Economia
Il premier polacco Tusk: l’UE «distante anni luce» dal sequestro dei beni russi
L’UE è «ad anni luce di distanza» dall’utilizzare i beni russi congelati per sostenere militarmente l’Ucraina o «ricostruire» il paese, ha ammesso il primo ministro polacco Donald Tusk.
Privati dell’illimitato sostegno militare degli Stati Uniti, i leader dell’UE hanno cercato di trovare un meccanismo legale per utilizzare i fondi sovrani russi per continuare ad armare l’Ucraina. L’idea di attingere a questi fondi, molto probabilmente utilizzandoli come garanzia per i prestiti all’Ucraina, è stata fortemente osteggiata all’interno dell’Unione e dagli studiosi di diritto.
È probabile che l’UE utilizzi «vari meccanismi indiretti» per accedere ai beni anziché confiscarli direttamente, ha affermato Tusk lunedì. Il premier di Varsavia ha rilasciato queste dichiarazioni commentando la recente mossa dell’UE di rafforzare la presa sui beni russi congelati e impedirne il rilascio prematuro.
«Da quel momento al potenziale utilizzo di questi fondi per la ricostruzione dell’Ucraina – per non parlare del supporto militare all’Ucraina – siamo ancora lontani anni luce», ha detto Tusk ai giornalisti. «Tuttavia, esistono vari meccanismi indiretti, ad esempio la possibilità di utilizzare questi fondi come leva finanziaria, ovvero come garanzie sui prestiti», ha aggiunto.
La differenza tra la posizione dell’UE e quella degli Stati Uniti sulla potenziale confisca di beni russi è «assolutamente ovvia», ha affermato Tusk. Washington ha ripetutamente esortato l’Unione a esercitare cautela sulla questione, sostenendo che ciò non farebbe altro che complicare o addirittura vanificare gli sforzi negoziali dell’amministrazione Trump, ha aggiunto il Tusko.
«Gli americani dicono: lasciate stare questi asset russi, perché è difficile sedersi al tavolo delle trattative con Putin e dire: “Facciamo un compromesso, ma prenderemo i vostri soldi”. Questa è la tesi americana», ha detto.
La scorsa settimana, l’UE ha invocato i suoi poteri di emergenza, raramente utilizzati, per aggirare i potenziali veti dei singoli Paesi membri e impedire lo svincolo dei beni. La misura «temporanea» vieta «qualsiasi trasferimento alla Russia di beni della Banca Centrale Russa immobilizzati nell’UE».
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Immagine di European People’s Party via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Il Canada minaccia di interrompere l’elettricità agli USA. Il premier dell’Ontario a Trump: «baciami il sedere!»
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Economia
Washington lancia un’offensiva economica contro l’Iran
Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha reso noto un nuovo pacchetto di sanzioni ai danni dell’Iran e ha avvertito che qualsiasi nazione continui a mantenere rapporti finanziari con Teheran rischia di essere tagliata fuori dal sistema del dollaro, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’Iran in un «paese emarginato economicamente».
Le misure colpiscono quasi 60 soggetti – società, persone fisiche e navi – operanti in più giurisdizioni, accusati di trafficare «tecnologie nucleari e missilistiche illecite» con l’Iran, di sostenere le «operazioni informatiche» iraniane e di trasportare petrolio iraniano, come comunicato lunedì dal Dipartimento del Tesoro. Più di un terzo dei destinatari – 21 – ha sede in Cina.
Il Tesoro ha inoltre segnalato asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi come settori che potrebbero finire sotto sanzioni secondarie.
Durante la conferenza stampa di lunedì Bessent ha annunciato l’avvio dell’«Operazione Esclusione Economica», definita «un’offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo».
Il segretario del Tesoro USA ha precisato che Washington punirà ogni Paese che non interrompa i propri rapporti economici con Teheran: «Qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense», ha detto, aggiungendo che «il conto alla rovescia è appena iniziato».
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Secondo i dati più aggiornati della Banca Mondiale, l’Iran esporta verso 147 Paesi e importa da 114. Interrogato su come gli Stati Uniti pensino di costringere circa tre quarti delle nazioni del mondo a cessare i commerci con l’Iran, Bessent ha riferito che il presidente Donald Trump ha chiamato diversi leader nel fine settimana «con richieste specifiche di cessare le loro interazioni» con Teheran e che a ciascuno è stata assegnata «una scadenza precisa» per adeguarsi.
L’Iran ha replicato che «nemmeno una goccia» di petrolio uscirà dal Golfo qualora la regione si allineasse al piano americano.
Bessent non ha voluto entrare nei dettagli, spiegando ai giornalisti che «non faremo nomi» e che non avrebbe «stabilito delle tempistiche». Alla domanda se Washington si aspetti che la Cina, principale partner commerciale dell’Iran, rispetti le sanzioni, non ha dato una risposta netta.
«Riteniamo che il modo migliore per interagire con i Paesi sia attraverso la diplomazia discreta. E ci confrontiamo apertamente con ogni Paese per comunicargli le nostre aspettative. Noi sappiamo chi sono. Loro sanno chi sono», ha dichiarato, aggiungendo che «nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi».
A Teheran le minacce sono state liquidate. Il negoziatore di alto livello Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X, dopo la conferenza di Bessent: «Gli americani sanno che nessuno si lascia ingannare dalle loro spacconate».
«Gli Stati Uniti non sono in una posizione economica tale da poter ulteriormente limitare le proprie relazioni con altri Paesi», ha osservato il Ghalibaffo. «I partner commerciali dell’Iran, sia attraverso i media che tramite i messaggi che ci hanno inviato, hanno chiarito di non tenere minimamente in considerazione queste dichiarazioni».
Domenica Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che «nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Ormuzzo» se gli Stati del Golfo aderiranno alla campagna di pressione economica USA. Se Trump «vuole fare qualcosa, reagiremo in modo dirompente», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana Trump aveva minacciato l’Iran di un «D-Day economico» dopo la scadenza, senza risultati, della finestra di 60 giorni per negoziare escludendo un ritorno al tavolo, tuttavia lunedì il capo delle forze armate pakistane Asim Munir, i cui poteri sono stati appena ampliati, è arrivato a Teheran nel tentativo di riaprire i colloqui.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
L’UE sblocca 90 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di armi
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