Occulto
Liberata la diva della setta psicosessuale
L’attrice Allison Mack, che ha recitato nella serie televisiva Smallville, è stata rilasciata dalla prigione in anticipo. Lo riporta Epoch Times, citando documenti governativi.
I registri online dal sito web del Federal Bureau of Prisons affermano che la signora Mack è stata rilasciata dal Federal Correctional Institution di Dublino, California, una prigione femminile a bassa sicurezza, il 3 luglio, un anno prima del previsto.
La signora Mack, 40 anni, è stata arrestata nel 2018 per il suo ruolo in NXIVM, una setta con sede ad Albany, capitale dello Stato di New York. Il leader del gruppo, Keith Raniere, sta scontando una pena detentiva di 120 anni per accuse di racket federale, traffico sessuale e pornografia infantile.
Anche Raniere, 60 anni, è stato arrestato nel 2018 nella sua villa di lusso a Puerto Vallarta, in Messico, dove era riuscito ad estendere il suo movimento, interessando la prole di alcune famiglie ultramiliardarie messicane.
La Mack, nota per il suo ruolo nella serie TV sulla gioventù di Superman andata in onda oramai 20 anni fa, si è dichiarata colpevole nel 2019 di racket e cospirazione dopo che i pubblici ministeri hanno affermato di aver manipolato le donne per farle diventare schiave del sesso per Raniere mentre era un membro di alto rango di NXIVM, che si autodefiniva un’organizzazione di auto-aiuto che offriva lezioni che costano fino a 5000 dollari.
Inizialmente, la Mack aveva affrontato una condanna fino a 17 anni dietro le sbarre, ma alla fine ha ricevuto una condanna più breve dopo aver collaborato con gli investigatori che stavano portando avanti un caso contro Raniere.
L’attrice ha consegnato prove ai pubblici ministeri che mostrano come il leader della setta avesse fatto il lavaggio del cervello alle donne per farle diventare «schiave» e costretto le donne del gruppo, che vivevano insieme in una zona di Albany, a fare sesso con lui.
In alcuni casi, le donne sono state sottoposte a diete da fame e presumibilmente marchiate a fuoco con le iniziali di Raniere, hanno detto i pubblici ministeri. Altre sono state costrette a consegnare informazioni personali o imbarazzanti su se stesse, come foto di nudo, che sono state successivamente utilizzate per ricattarli affinché non lasciassero il gruppo – una pratica strutturata che chiamavano, all’interno della cerchia, collateral.
La Mack è stata successivamente condannata a tre anni nel 2021 in seguito alla sua collaborazione con i pubblici ministeri.
In una lettera prima della sua condanna, ottenuta dalla testata dello shobiz Hollywood Reporter, la Mack si è scusata con le persone che erano state danneggiate dalle sue azioni.
«Ora è di fondamentale importanza per me dire, dal profondo del mio cuore, mi dispiace così tanto», ha scritto l’ex attrice. «Mi sono buttata negli insegnamenti di Keith Raniere con tutto quello che avevo… Credevo, con tutto il cuore, che il suo tutoraggio mi stesse portando a una versione migliore e più illuminata di me stessa. Ho dedicato la mia lealtà, le mie risorse e, in definitiva, la mia vita a lui. Questo è stato il più grande errore e rimpianto della mia vita».
Nel 2021, il Raniere è stato anche condannato a pagare quasi 3,5 milioni di dollari in rimborsi a 21 delle sue vittime.
Il gruppo NXIVM è stato fondato nel 1998 e si è pubblicizzato come «un’azienda professionale che fornisce strumenti educativi, coaching e formazione a società e persone di ogni ceto sociale», descrivendo la sua filosofia come «una nuova comprensione etica» che consente «all’umanità di elevarsi a la sua nobile possibilità», si legge nei documenti del tribunale. In realtà, si trattava di una psico-setta, con risvolti sessuali, che si serviva di sistemi di multi-level marketing per attrarre adepti – specie nelle sfere alte della società.
Esistono due diverse serie documentarie, di difficile visione per il carattere viscido e repellente del guru e della sua situazione, che raccontano la vicenda di queste ragazze.
La prima, uscita sul canale via cavo americano HBO, si chiama The Vow, e viene vista soprattutto dal punto di vista di fuoriusciti di alto rango come il regista Mark Vicente.
Il secondo, Seduced, è incentrato sulla figura di India Oxenberg, tra le ultime a uscire dal gruppo: è la figlia della bellissima Catherine Oxenberg, attrice nota per il suo ruolo nell’antico telefilm Dynasty e per essere a sua volta figlia della principessa di Jugoslavia Jelisaveta Karađorđević, che è imparentata con ogni possibile casato regnante europeo, dagli Windsor in Inghilterra ai Borbone in Ispagna.
È grazie anche agli sforzi di Catherine Oxenberg che a fine 2017 uscì, dopo tante pressioni e tanto materiale raccolto, un articolo sul New York Times che descriveva la realtà all’interno della setta, compresi i «tatuaggi» marchiati a fuoco sulle donne della cerchia più interna collegata a Raniere.
Dai primi anni 2000 erano partecipanti di alto livello del gruppo anche le sorelle Bronfman, figlie di Edgar Bronfman (1929-2013), magnate canadese statunitense dell’industria di superalcolici Seagram, nonché presidente del Congresso Ebraico Mondiale, con il quale ottenne dall’URSS di legittimare l’ebraico come lingua in territorio sovietico e di permettere agli ebrei sovietici di emigrare in Israele.
Il Bronfman senior era stato avvicinato da NXIUM ma non aveva gradito quello che aveva visto. Le figlie, che ne hanno ereditato l’impero, rimase invece, forte dei danari paterni, nell’organizzazione.
Sara Bronfman ebbe un ruolo nell’avvicinare il Dalai Lama al movimento di Raniere, con la cifra, scrive Forbes, di due milioni di dollari. L’idea era quella di ottenere una sorta di «benedizione» del leader tibetano, che – come visibile in The Vow – all’inizio era piuttosto restio a farlo, perché scottato da precedenti situazioni simili (si riferisce, forse a Shoko Asahara, il guru della setta giapponese Aum Shinrikyo, che si fece fotografare con il Dalai Lama per poi ordinare un attentato al gas nervino nella metropolitana di Tokyo nel 1995 – l’ultimo di una serie di orrori indicibili che poi vennero a galla).
Sara, insieme a sua sorella, Clare Bronfman, e il fondatore di NXIVM Keith Raniere formò un’organizzazione chiamata World Ethical Foundations Consortium (WEFC). Alle sorelle Bronfman è stato attribuito il merito di aver portato il Dalai Lama ad Albany per partecipare all’evento inaugurale del WEFC il 6 maggio 2009, dove il Dalai Lama tenne un discorso; durante l’evento, donò a Raniere una sciarpa bianca sul palco. Il Dalai Lama scrisse inoltre la prefazione al libro The Sphinx and Thelxiepeia, di cui Raniere è coautore nel 2009.
Otto anni dopo, si scoprì che nel 2009 Bronfman ebbe una relazione sessuale con Lama Tenzin Dhonden, l’aiutante del Dalai Lama che organizzò l’apparizione, il quale, essendo un monaco, aveva fatto voto di celibato. Tra le accuse di corruzione, Dhonden è stato sostituito.
Clare Bronfman è stata condannata nel settembre 2020 a quasi sette anni di carcere per il suo ruolo in NXIVM.
Gli insegnamenti di NXIVM hanno attinto a diverse influenze, tra cui la scrittrice ultraliberista («oggettivista») Ayn Rand, il fondatore di Scientology L. Ron Hubbard, lo studioso dell’ipnosi Milton Erickson, lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov, il fondatore dell’antroposofia Rudolf Steiner, e il motivational speaker Tony Robbins nonché la programmazione neurolinguistica, di cui era esperta la donna che rivestiva la seconda carica in termini di importanza nel movimento, che incorporava elementi di marketing multilivello e pratiche del judo, con tessuti colorati per il grado e l’inchino.
Immagine di Kristin Dos Santos via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Bioetica
Gruppo satanico pubblica video di un rituale abortivo in bagno
Satanic Planet, una «band» del co-fondatore del Tempio Satanico, ha diffuso mercoledì un video «musicale» in cui una donna compie un aborto rituale satanico nel bagno di un negozio . Lo riporta LifeSite.
Il filmato mostra una donna tatuata, Martina Rinaldi, che entra in un Hobby Lobby – una catena americana di negozi di articoli per l’artigianato nota per una causa intentata da un dipendente trans che voleva utilizzare il bagno delle donne–, con immagini alternate di articoli del punto vendita che richiamano Gesù, per un effetto drammatizzato. In sottofondo si sentono urla sataniche della band di Lucien Greaves, co-fondatore del The Satanic Temple (conosciuto con l’acronimo TST).
Entrata in bagno, Rinaldi esegue il «rituale di distruzione» dell’aborto del Tempio Satanico, che prevede la recitazione dei principi del Tempio Satanico e di «affermazioni» prima e dopo l’aborto. Il video sostiene che il rito «serve come rito protettivo» e che il suo scopo è «liberarsi dal senso di colpa quando si sceglie di abortire».
«Serve a dare forza al paziente contro coloro che nutrono convinzioni religiose teocratiche. Il rituale allontana gli effetti di persecuzioni ingiuste, che possono indurre ad allontanarsi dal percorso del ragionamento scientifico», si legge nella spiegazione del Tempio Satanico.
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Il rito inizia con la contemplazione del proprio riflesso nello specchio per «concentrarsi sulla propria individualità», poi con la lettura ad alta voce del principio: «Il proprio corpo è inviolabile, soggetto unicamente alla propria volontà».
Dopo questi passaggi la Rinaldi assume una pillola abortiva e recita, secondo le indicazioni del TST: «Le convinzioni dovrebbero essere conformi alla migliore comprensione scientifica del mondo. Bisogna fare attenzione a non distorcere mai i fatti scientifici per adattarli alle proprie convinzioni».
Poi finge di «espellere» l’embrione sorridendo (nella maggior parte dei casi l’espulsione del feto avviene circa quattro o cinque ore dopo la seconda pillola abortiva). Subito dopo, in modo spezzato, compaiono immagini religiose tratte da Hobby Lobby, quasi a sottolineare la sfida del rito a Gesù Cristo.
Rinaldi torna davanti a uno specchio per pronunciare l’affermazione finale da dire dopo l’aborto: «Nel mio corpo, nel mio sangue, nella mia volontà, così è fatto», un’apparente derisione della Messa e della Santa Comunione.
Mentre esce da Hobby Lobby, gli articoli religiosi del negozio — croci, versetti biblici e un’immagine con la scritta «Gesù mi ama, questo lo so» — vengono avvolti dalle fiamme.
«La tua possibilità di scegliere di interrompere una gravidanza è coerente con gli ideali di libertà. Sii orgogliosa di perseguire ciò che desideri per la tua vita nonostante l’opposizione», afferma il video.
Il filmato si chiude con un insulto al giudice della Corte Suprema Samuel Alito ed è intitolato «La mamma di Samuel Alito», in riferimento al ruolo di Alito nella stesura dell’opinione di maggioranza in Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che ha ribaltato Roe contro Wade e ha suscitato la reazione dell’industria dell’aborto e dei suoi sostenitori.
Il gruppo è ben noto al lettore di Renovatio 21. Qualche tempo fa ha fatto notizia per aver allestito per Natale, nel Campidoglio dell’Iowa un altarino satanico con una testa di capra montata sopra vesti rosso sangue – una rappresentazione del demonio-Bafometto che ha condiviso lo spazio con un’esposizione natalizia finché non è stata decapitata da un veterano dell’esercito USA, ora accusato di crimine d’odio. Tre mesi fa il governatore della Florida Ron DeSantis ha fermato l’istituzione, progettata dal Satanic Temple, di un’ora di religione satanica nelle scuole elementari.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa fa il Tempio Satanico ha aperto in Virginia un centro per rituali di «aborto religioso», sostenendo che il feticidio fa parte della loro religione, legittimamente ammessa dallo Stato moderno. È emerso pure che un numero verde per le donne incinte indirizzava le chiamanti alla clinica per l’aborto satanico, con una filiale annunciata due anni fa anche in Nuovo Messico.
Nel 2021, i templosatanisti hanno fatto erigere cartelloni pubblicitari nello Stato del Texas che scrivevano «L’aborto salva vite». L’anno scorso era emerso che che il numero verde per le donne incinte nel Nuovo Messico rimandava direttamente alla clinica feticida satanista.
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L’attivismo satanista, oramai indistinguibile da quello progressista, ha trovato il plauso di diversi giornali dell’establishment, con un articolo entusiasta pubblicato l’anno passato dal magazine femminile Cosmopolitan.
Il Tempio Satanico, fondato nel 2013 e riconosciuto come «chiesa» dall’IRS (il fisco americano)nel 2019, è nato come organizzazione politica con l’obiettivo di ridurre la presenza della religione nella sfera pubblica.
Non stupisce davvero il lettore di Renovatio 21 apprendere che gli incontri del Tempio Satanico si entra solo se plurivaccinati, mascherinati e greenpassati: è ci mancherebbe che non fosse così.
Il 17 maggio 2022, ben 140 organizzazioni ebraiche, inclusa la famosa Anti-Defamation League (ADL), hanno sponsorizzato quella che hanno chiamato una «Marcia ebraica per la giustizia sull’aborto» affermando che «l’accesso all’aborto è un valore ebraico» e «vietare gli aborti è un questione della libertà religiosa».
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo. Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici». La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina? Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica. Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza. Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.Aiuta Renovatio 21
Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti. Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT. Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù. L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT. La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso. L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente? Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene. Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Occulto
Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.
«A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».
«È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.
A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama.
È lo stesso… pic.twitter.com/VbRfyCpnFr— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 20, 2026
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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.
Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.
Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».
Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.
Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.
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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.
Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.
Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.
Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papale, adulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.
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