Geopolitica
Khamenei: l’«arrogante» Trump sarà «rovesciato»
La Guida Suprema dell’Iran ayatollah Ali Khamenei ha scritto sul social X un messaggio che pare annunciare il ribaltamento del presidente americano Donaldo J. Trump.
آن بابایی که با نخوت و غرور نشسته آنجا راجع به همهی دنیا قضاوت میکند، او هم بداند که معمولاً مستبدّین و مستکبران عالم، از قبیل فرعون و نمرود و رضاخان و محمّدرضا و امثال اینها، وقتی که در اوج غرور بودند سرنگون شدند،
این هم سرنگون خواهد شد.#مثل_فرعون pic.twitter.com/hxzJVQQOiL— KHAMENEI.IR | فارسی (@Khamenei_fa) January 11, 2026
«Quella figura paterna che siede lì con arroganza e orgoglio, giudicando il mondo intero, anche lui dovrebbe sapere che di solito i tiranni e gli oppressori del mondo, come il Faraone, Nimrod, Reza Khan, Mohammad Reza e simili, quando erano al culmine del loro orgoglio, venivano rovesciati. Anche questo sarà rovesciato» scrive il messaggio.
Khamenei interviene nel momento in cui emergono notizie secondo cui le proteste stanno perdendo vigore, dopo che gli scontri del fine settimana con la politica avrebbero causato numerose vittime.
Lunedì si sono verificate anche delle grandi «controproteste» pro-governative che hanno preso il sopravvento su intere zone delle città, compresa la capitale.
WATCH: Large crowds gather for pro-regime rallies in Iranian cities in support of Khamenei. pic.twitter.com/9mTo5bbTJD
— Clash Report (@clashreport) January 12, 2026
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L’amministrazione Trump ha affermato che avrebbe «sostenuto» il popolo iraniano e che lo avrebbe persino protetto se fosse stato attaccato dalle forze governative. Questo ha permesso alla leadership iraniana di dire alla gente in piazza che sta eseguendo gli ordini di potenze straniere come gli Stati Uniti e Israele .
Ciò avviene anche in un contesto di ulteriori dure dichiarazioni da parte del parlamento iraniano lunedì. Il presidente del parlamento iraniano, durante un discorso durante una grande manifestazione nella capitale, ha descritto la risposta alle proteste come uno scontro con i «terroristi».
Domenica Trump ha sollevato la questione dell’aiuto diretto ai manifestanti (che potrebbero non essere realmente interessati all’aiuto di Washington). Trump ha affermato che parlerà con Elon Musk dell’invio di Starlink ai manifestanti in Iran, dopo l’interruzione imposta dal governo e in vigore da giovedì.
«Se possibile, potremmo far funzionare Internet», ha detto il presidente ai giornalisti. Elon «è molto bravo in questo genere di cose . Lo chiamerò non appena avrò finito con voi».
Lo scontro tra l’ayatollah e il presidente Trump è risalente. Cinque anni fa, sempre con un post su Twitter, Khamenei dissei che Trump era «impotente» riguardo il contesto iraniano. Poco dopo Trump ordinò l’assassinio missilistico del generale Soleimani, forse la personalità più popolare in Iran e persino nel Medio Oriente islamico.
Come riportato da Renovatio 21, Trump negli ultimi anni ha rivelato che l’operazione gli fu suggerita da Israele, che però pare aver nascosto la mano. Vertici del Mossad hanno in seguito confermato.
Vi sarebbero state operazioni di vendetta sugli USA e Trump per la morte del generale pasdaran.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Lavrov: UE sta commettendo un «harakiri». E aggiunge: europei terrorizzati dai piani di Trump
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Geopolitica
Otto Paesi musulmani denunciano i piani israeliani di espellere i palestinesi da Gaza
I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano le proposte discusse la scorsa settimana dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir e dal ministro della Difesa Israel Katz per l’espulsione della popolazione palestinese da Gaza, mascherata da eufemismi come «emigrazione volontaria». Lo riporta EIRN.
La dichiarazione congiunta condanna tali proposte affermando: «Tali dichiarazioni e proposte incendiarie violano palesemente i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e rappresentano una minaccia diretta ai diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese… I ministri ribadiscono il loro inequivocabile rifiuto e la loro condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a sfollare il popolo palestinese, sia all’interno che all’esterno dei Territori Palestinesi Occupati, con qualsiasi pretesto o giustificazione. Mettono in guardia contro le gravi conseguenze derivanti dal trasformare gli appelli allo sfollamento forzato in politiche dichiarate o misure concrete volte a sradicare i palestinesi dalla loro terra».
Tali azioni costituiscono una sfida diretta agli sforzi internazionali volti al raggiungimento della pace, primo fra tutti il Piano globale del presidente Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza, che include il suo inequivocabile rifiuto degli sfollamenti forzati, e rischiano seriamente di compromettere le prospettive di stabilità nella regione.
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I ministri «ribadiscono che l’unica via per raggiungere una pace giusta e duratura risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati con la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i principi del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del diritto internazionale».
«I ministri invitano inoltre la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad assumersi le proprie responsabilità e a contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di imporre una nuova realtà demografica o geografica nei Territori Palestinesi Occupati, garantendo il rispetto delle norme del diritto internazionale. Ribadiscono il loro pieno e continuo sostegno alla fermezza del popolo palestinese sulla propria terra e il loro rifiuto di ogni tentativo volto a cancellare la causa palestinese o a minare i legittimi diritti del popolo palestinese».
Il 3 agosto il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet. La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.
L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.
Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.
Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.
Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.
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Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.
Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.
La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre
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