Storia
Trump ricorda alla Takaichi la «sorpresa» di Pearl Harbor
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scherzato sull’attacco di Pearl Harbor del 1941 di fronte a una visibilmente a disagio prima ministra giapponese Sanae Takaichi, mentre difendeva la sua decisione di non avvertire gli alleati prima di colpire l’Iran.
Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale giovedì, Trump è stato incalzato sulla mancanza di preavviso fornito ai partner di Washington prima che Stati Uniti e Israele lanciassero massicci attacchi contro l’Iran il mese scorso, una decisione che ha sconvolto i mercati energetici e ha portato a una grave escalation in Medio Oriente.
«Non ne abbiamo parlato con nessuno perché volevamo l’effetto sorpresa», ha spiegato il presidente, prima di rivolgersi a Takaichi e dire: «Chi meglio del Giappone sa come creare sorprese? Perché non mi hai parlato di Pearl Harbor?»
La Takaichi ha mantenuto la calma e non ha commentato , ma a quanto pare rimase sorpresa dalle osservazioni.
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Trump ha fatto riferimento al primo vero grande trauma nei rapporti tra USA e Giappone, poi sfociati nella Guerra nel Pacifico, cioè all’attacco giapponese alla base hawaiana di Pearl Harbor del 1941, che causò la morte di oltre 2.400 americani e portò gli Stati Uniti a entrare nella Seconda Guerra Mondiale.
Sebbene inizialmente il Giappone avesse ottenuto alcuni successi nel Pacifico, la guerra si concluse con il lancio delle bombe atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki, la resa incondizionata del paese e l’occupazione americana fino al 1952.
Trump ha poi elogiato Takaichi definendola «una donna straordinaria», aggiungendo di aver discusso con lei del sostegno del Giappone agli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. «Si stanno davvero impegnando a fondo», ha aggiunto, senza però fornire ulteriori dettagli.
Secondo un articolo del Wall Street Journal pubblicato giovedì, gli alleati storici degli Stati Uniti «non sono stati informati dei piani di battaglia fino a poche ore prima del primo attacco», aggiungendo che la situazione è stata particolarmente «esasperante» per i Paesi del Golfo, che sono stati poi oggetto di rappresaglie da parte dell’Iran.
Le dichiarazioni di Trump giungono in un momento di crescente tensione tra gli Stati Uniti e i membri europei della NATO a causa del conflitto con l’Iran. Trump ha avvertito le sue controparti europee della NATO che il blocco potrebbe trovarsi ad affrontare un «futuro molto brutto» se non si impegneranno per sbloccare lo Stretto di Hormuz.
I leader europei hanno reagito con fermezza. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato: «Questa non è la nostra guerra». L’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha osservato che non vi è «alcuna volontà» tra gli Stati membri di intervenire attivamente nel conflitto.
Trump ha replicato che la NATO sta «commettendo un errore molto sciocco», aggiungendo che la guerra con l’Iran si è rivelata una «grande prova» per capire se il blocco «sarebbe mai stato al nostro fianco».
Il commento su Pearl Harbor ha causato imbarazzo nello Studio Ovale, oramai divenuto arena di una diplomazia ineditamente schietta, come visibile nel caso di Zelens’kyj cacciato dalla Casa Bianca o del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa a cui è stato mostrato un filmato sulla persecuzione dei bianchi nel suo Paese.
Q: “Why didn’t you tell U.S. allies…about the war before attacking Iran?”
President Trump: “We wanted surprise. Who knows better about surprise than Japan? Why didn’t you tell me about Pearl Harbor?” pic.twitter.com/esV9iyvMiV
— CSPAN (@cspan) March 19, 2026
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L’attacco a sorpresa di Pearl Harbor rappresenta un tema spinoso per i giapponesi.
Tuttavia, circolano da sempre tesi secondo cui gli americani (in particolare il presidente Franklin Delano Roosevelt e alti funzionari) sapessero in anticipo dell’attacco giapponese.
Sostiene che gli USA intercettassero messaggi diplomatici giapponesi (MAGIC) e sapessero di tensioni estreme e di probabili ostilità, ma non del luogo preciso (Pearl Harbor) né del momento esatto il libro Infamy: Pearl Harbor and Its Aftermath (1982) del premio Pulitzer John Toland. Il saggio suggerisce che FDR e collaboratori avessero indizi chiari ma li ignorarono per «entrare dalla porta di servizio» nella Seconda Guerra Mondiale.
Il saggio storico Day of Deceit: The Truth About FDR and Pearl Harbor (1999) di Robert B. Stinnett è forse il più citato dai sostenitori della tesi della prescienza di Washingtone riguardo l’attacco. Basandosi su documenti declassificati via FOIA, afferma che la US Navy decifrò codici navali giapponesi, seppe del piano e lo lasciò accadere per provocare l’intervento bellico.
Altri testi revisionisti includono opere di Harry Elmer Barnes o George Morgenstern, autore di Pearl Harbor: The Story of the Secret War.
L’idea di un evento simile a Pearl Harbor fu ripresa dal PNAC (Project for the New American Century), think tank neoconservatore fondato nel 1997 da William Kristol e Robert Kagan.
Nel rapporto «Rebuilding America’s Defenses» («ricostruire le difese dell’America», settembre 2000), il PNAC sostenne che la trasformazione militare USA verso una «dominanza globale» e un aumento massiccio della spesa per la difesa sarebbe stata lenta, se fosse stato «assente un evento catastrofico e catalizzante – come una nuova Pearl Harbor».
Il documento auspicava un’accelerazione delle riforme per mantenere la preminenza USA, citando la necessità di un trauma nazionale per superare inerzie politiche e budgetarie.
Dopo l’11 settembre 2001 (esattamente un anno dopo), molti membri PNAC (Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz) entrarono nell’amministrazione Bush e usarono l’attentato per giustificare guerre in Afghanistan e Iraq, realizzando in parte la visione del rapporto PNAC.
La frase «una nuova Pearl Harbor» è diventata iconica nelle teorie per cui il mega-attentato del 9/11 fosse prodromico al decennio di guerre successive.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Storia
Incontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
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I Calergi (si può scrivere anche con la C, come si chiama anche il palazzo veneziano dov’è morto Wagner e che ora ospita un casinò pieno di cinesi), va ricordato, era una famiglia cattolica, anche se sui generis. Riccardo scrive che uno dei ricordi di ragazzo era quando durante venerdì santo, alla preghiera per la conversione dei perfidi giudei, suo padre – che pure era praticante – lasciava la Chiesa in segno di protesta. In anticipo sui tempi… oppure, semplicemente, bisogna ammettere che le direttive rimangono sempre le stesse.
Il conte della Paneuropa, cioè dell’Europa invasa dagli immigrati, è nato a proprio Tokyo nel 1894. Il papà era l’ambasciatore dell’Impero austro-ungarico Heinrich Johann Maria di Coudenhove-Kalergi (1859-1906), del casato austro-boemo che aveva ascendenze fiamminghe e greco-veneziane. Parlando 18 lingue (tra cui, oltre che il giapponese, anche il turco, l’arabo e l’ebraico) è quello che oggi si definisce un iperglotta, cioè il gradino sopra del poliglotta. Come diplomatico aveva viaggiato a Costantinopoli, Rio de Janeiro, Buenos Aires. Arrivato in Giappone, studiò il buddismo.
Fu qui che incontrò Mitsuko Aoyama (1874-1941), figlia di un ricco magnate del petrolio con la passione dell’antiquariato. Quando incontrò il diplomatico asburgico, Mitsuko aveva 17 anni. Il Calergi senior frequentava il negozio del padre, che stava vicina all’ambasciata. Un giorno il conte scivolò col cavallo sul ghiaccio, e la ragazzina accorse ad aiutarlo. L’aristocratico chiese al signor Aoyama di poter assumere la figlia come governante all’ambasciata, e successivamente gli chiese di poterla sposare, una richiesta che fu rifiutata.
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Fotografia di matrimonio di Heinrich Coudenhove-Kalergi e Mitsuko Aoyama, 1892. Immagine CC0 via Wikimedia

Mitsuko Coudenhove-Kalergi con i figli Karl (in braccio a uno), Johannes, Richard, Gerolf, Elisabeth, Olga e Ida, 1903. Immagine CC0 via Wikimedia

Copertina dello shojo manga Lady Mitsuko in edizione indonesiana. Immagine da internet
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Il conte Richard Coudenove-Kalergi con la moglie Ida Roland e Thomas Mann, al secondo Congresso paneuropeo presso la Sing-Akademie di Berlino, 17 maggio 1930. Immagine CC0 via Wikimedia
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Storia
Ulteriori resti di soldati nazisti riemergono dal Danubio
Secondo la Commissione tedesca per le tombe di guerra (Volksbund), i livelli eccezionalmente bassi del fiume Danubio hanno fatto emergere a Budapest i resti di due soldati nazisti e materiale bellico della Seconda Guerra Mondiale.
I ritrovamenti, effettuati all’inizio di questo mese nei pressi del Parlamento ungherese, comprendono il relitto di quella che si ritiene essere una motocicletta militare tedesca e numerose mine anticarro. Il Volksbund ha pubblicato venerdì su Facebook le fotografie relative alla scoperta.
L’organizzazione ha dichiarato che i resti dei due soldati risultavano insolitamente ben conservati grazie al fango del porto mischiato al gasolio, nonostante fossero rimasti sott’acqua per oltre 80 anni. Le piastrine di identificazione dei soldati erano intatte, indizio che la loro morte non fosse mai stata registrata ufficialmente dalla Wehrmacht.
Secondo le procedure della Wehrmacht, una metà della piastrina di riconoscimento di un soldato veniva normalmente rimossa dopo il decesso e inviata a Berlino affinché il decesso potesse essere registrato e i familiari avvisati.
Nazi warships emerge from shrinking Danube as Europe’s record heat deepens drought 0808026
Dozens of WWII vessels have resurfaced as the Danube reaches historic lows, some still carrying weapons and explosives; a 700-kilogram British bomb and German military motorcycle. pic.twitter.com/oQdpDTSYNX— john l (@Johnl1465045L) August 10, 2026
In Serbia and Hungary, sunken Nazi ships from WWII have surfaced due to the drought in the Danube
Near the Serbian town of Prahovo, several ships were found that were sunk in 1944 by the retreating Germans. Four more ships were found in Hungary’s Danube-Drava National Park. pic.twitter.com/KrPxw0f1lg
— NEXTA (@nexta_tv) September 11, 2024
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Tra gli altri reperti recuperati figurano una tanica di carburante e uno Scudo del Kuban, una decorazione militare nazista istituita da Hitler nel settembre del 1943. Veniva conferita alle truppe che avevano prestato servizio nella testa di ponte del Kuban, nella Russia meridionale, prima che le forze sovietiche scacciassero i nazisti nel 1943.
Si ritiene che la motocicletta sia una DKW NZ 350-1, un modello introdotto per la Wehrmacht nel 1944 e utilizzato principalmente dai motociclisti addetti al trasporto di messaggi tra le unità. Fu prodotta dalla DKW, una delle quattro aziende che formarono l’Auto Union, predecessore dell’odierna Audi.
Extreme drought in the Danube River has lowered the water level to its lowest point in 117 years. This has unearthed more than 20 Nazi warships from World War II, explosives, mammoth remains, and Roman-era artifacts in the riverbeds of Serbia, Romania, Bulgaria and Bulgaria…… pic.twitter.com/eduukoru7E
— ArchaeoHistories (@histories_arch) August 11, 2026
I reperti risalgono alla battaglia di Budapest, un assedio di 102 giorni che gli storici descrivono come una delle battaglie urbane più lunghe e sanguinose della seconda guerra mondiale. L’Ungheria combatté al fianco della Germania nazista per gran parte della seconda guerra mondiale, ma fu occupata dalle forze tedesche nel marzo del 1944 dopo aver tentato di cambiare schieramento. L’Armata Rossa lanciò quindi la sua offensiva in Ungheria, accerchiando Budapest nel dicembre del 1944 prima di sconfiggere le forze naziste tedesche e ungheresi nel febbraio del 1945.
Il Volksbundo ha dichiarato di aspettarsi ulteriori scoperte di reperti bellici, poiché i livelli idrici insolitamente bassi, causati dal prolungato caldo e dalla siccità nell’Europa centrale, continuano a far emergere tratti del letto del Danubio.
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Immagine screenshot da YouTube
Intelligence
I fratelli Dulles nel governo Eisenhower
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