Spirito
Consacrazioni, il card. Fernandez minaccia la FSSPX: «scisma», «grave offesa a Dio», «scomunica»
Il cardinale Victor Manuel Fernandez ha recentemente emesso una dichiarazione nella quale sostiene che un atto programmato di consacrazione di vescovi privo di un «mandato papale» costituirà un «atto scismatico» e che «l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio».
Il porporato argentino inoltre precisato che ciò «comporta la scomunica prevista dal diritto canonico».
«In merito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, si ribadisce quanto già comunicato» scrive la nota pubblicata stamattina sul sito ufficiale del Vaticano. «Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà “un atto scismatico” (Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei, n.3) e “l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa” (ivi, 5c; cfr. Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa, 24 agosto 1996)».
«Il Santo Padre continua nelle sue preghiere a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i responsabili della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché ritornino sui loro passi in merito alla gravissima decisione che hanno preso» conclude la minacciosa nota del cardinale prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Renovatio 21 ritiene che a questo punto si procederà con quella che abbiamo definito una «scomunica comunicata» (una «scomunicazione»), con tuoni e saette che dal Sacro Palazzo si abbatteranno sulla Fraternità prima e dopo le consacrazioni del prossimo primo luglio. Il lettore si prepari agli strilli in apertura del TG nazionali, ai titoloni in prima pagina sui giornali dell’establishment, alla quantità di menzogne e infamità che pioveranno su vescovi, sacerdoti, fedeli della FSSPX.
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Notiamo che la notizia della minaccia di scomunica era già trapelata ore prima in un articolo del vaticanista de Il Giornale Nico Spuntoni. «Il documento in uscita dal dicastero per la dottrina della fede potrebbe segnare l’interruzione del dialogo teologico offerto dal cardinal Fernandez e non preso in considerazione seriamente da Pagliarani e i suoi».
«Dovrebbe mettere in chiaro le condizioni per cui si andrebbe incontro al delitto di scisma e dunque alla scomunica latae sententiae. Quei limiti, dunque, che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha già fatto sapere di essere pronta ad oltrepassare andando avanti con le consacrazioni di luglio» scrive Il Giornale.
A giudicare dal linguaggio dello spiffero fatto al giornalista, parrebbe, come abbiamo già scritto, che per Roma la questione sia soprattutto di ottica: per orgoglio, nel divorzio bisogna specificare chi ha lasciato chi. Siamo ad anni luce di distanza dal vuoto delle sanzioni in cui dovrebbero essere incorsi, di default, i vescovi nominati dal Partito Comunista Cinese, sul quale il Vaticano, al contrario, è stato in un muto silenzio, forse prodotto di quintali materiale compromettente ottenuto da Pechino quando vi transitò la proprietà dell’app per incontri gay Grindr.
Due pesi e due misure anche con i vescovi tedeschi e il loro perverso «Cammino Sinodale»: per alcuni si tratta già di uno scisma de facto, ma per gli zucchetti ultraprogressisti oltremontani – ricchissimi grazie alla tassa simoniaca della kirchensteuer – non v’è lacuna minaccia, tanto che continuano con lo richieste pro-omotransessualiste e ogni altra follia anticattolica.
Il disegno è chiaro: chi vuole distruggere la Chiesa, siano i tedeschi o i cinesi, ha carta bianca.
Chi vuole rimanere cattolico, invece va perseguitato fino allo sfinimento.
Ora, come abbiamo scritto in settimana, vogliamo ricordare che questa scomunica toccherà migliaia e migliaia di bambini. Non ci aspettiamo che il Fernandenz, che scrive libri sul bacio e sull’orgasmo, possa capire la portata di questa catastrofe dell’innocenza.
Abbiamo la fantasia ucronica a consolarci: in un mondo in cui all’umanità è stato risparmiato il disastro cosmico del Concilio Vaticano II, Fernandez non esisterebbe, non sarebbe giammai riuscito ad avvicinarsi ai posti di potere in Vaticano.
Ci tocca invece di vivere la dimensione in cui a scomunicare i cattolici è l’autore di Amoris Laetitia e Fiducia Supplicans. Ci sarà da lottare, ma alla fine la Verità trionferà perfino a Roma. E i Fernandez, con le loro oscenità, verranno dimenticati per sempre.
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Immagine da FSSPX.News
Gender
Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT
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Spirito
Ordine e disordine
Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.
Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.
Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.
Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).
In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.
L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.
A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.
Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.
Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».
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Il profondo danno causato dal disordine
Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.
Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.
A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.
Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?
Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.
Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.
Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.
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Ordine di apprendimento
Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.
In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.
In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.
Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.
In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.
Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.
PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.
Padre Philippe Pazat, FSSPX
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.
Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza
Spirito
Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas
Una chiesa consacrata a Dio
Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe. Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Cinquant’anni di vita parrocchiale
La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa. Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale. Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio! Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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