Economia
Preparano la NATO mondiale. E la rapina della Russia e di chi ci fa affari
Due esponenti della NATO, il capo del Consiglio per gli affari globali di Chicago e l’ambasciatore di Obama presso la NATO (2009-2013) Ivo Daalder, e l’ex segretario generale della NATO e primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen, hanno pubblicato a giugno un promemoria «Ai leader del mondo libero».
Nel documento si propone l’adozione di «un Articolo 5 economico tra le democrazie» sul modello dell’articolo 5 della NATO, così che la «coercizione economica» dei «Paesi autoritari» contro una democrazia richiederebbe contromisure da parte di tutti.
È pateticamente chiaro l’intento di unire il mondo – oltre ai Paesi del Patto Atlantico – contro la Russia, proprio ora che ogni Paese sta apprendendo che non è possibile andare avanti senza le risorse della Russia, accusata stupidamente, un po’ come l’agnello nella favola con il lupo e il fiume, di esercitare «coercizione economica».
Su un altro piano, il Queen’s Royal United Services Institute (RUSI) ha lanciato un appello a presentare proposte «creative e sfumate» su come utilizzare al meglio i beni congelati (cioè, rubati) della Russia e consegnarli all’Ucraina, «senza invitare il confronto con le autocrazie contro cui si suppone si opponga l’Occidente», o consegnare ai russi una «vittoria della propaganda» qualora un tribunale dovesse dichiarare illegale tale azione.
Nel documento britannico («From Freeze to Seize: Creativity and Nuance Is Needed») si tratta della necessità di «una notevole creatività» per elaborare uno schema «sufficientemente solido per resistere al controllo da una serie di prospettive legali, morali e dei diritti umani», riconosce il team RUSI.
Il paper lamenta che gli Stati Uniti, il Canada e l’UE stanno lavorando per piegare le «regole» per consentire che ciò avvenga, ma finora gli sforzi si sono concentrati superficialmente sul sequestro di beni degli oligarchi russi e non ancora sugli asset sequestrati alla Banca Centrale della Banca di Russia, che offrono un «più ritorno redditizio».
La RUSI è, tuttavia, incoraggiata dai responsabili politici a prestare maggiore attenzione all’«evasione delle sanzioni» come modo «legale» per sequestrare i beni.
Sia l’UE che gli Stati Uniti stanno proponendo modifiche legislative per rendere l’evasione delle sanzioni un reato e quindi un mezzo per avviare procedure di sequestro. Ciò è stato proposto nella «Direttiva sul recupero e la confisca dei beni» dell’UE di fine maggio e se dovesse essere adottato, il non rispetto delle sanzioni diverrebbe un crimine in tutti gli Stati membri dell’UE, mentre attualmente è solo il caso in 12 paesi dell’UE Paesi.
Il documento ritiene infine che trasferire all’Ucraina il denaro raccolto dalle sanzioni per l’evasione delle sanzioni sarebbe «totalmente accettabile».
Le imprese italiane sono avvertite: provate a fare affari con la Russia, vi ritroverete espropriate dall’Ucraina.
Tutto ciò, oltre che illegale e anticostituzionale, è semplicemente folle.
Ma ci sta accadendo.
Economia
Le esportazioni di petrolio dell’Iran non si sono interrotte nonostante la guerra
Le esportazioni di petrolio iraniano procedono senza interruzioni nonostante il conflitto con Stati Uniti e Israele, ha dichiarato martedì Ismail Hosseini, portavoce della Commissione per l’energia del Parlamento iraniano. Lo riporta l’agenzia di stampa statale iraniana Tasnim.
«Le esportazioni di petrolio procedono senza intoppi. Se gli oppositori hanno messo gli occhi sull’isola di Kharg, sappiano che subiranno un’umiliazione ancora maggiore di quella avvenuta nello Stretto di Ormuzzo: diventerà una tomba per gli aggressori», ha dichiarato Hosseini,.
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Domenica, la testata statunitense Axios ha riportato, citando alcune fonti, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando la possibilità di conquistare l’isola iraniana di Kharg, operazione che richiederebbe uno sbarco militare statunitense.
Il comandante della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), il contrammiraglio Alireza Tangsiri, ha affermato che un possibile attacco statunitense a Kharg, dove si trova il più grande terminal petrolifero iraniano, avrebbe un forte impatto sui prezzi del petrolio.
Il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ha avvertito che gli impianti petroliferi e del gas in tutto il Medio Oriente si trasformerebbero in «montagne di cenere» se gli Stati Uniti colpissero le infrastrutture sull’isola di Kharg.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
La guerra con l’Iran potrebbe fruttare miliardi alle aziende energetiche USA
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Economia
Washington allenta le sanzioni sul petrolio russo
Secondo quanto dichiarato dal Segretario del Tesoro Scott Bessent, gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni per permettere ad alcuni Paesi di acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi già caricati su navi in mare. La decisione arriva in un contesto di escalation delle tensioni in Medio Oriente, provocata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha fatto schizzare i prezzi globali del petrolio.
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi coordinati contro l’Iran, scatenando rappresaglie iraniane in tutta la regione. La crisi ha determinato la chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, attraverso il quale transita circa un quinto della fornitura giornaliera mondiale di petrolio, poiché l’Iran impedisce di fatto il passaggio delle navi provenienti da Paesi ostili, con un’impennata dei prezzi del petrolio di quasi il 50%, fino a quasi 120 dollari al barile.
«Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro statunitense sta fornendo un’autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare», ha dichiarato Bessent giovedì in un post su X, sottolineando che tale misura stabilizzerà i mercati energetici e frenerà i prezzi del petrolio.
.@POTUS is taking decisive steps to promote stability in global energy markets and working to keep prices low as we address the threat and instability posed by the terrorist Iranian regime.
To increase the global reach of existing supply, @USTreasury is providing a temporary…
— Treasury Secretary Scott Bessent (@SecScottBessent) March 12, 2026
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La deroga riguarda le esportazioni di petrolio russo caricato su navi prima del 12 marzo e avrà una validità di 30 giorni.
In precedenza, il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright aveva precisato che le restrizioni più ampie sul petrolio russo non sarebbero state revocate, ribadendo che Washington non intendeva modificare la propria politica sanzionatoria nei confronti di Mosca.
Commentando l’allentamento delle restrizioni, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha affermato che la mossa è finalizzata a stabilizzare il mercato energetico globale, aggiungendo che su questo punto gli interessi di Mosca e Washington coincidono.
La scorsa settimana, il Bessent aveva dichiarato che gli Stati Uniti avevano concesso all’India il «permesso» di acquistare petrolio greggio russo «per alleviare la temporanea carenza di petrolio nel mondo», dopo aver annunciato l’intenzione di «revocare le sanzioni su altro petrolio russo» al fine di incrementare ulteriormente l’offerta.
L’India, che insieme alla Cina è emersa come uno dei principali acquirenti di petrolio russo dopo l’imposizione delle sanzioni in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, non ha mai confermato di voler rispettare tali restrizioni, sebbene gli Stati Uniti abbiano affermato il contrario.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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