Pensiero
Sacerdote cattolico: non cederò allo scoraggiamento, non mi vaccinerò
Renovatio 21 riprende questo articolo da La Scure di Elia.
Excaeca cor populi huius, et aures eius aggrava, et oculos eius claude: ne forte videat oculis suis, et auribus suis audiat, et corde suo intelligat, et convertatur, et sanem eum (Is 6, 10).
Non sto cedendo allo scoraggiamento, ma mi sento schiacciato da un immenso dolore.
Non ho il minimo dubbio che con l’aiuto di Dio rimarrò esente dalla somministrazione di un veleno fabbricato dall’uomo a partire da feti abortiti che provoca enormi danni all’organismo, dal sistema nervoso centrale a quello cardio-circolatorio e all’apparato riproduttivo, per non parlare dei fortissimi rischi di tumori e malattie autoimmuni; confido che vi ci opponiate tutti anche voi e prego per questo, mettendovi ogni giorno sotto la protezione del Preziosissimo Sangue.
Ciò che mi dilania è il dover assistere, impotente, alla precipitosa corsa verso la rovina fisica e spirituale di milioni di concittadini illusi di affrancarsi così dal terrore del morbo o dalle restrizioni illegali imposte da marionette al soldo dell’alta finanza
Ciò che mi dilania è il dover assistere, impotente, alla precipitosa corsa verso la rovina fisica e spirituale di milioni di concittadini illusi di affrancarsi così dal terrore del morbo o dalle restrizioni illegali imposte da marionette al soldo dell’alta finanza. Oltre al pericolo per la salute del corpo, c’è quello relativo al controllo della mente. Non è fantascienza: l’intruglio che viene inoculato contiene proteine magnetizzate che possono installarsi nel cervello e ricevere impulsi elettromagnetici capaci di determinarne le reazioni.
Dicono che una «vaccinazione» del genere sia stata effettuata in Ruanda, poco prima del massacro del 1994, allo scopo di spingere improvvisamente la popolazione, tramite l’irradiazione di onde, a comportamenti di una violenza belluina.
Un altro fattore di cui tener conto, riguardo all’Africa, è la piaga endemica della stregoneria, che può ben aver contribuito a quello scatenamento dell’Inferno sulla terra. Da noi, come se non bastasse l’esercito di maghi e fattucchiere locali, le pratiche occulte di origine straniera si stanno diffondendo ampiamente grazie all’invasione pianificata dai poteri forti. Delitti particolarmente efferati sono espressione di culture non ancora trasformate dalla civiltà del Vangelo, ma avvinte nella barbarie dell’Islam o dell’idolatria.
Il processo di disgregazione della società, già molto avanzato a causa del divorzio, ha conosciuto un’improvvisa accelerazione grazie alla mistificazione della pandemia, alla cosiddetta immigrazione e alla promozione della sodomia, tutti fenomeni programmati dai governi e dagli organismi internazionali.
Oltre al pericolo per la salute del corpo, c’è quello relativo al controllo della mente. Non è fantascienza: l’intruglio che viene inoculato contiene proteine magnetizzate che possono installarsi nel cervello e ricevere impulsi elettromagnetici capaci di determinarne le reazioni
Gli stessi burattinai che hanno orchestrato queste operazioni di ingegneria sociale sono intervenuti nello sviluppo dei singoli individui al fine di renderli facilmente manipolabili.
La demolizione della scuola, la delegittimazione della figura paterna e la degradazione della donna da madre a prostituta, ottenuta con la moda, il femminismo e il libertinismo, hanno prodotto già più di una generazione gravemente danneggiata nell’essere stesso.
Sono sempre più numerosi non solo i giovani, ma anche gli adulti che rivelano una mancanza pressoché completa di struttura morale e spirituale. Da un lato, la coscienza pare atrofizzata da un’ignoranza quasi assoluta della legge morale, la cui stessa idea pare in molti del tutto assente; dall’altro, la mentalità materialistica ha sradicato le nozioni di anima e di trascendenza, al punto che tante persone non sono più in grado di pensare qualcosa che non sia materia o che superi il mondo visibile.
Tutto ciò ha inevitabili ricadute sulla vita e sulla condotta, i cui scopi sono confinati nell’immanenza e il cui orizzonte è chiuso dalla morte.
Tali sviluppi, oltre ad essere causa di un grave disagio psicologico, seppure non sempre ammesso o individuato, hanno provocato un vero e proprio cambiamento antropologico: ovviamente non nel senso di un’impossibile variazione della natura umana, ma in quello di un’alterazione del normale funzionamento degli uomini.
Dicono che una «vaccinazione» del genere sia stata effettuata in Ruanda, poco prima del massacro del 1994, allo scopo di spingere improvvisamente la popolazione, tramite l’irradiazione di onde, a comportamenti di una violenza belluina
Abbandonati a sé stessi, prigionieri della materialità e del momento presente, gli individui si ripiegano sul proprio piccolo ego, che si dilata a dismisura per colmare il vuoto lasciato dalla dimenticanza di Dio.
L’ipertrofia dell’io che ne risulta si manifesta poi in forme più o meno spiccate di puerile egocentrismo e di ossessivo narcisismo. A livello etico e conoscitivo, ogni persona finisce col considerarsi l’istanza suprema e definitiva di giudizio su qualunque cosa. È pur vero che la coscienza rappresenta l’ultimo tribunale nel quale si decidono le scelte morali, ma a condizione che rispecchi limpidamente in sé la legge naturale e, per i credenti, anche quella rivelata, le quali devono essere ben note all’intelletto del soggetto deliberante.
L’indipendenza assoluta del singolo, consegnato alle sue valutazioni soggettive, volubili e prive di solido fondamento, costituisce paradossalmente proprio il presupposto che lo rende manipolabile a piacimento. Egli, infatti, non ha un’impalcatura interiore in cui inquadrare opzioni e proposte per discernere se sono lecite e opportune; la questione della liceità, anzi, non si pone nemmeno. Basta che una cosa materialmente fattibile sia presentata come vantaggiosa perché essa appaia non solo lecita, ma addirittura obbligatoria. Chiunque detenga una posizione che in qualsiasi modo lo accrediti presso il pubblico, allora, è in grado di determinare le scelte delle masse: che sia un governante, un giornalista, un conduttore televisivo, un personaggio dello spettacolo o un sedicente «esperto» di una qualche disciplina, la sua parola è un oracolo assolutamente indiscutibile e merita incondizionato ossequio della mente e della volontà. La funzione abbandonata dall’autorità ecclesiastica è stata immediatamente usurpata dai figli di Belial.
In una società totalmente mediatizzata, si riduce di molto la necessità della sorveglianza e della coercizione da parte delle istituzioni, visto che c’è già chi le esercita capillarmente e con fanatico zelo: i familiari, i vicini, i parenti, gli amici, i colleghi… perfino chi ti incrocia per strada e ti fa una scenata perché non porti la fatidica mascherina pure sul naso
La geniale trovata di questi ultimi è che, in una società totalmente mediatizzata, si riduce di molto la necessità della sorveglianza e della coercizione da parte delle istituzioni, visto che c’è già chi le esercita capillarmente e con fanatico zelo: i familiari, i vicini, i parenti, gli amici, i colleghi… perfino chi ti incrocia per strada e ti fa una scenata perché non porti la fatidica mascherina pure sul naso.
Tale asfissiante sistema di controllo sociale, per inciso, è da tempo in funzione, con grande efficienza, nella Repubblica Popolare Cinese, con la sola differenza che là affibbiano ai cittadini anche un punteggio che, al di sotto di soglie prefissate, li priva dell’esercizio di determinati diritti.
Neppure da noi, comunque, è tanto divertente ritrovarsi i peggiori persecutori in casa o nell’ambiente di lavoro; è per questo che si rivela vitale avere uno spazio interiore in cui poter respirare, ritrovando serenità e fiducia. Ribadisco che non si tratta di una fuga nell’intimismo, ma di un’elevazione dell’anima che abilita a cogliere la realtà delle cose da un punto di vista privilegiato.
Tale posizione ci consente di conservare non solo la fede, ma anche l’uso della ragione e l’equilibrio psichico, oltre a proteggere la nostra salute fisica; è una grazia speciale di cui non ringrazieremo mai abbastanza il Signore.
Non si tratta di una fuga nell’intimismo, tale posizione ci consente di conservare non solo la fede, ma anche l’uso della ragione e l’equilibrio psichico, oltre a proteggere la nostra salute fisica. Essa ci permette altresì di sopportare lo strazio di vedere tanti parenti e conoscenti andare allegramente al macello
Essa ci permette altresì di sopportare lo strazio di vedere tanti parenti e conoscenti andare allegramente al macello. La carità fa sì che il cristiano soffra, più che per il penoso isolamento che subisce, per l’impossibilità di aiutare il prossimo per stornarlo dalla disgrazia che si procura da sé.
L’ostinazione nel peccato e la sordità ai richiami di Dio, d’altronde, sono sciagure ben peggiori, di cui quelle temporali non sono altro che una delle conseguenze.
Tentare di richiamare gli ottusi erranti – che sia sul piano spirituale o su quello materiale – non sortisce altro effetto che il loro ulteriore indurimento, oltre alle reazioni di violento rifiuto. È così che la predicazione della verità, se respinta, ottiene paradossalmente il risultato contrario, non certo per un difetto della verità stessa, ma per le disposizioni interiori di chi la rigetta.
Mai mi è stato chiaro come in questo frangente ciò che Dio disse al profeta Isaia:
«Acceca il cuore di questo popolo, indurisci i suoi orecchi e chiudi i suoi occhi, perché non veda con i suoi occhi, né oda con i suoi orecchi, né comprenda con il suo cuore, né si converta, né io lo risani» (Is 6, 10).
Chi non vuole ascoltare provoca il proprio castigo con la sua stessa testardaggine; è una rovina che consiste anzitutto nei gravi errori che così è portato a commettere, fino a sprofondare talvolta in un abisso di immoralità, ma poi anche nel prestar fede alle menzogne del mondo assoggettandosi in tal modo alla sua tirannia, che oggi esige di acconsentire a perniciose indicazioni di terroristi di Stato che andranno processati per genocidio
Chi non vuole ascoltare provoca il proprio castigo con la sua stessa testardaggine; è una rovina che consiste anzitutto nei gravi errori che così è portato a commettere, fino a sprofondare talvolta in un abisso di immoralità, ma poi anche nel prestar fede alle menzogne del mondo assoggettandosi in tal modo alla sua tirannia, che oggi esige di acconsentire a perniciose indicazioni di terroristi di Stato che andranno processati per genocidio.
L’azione delle cause seconde rientra comunque nei disegni divini, che la utilizzano per punire popoli ormai dediti al culto dell’impurità, con la conseguente profanazione di quel tempio vivente della Divinità che sono i corpi dei battezzati. Anche in questo si manifestano la sapienza e la giustizia di Dio, il quale permette che i colpevoli siano causa del loro stesso castigo esponendosi al flagello con la propria ostinata disobbedienza.
L’aspetto peggiore della punizione consiste però nella crescente estraneità al Creatore e Salvatore, origine e mèta dell’esistenza, fonte di ogni vera e duratura gioia.
Isaia, ricevuto l’insolito incarico, domanda angosciato: «Fino a quando, Signore?». La risposta è fulminante: «Fino a che le città non restino deserte, senza abitanti, le case senza uomini e il paese devastato e desolato» (Is 6, 11).
Come tutte le profezie, anche questa è condizionata dalla risposta degli uomini, che con la libera decisione di convertirsi hanno la possibilità di annullarne o attenuarne il compimento. L’indurimento dei cuori rende ben più difficile tale scelta, ma con la grazia tutto è possibile, purché la si chieda con fede e insistenza.
Preghiamo, carissimi, preghiamo tanto per coloro che hanno bisogno di essere guariti dall’accecamento, così che la falcidie sia limitata al minimo e le imminenti sofferenze servano alla loro conversione.
Se c’è un’anima pronta ad offrirsi vittima per la salvezza delle altre, è il momento di farlo, ma solo in assoluta obbedienza ad un padre spirituale dotto e sperimentato.
Exsurge, Christe, adiuva nos, et libera nos propter nomen tuum.
Pensiero
Arriva la «scomunica marinata»?
Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.
Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.
La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.
Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?
Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.
L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.
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Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.
La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.
Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.
Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.
Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„
Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.
Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.
Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.
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Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.
La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.
Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.
A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.
Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.
C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”
Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».
I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.
Anvedi.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Dipietroff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
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Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
Quando lo ho compreso, imbottigliato nel traffico, mi è scappata una risata. Sì, avevo finalmente visto l’Europa Unita. In Svizzera. In realtà, avrei capito poi, era persino qualcosa di più, era il mondo unito, o perfino oltre: era il vero ordine cosmico che si manifestava, tuonando e pregando, dinanzi a me e alla storia.
La mattina del primo luglio ero, ovviamente, ad Econe per le consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la realtà dentro la quale sto crescendo i miei figli.
Ecône è considerata la sede della FSSPX, perché vi, adagiato sulla montagna che scende con dolcezza verso la valle verde e calmissima, il seminario internazionale creato da monsignor Lefebvre. Vi è in pratica una sola superstrada che attraversa il Canton Vallese, e quel giorno, alle sei della mattina, era già intasata. Vi era una fila infinita di macchine con ogni sorta di targa: c’erano le station wagon francesi, c’erano i pulmini tedeschi, e ancora auto spagnole, svedesi, ceche, britanniche, olandesi, belghe, slovacche – e italiane, chiaro. Gli americani, si suppone, erano quelli che le corriere scaricavano in grande copia. Più tardi avrei veduto anche brasiliani, messicani e africani.
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Ho, senza rendermene conto, riso: eccotela l’unione europea, eccoti le nazioni unite. Solo basate sul contrario di quello su cui sono basate le istituzioni che portano questi nomi – basate cioè su Gesù Cristo. Ho sorriso pensandoci: i democristiani che azzardano con timidezza riguardo le radici cristiane dell’Europa, negate a Brusselle, dovrebbero vedere questo ingorgo fedele, dove ci sono non solo le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti.
Usciti dalla coda (dopo aver incontrato ad ogni rondò un giovane volontario FSSPX in pettorina fluorescente che dispensava direttive per il parcheggio), diretti a piedi verso il grande prato delle consacrazioni, l’effetto diventa ancora più evidente: l’albero della Fraternità, cioè di ciò che rimane della Chiesa vera, è fatto di famiglie, famiglie stupende.

Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.

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C’è stato quindi un momento davvero metafisico, o meteocinetico, che ha colpito tantissimi – specie i non fedeli. A scriverne, paradossalmente, sono state solo testate «laiche» di fact-checker, che annusando quello che si scriveva in rete in diretta si sono buttati sul bizzarro caso.

Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.

Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima.
«Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»
Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto.
Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”».
I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.
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Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».
Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo.
A fine pomeriggio, durante i vespri, il neovescovo americano Michael Goldade fa una breve omelia. Il sole splende, e gli occhi di questo ragazzo del Kansas brillano pure, nello zelo e in quello che amo chiamare «sorriso lefebvriano» (guardatevi le foto del monsignore, e dei suoi vescovi: sorrisi più autentici non ne troverete).
Monsignor Goldade fa una breve omelia di lucidità assoluta.
New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches
It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq
— Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita».
La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche.
Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano.
In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.
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L’ulteriore considerazione da farsi è di carattere metafisico. Quello a cui ho assistito è, in orizzontale e in verticale, la vera religione. La parola, lo sapete, viene dal latino religare, «legare strettamente», cioè «rilegare». Per alcuni la religione rilega, sul piano terrestre, le genti, unendole. Altri, più mistici, ritengono che la parola esprima il vincolo di unione e dipendenza tra l’essere umano e il divino, tra Cielo e la Terra.
Ecco, le genti di tutta la Terra, unite fra loro, unite al Cielo, che parla loro, agisce nelle loro vite, dentro ad un rito, cioè, secondo la radice indoeuropea réi, al principio dell’ordine. Ecco la religione, l’unica vera.
Ecco il vero ordine mondiale. Ecco il vero ordine cosmico. Come in Cielo così in Terra.
E così sia.
Roberto Dal Bosco
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