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Geopolitica

Parlamentare ucraino pubblica i presunti termini del nuovo accordo di pace

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Il deputato ucraino dell’opposizione Oleksiy Goncharenko ha reso pubblico sui social il testo di un piano di pace che, a suo dire, l’amministrazione statunitense avrebbe consegnato a Kiev questa settimana.

 

L’esponente politico ucraino ha condiviso quelli che appaiono screenshot di un file elettronico in lingua ucraina, contenente i dettagli di un accordo-quadro in 28 punti per porre fine alle ostilità tra Mosca e Kiev.In precedenza, l’entourage di Volodymyr Zelens’kyj aveva confermato la ricezione della nuova bozza americana, senza però divulgare contenuti specifici e limitandosi a dichiarare la volontà di esaminarla, in quanto – secondo la valutazione USA – «potrebbe rivitalizzare il processo diplomatico».

 

Secondo il post del Goncharenko:

 

1. La sovranità dell’Ucraina sarà confermata.

 

2. Sarà concluso un accordo di non aggressione completo e globale tra Russia, Ucraina ed Europa. Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte.

 

3. Si prevede che la Russia non invaderà i Paesi vicini e che la NATO non si espanderà ulteriormente.

 

4. Sarà avviato un dialogo tra Russia e NATO, con la mediazione degli Stati Uniti, per risolvere tutte le questioni di sicurezza e creare le condizioni per una de-escalation, garantendo così la sicurezza globale e aumentando le opportunità di cooperazione e di futuro sviluppo economico.

 

5. L’Ucraina riceverà garanzie di sicurezza affidabili.

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6. La dimensione delle Forze armate dell’Ucraina sarà limitata a 600.000 unità.

 

7. L’Ucraina accetta di sancire nella propria Costituzione che non aderirà alla NATO, e la NATO accetta di includere nei propri statuti una disposizione che stabilisca che non accetterà l’Ucraina in futuro.

 

8. La NATO accetta di non inviare truppe in Ucraina.

 

9. Gli aerei da combattimento europei saranno di stanza in Polonia.

 

10. Garanzie statunitensi: gli Stati Uniti riceveranno un risarcimento per la garanzia. Se l’Ucraina invadesse la Russia, perderebbe la garanzia. Se la Russia invadesse l’Ucraina, oltre a una decisa risposta militare coordinata, tutte le sanzioni globali verrebbero ripristinate, il riconoscimento di nuovi territori e tutti gli altri vantaggi di questo accordo verrebbero revocati. Se l’Ucraina lanciasse un missile senza motivo su Mosca o San Pietroburgo, la garanzia di sicurezza sarebbe considerata invalida.

 

11. L’Ucraina mantiene il diritto di adesione all’UE e riceverà un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo mentre la questione è in esame.

 

12. Un potente pacchetto globale di misure per la ricostruzione dell’Ucraina, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo:
a. Creazione di un Fondo di sviluppo per l’Ucraina per investire in settori ad alta crescita, tra cui tecnologia, centri di elaborazione dati e Intelligenza Artificiale.
b. Gli Stati Uniti coopereranno con l’Ucraina alla ricostruzione, allo sviluppo, alla modernizzazione e alla gestione congiunta delle infrastrutture del gas ucraine, compresi gasdotti e impianti di stoccaggio.
c. Sforzi congiunti per ripristinare i territori colpiti dalla guerra, tra cui la ricostruzione e la modernizzazione di città e aree residenziali.
d. Sviluppo delle infrastrutture.
e. Estrazione di minerali e risorse naturali.
f. La Banca Mondiale svilupperà uno speciale pacchetto di finanziamenti per accelerare questi sforzi.

 

13. La Russia sarà reintegrata nell’economia globale:
a. La revoca delle sanzioni sarà discussa e concordata gradualmente e su base individuale.
b. Gli Stati Uniti concluderanno un accordo di cooperazione economica a lungo termine finalizzato allo sviluppo reciproco nei settori dell’energia, delle risorse naturali, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale, dei centri di elaborazione dati, dei progetti di estrazione di terre rare nell’Artico e di altre opportunità aziendali reciprocamente vantaggiose.
c. La Russia sarà invitata a rientrare nel G8.

 

14. I beni congelati saranno utilizzati nel modo seguente: 100 miliardi di dollari di beni russi congelati saranno investiti in sforzi di ricostruzione e investimento guidati dagli Stati Uniti in Ucraina. Gli Stati Uniti riceveranno il 50% dei profitti derivanti da questa iniziativa. L’Europa aggiungerà altri 100 miliardi di dollari per aumentare l’investimento totale disponibile per la ricostruzione dell’Ucraina. I beni europei congelati saranno sbloccati. I restanti beni russi congelati saranno investiti in un veicolo di investimento americano-russo separato che implementerà progetti congiunti americano-russi in aree da definire. Questo fondo sarà finalizzato a rafforzare le relazioni bilaterali e ad accrescere gli interessi comuni al fine di creare una forte motivazione a non tornare al conflitto.

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15. Sarà istituito un gruppo di lavoro congiunto americano-russo sulle questioni di sicurezza per facilitare e garantire l’adempimento di tutte le disposizioni del presente accordo.

 

16. La Russia sancirà per legge una politica di non aggressione nei confronti dell’Europa e dell’Ucraina.

 

17. Gli Stati Uniti e la Russia concorderanno di estendere la validità dei trattati sulla non proliferazione delle armi nucleari e sul controllo degli armamenti, incluso lo START-1.

 

18. L’Ucraina accetta di rimanere uno Stato non nucleare in conformità con il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari.

 

19. La centrale nucleare di Zaporozhye verrà riavviata sotto la supervisione dell’AIEA e l’elettricità generata verrà divisa equamente tra Russia e Ucraina (50:50).

 

20. Entrambi i Paesi si impegnano a introdurre programmi educativi nelle scuole e nella società che promuovano la comprensione e la tolleranza delle diverse culture e l’eliminazione del razzismo e dei pregiudizi:
a. L’Ucraina adotterà le norme dell’UE sulla tolleranza religiosa e la protezione delle minoranze linguistiche.
b. Entrambi i Paesi concordano di revocare tutte le misure discriminatorie e di garantire i diritti dei media e dell’istruzione ucraini e russi.
c. Ogni ideologia e attività nazista deve essere respinta e proibita.

 

21. Territori:
a. Crimea, Lugansk e Donetsk saranno riconosciute de facto come russe, anche dagli Stati Uniti.
b. Kherson e Zaporozhye saranno congelate lungo la linea di contatto, il che significherà un riconoscimento de facto lungo la linea di contatto.
c. La Russia rinuncia ad altri territori (probabilmente riferiti a parti delle oblast’ di Kharkov, Sumy e Dnipropetrovsk – N.d.R.) che controlla al di fuori delle cinque regioni.
d. Le forze ucraine si ritireranno dalla parte dell’oblast’ di Donetsk che attualmente controllano; questa zona di ritiro sarà considerata una zona cuscinetto demilitarizzata neutrale, riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione Russa. Le forze russe non entreranno in questa zona demilitarizzata.

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22. Una volta concordati i futuri accordi territoriali, sia la Federazione Russa che l’Ucraina si impegnano a non modificarli con la forza. Eventuali garanzie di sicurezza non saranno applicate in caso di violazione di questo impegno.

 

23. La Russia non ostacolerà l’uso commerciale del fiume Dnepr da parte dell’Ucraina e saranno raggiunti accordi sul libero trasporto del grano attraverso il Mar Nero.

 

24. Sarà creato un comitato umanitario per risolvere le questioni in sospeso:
a. Tutti i prigionieri e i corpi rimanenti saranno scambiati secondo il principio del «tutti per tutti».
b. Tutti i detenuti civili e gli ostaggi saranno restituiti, compresi i bambini.
c. Sarà attuato un programma di ricongiungimento familiare.
d. Saranno adottate misure per alleviare le sofferenze delle vittime del conflitto.

 

25. L’Ucraina terrà le elezioni 100 giorni dopo la firma dell’accordo.

 

26. Tutte le parti coinvolte nel conflitto riceveranno piena amnistia per le azioni commesse durante la guerra e si impegneranno a non presentare reclami o a perseguire denunce in futuro.

 

27. Il presente accordo sarà giuridicamente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita da un Consiglio di Pace presieduto dal Presidente Trump. In caso di violazioni, saranno applicate sanzioni predeterminate.

 

28. Una volta che tutte le parti avranno concordato e firmato il presente memorandum, il cessate il fuoco entrerà in vigore immediatamente dopo che entrambe le parti si saranno ritirate nelle posizioni concordate, in modo che possa iniziare l’attuazione dell’accordo.

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Geopolitica

Lavrov: UE sta commettendo un «harakiri». E aggiunge: europei terrorizzati dai piani di Trump

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L’UE sta di fatto commettendo un «harakiri» abbandonando l’energia russa nel tentativo di danneggiare Mosca, ha dichiarato il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov.   Lunedì, parlando agli studenti dell’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca (MGIMO), la principale accademia di formazione diplomatica russa, Lavrov ha sostenuto che i leader europei stanno facendo pagare ai propri elettori il costo delle politiche nei confronti della Russia.   «L’Europa sta semplicemente commettendo harakiri e dichiarando con orgoglio che il suo popolo deve soffrire… per i valori europei», ha affermato Lavrov, riferendosi al suicidio rituale giapponese noto anche come seppuku.

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«A quanto pare, per “valori europei” intendono il nazismo, seppellire i criminali nazisti con onori militari e vietare la lingua russa, l’istruzione in lingua russa, la cultura e i media russi, nonché la Chiesa ortodossa ucraina canonica», ha aggiunto, riferendosi alle politiche del governo ucraino sostenuto dalla UE.   Lavrov ha sostenuto che il tentativo dell’UE di fare pressione su Mosca non è riuscito a privare la Russia di clienti. «Non c’è alcun panico. Abbiamo sempre avuto molti acquirenti», ha affermato, aggiungendo che gli esportatori russi si sono orientati verso «quelli più affidabili». «Se l’Europa vuole pagare 800-900 dollari per mille metri cubi di gas naturale liquefatto americano, cosa possiamo farci?», ha chiesto.   A causa delle sanzioni occidentali, la Russia ha riorientato progressivamente le proprie esportazioni energetiche verso l’Asia. Le spedizioni di greggio via mare verso la Cina hanno raggiunto il livello record di 1,86 milioni di barili al giorno a gennaio, con un aumento del 46% su base annua. La Russia è rimasta inoltre il principale fornitore di petrolio dell’India, vendendo circa 2,1 milioni di barili al giorno ad agosto, pari al 45% delle importazioni del Paese, secondo la società di intelligence marittima Kpler.   Lavrov ha affermato che questo cambiamento non dovrebbe essere visto come un improvviso «pivot verso l’Est», sostenendo che la Russia ha a lungo coltivato legami economici in entrambe le direzioni.   Il mese scorso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto che la perdita delle importazioni di energia a basso costo ha inferto un duro colpo all’economia del blocco. Lavrov ha sostenuto che tali politiche dimostrano che i leader europei «non pensano agli elettori che li hanno portati al potere».   In un’intervista pubblicata martedì, Lavrov ha proseguito dicendo che i  leader europei erano «terrorizzati» dalle proposte del presidente statunitense Donald Trump per la risoluzione del conflitto in Ucraina e hanno lavorato senza sosta per sabotare gli sforzi di compromesso di Washington.   L’alto diplomatico russo ha accusato i membri europei della NATO di voler impedire a Trump di riprendere le idee discusse con il presidente russo Vladimir Putin in Alaska lo scorso anno. Ha inoltre fatto riferimento a una telefonata tra i due leader avvenuta il 4 luglio di quest’anno.   «L’Europa capisce che se gli americani tornassero improvvisamente alle loro proposte originali… come è successo ad Anchorage, l’Europa si spaventerebbe a morte», ha detto Lavrov. Secondo lui, i leader europei si sono «sbrigati immediatamente» a convincere Trump ad abbandonare le proprie iniziative.   Lavrov ha richiamato le dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron al vertice NATO di giugno, in cui il leader francese si era sostanzialmente vantato del fatto che l’iniziativa di Anchorage fosse stata «sepolta» e che Washington fosse di nuovo allineata con l’Europa in un fronte unito contro la Russia.   «Se la diplomazia occidentale si riduce a frenare i Paesi che propongono iniziative di compromesso ragionevoli ed equilibrate, allora così sia», ha affermato Lavrov. Mosca perseguirebbe quindi i suoi obiettivi «non al tavolo delle trattative», che a suo dire la Russia preferirebbe, «ma sul campo di battaglia».   Le dichiarazioni di Lavrov arrivano mentre l’amministrazione Trump si impegna di nuovo per rilanciare la diplomazia in stallo. L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, hanno incontrato Putin a Mosca sabato per oltre tre ore, prima di recarsi a Kiev il giorno successivo.   La Casa Bianca ha affermato che le parti hanno discusso «piani concreti per i prossimi passi» verso la fine del conflitto, mentre il collaboratore del Cremlino Yury Ushakov ha descritto l’incontro come «estremamente franco» e ha dichiarato che gli inviati americani hanno presentato diverse idee su possibili vie per una soluzione.

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Lavrov, tuttavia, ha sostenuto che gran parte del discorso pubblico sulla diplomazia proveniente da Kiev e dai suoi sostenitori occidentali ha lo scopo di ottenere un’ulteriore tregua nei combattimenti e dare agli alleati ucraini il tempo di riarmarsi e riorganizzarsi. Nonostante il rinnovato impegno degli Stati Uniti, Lavrov ha insistito sul fatto che al momento non sono in corso negoziati di pace costruttivi.   «Sul fronte diplomatico non sta succedendo nulla», ha affermato, aggiungendo che gli sviluppi si stanno invece verificando «sul fronte reale», dove le forze russe stanno avanzando.   Il ministro degli Esteri ha inoltre avvertito che Mosca intende dare seguito alle minacce di rappresaglia per gli attacchi ucraini contro le infrastrutture civili russe. La Russia aveva avvertito che tali attacchi avrebbero innescato una risposta «molto più dura per l’Ucraina», ha affermato, aggiungendo: «Questo sta accadendo ora».   Il massimo diplomatico russo ha anche criticato Londra, che ha promesso di rimanere al fianco di Kiev fino alla fine. «Mi dispiace per la Gran Bretagna», ha detto, poiché la sua fine «non sarà felice».   Riguardo ai preparativi europei per un possibile futuro conflitto con Mosca, Lavrov ha ribadito la posizione di Putin secondo cui la Russia non ha alcuna intenzione di attaccare l’Europa. Tuttavia ha avvertito che se i Paesi europei dovessero attaccare la Russia, si tratterebbe di «una guerra fondamentalmente diversa» e «molto breve».

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);  
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Otto Paesi musulmani denunciano i piani israeliani di espellere i palestinesi da Gaza

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I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano le proposte discusse la scorsa settimana dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir e dal ministro della Difesa Israel Katz per l’espulsione della popolazione palestinese da Gaza, mascherata da eufemismi come «emigrazione volontaria». Lo riporta EIRN.

 

La dichiarazione congiunta condanna tali proposte affermando: «Tali dichiarazioni e proposte incendiarie violano palesemente i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e rappresentano una minaccia diretta ai diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese… I ministri ribadiscono il loro inequivocabile rifiuto e la loro condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a sfollare il popolo palestinese, sia all’interno che all’esterno dei Territori Palestinesi Occupati, con qualsiasi pretesto o giustificazione. Mettono in guardia contro le gravi conseguenze derivanti dal trasformare gli appelli allo sfollamento forzato in politiche dichiarate o misure concrete volte a sradicare i palestinesi dalla loro terra».

 

Tali azioni costituiscono una sfida diretta agli sforzi internazionali volti al raggiungimento della pace, primo fra tutti il Piano globale del presidente Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza, che include il suo inequivocabile rifiuto degli sfollamenti forzati, e rischiano seriamente di compromettere le prospettive di stabilità nella regione.

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I ministri «ribadiscono che l’unica via per raggiungere una pace giusta e duratura risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati con la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i principi del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del diritto internazionale».

 

«I ministri invitano inoltre la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad assumersi le proprie responsabilità e a contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di imporre una nuova realtà demografica o geografica nei Territori Palestinesi Occupati, garantendo il rispetto delle norme del diritto internazionale. Ribadiscono il loro pieno e continuo sostegno alla fermezza del popolo palestinese sulla propria terra e il loro rifiuto di ogni tentativo volto a cancellare la causa palestinese o a minare i legittimi diritti del popolo palestinese».

 

Il 3 agosto il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet. La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.

 

L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.

 

Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.

 

Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.

 

Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.

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Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

 

Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.

 

Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.

 

La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.

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Geopolitica

Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre

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La Francia non dispone di risorse proprie e non può finanziare l’Ucraina all’infinito, ha dichiarato Jordan Bardella, presidente del partito di destra Rassemblement National (NR) di Marine Le Pen.   Il principale partito di opposizione francese è stato oggetto di dure critiche da parte dei rivali all’inizio di questa settimana, dopo che il vicepresidente Louis Aliot ha affermato che NR «chiuderebbe i rubinetti» per Kiev qualora salisse al potere dopo le elezioni presidenziali del 2027. Si ritiene che Le Pen abbia ottime possibilità di successo alle elezioni del prossimo anno, indipendentemente da chi sarà il suo avversario al secondo turno.   Sabato, intervenendo al Forum Ambrosetti a Cernobbio, Bardella è tornato sulla questione, sostenendo che l’Ucraina ha bisogno del sostegno della Francia e delle altre nazioni occidentali nel conflitto con la Russia, ma che «il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di finanziare la guerra ad vitam æternam», espressione latina che significa «per sempre».   La Francia ha un debito pubblico di 3.500 miliardi di euro e non può «dare soldi che non abbiamo più» al governo di Volodymyr Zelens’kyj, ha sostenuto.   «La situazione estremamente grave e preoccupante delle finanze pubbliche francesi significa che non possiamo erogare denaro senza garanzie o assicurazioni che questo denaro verrà un giorno restituito», ha affermato il presidente del Rassemblement National.

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Parigi è stata uno dei più convinti sostenitori di Kiev nell’UE dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, erogando miliardi in aiuti militari e diverse armi sofisticate, tra cui obici semoventi CAESAR e aerei da combattimento Mirage.   Secondo il Bardella, gli americani erano «molto più furbi» degli europei nel fornire assistenza a Kiev, «perché i fondi che hanno dato all’Ucraina sono garantiti contro l’estrazione di terre rare». Si riferiva all’accordo raggiunto lo scorso anno tra Washington e Kiev, che assicura agli Stati Uniti un accesso preferenziale alle risorse minerarie ucraine.   Durante il secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump, Washington ha inoltre ridotto in misura significativa gli aiuti all’Ucraina, costringendo i membri europei della NATO a pagare le armi di fabbricazione americana destinate al Paese.   All’inizio di questa settimana Trump ha avvertito che intende presentare all’Europa un conto, seppur tardivo, per i miliardi di dollari che Washington ha speso per armare l’Ucraina sotto la presidenza del predecessore Joe Biden. In precedenza aveva stimato che Biden avesse fornito a Kiev armi per un valore di oltre 300 miliardi di dollari «gratuitamente».   Giovedì Le Pen ha dichiarato che il Rassemblement National è scettico su ulteriori aiuti all’Ucraina perché ritiene che il conflitto con la Russia richieda una soluzione diplomatica.   Un sondaggio Harris Interactive di fine agosto indicava che Le Pen godeva del sostegno del 34% dell’opinione pubblica francese, risultato che dovrebbe garantirle l’accesso al secondo turno delle presidenziali, dove avrebbe probabilmente una vittoria agevole contro il rivale di sinistra Jean-Luc Mélenchon o il candidato centrista, l’ex primo ministro Édouard Philippe.  

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