Economia
Angolano fermato a Francoforte con 11.000 diamanti nel bagaglio a mano
Secondo quanto comunicato venerdì dal servizio doganale tedesco, gli agenti dell’aeroporto di Francoforte sul Meno hanno sequestrato 11.276 diamanti non dichiarati a un passeggero in arrivo dall’Angola.
L’uomo, 53 anni, di cui non è stata resa nota l’identità, è stato arrestato e posto in custodia per non aver dichiarato il carico di diamanti grezzi e per essere privo della certificazione obbligatoria per il trasporto di tali pietre preziose.
Stando alla dogana tedesca, i diamanti sono stati rinvenuti durante un normale controllo di sicurezza aeroportuale. «L’uomo proveniente dall’Angola aveva nascosto i diamanti in un doppio fondo del suo bagaglio a mano, all’interno di due borse», hanno precisato le autorità.
Il valore delle pietre non è ancora stato stimato e verrà determinato tramite una valutazione esperta, ha spiegato il servizio doganale. «Ora dovrà rispondere delle violazioni alla normativa sul commercio estero», ha aggiunto l’agenzia. «Inoltre, è accusato di evasione dei dazi doganali per l’importazione di diamanti grezzi di contrabbando».
Le indagini sul caso sono ancora in corso.
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L’Angola figura tra i principali produttori di diamanti in Africa e rappresenta una delle fonti più importanti al mondo di diamanti grezzi, avendo registrato una produzione record di circa 14 milioni di carati nel 2024, secondo i dati del settore. Nel 2025, a settembre la produzione aveva raggiunto circa 10,7 milioni di carati, con l’obiettivo delle autorità di arrivare a quasi 14,8 milioni di carati entro fine anno.
Tutti i diamanti grezzi esportati dall’Angola devono essere accompagnati dal certificato del Kimberley Process, il programma internazionale creato per impedire la commercializzazione dei cosiddetti diamanti di sangue. Le spedizioni prive della documentazione richiesta sono considerate illegali sia secondo la legislazione angolana che dalle norme del commercio internazionale.
Le autorità angolane hanno già effettuato diversi sequestri legati al traffico illecito di diamanti. Nel 2024, la polizia della provincia diamantifera di Lunda Norte ha confiscato 2.468 diamanti grezzi nel comune di Lucapa nell’ambito di un’operazione contro il possesso e il commercio illegale.
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Economia
Il Canada minaccia di interrompere l’elettricità agli USA. Il premier dell’Ontario a Trump: «baciami il sedere!»
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Economia
Washington lancia un’offensiva economica contro l’Iran
Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha reso noto un nuovo pacchetto di sanzioni ai danni dell’Iran e ha avvertito che qualsiasi nazione continui a mantenere rapporti finanziari con Teheran rischia di essere tagliata fuori dal sistema del dollaro, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’Iran in un «paese emarginato economicamente».
Le misure colpiscono quasi 60 soggetti – società, persone fisiche e navi – operanti in più giurisdizioni, accusati di trafficare «tecnologie nucleari e missilistiche illecite» con l’Iran, di sostenere le «operazioni informatiche» iraniane e di trasportare petrolio iraniano, come comunicato lunedì dal Dipartimento del Tesoro. Più di un terzo dei destinatari – 21 – ha sede in Cina.
Il Tesoro ha inoltre segnalato asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi come settori che potrebbero finire sotto sanzioni secondarie.
Durante la conferenza stampa di lunedì Bessent ha annunciato l’avvio dell’«Operazione Esclusione Economica», definita «un’offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo».
Il segretario del Tesoro USA ha precisato che Washington punirà ogni Paese che non interrompa i propri rapporti economici con Teheran: «Qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense», ha detto, aggiungendo che «il conto alla rovescia è appena iniziato».
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Secondo i dati più aggiornati della Banca Mondiale, l’Iran esporta verso 147 Paesi e importa da 114. Interrogato su come gli Stati Uniti pensino di costringere circa tre quarti delle nazioni del mondo a cessare i commerci con l’Iran, Bessent ha riferito che il presidente Donald Trump ha chiamato diversi leader nel fine settimana «con richieste specifiche di cessare le loro interazioni» con Teheran e che a ciascuno è stata assegnata «una scadenza precisa» per adeguarsi.
L’Iran ha replicato che «nemmeno una goccia» di petrolio uscirà dal Golfo qualora la regione si allineasse al piano americano.
Bessent non ha voluto entrare nei dettagli, spiegando ai giornalisti che «non faremo nomi» e che non avrebbe «stabilito delle tempistiche». Alla domanda se Washington si aspetti che la Cina, principale partner commerciale dell’Iran, rispetti le sanzioni, non ha dato una risposta netta.
«Riteniamo che il modo migliore per interagire con i Paesi sia attraverso la diplomazia discreta. E ci confrontiamo apertamente con ogni Paese per comunicargli le nostre aspettative. Noi sappiamo chi sono. Loro sanno chi sono», ha dichiarato, aggiungendo che «nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi».
A Teheran le minacce sono state liquidate. Il negoziatore di alto livello Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X, dopo la conferenza di Bessent: «Gli americani sanno che nessuno si lascia ingannare dalle loro spacconate».
«Gli Stati Uniti non sono in una posizione economica tale da poter ulteriormente limitare le proprie relazioni con altri Paesi», ha osservato il Ghalibaffo. «I partner commerciali dell’Iran, sia attraverso i media che tramite i messaggi che ci hanno inviato, hanno chiarito di non tenere minimamente in considerazione queste dichiarazioni».
Domenica Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che «nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Ormuzzo» se gli Stati del Golfo aderiranno alla campagna di pressione economica USA. Se Trump «vuole fare qualcosa, reagiremo in modo dirompente», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana Trump aveva minacciato l’Iran di un «D-Day economico» dopo la scadenza, senza risultati, della finestra di 60 giorni per negoziare escludendo un ritorno al tavolo, tuttavia lunedì il capo delle forze armate pakistane Asim Munir, i cui poteri sono stati appena ampliati, è arrivato a Teheran nel tentativo di riaprire i colloqui.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
L’UE sblocca 90 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di armi
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