino, Thoth, Ophealis (Osiride), Ermes e Buddha Shakyamuni, con il fondatore Ryuho Okawa, un ex trader di Wall street, considerato come incarnazione attuale ed essere supremo venuto da Venere.  

Palazzo del Kofuku no Kagaku, Immagine di Nesnad via Wikimedia CC BY-SA 3.0

  Non mancano ovviamente le nuove religioni provenienti dalla potenza occupante: mormoni, Testimoni di Geova, Scientology…  

Palazzo di Scientology a Tokyo, via Wikimedia CC0

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Questi sono solo alcuni esempi, per darvi un’idea delle dimensioni del fenomeno.   La presunta laicità della politica giapponese è stata costretta a gettare la maschera in occasione dell’omicidio dell’ex primo ministro Shinzo Abe, nel 2022. L’assassino ha infatti dichiarato di avere compiuto il crimine per attirare l’attenzione sui legami tra il partito di Abe (Jiminto, i liberal-democratici, al potere praticamente per tutto il dopoguerra) e la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, nota in Italia per le vicende legate a monsignor Milingo.   Se si considera che la coalizione di governo all’epoca era formata dai liberal-democratici amici dei Moonies e dal Komeito, il partito della Soka Gakkai, è facile capire come la laicità di stato giapponese sia tale solo sula carta.   Con buona pace degli occupanti yankee, e del loro semplicismo tipico, eliminare la religione dalla vita quotidiana dei giapponesi pare non essere un compito tanto facile da assolvere.   L’intolleranza dei giapponesi non affiliati ad alcuna religione nei confronti delle organizzazioni religiose (ivi comprese quelle tradizionali) è una tendenza che va tenuta d’occhio perché potrebbe avere ricadute sulla politica futura del Paese. Potenzialmente anche su noi Cattolici.   Taro Negishi Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone  

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Danza di guerra pagana azteca invade il santuario della cattedrale cattolica

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L’Arcidiocesi di Los Angeles ha autorizzato lo svolgimento di un concerto di una «Misa Azteca» («Messa Azteca»), che ha incluso musica, danze e poesie azteche pagane, nella Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli il mese scorso. Lo riporta LifeSiteNews.

 

L’evento sacrilego del 27 giugno, svoltosi nella chiesa madre della più grande arcidiocesi degli Stati Uniti, ha unito la musica sacra della Messa cattolica, come il solenne canto del Kyrie e l’Ite Missa Est, a ritmi aztechi pagani e strumenti indigeni che accompagnavano l’orchestra della cattedrale.

 

L’evento ha incluso anche danze di guerra azteche eseguite vicino all’altare, con i danzatori vestiti in modo immodesto, e poesie Nahua.

 

Joseph Julian Gonzalez, compositore della «Misa Azteca», ha affermato che la composizione della Messa nacque dalla sua devozione alla Madonna di Guadalupe e ricordò di essersi sentito ispirato a scriverla dopo che il Kyrie della Messa solenne, eseguito con un ritmo di danza azteca, gli era balzato in testa, credendo che si trattasse di «ispirazione divina».

 

«È meraviglioso il modo in cui Dio ha voluto davvero portare a sé tutte le persone, compresi gli indigeni», ha detto González. «Arricchisce la nostra conoscenza dell’evento di Guadalupe e arricchisce il nostro cattolicesimo».

 

 

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È stato notato che l’affermazione di González secondo cui la devozione alla Madonna di Guadalupe avrebbe ispirato la creazione di questa composizione è profondamente ironica, dato che la Madonna apparve a San Juan Diego per convertire gli Aztechi e altri popoli indigeni del Nuovo Mondo alla fede cattolica.

 

Nonostante il chiaro insegnamento della Chiesa, il sincretismo si è diffuso in molte chiese cattoliche del mondo negli ultimi decenni. L’episodio forse più scandaloso si è verificato durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, quando una cerimonia in onore della «dea» andina della fertilità, Pachamama, si è tenuta nei Giardini Vaticani alla presenza di Papa Francesco, cardinali, vescovi e sacerdoti.

 

Un gruppo, tra cui frati francescani, si è inginocchiato e prostrato, con la fronte a terra, davanti a due statue lignee di Pachamama. Il rito è stato guidato da una donna con il volto dipinto e un copricapo, che in seguito si è recata da Papa Francesco e gli ha messo degli anelli al dito. Una seconda donna gli ha portato una statua di Pachamama, e Francesco si è fatto il segno della croce davanti ad essa, l’ha benedetta e l’ha presa in dono dalla donna.

 

Dopo la cerimonia, le statue di Pachamama furono portate in processione nell’Aula Paolo VI, dove il papa, i cardinali e i vescovi si riunirono per discutere del Sinodo sull’Amazzonia. Successivamente, la statua di Pachamama fu portata in processione nella Basilica di San Pietro, dove, ancora una volta, il papa e i cardinali si riunirono intorno ad essa in preghiera.

 

Questa «messa azteca» segue la «messa maya», un rito oramai ufficializzato dal Vaticano. Al contempo, Bergoglio avviò la «fase sperimentale» di un ulteriore «rito amazzonico» due anni fa. Il rito amazzonico è un prodotto del controverso Sinodo dell’Amazzonia. Tra le numerose proposte sollevate dal suo documento finale ci sono l’apertura dello stato clericale alle donne e l’ammissione degli uomini sposati al sacerdozio, nel tentativo di rendere la Chiesa più attraente per i cattolici della regione.

 

Va rilevato come il paganesimo verso cui ora sembra volgersi la Chiesa di Roma nn è quello classico mediterraneo ed europeo, in grande parte finito assimilato, ma quello delle Americhe, che come noto era fatto di riti assassini massivi. La tendenza alla ripaganizzazione precolombiana non interessa solo la neochiesa conciliare.

 

Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia. Curiosa coincidenza, o corrispondenza di amorosi sensi: lo sciamanesimo amazzonico interessa parallelamente, e concretamente, sia l’élite mondialista che le riforme vaticane…

 

Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.

 

La chiesa dirige decisamente verso il ritorno del sacrificio umano per gli dèi – cioè l’esatto contrario della Santa Messa, che è il sacrificio divino, il sacrificio di Dio, per gli uomini.

 

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Vescovo accetta l’onorificenza dai buddisti dopo aver finanziato una statua e una scuola buddiste

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Un vescovo cattolico che ha contribuito a finanziare la costruzione di una statua di Budda, una pagoda e una scuola buddista in Cambogia ha ricevuto un’importante onorificenza da un ordine buddista. Lo riporta LifeSite.   Il 13 giugno il vescovo Olivier Schmitthaeusler, vicario apostolico di Phnom Penh, ha ricevuto il titolo onorifico di «Anziano Grande Sostenitore Laico e Difensore della Dispensazione del Budda» durante una cerimonia pagana. L’onorificenza è stata conferita dal Patriarca Supremo Nun Nget dell’ordine buddista Mohanikaya della Cambogia. I leader buddisti hanno affermato che il riconoscimento premia la «lunga» collaborazione del vescovo con le istituzioni buddiste attraverso iniziative educative, umanitarie e comunitarie.   Schmitthaeusler, missionario francese appartenente alla Società delle Missioni Estere di Parigi, da anni destina fondi a sostegno di progetti buddisti, tra cui una scuola elementare dove gli alunni ricevono un’istruzione basata su materie buddiste, non cristiane. Il suo aiuto ha incluso anche il finanziamento di insegnanti buddisti, il sostentamento di giovani monaci buddisti, la costruzione di una pagoda, la residenza dell’abate buddista e persino una statua di Budda. È possibile che i fondi utilizzati dal vescovo provenissero dalle donazioni della chiesa dei fedeli cattolici locali, ma ciò non è stato confermato.   «Questo è un segnale potente: quando le religioni camminano insieme, il mondo assisterà alla vera pace», ha affermato Schmitthaeusler durante la cerimonia.   Il vescovo ha inoltre descritto il premio come un’importante pietra miliare nel rapporto tra la Chiesa cattolica e la comunità buddista cambogiana, inquadrando il riconoscimento come il risultato di anni di collaborazione intrapresa a beneficio del popolo cambogiano.

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Monsignor Schmitthaeusler aveva già ricevuto un altro riconoscimento dalle autorità buddiste cambogiane nel 2022, quando era stato nominato «Grande Benefattore Laico» in riconoscimento del suo sostegno economico alle comunità buddiste.   Il vescovo era presente anche all’udienza vaticana del 19 gennaio 2023, durante la quale papa Francesco ha incontrato una delegazione buddista cambogiana. Nel corso dell’incontro, Francesco ha ribadito la sua posizione secondo cui la «crisi ambientale» ha «radici umane», sollecitando quella che definisce una conversione ecologica.   Bergoglio aveva inoltre evidenziato i punti di convergenza con l’insegnamento buddista e ha incoraggiato un’ulteriore collaborazione con il Dicastero per il Dialogo Interreligioso al fine di promuovere iniziative ecologiche comuni in Cambogia e nella regione.   Per una disanima del rapporto tra cristianesimo e la religione del Budda, comprese le persecuzioni dei buddisti contro i cattolici nel passato e nel presente, rinviamo al libro del direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco, Contro il Buddismo.   Il volume, uscito con successo oramai 14 anni fa, è in attesa di essere ristampato in versione aggiornata non appena la casa editrici di Renovatio 21 sarà pronta a partire. In questo, chiediamo, come sempre, una mano ai nostri lettori.  

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Immagine di shankar s. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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