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Geopolitica

La Moldavia blocca sei canali TV – come l’Europa

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Le licenze di trasmissione di sei canali televisivi in ​​Moldavia sono state sospese per accuse di disinformazione, copertura imprecisa dell’operazione militare russa in Ucraina e «tentativi di manipolare l’opinione pubblica», riferisce l’agenzia Associated Press.

 

L’agenzia russa TASS riporta che sei sono emittenti in lingua russa. La decisione di revocare le licenze dei canali First in Moldova, RTR Moldova, Accent TV, NTV Moldova, TV6 e Orhei TV è stata annunciata il 17 dicembre, per entrare in vigore il 19 dicembre, dalla Commissione per le situazioni eccezionali della Moldova, un organismo stabilito dopo l’operazione militare della Russia nella vicina Ucraina.

 

La commissione ha affermato che le sospensioni sono state effettuate dopo che una revisione del Consiglio audiovisivo della Moldavia ha rilevato una «mancanza di informazioni corrette nella copertura degli eventi nazionali, ma anche della guerra in Ucraina». Il Consiglio moldavo ha anche affermato che le sospensioni mirano a «prevenire il rischio di disinformazione … o tentativi di manipolare l’opinione pubblica».

 

Quattro dei sei canali sospesi – First in Moldova, RTR Moldova, NTV Moldova e TV6 – ritrasmettono regolarmente programmi dai canali televisivi russi che, all’inizio della giornata, erano stati vietati dal Consiglio europeo nell’ambito di una nuova ondata di sanzioni contro la Russia.

 

Le emittenti vietate, ha affermato il Consiglio dell’UE, sono sotto il «controllo diretto o indiretto della leadership della Federazione Russa e sono state utilizzate da quest’ultima per le sue continue e concertate azioni di disinformazione e propaganda di guerra».

 

Il presidente moldavo Maia Sandu ha rilasciato una dichiarazione secondo cui le sospensioni sono «un passo importante per prevenire i tentativi di destabilizzare» il Paese.

 

«Non possiamo accettare che in questo periodo difficile, la sicurezza dello Stato e la vita pacifica dei cittadini siano messe in pericolo da fuggitivi che vogliono solo una cosa: sfuggire alla giustizia».

 

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha affermato che l’azione è stata «una cinica violazione dei diritti delle minoranze nazionali… Nascondendosi dietro un’immaginaria preoccupazione di proteggere i propri cittadini da interpretazioni “insufficientemente corrette” degli eventi che si svolgono in Moldavia e mondo, [la Moldavia] priva deliberatamente milioni di residenti di lingua russa delle ultime fonti nel paese di contenuti di notizie nella loro lingua preferita».

 

La Zakharova ha quindi invitato le organizzazioni internazionali a indagare.

 

Come riportato da Renovatio 21, canali russi come Russia Today e Sputnik, con le rispettive testate web, sono stati censurati in Occidente, divenendo irraggiungibili dal pubblico europeo e americano. La piattaforma video Rumble, competitor di YouTube (dove la censura impazza, e su vari fronti) ha deciso di lasciare la Francia piuttosto che censurare i media russi che caricano contenuti sul sito.

 

Si tratta di censura bellica vera e propria, contraria alla facoltà del cittadino democratico di informarsi da più fonti.

 

Abbiamo visto la censura abbattersi anche su canali TV e financo interi partiti in Ucraina, ma nessuno ha avuto qualcosa da eccepire riguardo alla scure oscurantista del regime Zelens’kyj, arrivato alla follia tirannica di mettere al bando perfino la Chiesa Ortodossa d’Ucraina.

 

 

 

 

 

 

Immagine di European People’s Party via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine tagliata

 

 

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Geopolitica

Trump minaccia di ritirare le truppe dalla Germania

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che potrebbe ritirare alcune truppe americane dislocate in Germania, dopo un acceso scambio di battute con il cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla guerra in Iran.

 

«Gli Stati Uniti stanno studiando e valutando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione da prendere a breve», ha scritto Trump su Truth Social mercoledì.

 

Nel 2020, verso la fine del suo primo mandato, Trump aveva pianificato il ritiro di circa 12.000 dei circa 36.000 militari americani di stanza in Germania all’epoca. L’ex presidente Joe Biden in seguito ha inviato ulteriori truppe in Germania, motivando la scelta con il conflitto in Ucraina.

 

Secondo la CBS, oltre 36.000 soldati in servizio attivo e 1.500 riservisti sono attualmente dislocati nelle basi militari tedesche.

 

Trump ha criticato gli alleati europei per non aver sostenuto la guerra israelo-americana contro l’Iran e per aver rifiutato di contribuire alla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, chiuso da Teheran al traffico marittimo «ostile» a febbraio. Il conflitto ha inoltre spinto il presidente a rinnovare le sue critiche di lunga data alla NATO, che questo mese ha definito «una tigre di carta».

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Lunedì, parlando agli studenti di una scuola tedesca, Merz ha sostenuto che gli Stati Uniti venivano «umiliati» dall’Iran e che l’amministrazione Trump non aveva una strategia chiara nel conflitto, evidenziando come la Germania stia subendo pesanti ripercussioni a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dalla guerra.

 

Trump ha risposto attaccando Merz sui social media. «Non sa di cosa sta parlando!», ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo: «Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che in altri ambiti!».

 

Mercoledì Merz ha cercato di ridimensionare la faida, affermando che il suo rapporto personale con il presidente degli Stati Uniti «rimane buono».

 

«Fin dall’inizio ho avuto dei dubbi su ciò che è stato scatenato con la guerra in Iran. Per questo l’ho chiarito», ha affermato Merz, secondo quanto riportato da Reuters.

 

Nel frattempo, mercoledì i prezzi del petrolio hanno superato i 120 dollari, il livello più alto dal 2022, mentre persiste l’incertezza sulle prospettive dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

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Geopolitica

Cablogramma USA descrive il futuro di Ormuzzo

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Gli Stati Uniti si apprestano a proporre ai governi stranieri una nuova iniziativa per il controllo dello Stretto di Ormuzzo, escludendo esplicitamente dalla partecipazione i paesi considerati «avversari», ovvero Russia e Cina.   La proposta è stata illustrata in un cablogramma inviato martedì dal Segretario di Stato Marco Rubio alle ambasciate statunitensi, alle quali è stato chiesto di presentare il piano ai governi ospitanti. Il Wall Street Journal è stato il primo a riportare la notizia del cablogramma, e l’agenzia Reuters ne ha successivamente confermato il contenuto.   L’iniziativa, nota come Maritime Freedom Construct (MFC), sarebbe gestita congiuntamente dal dipartimento di Stato – che fungerebbe da «centro operativo diplomatico» – e dal Pentagono tramite il suo comando regionale, il CENTCOM.

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«La vostra partecipazione rafforzerà la nostra capacità collettiva di ripristinare la libertà di navigazione e proteggere l’economia globale», si legge nel messaggio rivolto ai potenziali partner. «L’azione collettiva è essenziale per dimostrare una determinazione unitaria e imporre costi significativi all’ostruzione iraniana del transito attraverso lo Stretto».   Secondo quanto riportato, i Paesi aderenti alla MFC non sarebbero obbligati a fornire forze militari. L’iniziativa è inoltre descritta come distinta dalla strategia di «massima pressione» del presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran e da qualsiasi potenziale futuro dispiegamento di truppe da parte dei membri europei della NATO.   L’invito non è esteso alle nazioni definite «avversarie» nel cablogramma, tra cui Russia, Cina, Bielorussia e Cuba.   Trump in passato ha criticato i membri della NATO per essersi rifiutati di sostenere la campagna aerea israelo-americana volta a provocare un cambio di regime a Teheran. Secondo alcune indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe stilato una lista di membri europei del blocco militare che potrebbero subire ripercussioni per la loro mancanza di sostegno, o per essersi apertamente opposti all’operazione, come nel caso della Spagna.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Geopolitica

Putin e Trump parlano al telefono

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Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo statunitense Donald Trump mercoledì, durante il quale i due leader hanno affrontato temi quali il conflitto in Ucraina e la crisi nel Golfo Persico, secondo quanto riferito da Yury Ushakov, collaboratore del Cremlino.

 

Nel corso della conversazione, Putin ha espresso il suo sostegno a Trump in seguito all’ultimo attentato alla vita del presidente americano avvenuto sabato durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Il leader russo ha «condannato fermamente» l’incidente, sottolineando che «la violenza politica è inaccettabile in qualsiasi forma», ha riferito Ushakov ai giornalisti.

 

Il presidente russo ha appoggiato la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran, mettendo in guardia contro una ripresa delle ostilità tra la parte statunitense-israeliana e Teheran. Mosca è pronta a mediare nella situazione di stallo e mantiene contatti con tutte le parti, ha affermato Putin secondo Ushakov.

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«Allo stesso tempo, il presidente russo ha sottolineato le inevitabili e gravissime conseguenze non solo per l’Iran e i suoi vicini, ma per l’intera comunità internazionale, qualora Stati Uniti e Israele dovessero ricorrere nuovamente all’uso della forza. E, naturalmente, un’operazione di terra sul territorio iraniano è considerata un’opzione assolutamente inaccettabile e pericolosa», ha affermato il collaboratore.

 

Putin e Trump hanno discusso a lungo anche del conflitto in Ucraina e degli sforzi per porre fine alle ostilità, ha aggiunto Ushakov. I due presidenti «hanno espresso valutazioni sostanzialmente simili sul comportamento del regime di Kiev guidato da Zelens’kyj», che è stato «incitato e sostenuto dagli europei» per prolungare il conflitto a qualsiasi costo.

 

«Il presidente americano ha sottolineato l’importanza di una rapida cessazione delle ostilità e la sua disponibilità a facilitarla in ogni modo possibile. I suoi rappresentanti continueranno i contatti sia con Mosca che con Kiev», ha aggiunto Ushakov.

 

Durante la conversazione, durata oltre 90 minuti e avviata dalla parte russa, il leader statunitense ha elogiato la recente tregua pasquale annunciata da Mosca. Putin, a sua volta, ha proposto di dichiarare un cessate il fuoco temporaneo con Kiev in occasione delle imminenti celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha riferito Ushakov.

 

«Trump ha sostenuto attivamente questa iniziativa, sottolineando che la festività commemora la nostra vittoria comune sul nazismo nella seconda guerra mondiale», ha aggiunto. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha affermato di aver avuto una «ottima conversazione» con Putin, «soprattutto sull’Ucraina».

 

«Penso che troveremo una soluzione relativamente in fretta, spero. Penso che vorrebbe vedere una soluzione, ve lo posso assicurare, e questo è positivo», ha detto il presidente degli Stati Uniti.

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