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Geopolitica

549° giorno di guerra

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–  Continua intensa la battaglia nei dintorni e nella parte meridionale del piccolo villaggio di Robotino (Zaporiggia). Ucraini all’attacco con forze numerose e di livello, russi sulla difensiva e al contrattacco. Su questo fronte sono ingenti le perdite complessive in termini di vite umane e di mezzi, probabilmente seconde solo alla lunga ed estenuante battaglia di Bakhmut.

 

– Il Guardian scrive che i generali della NATO potrebbero aver convinto l’Ucraina a cambiare la strategia sullo sfondo di una controffensiva in stallo. Media cita fonti anonime. Secondo il quotidiano, la scorsa settimana alcuni membri di alto rango del comando della NATO, tra cui il comandante delle forze americane in Europa, il generale Christopher Cavoli e l’ammiraglio britannico Anthony Radakin, si sono incontrati con il comandante in capo delle truppe ucraine Valery Zaluzhny al confine polacco-ucraino. «L’obiettivo dell’incontro, durato cinque ore, è stato quello di contribuire a reimpostare la strategia militare dell’Ucraina. … Il principale punto di discussione è stato quello delle azioni che potrebbero aiutare i progressi della controffensiva ucraina, in fase di stallo».

 

– Due aerei ucraini si sono scontrati in volo il 25 agosto nella regione di Zhytomyr con la morte di 3 piloti. Non corrisponde al vero la notizia che si trattava di MIG da combattimento, erano infatti 2 L-39 Albatros di fabbricazione cecoslovacca che nell’aviazione ucraina sono utilizzati come velivoli da addestramento.

 

– Lukashenko e la morte di Prigozhin: non riesco a immaginare che lo abbia fatto Putin, che sia colpa di Putin. Un lavoro troppo grossolano e poco professionale, oltre tutto. Non è da Putin.

 

– In Polonia il trasporto ferroviario è rimasto paralizzato per qualche ora. «Attacco al sistema di sicurezza della circolazione ferroviaria. Qualcuno ha fermato più di 20 treni e ha trasmesso l’inno russo»: «Venerdì sera nella zona di Stettino si è verificata la paralisi del traffico ferroviario. Qualcuno si è introdotto nel sistema di sicurezza delle ferrovie e, utilizzando le frequenze ferroviarie, ha iniziato a usare la propria radio per trasmettere l’allarme quasi ininterrottamente. Quasi, perché verso le 22 l’inno nazionale russo è stato trasmesso dai radiotelefoni. Le linee ferroviarie polacche avevano già avvisato del problema sia la sicurezza ferroviaria che la polizia. L’allarme è rientrato verso mezzanotte nella zona di Stettino, ma la situazione ha cominciato a ripetersi in altre parti della Polonia. Oltre 20 treni sono stati interessati dai ritardi».

 

– Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania, l’Italia e la Francia non hanno intenzione di scongelare i beni russi fino a quando la Russia non pagherà i danni all’Ucraina, hanno dichiarato i consiglieri per la sicurezza nazionale dei cinque Paesi in una riunione tenutasi giovedì a Washington. «Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan ha riunito giovedì alla Casa Bianca i colleghi di Gran Bretagna, Germania, Italia e Francia. I partecipanti all’incontro hanno preso atto che i beni sovrani russi situati nelle giurisdizioni dei loro Paesi resteranno congelati fino a quando la Russia non risarcirà all’Ucraina i danni che ha causato», si legge in un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della Casa Bianca a seguito dell’incontro.

 

– Il portavoce della direzione principale dell’intelligence militare ucraina Andrej Yusov ha detto che i raid dei droni contro i grattacieli di Mosca hanno come scopo «un impatto psicologico sull’opinione pubblica in Russia».

 

– Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria e Romania si rivolgeranno alla Commissione europea con la richiesta di estendere il divieto di importazione di grano dall’Ucraina fino alla fine dell’anno, ha affermato il ministro dell’agricoltura polacco.

 

– Gli Stati Uniti ritengono che le attrezzature militari, fornite a Kiev siano sufficienti per la controffensiva, ma è improbabile che tali volumi di assistenza siano previsti nel 2024, scrive il Wall Street Journal.

 

– Josep Borrell, ha scritto un articolo in cui cerca di dimostrare che le sanzioni contro la Russia funzionano. Ad esempio, nel 2022, le importazioni dell’UE dalla Russia sono diminuite di oltre il 58%, le esportazioni del 54%. Le importazioni non energetiche sono diminuite di quasi il 60%, la riduzione maggiore ha riguardato ferro e acciaio, metalli preziosi e legno. Nel primo trimestre del 2023 la riduzione delle importazioni non energetiche ha superato il 75%, mentre nel settore energetico sono scese dell’80%.

 

– Secondo Zelens’kyj, il comando militare vuole intensificare la mobilitazione. «A dire il vero, i militari si sono rivolti a me per chiedere di mobilitare di più. Non posso ancora dirvi nient’altro», ha detto Zelensky durante una conferenza stampa.

 

– Il gruppo Wagner anche senza Evgenij Prigozhin rappresenta ancora una seria minaccia per la Polonia, ha dichiarato Marcin Gorala, vice ministro delle Finanze e della politica regionale. «Dobbiamo proteggere il nostro confine, rafforzare le nostre forze armate, costruire, mantenere e non rimuovere le barriere al nostro confine».

 

– In questa intervista pubblicata dal canale vicino a Wagner «Gray Zone» Prigozhin ed il suo braccio destro Utkin (anche lui morto nel disastro aereo) scrivono il proprio epitaffio: «andremo all’inferno, ma laggiù saremo i migliori».

 

 

 

– Ad agosto il quantitativo di esportazioni via mare di petrolio russo ha raggiunto il minimo da dicembre 2022: 2,9 milioni di barili al giorno. Il taglio, concordato con i Sauditi, ha spinto in alto, come desiderato, le quotazioni. Attualmente Ural è venduto a 70 $ al barile, stabilmente sopra al “limite di prezzo” fissato dai paesi occidentali.

 

– La Marina militare ucraina ha creato la 385ª brigata separata di droni marini kamikaze. Il compito principale della nuova unità è quello di effettuare attacchi contro obiettivi militari e civili russi.

 

 

 

– Dilma Rousseff: la banca BRICS ha sospeso le operazioni in Russia a causa di possibili sanzioni. La direttrice della Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS, Dilma Rousseff, ha commentato in un’intervista al Financial Times la sospensione forzata delle operazioni in Russia, affermando che «l’esistenza di un sistema finanziario internazionale non può essere negata».

 

– Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov: Nei BRICS, dopo l’espansione, sono allo studio altre 15 candidature di potenziali partecipanti. È escluso l’invito di qualsiasi paese occidentale ai BRICS o ai loro vertici. Il criterio più importante per aderire ai BRICS è il non ricorso a sanzioni illegali da parte di un potenziale membro BRICS contro uno qualsiasi dei membri dell’associazione. Tutti i Paesi invitati oggi ai BRICS soddisfano certamente questo criterio. Quanto al gruppo occidentale, esso nel suo insieme e ciascuno dei suoi membri individualmente perseguono esattamente la linea opposta. Se qualcuno proveniente dai Paesi occidentali rifiuta di applicare sanzioni contro qualcuno dei BRICS e presenta una richiesta, l’associazione la prenderà in considerazione. Kazakistan e Bielorussia, ovviamente, sono tra i nostri partner più stretti. Naturalmente daremo la priorità a questi paesi quando considereremo l’ulteriore espansione dei BRICS. La moneta unica nei BRICS sarà una questione del futuro. La Russia, quando assumerà la presidenza dei BRICS nel 2024, garantirà la continuità in tutti i settori di lavoro del gruppo.

 

– La compagnia energetica russa Gazprom ha inviato il primo lotto di gas naturale liquefatto dal suo stabilimento nel Mar Baltico lungo la rotta del mare del Nord, riferisce Reuters. Dai i dati Refinitiv, il 14 agosto la petroliera Velikij Novgorod è stata caricata presso lo stabilimento di liquefazione di Portovaja nel Mar Baltico e si è diretta verso la rotta del Mare del Nord. Oggi, 22 agosto, Velikij Novgorod si trova nel Mare di Barents. La destinazione della petroliera è ancora sconosciuta.

 

– Gunther Fehlinger, presidente del Comitato europeo per lo sviluppo della NATO (una organizzazione non governativa), ha dichiarato dopo il vertice BRICS che avrebbe chiesto lo smantellamento del Brasile in 4-5 stati separati se Lula avesse continuato a sostenere l’«asse ostile del genocidio» di Russia, Cina e Iran.

 

– I militari del gruppo Wagner non lasciano la Bielorussia, continuano a «vivere e lavorare» nel Paese, ha affermato Lukashenko. «Perché stiamo rimuovendo le tende extra? Non ne abbiamo bisogno di così tante. Il nucleo rimane qui, qualcuno è andato in vacanza, qualcuno ha persino deciso di vivere altrove, ma i telefoni, gli indirizzi, le parole d’ordine sono noti al nucleo. [Se necessario], entro pochi giorni saranno tutti qui, fino a 10.000 persone».

 

– Nel frattempo il prezzo del gas rialza la testa: attualmente è quotato a 500 dollari per 1000 metro cubo.

 

– Bombe su Zaporiggia.

 

 

Le Figaro riferisce di un raccolto di cereali eccezionali per la Russia quest’anno, che permetterà al paese di consolidare il suo ruolo di maggiore esportatore mondiale, con un controllo del 23% del grano prodotto.

 

– Il generale Surovikin è stato destituito dal comando delle forze aeree russe.

 

– L’ex primo ministro dell’Ucraina, Vitold Fokin, che partecipò alla firma degli accordi di Belovezhye, ha dichiarato che l’originale degli accordi di Belovezhye è andato perduto e che non prevedeva l’indipendenza. «Mi dispiace che il documento che ho firmato sia scomparso. L’avete visto? Chi ha visto? Nessuno l’ha visto. Ho detto nel 2012, rilasciando un’intervista alla rivista Sono ucraino, che il documento che ho firmato aveva contenuti completamente diversi. Si prevedeva che la CSI non fosse una Comunità, ma un’Unione di Stati Indipendenti, che ci fosse un sistema comune di difesa strategica, tariffe comuni, libera circolazione del traffico merci e passeggeri. Ma dopo il mio intervento, letteralmente due settimane dopo è stato riferito che questo documento era scomparso», ha detto Fokin nella trasmissione Gordon talk show.

 

– L’ agenzia anti corruzione ucraina attiva una procedura con la quale il cittadino può denunciare anonimamente un episodio di corruzione ricevendo, in caso il fatto sia confermato, il 10% delle somme recuperate.

 

– Medvedev dice che se l’Occidente continuerà a fare ingerirsi in Georgia, la Russia potrebbe annettere Abkazia e Sud Ossezia.

 

– Ministro degli Esteri finlandese: bisogna prepararsi la guerra in Ucraina durerà a lungo.

 

– L’Ossezia del Sud intende aderire allo stato dell’Unione di Russia e Bielorussia, quindi è importante che sia riconosciuta dalla Bielorussia, ha affermato il consigliere del presidente della repubblica Vyacheslav Gobozov.

 

 

– Immagini in prima persona dei soldati ucraini in battaglia.

 

 

– Il noto oppositore Venediktov (dichiarato «agente straniero»): la morte di Prigozhin rafforza Putin in seno alle elite. I vertici militari e civili non avevano capito il perdono del tradimento e lo avevano considerato un segno di debolezza. Ora tutto è come dovrebbe essere, e tutti penseranno sia stato Putin, anche fossero stati i marziani.

 

– BRICS+ controllerà il 39% del volume totale delle esportazioni mondiali di petrolio, il 45,99% delle riserve accertate e il 47,6% di tutto il petrolio prodotto nel mondo.

 

– Il presidente dell’Assemblea generale della Gagauzia Dmitry Konstantinov ha chiesto di convocare per il 9 settembre un congresso generale di tutti i funzionari eletti della Gagauzia, in cui il popolo gagauzo discuterà una possibile dichiarazione di indipendenza dalla Moldavia. Secondo Konstantinov, il congresso «troverà una soluzione, compresa l’indipendenza, se così decide il popolo gagauzo».

 

– Il volume di scambi internazionali in dollari sulla piattaforma SWIFT ha raggiunto il massimo storico, a scapito dell’euro. Lo yuan cinese è cresciuto da una soglia prossima allo zero occupata nel 2010 a circa il 3%.

 

– Il Regno Unito stanzierà 245 milioni di dollari all’Ucraina per l’acquisto di combustibile nucleare dai produttori occidentali, riferisce la Reuters citando il ministro britannico dell’Energia Grant Shapps. Uno di questi fornitori sarà il consorzio europeo di combustibile nucleare Urenco.

 

– La presidenza ucraina dice che il paese ratificherà la Convenzione di Roma, che sottoporrebbe l’Ucraina alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale, dopo la fine del conflitto.

 

– La Turchia non riconosce l’annessione della Crimea alla Russia, ha affermato il presidente Recep Tayyip Erdogan- Secondo lui, la Crimea fa parte dell’Ucraina e la Turchia ne sostiene la sovranità territoriale. [Ma secondo il trattato di Küçük-Kainardzhi del 1774, osserva maliziosamente il commentatore, se la Crimea cessasse di essere russa, giuridicamente diventerebbe di nuovo turca].

 

– Nei primi sette mesi di quest’anno tre milioni e mezzo di russi hanno visitato la Turchia. È un aumento del 59% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Lo affermano le autorità turche.

 

– Sono 900.000 i Russi che hanno visitato la Tailandia dal 1 gennaio.

 

– La Direzione dell’Agricoltura norvegese ha vietato alle renne domestiche che finora hanno attraversato il confine con la Russia e mangiato muschio nella Riserva Naturale di Pasvik di attraversare il confine, e 40 animali che sono tornati a casa sono stati abbattuti, ha dichiarato la Direzione. Come indicato dalla Direzione, l’attraversamento del confine con la Russia per le renne è severamente vietato. Si precisa che ora la Direzione dell’Agricoltura ha deciso di rinnovare la recinzione di confine per impedire l’attraversamento illegale della frontiera. Si nota che le persone e le renne hanno bisogno di documenti appropriati per attraversare il confine tra Norvegia e Russia.

 

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia, con immagini e video da Intel Slava z.

 

 

 

 

 

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Geopolitica

«Sappiamo dove vive, dove dorme»: l’ex generale ucraino minaccia Orban

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Un ex generale e parlamentare dei servizi segreti ucraini (SBU) ha espresso pubblicamente una minaccia nei confronti della famiglia del primo ministro ungherese Viktor Orban, pochi giorni dopo che Volodymyr Zelens’kyj aveva lasciato intendere che i suoi militari avrebbero potuto recarsi a parlargli «nella loro lingua».

 

Nel corso di un intervento su Pryamy TV, il politico ucraino e generale in pensione dell’SBU Grigory Omelchenko ha fatto riferimento all’assassinio, attribuito a Stati Uniti e Israele, del defunto leader supremo iraniano Ali Khamenei e della sua famiglia. Ha quindi detto che Orban deve modificare la sua posizione «anti-ucraina» se tiene alla vita dei suoi cinque figli e dei suoi sei nipoti.

 

L’SBU, erede del KGB sovietico, sa «dove vive, dove dorme, dove beve birra e vino, fuma il narghilè, passeggia e incontra gente», ha dichiarato Omelchenko, precisando che «deve pensare ai suoi nipoti».

 

I sostenitori dello Zelens’kyj sono indignati con Orbán per la sua contrarietà a quello che ritengono il diritto dell’Ucraina di entrare nell’UE, per il perdurare del sostegno finanziario illimitato a Kiev e per il sequestro, da parte delle forze di sicurezza ungheresi, di un convoglio che trasportava fino a 100 milioni di dollari in contanti e oro, destinati presumibilmente a una banca statale ucraina.

 

La scorsa settimana Orban ha replicato alle minacce, tranquillizzando la sua famiglia sulla loro incolumità attraverso un video diffuso da Budapest.

 

Il premier magiaro ha sottolineato che per la sua famiglia ricevere minacce di morte rappresenta qualcosa di «insolito», ma che tale episodio li ha avvicinati ulteriormente. Ha inoltre ammonito che «tutto ha un limite».

 


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Il governo guidato dall’Orban si oppone da tempo alla linea dell’UE che prevede l’invio di armi e fondi all’Ucraina contro la Russia, nonché alla candidatura di Kiev all’Unione. Le tensioni si sono acuite a gennaio, quando l’Ucraina ha interrotto le forniture di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia attraverso un oleodotto di epoca sovietica, adducendo danni provocati da un attacco russo – versione smentita da Mosca.

 

Orban ha accusato Zelens’kyj di aver cercato di scatenare una crisi energetica in Ungheria in prossimità delle elezioni parlamentari di aprile. Il principale avversario politico di Orban, Peter Magyar, ha criticato aspramente Zelensky per aver rivolto minacce al primo ministro, sostenendo che l’UE dovrebbe sospendere i rapporti con Kiev fino a quando il leader ucraino non presenterà scuse formali al popolo ungherese.

 

Come riportato da Renovatio 21, la settimana scorsa Orban aveva dichiarato che avrebbe schierato truppe contro pontenziali «attacchi ucraini».

 

Orban, che ad inizio anno ha incontrato Putin a Mosca, il mese scorso ha dichiarato Kiev «ha oltrepassato il limite» e che l’Ungheria non si piegerà al «ricatto ucraino».

 

Zelens’kyj ha già lanciato minacce contro leader e funzionari stranieri in passato. L’anno scorso, ha suggerito ai massimi funzionari russi di controllare la presenza di rifugi antiaerei, insinuando che l’Ucraina avrebbe potuto prendere di mira il Cremlino. Il portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov ha definito le dichiarazioni «irresponsabili».

 

 

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Pioggia acida, fuoco in strada: gli attacchi israeliani ai depositi di carburante iraniani sono «guerra chimica intenzionale»

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Gli attacchi israeliani contro gli impianti di stoccaggio del petrolio nei pressi di Teheran, verificatisi nel fine settimana, hanno trasformato temporaneamente la capitale iraniana in un «inferno» in fiamme, con conseguenti danni ambientali e sanitari a lungo termine. Lo riporta la stampa russa.   Sebbene Israele abbia sostenuto che gli obiettivi fossero di natura militare, l’Iran ha affermato che gli effetti sui civili risultano paragonabili a quelli di una guerra chimica. Persino alcuni sostenitori della guerra per un cambio di regime tra Stati Uniti e Israele hanno manifestato preoccupazione.   Nella notte tra sabato e domenica, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno colpito infrastrutture petrolifere a Teheran e nelle aree limitrofe, tra cui almeno quattro importanti depositi di carburante. L’operazione «aggrava significativamente i danni alle infrastrutture militari del regime terroristico iraniano», ha dichiarato il governo israeliano.        

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Le immagini provenienti da Teheran mostrano vasti incendi da cui si sprigionano dense colonne di fumo nero. Al mattino, i residenti hanno riferito che una «pioggia acida» nera cadeva dal cielo, lasciando macchie su tutto ciò che toccava. Le persone lamentavano mal di testa, sapore sgradevole in bocca, difficoltà respiratorie e altri sintomi legati all’inquinamento atmosferico.   Gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani», ha dichiarato su X Esmaeil Baqaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. «Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani. A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.      

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  Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.   Teheran, città di quasi 10 milioni di abitanti, si trova in una conca semi-chiusa ai piedi dei monti Alborz, dove la circolazione dell’aria risulta limitata, specialmente in inverno e all’inizio della primavera, ha rilevato il Conflict and Environmental Observatory (CEOBS), finanziato dall’Occidente, nella sua valutazione dei danni.   «Sebbene gli impatti sulla salute dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico siano relativamente ben noti, la letteratura sull’esposizione acuta a eventi simili è limitata. Ancor meno lo è sugli effetti combinati di tali esposizioni e di quelle di altri inquinanti provenienti da conflitti, come i materiali da costruzione polverizzati dispersi dalle esplosioni», si legge nel rapporto.   Secondo fonti di Axios, Washington è rimasta sorpresa dall’ampiezza degli attacchi israeliani. Un funzionario israeliano ha riferito che il messaggio degli Stati Uniti a Israele era «Che diavolo?»   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump «vuole salvare il petrolio» e ritiene che le immagini di carri armati in fiamme ricordino agli elettori americani l’aumento dei prezzi del carburante, ha spiegato un consulente al giornale.   Il senatore Lindsey Graham, tra i principali sostenitori dell’operazione di cambio di regime e «istruito» dall’Intelligence israeliana su come convincere Trump ad attaccare l’Iran, ha invitato le IDF a procedere con cautela.   «Il nostro obiettivo è liberare il popolo iraniano in un modo che non comprometta la sua possibilità di iniziare una vita nuova e migliore quando questo regime crollerà», ha affermato. «L’economia petrolifera dell’Iran sarà essenziale per questo obiettivo».   Trump ha riconosciuto che la possibilità di imporre il controllo americano sulle esportazioni di petrolio iraniano influisce sui calcoli della sua amministrazione.   La strategia dell’Iran nel conflitto consiste nell’aumentare i costi della guerra per gli Stati Uniti e i suoi alleati, resistendo al contempo agli attacchi israeliani. I suoi contrattacchi contro gli stati del Golfo che ospitano basi americane, incluse infrastrutture energetiche e petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, hanno provocato uno shock globale dei prezzi dell’energia, che Trump ha definito irrilevante nel quadro complessivo.

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Come riportato da Renovatio 21, sabato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso rammarico personale per i danni arrecati alle nazioni arabe e ha affermato che l’Iran avrebbe cessato di attaccare qualsiasi Paese da cui non fosse stato attaccato.   In contrasto con la retorica più aggressiva di altri funzionari iraniani, tali dichiarazioni sono state interpretate da alcuni come un’offerta di via d’uscita. Trump le ha definite una dimostrazione di debolezza iraniana e ha ribadito le richieste di resa incondizionata.   Il potenziale di ulteriore escalation del conflitto è emerso nel fine settimana dagli attacchi agli impianti di desalinizzazione in Iran e Bahrein. L’acqua dolce è scarsa in Medio Oriente e la desalinizzazione rappresenta una delle principali fonti di approvvigionamento.   Un attacco a un impianto sull’isola di Qeshm, avvenuto sabato – di cui Teheran ha attribuito la responsabilità agli Stati Uniti, definendolo un precedente pericoloso – avrebbe lasciato senza acqua dolce circa 30 villaggi iraniani. Gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito le affermazioni dei media israeliani secondo cui sarebbero stati responsabili dell’attacco. Il Bahrein ha accusato l’Iran di aver colpito un impianto di desalinizzazione sul proprio territorio domenica mattina.

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Trump pronto a uccidere il nuovo aiatollà se non cede alle richieste degli Stati Uniti

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La Casa Bianca pare aver già abbandonato del tutto l’idea di inserire il «cambio di regime» tra gli scopi ufficiali dell’Operazione Epic Fury, forse avendo realizzato con ritardo i seri vincoli di una campagna limitata all’aria. Martedì, l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, si è presentato davanti alle telecamere dichiarando che Trump è sempre pronto a negoziare, persino con gli iraniani, ma «la domanda è se ne valga la pena o meno».

 

Il presidente Trump ha comunicato ai suoi collaboratori che sosterrebbe l’eliminazione del nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei qualora questi non mostrasse disponibilità a soddisfare le richieste degli Stati Uniti, come l’interruzione dello sviluppo nucleare iraniano, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi in carica e ex funzionari.

 

La Casa Bianca ha evitato di rilasciare commenti, ma Trump lunedì ha detto al New York Post di «non essere contento» che Khamenei sia stato selezionato per dirigere l’Iran, dopo averlo in precedenza etichettato come «inaccettabile». La settimana scorsa, Trump sui social media ha espresso il desiderio di avere un ruolo nella selezione di un sovrano «grande e accettabile» per l’Iran in seguito alla sua «resa incondizionata».

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«Non ho intenzione di affrontare tutto questo per ritrovarmi con un altro Khamenei», ha dichiarato Trump alla rivista Time la scorsa settimana.

 

Tuttavia, lo stesso articolo evidenzia un accordo tra i funzionari israeliani sul fatto che Israele intenderebbe procedere e rimuovere anche il giovane Khamenei, e magari pure qualunque suo successore.

 

«Il giovane Khamenei è visto a Washington come un successore intransigente del padre, scelto personalmente dal potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano, hanno affermato funzionari statunitensi attuali ed ex funzionari», ha riportato il Wall Street Journal. «I funzionari hanno affermato di non aspettarsi che Khamenei rinunci alla ricerca di armi nucleari da parte dell’Iran o negozi la fine del conflitto a condizioni favorevoli agli Stati Uniti».

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