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Mons. Strickland: la nuova enciclica di Papa Leone XIV è incentrata su una teologia dell’uomo, non di Dio

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Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su The Pillars of Faith.

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

In quanto successore degli apostoli, ho il solenne dovere non solo di predicare il Vangelo, ma anche di aiutare i fedeli a discernere gli spiriti del tempo alla luce dell’immutabile verità affidata alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo.

 

San Paolo esortò Timoteo a «fatti araldo della parola divina, insisti a tempo opportuno e anche non opportuno, confuta, sgrida, esorta, con grande pazienza e voglia d’insegnare» (2 Tim 4,2). Questo dovere spetta a ogni vescovo incaricato di custodire il deposito della fede.

 

Pertanto, ritengo importante affrontare le preoccupazioni relative alla recente enciclica Magnifica Humanitas del Santo Padre Leone XIV. Alcuni l’hanno trovata in alcune sue parti illuminanti e convincenti. Altri, invece, hanno provato un profondo disagio durante la lettura: il timore che, al di là di molte affermazioni veritiere, il documento rifletta un più ampio cambiamento teologico che rischia di porre l’uomo al centro in un modo che oscura il primato di Dio.

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Poiché queste questioni toccano il cuore stesso della fede cattolica, ritengo necessario offrire un’attenta riflessione dottrinale. Ciò non avviene in spirito di ostilità o ribellione, né con l’intento di seminare confusione o divisione all’interno della Chiesa. Piuttosto, la vera carità richiede chiarezza. I fedeli meritano pastori disposti a parlare con onestà quando determinate enfasi o schemi teologici sembrano in grado di confondere le anime.

 

La Chiesa ha sempre insegnato che ogni epoca deve essere giudicata alla luce di Cristo – non un Cristo reinterpretato attraverso la lente delle ideologie moderne, ma Cristo come tramandato attraverso la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione e il Magistero perenne della Chiesa. La tecnologia, l’intelligenza artificiale e le mutevoli realtà sociali richiedono certamente un’attenta riflessione morale.

 

Eppure nessuna epoca, nessuna crisi e nessuna rivoluzione tecnologica possono alterare le verità fondamentali della fede cattolica: che l’uomo è caduto a causa del peccato, redento solo attraverso Gesù Cristo, chiamato al pentimento e alla santificazione, e destinato non solo alla prosperità terrena, ma all’unione eterna con Dio.

 

È con questa preoccupazione per la salvezza delle anime e con questa fedeltà alla fede cattolica che offro la seguente riflessione.

 

La recente enciclica sull’Intelligenza Artificiale, il transumanesimo, la dignità umana, l’economia, la guerra e il futuro dell’umanità si presenta come una profonda riflessione sulle implicazioni morali e sociali dell’era tecnologica. Contiene numerose affermazioni di chiara ispirazione cattolica e persino ammirevoli: rifiuta il transumanesimo, mette in guardia contro la tecnocrazia, condanna lo sfruttamento e la tratta di esseri umani, difende la dignità della persona umana, afferma l’Incarnazione, parla di grazia, fa riferimento all’Eucaristia e insiste sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a macchina o a dati.

 

Eppure, nonostante questi elementi positivi, molti cattolici fedeli proveranno un profondo disagio leggendolo. Tale disagio non deriva solo da singoli passaggi, ma dall’orientamento generale, dall’enfasi e dal centro di gravità teologico del documento stesso.

 

La preoccupazione maggiore non è che il documento affermi cose false sull’umanità, ma che riorganizzi la gerarchia delle verità ponendo al centro l’umanità, la fioritura umana, la dignità umana e le relazioni umane, in un modo che rischia di oscurare il primato di Dio, del peccato, della redenzione, dell’adorazione e della salvezza.

 

La teologia cattolica inizia con Dio. Inizia con la gloria di Dio, la sovranità di Dio, la santità di Dio, la realtà del peccato, la necessità della redenzione, la Croce di Cristo, il giudizio eterno e la salvezza delle anime. La dignità umana è affermata proprio perché l’uomo è creato da Dio, redento da Cristo e ordinato alla comunione eterna con Lui. La dignità dell’uomo scaturisce da Dio e a Lui rimane subordinata.

 

In questo documento, tuttavia, l’enfasi appare spesso invertita. Ripetutamente, il linguaggio si concentra sulla fioritura umana, la vulnerabilità umana, la solidarietà umana, la fraternità umana, la comunione umana, le relazioni umane, la partecipazione umana e la preservazione dell’umanità stessa.

 

Certamente, la dottrina cattolica insegna queste cose. Tuttavia, la ripetuta enfasi crea l’impressione che la crisi principale del mondo moderno sia la «disumanizzazione», piuttosto che il peccato contro Dio. Il male viene spesso descritto in termini di frammentazione, dominio, esclusione, riduzionismo tecnologico o relazioni interrotte, anziché come ribellione alla legge divina e necessità di pentimento e conversione.

 

Il modo in cui Cristo viene trattato lo rivela in modo particolare. Tradizionalmente, Cristo viene proclamato, come è giusto che sia, come l’eterno Figlio di Dio, il Redentore, il Salvatore dal peccato, l’Agnello sacrificale, il Re, il Giudice dei vivi e dei morti.

 

Sebbene questo documento faccia certamente riferimento a Cristo, all’Incarnazione, alla grazia e all’Eucaristia, Cristo viene spesso presentato principalmente come: la rivelazione dell’autentica umanità, il modello di comunione, colui che rivela la dignità umana, il compimento della relazionalità umana. Sebbene sia vero che Cristo rivela l’uomo a se stesso, questa verità è sempre subordinata alla realtà più grande della redenzione dal peccato e della riconciliazione con Dio. Cristo non si limita a rivelare l’autentica umanità; Egli salva l’umanità decaduta attraverso la sua Passione, Morte e Risurrezione.

 

In questo documento, tuttavia, ci sono momenti in cui Cristo appare quasi più importante come compimento dell’umanità che come Salvatore dal peccato. Ciò crea l’impressione di una teologia antropocentrica, in cui la persona umana diventa il centro interpretativo. La relativa assenza di un trattamento esplicito del peccato acuisce questa preoccupazione.

 

Questo documento tratta ampiamente di: sistemi di potere, tecnocrazia, guerra, ingiustizia economica, manipolazione, controllo algoritmico, frammentazione sociale e disumanizzazione. Ma relativamente poco si dice del peccato originale, della concupiscenza, del pentimento personale, della colpevolezza morale, del giudizio, dell’inferno, della penitenza o del destino eterno dell’anima.

 

Di conseguenza, le radici del male iniziano ad apparire principalmente strutturali piuttosto che spirituali. La dottrina cattolica insegna che il disordine nella società deriva in ultima analisi dal disordine nel cuore umano ferito dal peccato originale. La tecnologia in sé non è la crisi più grave; la crisi è l’uomo separato da Dio.

 

Questa preoccupazione emerge in modo particolarmente evidente nel ripetuto appello del documento alla costruzione di una «civiltà dell’amore». L’espressione stessa è autenticamente cattolica ed è stata usata da papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II. Tuttavia, tradizionalmente questa visione era esplicitamente radicata in: conversione, evangelizzazione, regno sociale di Cristo Re, obbedienza alla legge divina e grazia soprannaturale.

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In questa nuova formulazione, la «civiltà dell’amore» può a volte apparire meno come il frutto della conversione a Cristo e più come un progetto umanitario globale incentrato su fraternità, solidarietà, inclusione e pace. Anche in questo caso, nessuno di questi obiettivi è sbagliato. Il problema è che la dimensione soprannaturale della salvezza appare meno centrale rispetto alla costruzione di un ordine sociale umano.

 

Ecco perché molti cattolici fedeli percepiranno questo documento come profondamente inquietante. Il timore non è semplicemente che la dottrina venga negata in toto, ma che l’intero quadro di riferimento si stia gradualmente modificando: da una centralità di Dio a una centralità dell’uomo, dalla salvezza alla fioritura umana, dal peccato ai sistemi, dalla redenzione alla relazionalità, dal culto all’umanitarismo.

 

La Chiesa ha ripetutamente messo in guardia contro le forme di umanesimo religioso che preservano il linguaggio cristiano spostando gradualmente il centro del cristianesimo da Dio all’uomo. Quando la dignità umana si distacca dalla sovranità di Dio, quando la trasformazione sociale oscura la salvezza e quando il linguaggio della comunione sostituisce quello della penitenza e della santificazione, il cristianesimo rischia di ridursi a una visione etica o umanitaria.

 

Riconosco che questo documento non è privo di autentici elementi cattolici. Il suo rifiuto del transumanesimo è forte e importante. La sua insistenza sul fatto che l’uomo non debba mai essere ridotto a una macchina o a un algoritmo è preziosa. La sua difesa dell’incarnazione, della sofferenza, dei limiti e della dignità umana si pone con fermezza contro molte pericolose correnti della cultura moderna. Inoltre, i suoi avvertimenti sulla guerra basata sull’intelligenza artificiale, sullo sfruttamento, sulla manipolazione digitale e sul dominio tecnologico sono seri e spesso illuminanti.

 

Tuttavia, la questione è più sottile e, per certi versi, più preoccupante. Il problema risiede nell’enfasi, nell’orientamento teologico e nell’approccio antropologico.

 

La teologia cattolica afferma chiaramente che l’uomo si comprende pienamente solo in relazione a Dio, e che la dignità umana trova il suo vero significato solo all’interno dell’ordine della creazione, della redenzione, della grazia e della salvezza eterna. Senza che questa gerarchia sia saldamente preservata, anche un linguaggio nobile che parla di dignità, pace, fraternità e umanità rischia di sfociare in una forma di umanesimo cristianizzato in cui l’uomo diventa il centro pratico.

 

Ecco perché i fedeli cattolici che leggono questo documento potrebbero non solo provare disaccordo, ma anche un profondo allarme spirituale. La preoccupazione non riguarda solo ciò che viene detto, ma ciò che sembra essere diventato centrale – e se l’ordine soprannaturale della teologia cattolica venga gradualmente oscurato da un’antropologia incentrata principalmente sull’umanità stessa.

 

Al centro di questa discussione si cela una questione ben più ampia dell’Intelligenza Artificiale, della tecnologia, dell’economia o persino della politica globale. La vera domanda è: chi è al centro?

 

Da duemila anni, la Chiesa cattolica proclama che Gesù Cristo non è semplicemente la rivelazione dell’autentica umanità, né un mero modello di comunione e solidarietà. Egli è l’eterno Figlio di Dio, crocifisso e risorto per la salvezza dei peccatori. La Chiesa esiste innanzitutto per glorificare Dio, annunciare il Vangelo, salvare le anime e condurre l’umanità alla vita eterna.

 

Certamente, la Chiesa deve difendere la dignità umana, resistere alla disumanizzazione tecnologica, opporsi allo sfruttamento e combattere l’ingiustizia. Tuttavia, tutte queste preoccupazioni devono rimanere radicate nell’ordine soprannaturale. La dignità umana non può separarsi dalla verità che l’uomo è una creatura che appartiene a Dio ed è chiamato alla conversione, alla santità e all’adorazione. Quando l’umanità stessa diventa la lente interpretativa primaria attraverso cui si comprende la teologia, anche un bel linguaggio sulla fraternità, la pace, la comunione e la dignità può gradualmente scivolare in una forma di umanesimo religioso che non pone più Dio al primo posto.

 

Ecco perché il discernimento è urgentemente necessario ai nostri giorni.

 

Viviamo in un’epoca profondamente tentata dall’antropocentrismo, un’epoca che parla sempre più di umanità dimenticando Dio, che parla di solidarietà trascurando il pentimento e che cerca la salvezza attraverso sistemi, tecnologia, psicologia o strutture politiche anziché attraverso la croce di Gesù Cristo.

 

La risposta alla crisi moderna non si trova nel transumanesimo, nella tecnocrazia, nell’Intelligenza Artificiale o in una visione del mondo puramente umanitaria. Né si trova nella disperazione o nella paura. La risposta rimane quella che è sempre stata: Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori.

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Solo Cristo rivela sia la grandezza che la miseria dell’uomo. Solo Cristo guarisce le ferite inferte dal peccato. Solo Cristo ristabilisce l’ordine divino. Solo Cristo può portare la vera pace, perché solo Cristo riconcilia l’uomo con Dio.

 

Come cattolici, dobbiamo dunque rimanere saldamente radicati nella fede perenne della Chiesa: nella Sacra Scrittura, nella Sacra Tradizione, nel Santo Sacrificio della Messa, nella devozione eucaristica, nella preghiera, nella penitenza, nella fedeltà alla verità e nella ricerca della santità. Dobbiamo resistere a ogni tentativo di ridurre il cristianesimo a un mero progetto terreno, anche quando rivestito di un linguaggio compassionevole o spirituale.

 

Il mondo non ha bisogno di una nuova religione incentrata sull’umanità. Il mondo ha bisogno del Vangelo.

 

Possa la Madonna, Sede della Sapienza e Distruttrice delle Eresie, intercedere per la Chiesa in questo tempo di confusione. Possa aiutarci a rimanere fedeli al suo Divin Figlio, affinché in ogni epoca e in ogni prova possiamo proclamare con chiarezza e coraggio: «Gesù Cristo è il medesimo ieri e oggi, ed è anche per i secoli.» (Eb 13,8).

 

Vescovo Joseph Strickland

Vescovo emerito di Tyler, Texas

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Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»

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Prendendo spunto da una dichiarazione di un gesuita finita nelle cronache cattoliche, l’arcivescovo Carlo maria Viganò ha scritto su X un testo che tratta dell’odio contro la Santa Messa della Tradizione. «Thomas Reese SJ, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: “Perché odio la vecchia Messa in latino”. E chiama quella Messa “uno zombie”: la credeva morta, e invece ritorna» scrive monsignore.   «In fondo Reese non inventa nulla di nuovo. L’eresiarca agostiniano Lutero vomitava bestemmie analoghe: la Messa papale è “la più grande e orrenda abominazione”, “la più alta idolatria sulla terra”; “tutti i lupanari, gli omicidi e gli adultèri hanno commesso meno abominio della Messa papista”. E precisava il suo programma: “Quando la Messa sarà tolta, avrò rovesciato il Papa del tutto”».  

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«Calvino la chiamava “ordinanza diabolica”, “la più efficace macchina di Satana”. Cranmer voleva che il popolo odiasse la Messa che un tempo aveva amato» ricorda Sua Eccellenza.   «Reese non odia le rubriche liturgiche: detesta il concetto di Santo Sacrificio. Odia il Canone che non parla al mondo, ma a Dio. Odia la voce della Santa Chiesa che smentisce sessant’anni di eresie e abusi» continua il prelato. «Per questo “quella Messa” deve scomparire, essere tolta ai giovani, bandita nelle festività: non perché sia morta, ma perché è viva».   «Lo zombie non è la Messa di sempre: lo zombie è il gesuita Reese! Lo zombie è il prete rinnegato che, dopo aver giurato nelle mani del Vescovo di celebrare quella Messa “ad majorem Dei gloriam“, rimesta nella cloaca del protestantesimo cercando di dare vita al cadavere inanimato del Novus Ordo montiniano» accusa Viganò.   Padre Reese è noto come sacerdote gesuita dissidente ed ex caporedattore di America Magazine, padre Thomas Reese, scrisse all’epoca che l’operazione segnò una svolta nel pontificato di Francesco, sulla cui malattia negli ultimi il gesuita iniziò a fare calcoli. La rivista neoeboracena dei gesuiti americani ha fatto capire di essere il pilota non solo del cattolicesimo progressista americano (a  cui bisogna ascrivere anche l’attuale papa) ma pure dell’apertura omotransessualista in corso, con eventi catto-LGBT raccontati sulle sue pagine. Ad America Magazine lavorava padre James Martin, notissimo per le sue posizioni filo-omotransessualiste e per la sua vicinanza al papa precedente e forse pure a quello presente.   Interessante anche il coté geopolitico della rivista: nel 2024 fu la prima a scrivere che «papa Francesco non ha accettato l’invito ad incontrarsi con Vladimir Putin in Russia». La notizia arrivava mentre la comunità LGBT, vicina a Martin, era in collera per l’arresto in Russia di alcuni baristi gay.   Tornando al Reese, il gesuita prova per la Santa Messa di sempre un odio implacabile. Su Religion News Service il 13 aprile 2021 padre Reese aveva affermato «La Chiesa deve essere chiara sul fatto che vuole che la liturgia non riformata scompaia e che la permetterà solo per amore pastorale verso gli anziani che non comprendono la necessità di un cambiamento. Ai bambini e ai giovani non dovrebbe essere permesso di partecipare a queste Messe [sic]».   «In altre parole, la Messa tridentina è vietata ai minori di 18 anni e riservata agli ultra novantottenni» aveva commentato padre Alain Lorans, FSSPX.   Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, il papa all’udienza del mercoledì della settimana scorsa ha lanciato l’idea secondo cui i cattolici che prima della riforma liturgica andavano alla Messa in latino partecipassero in modo meno «consapevole», qualsiasi cosa questo voglia dire. Poco prima Leone aveva dichiarato, incontrando un gruppo della Chiesa protestante di Norvegia tra cui anche dei preti-donna a cui stringer la mano, che cattolici e luterani hanno una «missione comune».  

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Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

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Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.

 

In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.

 

«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.

 

«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.

 

Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.

 

All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.

 

«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».

 

«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».

 

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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

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Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.   Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.   «La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.   Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».   Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».   La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.   Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.   Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.  

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