Bizzarria
Influencer ebrea dice di aver ottenuto il visto per gli USA grazie al suo grande seno
Un’influencer canadese dei social media che si è costruita un seguito grazie all’umorismo, all’autoironia e alle immagini sessualizzate ha ottenuto uno dei visti di lavoro più esclusivi degli Stati Uniti. Lo riporta il sito The Post Millennial.
Julia Ain, 25 anni, ha ricevuto un visto O-1B, riservato a persone con «straordinarie capacità artistiche o importanti successi nell’industria televisiva, cinematografica o cinematografica», dopo aver presentato prove, tra cui un video virale girato nella famosa rosticceria giudea Katz’s Delicatessen di Nuova York. Nel video, l’Ain e un’amica indossano top scollati mentre tengono in mano un panino al pastrami – gustosa pietanza della tradizione ebraica askenazita, divenuta per qualche ragione popolare nell’America urbana – e chiedono agli spettatori: «preferiresti una notte con noi o una scorta annuale di questo panino?». (Nel caso di chi scrive, e speriamo anche di chi legge, la seconda, ma davvero senza pensarci)
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Il video di sei secondi ha totalizzato oltre 11 milioni di visualizzazioni, 226.000 «Mi piace» e circa 58.000 commenti.
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«Sì, quel video è stato presentato al governo degli Stati Uniti», ha detto Ain a The Times. «So che sembra folle. Ma era letteralmente inteso come prova… che la gente sta guardando». La sua domanda è stata approvata, inserendola tra un numero crescente di influencer che hanno ottenuto con successo il visto O-1 negli ultimi anni. Il visto viene solitamente rilasciato per tre anni, con possibilità di proroghe annuali.
Questa tendenza è stata criticata dall’amministrazione Trump, che ha inasprito i limiti ai visti H-1B per le cosiddette «occupazioni specialistiche» in settori come la tecnologia, la medicina e la scienza. Nel 2024, meno di 20.000 persone hanno ottenuto un visto O-1B o la sua controparte, l’O-1A, per abilità straordinarie in ambito economico, scientifico, educativo o sportivo. Al contrario, quell’anno sono stati rilasciati circa 219.000 visti H-1B, prima che il limite annuale fosse ridotto a 85.000.
La maggiorata influencer ha quindi offerto la sua deduzione: «forse il mio straordinario talento è solo che ho un seno prosperoso».
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Sulle sue piattaforme, dove conta oltre 1,3 milioni di follower, l’Ain ha coltivato un personaggio che descrive come la «ragazza ebrea divertente con il seno prosperoso». I suoi post spesso combinano sarcasmo, scollature visibili e riferimenti alla sua identità ebraica, tra cui una collana con la Stella di David.
La sua domanda di visto andava oltre i video virali. Includeva la sponsorizzazione di Fanfix, una piattaforma di abbonamento che si propone come un’alternativa senza nudità a OnlyFans, insieme alla documentazione del suo reddito, delle visualizzazioni di pagina e del numero di follower, e dieci lettere di raccomandazione da parte di influencer con cui ha collaborato, scrive il Post Millennial.
I candidati devono anche dimostrare perché devono risiedere negli Stati Uniti. Ain ha sostenuto che Nuova York è essenziale sia professionalmente che personalmente. Ha citato l’importanza della città per la cultura ebraica e ha scritto che, in un contesto di crescente antisemitismo a livello globale, il suo umorismo ha offerto un contrappeso a quello che ha descritto come un ambiente online sempre più cupo.
Prima di ottenere il visto, Ain viveva a Montreal. Dopo essersi trasferita, Ain ha contribuito a fondare un collettivo con sede a New York noto come «Milk Mansion» («la magione del latte»), che ha descritto come un gruppo di 15 donne che creano quelli che lei definisce «contenuti positivi con un’alta carica di positività». Le immagini dell’ensemble di femmine parlano da sé.
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Il gruppo ha attirato l’attenzione online. A dicembre, le sue componenti hanno affittato una casa in Pennsylvania per una settimana per produrre contenuti per TikTok, Instagram e Fanfix. Un video recente mostra diverse creatrici in abiti con stampe di mucca che mimano mentre una canta «Old MacDOnald had a farm», la versione anglofona di «nella vecchia fattoria». Il video è stato visualizzato più di 230.000 volte, ma è incredibile come nessuna delle popputissime protagoniste sia avvenente, anzi, alcune mostrano, oltre ad un lato volgare, anche una certa trascuratezza.
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«Ho lavorato duramente per ottenere questo visto», ha detto Ain alla testata. «Che pensiate personalmente che io non abbia talento non importa, perché tutti i numeri e tutto il resto dimostrano che sono una persona che sta portando entrate all’economia statunitense».
In un video recente, stella di David ben visibile sopra le mammelle, la ragazza di origini giudee ha criticato fortemente il caso degli influencer Nick Fuentes, Andrew Tate, Sneako e altri filmati in un locale di Miami con in sottofondo la canzone di Ye (già Kanye West) «Heil Hitler».
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La giovane giudea non sembra particolarmente dotata di talento, né avvenente, ma sappiamo i miracoli che possono fare ghiandole mammarie abbondanti quando esposte dinanzi alla popolazione maschile.
Quanto al simbolo dell’etnostato giudaico posto sopra le tette, bisogna qui ricordare la leggenda non confermata secondo cui Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, all’epoca nunzio apostolico in Francia, incontrò ad un ricevimento una signora con scollatura assai generosa che gli chiedeva se a lui piacesse il crocifisso che portava al collo. «Signora» avrebbe risposto il futuro romano pontefice. «più che la croce vedo il Golgota». Un’altra versione vuole che giunti alla frutta a fine banchetto, il Roncalli le diede una mela dicendole: «la prenda, signora, perché solo dopo averla mangiata Eva si accorse di essere nuda». Ma stiamo pericolosamente divagando.
Come riportato da Renovatio 21, è noto che lo Stato di Israele sta investendo e facendo investire miliardi in operazioni psicologiche per i social e gli influenzerri, con TikTok assurto a «nuova arma» dello Stato Giudaico nella guerra dell’informazione.
E le tette – come dimostrato ancora decadi fa da Venusia, la robotta compagna del Mazinga – sono, con una popolazione mondiale rimasta vagamente eterosessuale, armi a tutti gli effetti.
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Immagine screenshot da Instagram
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Il presidente finnico vuol fare una sauna con Trump
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La Kallas dice che è arrivato il momento di imbriacarsi
La responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha lasciato intendere in privato che il momento attuale potrebbe essere «propizio» per iniziare a bere. Lo riporta il sito di informazione Politico.
Il commento è emerso mentre Kallas è sotto pressione per le richieste di dimissioni legate alla sua gestione della diplomazia europea. Secondo Politico, che cita due partecipanti presenti, la dichiarazione sarebbe stata fatta durante un incontro informale con i leader dei gruppi parlamentari europei. Kallas avrebbe precisato di non essere una persona che beve abitualmente, ma che la gravità della situazione internazionale attuale potrebbe giustificare il ricorso all’alcol.
La «battuta» arriva in un contesto di tensioni globali in forte escalation: dalle minacce statunitensi nei confronti di Groenlandia, Iran e Venezuela, ai conflitti in corso in Ucraina e Gaza, fino alle crescenti critiche interne all’UE rivolte a Bruxelles.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana il primo ministro slovacco Robert Fico ha chiesto apertamente la sostituzione dell’Alto rappresentante per la politica estera, dichiarando apertis verbis che «dobbiamo rimpiazzare l’Alto rappresentante per le politiche dell’Unione europea, la signora Kallas». Fico ha motivato la richiesta sostenendo che l’UE si trova in una crisi senza precedenti e che la leadership di Kallas è incapace di affrontarla, limitandosi a «odiare la Russia».
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Nel Paese natìo della Kallassa, l’Estonia, la percentuale di persone con problemi legati all’alcol è tra le più elevate del continente. Circa il 12,2% della popolazione adulta soffre di un vero e proprio disturbo da uso di alcol (alcolismo), una cifra che sale a circa il 16% se si considera il consumo ad alto rischio.
Nel 2024, un adulto estone ha consumato in media 10,7 litri di alcol puro. Anche se in lieve calo rispetto agli 11,2 litri del 2022, questo dato colloca l’Estonia stabilmente tra i primi 15-20 Paesi al mondo per consumo. Secondo i dati dell’OCSE, l’Estonia è stata classificata al quarto posto tra i Paesi con il consumo più alto, superata solo da Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca.
Il consumo eccessivo riguarda circa il 19,7% degli uomini e il 12,2% delle donne estoni. Negli ultimi anni è stato registrato un aumento preoccupante del consumo rischioso proprio tra le donne e nelle fasce d’età più giovani. Nel 2022 si sono registrati 753 decessi direttamente correlati all’alcol, un aumento significativo rispetto ai 496 decessi del 2018.
L’86% dei residenti ritiene che la violenza domestica sia il principale problema sociale legato all’alcol nel Paese. Il governo estone ha lanciato una strategia per ridurre il consumo a 8,7 litri pro capite entro il 2035 attraverso l’aumento delle accise e limitazioni alla disponibilità.
Tuttavia, l’ex premier del Paese baltico sembra andare in controtendenza rispetto a quel governo che ella stessa capeggiava tra il 2021 e il 2024.
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Immagine di Stenbocki maja via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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