Militaria
L’esercito britannico ha commesso crimini di guerra in Afghanistan
Le forze speciali britanniche operanti in Afghanistan hanno ripetutamente giustiziato sospetti detenuti senza conseguenze disciplinari, malgrado la piena consapevolezza del fenomeno ai vertici della catena di comando. Lo ha rivelato un ex alto ufficiale nel corso dell’inchiesta pubblica indipendente tuttora in corso.
La testimonianza, resa nota lunedì insieme ad altre tre deposizioni, fa parte dell’indagine pluriennale sulla condotta delle United Kingdom Special Forces (UKSF), in particolare delle SAS, nella provincia di Helmand tra il 2010 e il 2013.
L’ufficiale, identificato solo con il codice N1466 ed ex vicecapo aggiunto delle operazioni presso il quartier generale UKSF, ha riferito di gravi segnalazioni interne secondo cui un’unità adottava la prassi di «eliminare sistematicamente uomini in età da combattimento, a prescindere dalla minaccia effettiva rappresentata».
Il testimone ha evidenziato l’anomalia ricorrente nei resoconti operativi: il numero di afghani uccisi superava regolarmente quello delle armi sequestrate. Ha inoltre definito «poco credibili» le versioni ufficiali secondo cui i prigionieri, una volta ammanettati, avrebbero improvvisamente impugnato armi o granate, giustificando così la loro uccisione.
«Siamo di fronte a crimini di guerra… parliamo di detenuti riportati sul luogo dell’operazione e giustiziati con il pretesto che avessero opposto resistenza», ha dichiarato N1466.
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L’ex ufficiale ha aggiunto che più direttori delle forze speciali erano informati della situazione e avevano tentato di insabbiare il caso, liquidandolo come semplice rivalità tra reparti – versione che, a suo dire, «non reggeva al confronto con le prove».
«Non ci siamo arruolati nelle UKSF per sparare a bambini nei loro letti o per uccisioni indiscriminate. Questo non è comportamento speciale, non è attività d’élite, non è ciò che rappresentiamo», ha concluso.
Un secondo testimone ha riferito che le unità afghane addestrate dagli occidentali si erano rifiutate in più occasioni di operare accanto alla squadra britannica incriminata, un rifiuto definito «indicativo di un problema concreto e grave».
Un terzo ufficiale ha sostenuto che le evidenze emerse costituiscano «solo la punta dell’iceberg» e che le operazioni NATO, caratterizzate da estrema violenza, abbiano completamente fallito l’obiettivo di conquistare «i cuori e le menti» della popolazione locale.
Il Regno Unito partecipò all’invasione dell’Afghanistan del 2001 a guida statunitense e ritirò le proprie truppe insieme agli altri contingenti NATO nel 2021.
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Immagine di PO(Phot) Sean Clee/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence version 1.0 (OGL v1.0).
Militaria
L’Iran ringrazia i giordani per l’aiuto nel colpire le forze statunitensi
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Militaria
Le difese aeree statunitensi faticano a contrastare i missili iraniani
Gli Stati Uniti sono preoccupati per la crescente efficacia dell’esercito iraniano nel penetrare le loro difese aeree in Medio Oriente, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa che citano fonti anonime. Questa preoccupazione giunge dopo il devastante attacco missilistico e con droni contro una base militare in Giordania, avvenuto venerdì, che ha causato la morte di due militari americani e la scomparsa di un altro, secondo quanto riferito dal Pentagono.
In un articolo pubblicato sabato, il New York Times ha citato fonti secondo le quali gli ultimi attacchi di rappresaglia iraniani sono «un segno che le forze iraniane non solo dispongono ancora di ingenti scorte di missili, ma sono anche diventate più abili nell’eludere i sistemi di difesa aerea statunitensi».
Anche il Wall Street Journal, citando fonti anonime, ha riportato che l’esercito iraniano «si è adattato alle difese statunitensi, lanciando missili che viaggiano a velocità estremamente elevate e sono in grado di manovrare mentre si dirigono verso la Terra».
Secondo il New York Times, in vista della campagna militare israelo-americana contro la Repubblica Islamica, iniziata alla fine di febbraio, il Pentagono aveva trasferito parte delle sue truppe dagli Emirati Arabi Uniti e dal Qatar in Giordania e Israele. Poiché i due Paesi si trovano più distanti dal territorio iraniano, erano presumibilmente considerati relativamente sicuri dai vertici militari statunitensi.
Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente affermato che le capacità missilistiche iraniane sono state gravemente compromesse dagli attacchi aerei americani degli ultimi mesi.
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A giugno, ha dichiarato a Kristen Welker della NBC News che «la maggior parte delle fabbriche di droni [iraniane] sono state distrutte… e la maggior parte delle aree di produzione di missili sono state distrutte», con gli arsenali di Teheran presumibilmente ridotti al 21% dei livelli prebellici.
Sabato, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM)ha riferito che due militari americani sono rimasti uccisi, mentre un altro risulta ancora disperso, in seguito a un attacco missilistico e con droni kamikaze iraniani contro un’installazione militare in Giordania, avvenuto il giorno precedente.
Pressappoco nello stesso periodo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran) ha annunciato che le sue forze avevano distrutto almeno due aerei da combattimento statunitensi e altri tre velivoli in una base americana ad Al-Azraq, in Giordania.
Il New York Times, citando fonti anonime, ha riferito che il personale militare statunitense di stanza nel Paese mediorientale è stato oggetto di attacchi missilistici e con droni da parte dell’Iran in almeno tre diverse occasioni all’inizio della settimana. Gli attacchi avrebbero causato il ferimento di decine di militari statunitensi e danneggiato un numero significativo di elicotteri Black Hawk.
Washington e Teheran si sono scambiate colpi di arma da fuoco quasi quotidianamente nell’ultima settimana, in seguito al fallimento del cessate il fuoco all’inizio di questo mese.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha recentemente annunciato che la Repubblica islamica ha sospeso i suoi impegni nell’ambito del cessate il fuoco di 60 giorni, concordato in via preliminare da Washington e Teheran il 17 giugno come parte del Memorandum d’intesa di Islamabad.
Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questo mese, Trump aveva dichiarato in modo analogo che la tregua con l’Iran era «terminata».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Gli Stati Uniti rimandano i bombardamenti notturni sull’Iran a dopo la finale dei Mondiali
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 20, 2026Il CENTCOM non ha fornito motivazioni sulla scelta dei tempi né ha suggerito che l’operazione fosse stata intenzionalmente sincronizzata con l’evento calcistico globale. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva assistito alla partita al MetLife Stadium nel New Jersey, conclusasi ai tempi supplementari, e aveva preso parte alla cerimonia di premiazione, terminata poco prima dell’inizio degli attacchi. Il comunicato non faceva inoltre riferimento a ritorsioni per la morte di soldati americani né indicava il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran) come bersaglio specifico. Al contrario, il comunicato della sera precedente descriveva l’azione come volta a «punire rapidamente» i responsabili.
Sailors prepare U.S. Marine Corps F-35B stealth fighter jets for takeoff aboard USS Boxer (LHD 4) while transiting the Arabian Sea. Boxer is the flagship for the Boxer Amphibious Ready Group / 11th Marine Expeditionary Unit. pic.twitter.com/hyNJILD17i
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 19, 2026
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