Bioetica
La liceità morale del vaccino pandemico
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Don Curzio Nitoglia.
Alcuni sostengono non essere certo che, nel vaccino anticovid-19, vi siano cellule fetali di aborti procurati, ma potrebbero esservi solo cellule di un feto abortito spontaneamente negli anni Sessanta del secolo scorso; quindi sarebbe lecito ricevere il vaccino, poiché non vi sarebbe nessuna cooperazione all’aborto.
Inoltre, altri sostengono che anche se, nei vaccini, vi fossero cellule di feti abortiti in maniera volontaria, applicando la dottrina del «volontario indiretto» o della «causa con duplice effetto», sarebbe egualmente lecito farsi vaccinare con una cooperazione materiale indiretta.
Ora mi sembra che si possa sostenere, come asseriscono molti medici e scienziati (Tarro, Scoglio, Montanari, Galli, Palù, Olivieri, Montaigner, Bacco, Zangrillo, De Mari), che – ammesso e non concesso non sia sicura la presenza di feti abortiti nei vaccini – vi sono serie probabilità che nella maggior parte dei vaccini si trovino cellule di feti abortiti, ossia vi è almeno un dubbio positivo1 sulla loro presenza nel siero vaccinale.
Vi sono serie probabilità che nella maggior parte dei vaccini si trovino cellule di feti abortiti, ossia vi è almeno un dubbio positivo sulla loro presenza nel siero vaccinale
Questa tesi scientifica della presenza di cellule di feti abortiti nel siero vaccinale è stata espressa esplicitamente in un atto parlamentare della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana (Atti Parlamentari XVII Legislatura Doc. XXII-bis N. 23, approvata e trasmessa alla Presidenza dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018, che cito testualmente:
«Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni».
La Commissione, sulla base di risultanze medico-scientifiche, argomenta come segue:
«Poiché molti dei vaccini utilizzati vengono prodotti con colture di cellule e tessuti animali (embrioni di pollo) o umani (tessuti fetali, linee cellulari), tale contaminazione pone dei seri rischi per la salute umana, perché potrebbe essere responsabile di reazioni autoimmuni contro il DNA umano»
«Poiché molti dei vaccini utilizzati vengono prodotti con colture di cellule e tessuti animali (embrioni di pollo) o umani (tessuti fetali, linee cellulari), tale contaminazione pone dei seri rischi per la salute umana, perché potrebbe essere responsabile di reazioni autoimmuni contro il DNA umano. In particolare è il caso di richiamare lo studio dal tiolo “Epidemiologic and Molecular Relationship Between Vaccine Manufacture and Autism Spectrum Disorder Prevalence” di Deisher TA, et al. Issues Law Med. 2015, nelle cui conclusioni si legge: “I vaccini prodotti in linee di cellule fetali umane contengono livelli inaccettabili di contaminanti del frammento di DNA fetale. Il genoma umano contiene naturalmente regioni suscettibili di formazione di rottura a doppio filamento e mutagenesi inserzionale del DNA. La ‘Scossa di Wakefield’ ha creato un esperimento naturale che può dimostrare una relazione causale tra vaccini fabbricati da linee cellulari fetali e la prevalenza di ASD»2.
La Commissione osserva che lo studio è frutto dell’analisi di laboratorio svolta su un vaccino presente nell’elenco della documentazione consegnata all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), ma nella quale non si fa menzione di tale componente.
Quanto sostenuto nel Documento della Camera dei Deputati viene ribadito anche dall’Associazione Corvelva che, tra i tanti documenti presenti nel proprio archivio, ha pubblicato una «Lettera aperta ai legislatori sul DNA fetale nei vaccin» della già citata dott.ssa Theresa Deisher, datata 8 aprile 20193.
«La somministrazione di frammenti di DNA umano fetale (primitivo) estraneo a un bambino potrebbe generare una risposta immunitaria che avrebbe anche una reazione crociata con il DNA del bambino stesso, poiché il DNA contaminante potrebbe avere zone di sovrapposizione molto simili al DNA del bambino stesso»
Una parte della lettera merita di essere citata per le gravi implicazioni sanitarie rappresentate:
«La somministrazione di frammenti di DNA umano fetale (primitivo) estraneo a un bambino potrebbe generare una risposta immunitaria che avrebbe anche una reazione crociata con il DNA del bambino stesso, poiché il DNA contaminante potrebbe avere zone di sovrapposizione molto simili al DNA del bambino stesso. I bambini con disturbo autistico hanno anticorpi contro il DNA umano in circolo che i bambini non autistici non hanno. Questi anticorpi possono essere coinvolti in attacchi autoimmuni in bambini autistici. La Duke University ha dimostrato in uno studio condotto di recente in cui sono stati osservati dei miglioramenti significativi nel comportamento quando i bambini con disturbo dello spettro autistico sono stati trattati con il proprio sangue autologo da cordone ombelicale stoccato. Questo trattamento mostra chiaramente che la maggior parte dei bambini con autismo non nascono con esso dal momento che le malattie genetiche come la sindrome di Down o la fibrosi muscolare non possono essere trattate con cellule staminali autologhe».
La dott.ssa Deisher nota anche che «Il primo punto di cambiamento per l’anno di nascita del disturbo autistico (AD) è stato identificato nel 1981 per i dati della California e degli Stati Uniti, preceduto da una sostituzione nel processo di produzione:
Nel gennaio 1979, la FDA approvò la sostituzione della produzione del virus della rosolia dalle linee cellulari animali (virus ad alto passaggio, HPV-77, cresciuto ad esempio nelle cellule di embrioni di anatra) alla linea cellulare fetale umana WI-38 usando il ceppo virale RA27/3
Il primo punto di cambiamento per l’anno di nascita del disturbo autistico (AD) è stato identificato nel 1981 per i dati della California e degli Stati Uniti, preceduto da una sostituzione nel processo di produzione
Sia il nuovo vaccino monovalente approvato per rosolia, sia un vaccino contro la parotite, il morbillo e la rosolia utilizzano la linea cellulare fetale WI-38 per la produzione della parte di vaccino contro la rosolia.
Prima del 1980, il disturbo dello spettro autistico era una malattia molto rara, quasi sconosciuta. Secondo i dati del CDC, il tasso di autismo nel 2014 era di 1 su 59 bambini, un aumento molto rapido dal 2000, quando era 1 su 150. CDC: “I costi totali all’anno per i bambini con ASD negli Stati Uniti erano stimati tra 11,5 miliardi di dollari – 60,9 miliardi di dollari (2011 dollari USA)”»4.
In un altro studio pubblicato in peer review dall’Associazione Corvelva sul vaccino MPRV (Priorix Tetra) usato nei bambini dagli 11 mesi fino ai 12 anni per prevenire morbillo, parotite, rosolia e varicella, si afferma quanto segue:
«Si può chiaramente osservare che la letteratura di riferimento, per sostenere che le cellule diploidi impiegate per la produzione di vaccini sono sicure dal punto di vista della stabilità genetica, è obsoleta»
«Si può chiaramente osservare che la letteratura di riferimento, per sostenere che le cellule diploidi impiegate per la produzione di vaccini sono sicure dal punto di vista della stabilità genetica, è obsoleta. Già 40 anni fa erano state riscontrate le prime anomalie genetiche, ritenute trascurabili per la sicurezza dei vaccini, e da quanto riportato nella linea guida OMS da allora non sono più stati fatti aggiornamenti con le nuove tecnologie di sequenziamento (…), con la conseguenza che nei vaccini somministrati da decenni è stata permessa dalle agenzie la presenza di DNA progressivamente sempre più modificato geneticamente e in quantità non controllata. Si veda a tale proposito il report sul sequenziamento dell’intero genoma delle MRC-5 pubblicato nel sito del Corvelva in data 27.09.2019 in cui risulta evidente la modificazione profonda di questo DNA anche in geni associati allo sviluppo di patologie tumorali»5.
In questo studio si mette l’accento sulla possibilità che i riceventi vaccini contenenti cellule di DNA umano possano andare incontro, anche a distanza di anni, a insorgenze tumorali.
Già nel 2010 la stessa OMS, emanando delle raccomandazioni per la valutazione delle colture cellulari animali come substrati per la fabbricazione di medicinali biologici e per la caratterizzazione delle banche cellulari, pone alla presenza di DNA umano il limite 10 microgrammi per fiala6.
Lo studio di Corvelva sul vaccino denominato Prorix Tetra dimostra invece che i campioni vaccinali analizzati sono «risultati contenere un’elevata percentuale di letture di DNA umano oltre a quelle attese del genoma del virus della varicella (Human alphaherpes virus 3), unico rilevabile tra i quattro, essendo nell’articolo stata presentata una analisi di tipo DNA-seq. (…) In seguito i quantitativi di DNA riscontrati e confermati con la stessa metodica che qui è ora convalidata sono stati ancora superiori: fino a 3,7 microgrammi per fiala, portando a constatare una notevole differenza tra lotto e lotto»7.
In questo studio si mette l’accento sulla possibilità che i riceventi vaccini contenenti cellule di DNA umano possano andare incontro, anche a distanza di anni, a insorgenze tumorali
In breve, gli studi clinici citati nella Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’on. Gian Piero Scanu per acclarare nello specifico la causa della morte e delle gravi malattie invalidanti del personale militare, ritengono altamente probabile che – per quanto riguarda i casi dei militari italiani ammalatisi durante la guerra del Kossovo – tali patologie siano ascrivibili non solo alla loro esposizione a nano-particelle di materiale bellico composto di uranio impoverito, ma anche al fatto di essere stati sottoposti a vaccini di nuova generazione a terapia genetica, contenenti nano-particelle nocive per la salute umana.
Inoltre gli studi sull’impiego dei vaccini contenenti cellule di DNA umano, pubblicati dall’Associazione Corvelva, affermano l’elevata probabilità che le linee cellulari umane, e non solo quelle provenienti da feti abortiti, hanno effetti nocivi sul DNA umano.
Tutto ciò dovrebbe indurre almeno a una certa prudenza nell’affermare un’assenza di cellule di feti abortiti e a essere guardinghi circa i rischi dei vaccini; recentemente persino il dottor Christian Perronne, che è stato sempre schierato a favore delle campagne di vaccinazione, si è dichiarato contrario al vaccino anticovid-19 perché muta geneticamente la natura dell’uomo e non è stato sufficientemente sperimentato.
Lo studio sul vaccino denominato Prorix Tetra dimostra invece che i campioni vaccinali analizzati sono «risultati contenere un’elevata percentuale di letture di DNA umano oltre a quelle attese del genoma del virus della varicella
Se così fosse, infatti, non si potrebbe applicare il volontario indiretto a questo caso, poiché l’effetto (presunto) buono: l’immunizzazione dal COVID-19, verrebbe direttamente dall’effetto cattivo (siero contenente feti abortiti). Dunque, non è lecito farsi vaccinare, sapendo che il vaccino contiene cellule fetali; certamente non significa commettere il crimine dell’aborto, ma vuol dire, pur sempre, cooperare materialmente in maniera diretta a esso, ricevendo la (presunta immunizzazione) da un aborto procurato.
In caso di dubbio occorre distinguere tra dubbio negativo (quando non si hanno ragioni né pro né contro una tesi o un giudizio) e dubbio positivo (quando si hanno eguali ragioni per le due parti della tesi); i moralisti8 insegnano che non è moralmente lecito agire con un dubbio positivo; ad esempio, se sto cacciando i fagiani e dubito positivamente, se dietro l’albero vi sia un fagiano o un uomo (ossia ho almeno un ragionevole dubbio, che sia fondato oggettivamente) non posso sparare egualmente, sperando di uccidere un fagiano, poiché metto in conto la possibilità prossima o la probabilità di uccidere un uomo.
Così nei vaccini anticovid-19, se il dubbio che contengano feti abortiti non è negativo (ossia senza nessun fondamento serio), ma è positivo (con fondamento serio), allora l’azione è illecita moralmente.
Gli studi sull’impiego dei vaccini contenenti cellule di DNA umano, affermano l’elevata probabilità che le linee cellulari umane, e non solo quelle provenienti da feti abortiti, hanno effetti nocivi sul DNA umano.
Infine, oltre la causa materiale dei vaccini, su cui si sta disputando, occorre studiare anche la causa finale di essi e soprattutto del vaccino anticovid-19, che è stata presentata non solo dalla maggior parte degli scienziati (anche quelli favorevoli alle vaccinazioni), ma pure dai fautori della vaccinazione anticovid-19 (ad esempio Marco Antonio Attisani9) come atta a modificare il DNA e lo RNA umano.
Ora questo fine è intrinsecamente malvagio, poiché tende a cambiare la specie umana come è stata concepita da Dio e realizzata dalla natura.
In una questione ancora dibattuta dagli scienziati, che mettono almeno in dubbio la presenza di cellule provenienti da feti abortiti nei vaccini (o addirittura la ritengono probabile se non addirittura certa) e ritengono che il vaccino anticovid-19 non sia sufficientemente sperimentato (poiché per la sperimentazione sono necessari almeno 7 anni, mentre l’attuale vaccino è stato sperimentato in soli tre mesi) occorrerebbe un po’ di prudenza e si dovrebbe procedere con i piedi di piombo, sia per la illeceità morale della cooperazione materiale diretta a un atto malvagio, sia per gli effetti gravemente rovinosi per la salute del corpo come pure per la probabile immissione di nano-particelle nel DNA umano, che modificherebbero il nostro genoma e ci renderebbero simile a dei robot eterodiretti, sopprimendo così le capacità raziocinative e il libero arbitrio che il Creatore ha dato all’uomo.
Tutto ciò dovrebbe indurre almeno a una certa prudenza nell’affermare un’assenza di cellule di feti abortiti e a essere guardinghi circa i rischi dei vaccini
Don Curzio Nitoglia
NOTE
1 Il dubbio positivo consiste nell’incertezza tra due tesi opposte: per esempio, “presenza/assenza di feti nei vaccini”, per cui si sospende il giudizio e non si assente né all’una né all’altra.
I moralisti insegnano che non è moralmente lecito agire con un dubbio positivo
3 https://www.corvelva.it/approfondimenti/notizie/mondo/lettera-aperta-ai-legislatori-sul-dna-fetale-nei-vaccini-theresa-deisher.html
4 https://www.corvelva.it/approfondimenti/notizie/mondo/lettera-aperta-ai-legislatori-sul-dna-fetale-nei-vaccini-theresa-deisher.html
5 https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/vaccinegate/prima-pubblicazione-peer-review-sui-vaccini-mprv-priorix-tetra-e-mmrvaxpro.html
7 https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/vaccinegate/prima-pubblicazione-peer-review-sui-vaccini-mprv-priorix-tetra-e-mmrvaxpro.html
8Cfr. F. Roberti – P. Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, I ed., 1955; ristampa, Proceno (Viterbo), Effedieffe, 2015; B. Merkelbach, Summa Theologiae Moralis,I ed., Parigi, 1932-1933, 3 voll.; H. Noldin, Summa Theologiae Moralis, I ed. 1899-1900, Verona, 3 voll.; D. Prummer, Manuale Theologiae Moralis, I ed., 1915, Barcellona, 3 voll.; E. Jone, Compendio di teologia Morale, Roma, 1951.
9 Cfr. www.nogeoingegneria.com ; si possono ascoltare su You Tube 3 conferenze (8. IX. 2019; 6. VIII. 2019; 27. VI. 2020) del dr. Marco Antonio Attisani, in cui parla di intelligenza artificiale e di robotizzazione dell’uomo, mediante nano-particelle immesse nel DNA umano e dirette dal G5.
Articolo previamente apparso sul sito di Don Curzio Nitoglia con il titolo «La liceità morale del vaccino pandemico».
Bioetica
Spagna, Medici obiettori di coscienza nel mirino di una «lista nera»
Il 9 marzo 2026, l’Alta Corte di Madrid ha ordinato al Governo della Comunità di Madrid di avviare «immediatamente» la procedura amministrativa per la creazione e l’approvazione di un registro dei professionisti sanitari che si dichiarano obiettori di coscienza alla pratica dell’aborto.
La decisione della Corte completa una vera e propria persecuzione nei confronti dei medici che si rifiutano di praticare aborti per motivi di coscienza.
Contesto della decisione
Nel 2010, una legge ha autorizzato l’aborto fino alla 14a settimana di gravidanza e fino alla 22a settimana in caso di malformazioni o rischi per la salute della donna. L’aborto rimane possibile anche dopo la 22a settimana in caso di gravi e incurabili patologie fetali.
Dal 2022, la legge punisce l’ostruzione, l’intimidazione o le molestie nei confronti di donne o operatori sanitari nei pressi delle cliniche con una pena detentiva da 3 a 12 mesi o con il divieto di accesso alle strutture sanitarie per un periodo da 6 mesi a 3 anni.
Nel 2023, una nuova riforma ha imposto, tra le altre cose, la creazione in ogni comunità autonoma spagnola di un registro dei medici obiettori di coscienza, apparentemente per migliorare l’organizzazione e la continuità dei servizi. Questa riforma ha anche consentito alle minorenni di abortire senza il consenso dei genitori a partire dai 16 anni e ha eliminato il periodo di attesa obbligatorio.
Alcune comunità autonome spagnole si sono rifiutate di conformarsi alla creazione di questo registro, in particolare l’Aragona, le Isole Baleari e Madrid. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso (PP), ha ripetutamente definito il registro una «lista nera» che stigmatizzerebbe gli obiettori di coscienza, aprendo la porta alla discriminazione nelle future assunzioni.
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Nell’ottobre del 2025, il ministero della Salute chiese ai dissidenti di conformarsi; le prime due risposero favorevolmente. L’Ordine dei Medici di Madrid replicò, invece: «Ciò che il governo sta cercando di fare è limitare il diritto all’obiezione di coscienza, e questo viene fatto con queste liste nere di obiettori di coscienza», secondo il suo presidente, il dottor Manuel Martinez-Selles.
Nel novembre del 2025, Isabel Diaz Ayuso persistette nel suo rifiuto: «che senso ha volere una lista nera di medici? Se non si intende usarla, perché è così importante?». Chiese «di difendere la libertà ideologica, religiosa e di culto, garantita dalla nostra Costituzione». «La cosa più importante è che lo Stato non interferisca con il nostro modo di pensare», aggiunse.
Il ministero della Salute portò il caso in tribunale.
Il 15 gennaio, il Ministero della Salute ha presentato ricorso all’Alta Corte di Giustizia di Madrid, la quale, lunedì 9 marzo, ha accolto le misure provvisorie richieste dal Ministero della Salute e ha ordinato alla Comunità di avviare «immediatamente» l’iter amministrativo per la creazione e l’approvazione del registro, come previsto dalla legislazione nazionale in materia di aborto.
La Corte ha tuttavia precisato che la misura provvisoria non implica l’immediata creazione del registro, bensì l’obbligo di avviare le procedure necessarie per la sua attuazione, in conformità con la normativa vigente.
Va notato che in alcune regioni, come La Rioja e Castiglia e León, quasi tutti i medici si rifiutano di praticare aborti per motivi di coscienza. Nel 2023, cinque delle nove province di Castiglia e León non avevano registrato alcun aborto da oltre un decennio.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Luis García via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Spain
Bioetica
Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire
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Bioetica
Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione
Seguendo l’esempio della Francia, il Granducato del Lussemburgo si prepara a sancire il «diritto» all’aborto nella sua legge fondamentale. Spinto da una coalizione guidata dal Partito Cristiano Sociale, il Paese sta sprofondando in una deriva ideologica che volta le spalle alla tutela della vita e all’eredità cristiana del Vecchio Continente.
«C’è qualcosa di marcio nello stato di Danimarca», fece dire Shakespeare a Marcello. Ma sembra che l’elenco sia ben lungi dall’essere limitato al paese di Amleto: sotto l’impulso del déi Lénk (partito di sinistra) e sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare, il Granducato di Lussemburgo ha compiuto, il 3 marzo 2026, un primo passo decisivo verso l’inserimento della libertà di aborto nella sua Costituzione.
Questa votazione, che ha avuto luogo alla Camera dei Deputati, segna un nuovo passo avanti nella secolarizzazione radicale che sta dilagando in Europa, dopo la Francia del 2024.
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Un tradimento delle radici cattoliche
Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti.
Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente?
Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.
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Una grande rottura antropologica
Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli.
Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione.
Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto.
Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.
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