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L’Ucraina «democratica» vieta i partiti di opposizione per via giudiziaria

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Mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi della NATO spendono decine di miliardi di dollari per versare armi in Ucraina, prolungando i combattimenti in nome di una sempre più ridicola pretesa di «difesa della democrazia», ​​i presunti democratici modello del regime Zelens’kyj stanno sistematicamente mettendo al bando i partiti politici di opposizione e calpestare le norme di giustizia europee e internazionali.

 

Già  20 marzo 2022, il presidente Volodymyr Zelens’kyj aveva sospeso undici partiti, inclusa la Piattaforma di opposizione – per la vita di Viktor Medvedchuk (ora agli arresti), che deteneva il 10% dei seggi nella Rada, il Parlamento monocamerale di Kiev.

 

Il 3 maggio la Rada ha bandito i «partiti filorussi» con una legge, firmata da Zelenskyj il 14 maggio.

 

Gli undici partiti sospesi, e molti altri, sono stati pubblicamente etichettati come «filorussi» – senza presunzione di innocenza – anche dal Ministro della Giustizia e altri funzionari del governo.

 

Per attuare la nuova legge, il Ministero della Giustizia e il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (il temuto servizio segreto SBU) hanno intentato una causa contro ciascuna parte. Nel caso, ulteriori decreti di Zelens’kyj e decisioni del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale sono stati invocati.

 

I casi sono stati tutti assegnati all’Ottava Corte d’Appello Amministrativa, situata a Leopoli, 500 km a ovest di Kiev, in un’area generalmente politicamente ostile alle parti.

 

Finora, 14 partiti sono stati banditi e sono stati emessi ordini di confisca delle loro proprietà.

 

Questa repressione generalizzata dei partiti di opposizione non ha ricevuto la minima copertura dai media internazionali.

 

Anatoly Shariy, il cui «Partito di Shariy» è stato bandito (la sua recente attività si è limitata alla raccolta di fondi e alla distribuzione di cibo e generi di prima necessità ad anziani e altri cittadini bisognosi), ha pubblicato un video di 20 minuti, sottotitolato in inglese, che analizza l’assurdità di questi procedimenti legali alla corte di Leopoli.

 

Come scrive EIRN, il video dovrebbe interessare chiunque sia preoccupato per la «democrazia» in Europa e altrove.

 

Shariy, popolare blogger ucraino che conduce una crociata contro la corruzione e il neonazismo vive in esilio in Spagna. Come riportato da Renovatio 21, il blogger dissidente due mesi fa era stato arrestato dalla polizia spagnuola nell’ambito di un’operazione internazionale. Lo SBU, il servizio segreto di Kiev, ne diede notizia.

 

Nel video, lo Shariy ha letto ad alta voce la denuncia usata contro il suo partito in tribunale, dimostrando che non solo il partito non ha commesso nessuna delle cose accusate, ma che la maggior parte dei «reati» non erano nemmeno crimini ai sensi della legge ucraina.

 

All’avvocato del Partito di Shariy è stato impedito di presentarsi in tribunale a causa della denuncia penale da parte del governo contro di lui (per i commenti fatti in una chat WhatsApp), tanto che sarebbe stato arrestato in aeroporto al suo arrivo dall’Europa occidentale. Non è stata consentita la partecipazione degli avvocati difensori mediante collegamento video remoto al procedimento a porte chiuse.

 

L’unica controquerela alle azioni del governo, secondo i media ucraini e russi, è stata presentata dalla dottoressa Natalia Vitrenko e Volodymyr Marchenko, ex parlamentari che hanno guidato il Partito socialista progressista ucraino (PSPU) fino a quando non ha cessato tutte le attività il 24 febbraio 2022

 

Nella loro controquerela contro il Ministero della Giustizia e la SBU, resa pubblica dal governo, hanno confutato punto per punto le accuse, citando, tra l’altro:

 

• Violazione della presunzione di innocenza;

 

• Ritenere un intero partito responsabile per presunte azioni dei suoi dirigenti (proibito dalle sentenze dei tribunali europei);

 

• Attribuzione a Vitrenko di commenti scritti in un finto gruppo Facebook «Natalia Vitrenko» con il quale non aveva alcun legame;

 

• Applicazione retroattiva della legge del 14 maggio sulle posizioni «filo-russe», a dichiarazioni fatte già da diversi anni;

 

• Falsa accusa che il PSPU avesse sostenuto l’«invasione russa», basata sul fatto che i suoi leader non avevano detto nulla al riguardo, che è stata definita «tacito sostegno» (violazione del diritto al silenzio);

 

• Una serie di affermazioni palesemente false, come quella secondo cui Vitrenko aveva organizzato personalmente un referendum nella regione di Donetsk nel febbraio 2014, che ha scatenato lì il movimento «separatista», mentre in realtà per i restanti cinque giorni di febbraio dopo il cambio di regime era stata a Parigi, Strasburgo e in Italia, per informare i funzionari europei su quanto era appena accaduto a Kiev.

 

La causa contro il PSPU è stata posticipata dal 14 giugno al 23 giugno, evidentemente per consentire all’accusa di affrontare questa sfida.

 

La controquerela è stata respinta e il caso per mettere al bando il PSPU è stato accolto.

 

I partiti banditi hanno 20 giorni, durante i quali fare ricorso alla Corte Suprema dell’Ucraina.

 

Questa è la democrazia di Kiev, alla quale l’Italia invia armi e danaro a fiumi. Questo è il Paese per cui in Italia le imprese stanno chiudendo per il disastro energetico, e  morti per il freddo già questo autunno diverranno un calcolo straziante.

 

Complimenti Draghi, Di Maio, Letta, Salvini, Conte.

 

Complimenti ai difensori della democrazia.

 

 

 

 

Immagine di President of Ukraine via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

 

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Politica

Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».

 

Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.

 

Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.

 

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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.

 

In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.

 

Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA  siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.

 

Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.

 

«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».

 

Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.

 

A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.

 

Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».

 

In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.

 

Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».

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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.

 

A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.

 

L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

 

 

 

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Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

 

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Politica

Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere

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Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.   La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.   Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.   Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.   Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.

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Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.   Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.   Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confrontopolitico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.   Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.   Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.   Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.

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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.   Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.   Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.  

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Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
 
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Politica

Il vicepresidente USA JD Vance: «non mi sorprenderei se l’Anticristo camminasse tra noi»

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Il vicepresidente JD Vance ha espresso le sue considerazioni sull’Anticristo e sulla fine dei tempi in un recente podcast.

 

Durante un’intervista con il podcaster evangelico Bryce Crawford, Vance ha detto che, pur essendo «affascinato» dalla fine dei tempi, non si «concentra troppo su di essa».

 

«Credo ci siano aspetti del mondo che mi fanno non scandalizzare se l’Anticristo camminasse tra noi. Ma, ripeto, cerco di non pensarci troppo».

 


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«Penso che siamo nei tempi ultimi? Non lo so» ha detto nella medesima intervista il vicepresidente USA in cui promuove il suo nuovo libro Communion. «Credo che sia probabilmente nocivo spiritualmente per me di concentrarmici troppo, perché ci sono cose che devo fare: devo essere bravo con mia moglie, devo essere bravo con i miei figli, devo essere il miglior leader possibile per gli Stati Uniti d’America».

 

«Per cui credo che concentrarsi o esserne affascinati troppo può essere molto sbagliato» ha dichiarato il Vance.

 

Come riportato da Renovatio 21, Vance, nato nel luteranesimo randomatico dell’America profonda e sposato ad una indù, è un convertito al cattolicesimo.

 

In passato il vicepresidente ha paragonato più volte l’aborto ad un sacrificio umano, posizione non più sostenuta, per lo meno apertamente, dall’establishment ecclesiastico. Per Vance «la vita non nato è sacra agli occhi di Dio».

 

Come riportato da Renovatio 21, Vance in passato si era opposto al coinvolgimento degli USA nella guerra tra Iran e Israele. A marzo era emerso che l’Iran avrebbe preferito il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner. In questi anni Vance ha dichiarato di non volere la guerra con la Russia.

Vance è inoltre un critico dell’Europa attuale che «si è ritirata dai suoi valori fondamentali».

 

Mentore della carriera del vicepresidente JD Vance è stato Peter Thiel, creatore con Elon Musk di PayPal e poi investitore tecnologico (fu il primo a puntare su Facebook) ora particolarmente attaccato per il suo ruolo in Palantir, società di controllo datacentrico che spaventa moltissimi anche per i suoi toni assertivi: ha pubblicato quattro mesi fa un vero e proprio manifesto tecno-politico.

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È arcinoto l’interesse di Thiel per la figura dell’Anticristo. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi. Un’altra conferenza a tema anticristico è stata annullata tre mesi fa a Vienna.

 

In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.

 

Come riportato da Renovatio 21, settimane fa Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».

 

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