Gender
Le femministe britanniche espungono i membri transgender (nel senso, agli affiliati transessuali)
Due tra le più importanti organizzazioni britanniche riservate a donne e ragazze, il Girlguiding (l’equivalente delle Girl Scout) e il Women’s Institute, hanno deciso di chiudere le porte ai membri transgender, nel senso degli affiliati transessuali.
Martedì il Girlguiding ha reso noto che «le ragazze e le giovani donne trans non potranno più iscriversi» come nuove socie. Il giorno successivo, mercoledì, il Women’s Institute, fondato oltre 110 anni fa, ha annunciato che «l’iscrizione sarà riservata esclusivamente alle persone di sesso femminile alla nascita».
Entrambe le associazioni hanno sottolineato che la scelta non era quella auspicata, ma è diventata inevitabile per evitare possibili contenziosi legali dopo la sentenza emessa ad aprile dalla Corte Suprema del Regno Unito. I giudici hanno stabilito che, ai sensi dell’Equality Act 2010, i termini «donna» e «sesso» si riferiscono esclusivamente al sesso biologico e non all’identità di genere.
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La pronuncia era arrivata al termine di un ricorso presentato da For Women Scotland contro una norma del governo scozzese che includeva i transgenderri (munite di certificato di riconoscimento del genere) nel calcolo delle quote femminili nei consigli di amministrazione pubblici.
Un sondaggio realizzato subito dopo la sentenza ha mostrato che il 59% dei britannici concorda sul fatto che una persona transgender non sia legalmente una donna (dati Electoral Calculus). Tra chi ha accolto favorevolmente la decisione c’è anche J.K. Rowling, da tempo sostenitrice di For Women Scotland.
Sempre quest’anno, la Federazione calcistica inglese (FA) e British Rowing (l’ente per il canottaggio) hanno adottato politiche analoghe: dal 1º giugno 2025 i transgender non potranno più competere nelle categorie femminili del calcio in Inghilterra, mentre nel canottaggio britannico l’accesso alla gara femminile è limitato a chi è «assegnato di sesso femminile alla nascita»; per tutti gli altri resta aperta la categoria Open.
Secondo le ultime indiscrezioni, anche il Comitato Olimpico Internazionale starebbe valutando di escludere i transessuali dalle competizioni femminili olimpiche.
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La battaglia tra femministe e transessuali va avanti oramai da un pezzo, al punto che il mondo transessualista ha trovato un acronimo per definire le femministe che non accettano il dogma transgenderro imposto ora all’intera società occidentale: le chiamano TERF, trans-exclusionary radical feminists ossia femministe radicalo trans-escludenti.
Il caso più celebre di persona definita TERF per aver espresso dubbi sul fatto che maschi biologici possano essere definiti «donne» è stata la scrittrice di Harry Potter JK Rowling, che è peraltro la donna più ricca del Regno Unito.
In Europa si era avuto il caso della norvegese Christina Ellingsen, dell’organizzazione femminista globale Women’s Declaration International (WDI), è sotto indagine della polizia per aver fatto la denuncia in un tweet in cui ha criticato il gruppo di attivismo trans FRI. «Perché insegna ai giovani che i maschi possono essere lesbiche? Non è una terapia di conversione?» avrebbe twittato la Ellingsen.
Il caso si replicò in Norvegia con l’attrice e cineasta Tonje Gjevjon, una lesbica nota nella cultura popolare del Paese, che osò scrivere su Facebook che «è semplicemente impossibile per gli uomini diventare lesbiche quanto lo è per gli uomini rimanere incinti. Gli uomini sono uomini indipendentemente dai loro feticci sessuali». L’attrice fu quindi informata di essere sotto indagine e di rischiare tre anni di carcere per l’espressione delle sue opinioni.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2020 la Norvegia ha adottato una nuova legge penale che punisce le persone per aver detto qualcosa di considerabile come incitamento all’odio nei confronti di persone transgender anche nel contesto della propria casa o conversazioni private.
Più recente il caso dell’attivista brasiliana per i diritti delle donne Isabella Cepa, la quale ha ottenuto lo status di rifugiata in un Paese europeo non specificato, dopo essere stata accusata di reati penali in Brasile per aver definito un politico transgender da uomo a donna come un uomo.
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Immagine: The Girl Guides Association in Britain 1914-1918; un gruppo di Guide posa per una fotografia nel Regno Unito durante la Prima Guerra Mondiale.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Arrestato transessuale che complottava l’assassinio del segretario del Tesoro USA (che è gay)
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Gli ospedali USA fatturano 120 milioni di dollari per interventi di cambio di sesso sui bambini
Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), gli ospedali statunitensi avrebbero fatturato decine di milioni di dollari per interventi di cambio di sesso su minori. Lo riporta LifeSite.
Il rapporto, intitolato «Lupi in camice bianco» e pubblicato questa settimana sulla base di ricerche condotte da organismi di controllo, sostiene che dal 2019 ospedali e cliniche abbiano fatturato quasi 120 milioni di dollari per oltre 5.500 interventi chirurgici e 8.500 cicli di terapia ormonale o bloccanti della pubertà destinati a minori.
Secondo l’HHS, alcuni fornitori di servizi sanitari potrebbero aver utilizzato codici di fatturazione fuorvianti o potenzialmente fraudolenti per ottenere la copertura assicurativa degli interventi. Il dipartimento ha individuato quasi 50 milioni di dollari di richieste di rimborso per bloccanti della pubertà somministrati a bambini tra i 9 e i 17 anni, con l’utilizzo di un codice generico per disturbi ormonali, privo di una diagnosi specifica di disturbo di genere o di pubertà precoce nella medesima richiesta.
Gli ospedali e le cliniche citati nel rapporto sono stati segnalati al Dipartimento di Giustizia e agli investigatori dell’HHS per potenziali violazioni della legge federale. Le modalità di fatturazione riscontrate, ha precisato il dipartimento, richiedono ulteriori indagini.
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Altri quasi 11 milioni di dollari sarebbero stati fatturati per bloccanti della pubertà somministrati a centinaia di pazienti tra i 13 e i 17 anni, con diagnosi di pubertà «insolitamente precoce» — una diagnosi che, secondo l’HHS, non troverebbe applicazione a quell’età.
Il rapporto sottolinea inoltre come tali procedure rappresentino per gli ospedali una fonte di reddito a lungo termine, poiché i minori che avviano una terapia ormonale possono restare sotto cura medica per anni. Citando stime esterne, il documento indica che i costi complessivi nell’arco della vita possono raggiungere i 75.000 dollari senza intervento chirurgico, e fino a 170.000 dollari includendo le operazioni.
«L’amministrazione Biden», si legge nel rapporto, «ha contribuito all’espansione e alla normalizzazione degli interventi di rifiuto del sesso attraverso politiche antidiscriminatorie e altri programmi federali».
La scorsa settimana il presidente Donald Trump ha avviato le procedure per porre fine ai finanziamenti federali, tramite Medicaid e il Children’s Health Insurance Program (CHIP), destinati alle procedure di cambio di sesso sui minori. Le restrizioni, che entreranno in vigore il 13 ottobre, riguardano bloccanti della pubertà, terapie ormonali e interventi chirurgici di transizione, sebbene i singoli Stati possano comunque scegliere di finanziarli autonomamente.
Il provvedimento si inserisce in un più ampio processo di revisione delle politiche relative alle persone transgender, avviato dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. L’amministrazione ha già limitato le procedure mediche di transizione per i minori, impedito agli atleti transgender di competere nello sport femminile e vietato alle persone con disforia di genere di prestare servizio nelle forze armate statunitensi.
Almeno 27 Stati americani hanno introdotto restrizioni sulle procedure di transizione di genere per i minori, mentre diversi grandi ospedali hanno interrotto alcuni servizi a causa di controversie legali, pressioni finanziarie e mutamenti nelle linee guida mediche.
Come riportato da Renovatio 21, seguendo uno studio su farmaci ed interventi transessualisti, il segretario alla Salute USA Robert F. Kennedy jr. ha da mesi annunciato che avrebbe proibito agli ospedali l’esecuzione di chirurgia transgender sui bimbi.
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Gender
Nuovo studio smentisce la propaganda LGBT secondo cui le leggi «anti-trans» causerebbero il suicidio
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