Immigrazione
Quasi 8 milioni di ucraini sono rifugiati o emigranti. Potrebbero diventare molti di più
Un totale di 7.915.287 rifugiati ucraini sono arrivati nei paesi europei dall’inizio della guerra, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in una dichiarazione del 4 gennaio.
Il numero è aumentato di 18.462 nell’ultima settimana.
Il maggior numero, 2.852.395, è fuggito in Russia, mentre 1.553.707 sono fuggiti in Polonia; seguita dalla Germania, 1.021.667; e Repubblica Ceca, 476.025, tra gli altri Paesi.
Tali numeri sono da considerarsi come l’effetto di una guerra che non ha ancora cominciato a fare stragi di civili sistematiche massive, come, ad esempio, l’invasione dell’Iraq da parte degli angloamericani.
L’ultima fase dell’operazione di Mosca prevede infatti la distruzione di sistemi di distribuzione dell’energia. Gli oltre 80 missili lanciati su tutta l’Ucraina nel primo giorno della fase 2 ad ottobre, all’indomani del bombardamento del ponte di Crimea, hanno prodotto una decina di morti. Numeri assai lontani dalle stragi ai matrimoni afghani, dove un drone Raptor poteva sparare un singolo missiletto Hellfire per uccidere magari qualche centinaio di persone (donne, vecchi, bambini), sperando che l’obbiettivo avesse accettato l’invito alle nozze del cugino di terzo grado.
È chiaro tuttavia che il flusso in uscita dall’Ucraina aumenterà grandemente una volta che la guerra si incrudelirà.
Come noto, ai maschi ucraina tra i 18 anni e l’età pensionabile è proibito ora l’espatrio – alla faccia dell’obiezione di coscienza militare, tanto cara alle sinistre dei «diritti» e della «pace» che ora però, chissà perché tifano ed armano i nazisti del battaglione Azov.
Come scritto da Renovatio 21, l’afflusso in Europa dei veterani alla fine del conflitto potrebbe aprire a situazioni di violenza persistente. Secondo l’Europol, le armi mandate al fronte dall’Occidente (che ha pericolosamente svuotato i suoi magazzini) stanno già filtrando nella criminalità organizzata europea.
Armi «ucraine» sarebbero state già trovate anche in Siria a Idlib (zona dove ancora operano sigle del fondamentalismo terrorista) e persino in Africa, secondo quanto lamentato dal presidente della Nigeria Muhammadu Buhari.
È stato calcolato che solo il 30% della armi inviate a Kiev raggiunge i combattimenti, il resto sparisce nel mercato nero e sul dark web.
Immagine di Silar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata
Immigrazione
Funzionari dell’immigrazione tedeschi accusati di traffico di immigrati
Un’impiegata dell’ufficio immigrazione di Colonia e suo marito sono stati arrestati con l’accusa di aver favorito un’organizzazione criminale impegnata nel traffico di esseri umani. Il gruppo avrebbe fatto entrare illegalmente cittadini indiani in Germania attraverso matrimoni fittizi, in cambio di ingenti somme di denaro. Lo riporta il Bild.
L’ufficio immigrazione di Colonia ha comunicato giovedì di aver revocato i permessi di soggiorno rilasciati illegalmente ai membri del gruppo, di cui facevano parte altre due persone. Secondo il Bild, l’organizzazione ha sfruttato il programma europeo di ricongiungimento familiare per far entrare gli uomini indiani nel Paese.
I cittadini stranieri sarebbero arrivati a Cipro, dove avrebbero contratto matrimoni fittizi con donne bulgare mai incontrate prima. Un membro dell’ufficio di Colonia avrebbe poi esaminato e approvato le domande di permesso di soggiorno presentate dagli uomini indiani, nonostante le irregolarità nei documenti.
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Secondo il Bild, la dipendente e suo marito avrebbero guadagnato almeno 76.000 euro grazie a questa attività. L’avvocato di uno dei presunti trafficanti ha dichiarato all’emittente WDR che il meccanismo avrebbe consentito a più di 20 uomini indiani di entrare nell’Unione europea.
La donna è stata arrestata insieme al marito nel dicembre 2025 e resta in custodia cautelare; è stata inoltre licenziata. Il processo contro i quattro presunti membri del gruppo dovrebbe iniziare a febbraio. L’ufficio immigrazione ha dichiarato di aver rafforzato i controlli sui flussi di lavoro dopo lo scandalo, per individuare più rapidamente eventuali casi sospetti.
Un deputato della CDU del cancelliere Friedrich Merz ha accusato l’ufficio di Colonia di non aver svolto correttamente i propri compiti e ha chiesto una verifica da parte dell’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati. «Stiamo assistendo a una crescente perdita di controllo all’interno di un’agenzia che si considera un’autorità di accoglienza piuttosto che un’autorità per l’immigrazione», ha dichiarato in bundesdeputato Detlef Seif al quotidiano Kölner Stadt-Anzeiger.
Nel 2023 un altro dipendente dello stesso ufficio era stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere per aver falsificato documenti di rifugiati siriani che chiedevano permessi di soggiorno.
Nonostante il calo degli arrivi dopo la crisi migratoria del 2015, la popolazione nata all’estero nell’Unione europea ha raggiunto il record di 64,2 milioni lo scorso anno, con un aumento di 20,2 milioni dal 2010, secondo un rapporto del Centro di ricerca e analisi sulle migrazioni della RFBerlin.
La Germania resta il Paese con il maggior numero di immigrati, con 18 milioni di cittadini nati all’estero, pari al 21,2% della popolazione.
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Immagine di Radosław Drożdżewski via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Immigrazione
Velo e disintegrazione
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Immigrazione
Mons. Viganò contro la barbarie orchestrata
Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò apparso su X a riguardo delle rivolte giovanili in Europa.
Le scene di guerriglia urbana che in questi giorni hanno devastato Parigi, Lione, Marsiglia, Limoges e – in Italia – Milano, Torino, Bologna e altre città non possono ridursi a semplici disordini di piazza: sono manifestazioni di violenza e di barbarie che trasformano le strade in campi di battaglia. Saccheggi, incendi di edifici pubblici e di negozi, attacchi alle forze dell’ordine, feriti a centinaia, arresti a migliaia: ciò che viene presentato come protesta contro il carovita è in realtà uno degli strumenti principali della pianificazione scientifica con cui l’élite tecnocratica globalista intende introdurre e alimentare focolai di guerra civile nella popolazione.
Il disagio economico è reale, ma viene scientemente esasperato e poi dirottato. Gruppi organizzati — black bloc, nuclei dell’ultra-sinistra, bande di giovani per lo più extra-comunitari che agiscono «senza ordini» secondo il modello francese — trasformano manifestazioni teoricamente pacifiche in caos controllato e fomentato.
L’obiettivo è chiaro: creare il pretesto per legittimare nuove forme di repressione, di controllo sociale e di compressione delle libertà residue. In tutto questo non vi è nulla di spontaneo.
Contro la barbarie orchestrata
Le scene di guerriglia urbana che in questi giorni hanno devastato Parigi, Lione, Marsiglia, Limoges e – in Italia – Milano, Torino, Bologna e altre città non possono ridursi a semplici disordini di piazza: sono manifestazioni di violenza e di barbarie che trasformano le strade in campi di battaglia. Saccheggi, incendi di edifici pubblici e di negozi, attacchi alle forze dell’ordine, feriti a centinaia, arresti a migliaia: ciò che viene presentato come protesta contro il carovita è in realtà uno degli strumenti principali della pianificazione scientifica con cui l’élite tecnocratica globalista intende introdurre e alimentare focolai di guerra civile nella popolazione.
Il disagio economico è reale, ma viene scientemente esasperato e poi dirottato. Gruppi organizzati — black bloc, nuclei dell’ultra-sinistra, bande di giovani per lo più extra-comunitari che agiscono “senza ordini” secondo il modello francese — trasformano manifestazioni teoricamente pacifiche in caos controllato e fomentato. L’obiettivo è chiaro: creare il pretesto per legittimare nuove forme di repressione, di controllo sociale e di compressione delle libertà residue. In tutto questo non vi è nulla di spontaneo.
Condanno la complicità dei governanti. Essi hanno contribuito a generare le condizioni di impoverimento e di alienazione, e ora si servono del disordine per rafforzare l’apparato repressivo, mentre pronunciano condanne di facciata.
Condanno altresì il tradimento della gerarchia della chiesa conciliare-sinodale, totalmente asservita all’élite tecnocratica globalista. Invece di richiamare le anime all’ordine, alla giustizia e alla Verità perenne, essa tace, o peggio acconsente, preferendo il dialogo con i poteri del mondo alla fedeltà al Vangelo e al Magistero di sempre. Quando l’autorità — civile ed ecclesiastica — cessa di trattenere l’errore e ne diventa veicolo, si consuma quella frattura che San Paolo descrive come mysterium iniquitatis (2 Ts 2, 7-8).La divisione è opera del divisore, Satana. Chi alimenta deliberatamente il caos per poi imporvi il proprio ordine non agisce per il bene delle anime, ma per il consolidamento di un potere che ha ripudiato Cristo Re. Finché questa pianificazione non sarà smascherata, ogni pretesto di “rinnovamento” o di “giustizia sociale” resterà al servizio dell’iniquità.
Raccogliamoci intorno alla Verità immutabile e alla Tradizione apostolica. Non ratifichiamo l’errore, non consentiamo alla menzogna.
“State saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso” (2 Ts 2, 15).
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 19, 2026
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Condanno la complicità dei governanti. Essi hanno contribuito a generare le condizioni di impoverimento e di alienazione, e ora si servono del disordine per rafforzare l’apparato repressivo, mentre pronunciano condanne di facciata.
Condanno altresì il tradimento della gerarchia della chiesa conciliare-sinodale, totalmente asservita all’élite tecnocratica globalista. Invece di richiamare le anime all’ordine, alla giustizia e alla Verità perenne, essa tace, o peggio acconsente, preferendo il dialogo con i poteri del mondo alla fedeltà al Vangelo e al Magistero di sempre.
Quando l’autorità — civile ed ecclesiastica — cessa di trattenere l’errore e ne diventa veicolo, si consuma quella frattura che San Paolo descrive come mysterium iniquitatis (2 Ts 2, 7-8).
La divisione è opera del divisore, Satana. Chi alimenta deliberatamente il caos per poi imporvi il proprio ordine non agisce per il bene delle anime, ma per il consolidamento di un potere che ha ripudiato Cristo Re. Finché questa pianificazione non sarà smascherata, ogni pretesto di «rinnovamento» o di «giustizia sociale» resterà al servizio dell’iniquità.
Raccogliamoci intorno alla Verità immutabile e alla Tradizione apostolica. Non ratifichiamo l’errore, non consentiamo alla menzogna.
«State saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso» (2 Ts 2, 15).
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