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Catastrofi

Ancora un terremoto nelle Filippine. Morti e allarme tsunami

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Un forte terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito le Filippine meridionali venerdì, innescando un allarme tsunami e spingendo i residenti delle aree costiere a cercare rifugio in zone più elevate.

 

Le autorità hanno riportato due vittime a Mati City, nella provincia di Davao Orientale. Diversi edifici hanno subito danni, le strade si sono crepate e sono state segnalate interruzioni di corrente nelle zone colpite.

 

L’epicentro è stato localizzato a est di Manay, sempre nella provincia di Davao Orientale, a una profondità di circa 10 km. L’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia (Phivolcs) e il sistema di allerta tsunami statunitense hanno emesso avvisi per le coste vicine, avvertendo della possibilità di onde alte fino a un metro o più rispetto alla marea normale.

 

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Il Pacific Tsunami Warning Center ha esteso gli allarmi alle regioni entro 300 km dall’epicentro, incluse alcune aree dell’Indonesia. La maggior parte degli allarmi nelle Filippine è stata successivamente revocata dopo che sono state rilevate solo lievi variazioni del livello del mare.

 

Le autorità locali hanno invitato i residenti a spostarsi in aree più alte, a verificare la sicurezza degli edifici e a prepararsi per possibili scosse di assestamento, che potrebbero raggiungere una magnitudo di 6,4, secondo Phivolcs.

 

Le Filippine, situate nella «Cintura di Fuoco» del Pacifico, dove i confini tettonici causano frequenti attività sismiche, sono state colpite pochi giorni prima da un devastante terremoto di magnitudo 6,9 a Cebu, che ha causato almeno 74 morti e ha messo sotto pressione le capacità di risposta alle emergenze.

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Catastrofi

Devastante terremoto in Colombia

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Secondo l’Associazione colombiana delle capitali (Asocapitales), il numero delle vittime del terremoto devastante che ha colpito la Colombia occidentale è salito ad almeno 169.   L’associazione ha comunicato martedì che 165 decessi sono stati accertati in quattro capitali regionali, pari a oltre il 97% del totale nazionale delle vittime.   Come riferito da Asocapitales, almeno 668 persone hanno riportato ferite e 165 edifici sono crollati nelle città coinvolte, mentre le operazioni di ricerca e soccorso proseguono nelle aree colpite.   Il sisma di magnitudo 7,4 si è verificato lunedì, con epicentro nella Colombia occidentale, interessando i dipartimenti di Valle del Cauca, Caldas, Chocó e Risaralda.   Immagini drammatiche ritraggono persone in fuga da edifici che oscillano e crollano. Un video inquietante registrato a Cali sembra mostrare quattro persone schiacciate dal cedimento di un balcone mentre cercavano di allontanarsi da una clinica.    

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Il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha disposto il coprifuoco dalle 20:00 alle 6:00 per preservare l’ordine pubblico, precisando che polizia e militari avrebbero effettuato pattugliamenti in città e collaborato alle ricerche dei sopravvissuti.   l Dipartimento di Stato americano ha annunciato lo stanziamento di 15,5 milioni di dollari in aiuti di emergenza alla Colombia per «alloggi, cibo, protezione e valutazioni dei danni causati dal terremoto».   Nel mese di giugno due terremoti hanno colpito il vicino Venezuela, provocando la morte di oltre 6.300 persone.   Due mesi fa un sisma aveva causato diecine di morti e crollo di edifici a Mindanao, nelle Filippine. L’arcipelago era stato colpito, con accluso uno tsunami, anche l’anno passato. Poco prima era stato terremotato il confine Afghanistan-Pakistan, con almeno 800 decessi.   Due settimane fa un sisma di magnitudine 7.1 ha colpito la prefettura di Kumamoto, nel Giappone meridionale, radendo al suolo palazzi.  

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Catastrofi

Arrestate centinaia di persone sospettate degli incendi boschivi in Francia: nessun ambientalista?

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Secondo il ministero dell’Interno di Parigi, la polizia francese ha fermato 420 persone con l’accusa di aver appiccato incendi deliberatamente o per grave negligenza nel corso di una devastante stagione di roghi che ha bruciato quasi 120.000 ettari in tutto il Paese.

 

Quest’estate la Francia ha dovuto far fronte a ondate di calore consecutive, con temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato gran parte dell’Europa. Il presidente Emmanuel Macron ha definito la crisi degli incendi boschivi potenzialmente la peggiore affrontata dal Paese dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Il caldo prolungato e la siccità hanno disseccato la vegetazione, consentendo a piccole fonti di innesco di trasformarsi in incendi a rapida propagazione. Al culmine della crisi oltre 224.000 persone sono state evacuate.

 

Secondo le autorità, nove incendi su dieci in Francia sono provocati dall’attività umana. Tra i casi rientrano sia atti dolosi sia roghi attribuiti a sigarette gettate a terra, barbecue, falò e altri comportamenti imprudenti.

 

 

 

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Tra gli arrestati figurano 166 minorenni. Un primo esame di 80 sospetti ha mostrato che il 97,5% era di sesso maschile, con un’età media di 32,5 anni. Il gruppo comprendeva studenti, recidivi e vigili del fuoco volontari.

 

Le presunte motivazioni risultano molto eterogenee: alcuni sospettati avrebbero agito per vendetta, per guadagno economico, per attirare l’attenzione o per sfidare le autorità. Secondo gli esperti citati da Le Figaro, i piromani clinici rappresentano meno del 5% degli autori di incendi.

 

Un caso riguarda un disoccupato di 23 anni accusato di aver appiccato circa dieci incendi di vegetazione nel dipartimento del Var, nel sud-est del paese, tra il 19 e il 24 luglio. È stato incriminato per distruzione di foreste e macchia mediterranea tramite incendio e per aver provocato danni ambientali irreversibili. In caso di condanna, il sospettato rischia fino a 15 anni di carcere e una multa di 150.000 euro.

 

Altri casi includono un giovane vigile del fuoco volontario che ha confessato di aver «dato fuoco a dei ramoscelli con un accendino e della benzina» prima di ritrattare la dichiarazione, e un uomo che ha affermato di aver «acceso accidentalmente l’incendio gettando via la sigaretta». Entrambi sono stati incriminati e posti in custodia cautelare.

 

«Chi getta un mozzicone di sigaretta o accende un barbecue in una zona boschiva sussistono le condizioni per un’accusa di messa in pericolo della vita altrui. Basta una piccola scintilla perché si inneschi un incendio», ha dichiarato a Le Monde il procuratore di Bordeaux Renaud Gaudeul. «In periodi di siccità come questo, tutto ciò che serve è un semplice accendino», ha spiegato l’investigatore antincendio Eric Dufayet.

 

Le comunicazioni delle autorità francesi sembrano ignorare che esiste un ulteriore movente, di cui si è parlato nel caso di catastrofi piriche precedenti, compreso il presente caso canadese e quello ancora più bizzarro di Los Angeles due anni fa: la possibilità che i piromani sia in realtà attivisti ecologisti, che quindi questo sia terrorismo ambientalista volto a convincere la popolazione e i legislatori dell’esistenza del cambiamento climatico.

 

Lo Stato francese non può tollerare una simile notizia perché è esso stesso attivamente impegnato, come si è visto nel disastro delle sadiche Olimpiadi parigine, nella nuova religione climatica.

 

Sono state avanzate ipotesi ancora più sottili, e terrificanti, nell’ambito del disastro incendiario che ha colpito le Hawaii tre anni fa, dove si è discusso di possibili speculazioni immobiliari e perfino dell’uso di armi satellitari ad energia per scatenare il fuoco dallo spazio.

 

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 Immagine di Frenchbluesman via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Catastrofi

Incendio in Canada, 20.000 evacuati

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Sabato è stato proclamato lo stato di emergenza nella provincia canadese della Columbia Britannica, dopo che migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa di un incendio che si è diffuso con grande rapidità e che, nel corso di una sola notte, ha quasi raddoppiato la propria estensione.   L’incendio di Bald Range continuava a divampare fuori controllo, determinando ordini di evacuazione a Summerland, Peachland e in altre località situate a ovest del lago Okanagan, nella parte meridionale della Columbia Britannica. Segnalato per la prima volta venerdì a ovest di Summerland, l’incendio, alimentato da venti intensi e da vegetazione secca, si è esteso per circa 15 km in direzione del lago nel giro di poche ore, raggiungendo una superficie superiore ai 100 km quadrati.   Le autorità locali hanno dichiarato che si tratta della più ampia evacuazione registrata nella Columbia Britannica dall’inizio dell’estate, con oltre 20.000 persone in tutta la provincia costrette a lasciare le proprie case.   I video diffusi online mostravano fiamme che avanzavano lungo un’autostrada e edifici completamente avvolti dal fuoco, mentre aerei sorvolavano un’imponente colonna di fumo sopra le foreste nei pressi di Summerland, con i vigili del fuoco impegnati a contrastare l’incendio dall’alto. Altri filmati riprendevano un denso fumo che si alzava dalle colline vicine alle zone residenziali e lunghe file di veicoli in fuga dalla zona.   Il premier della Columbia Britannica, David Eby, ha riferito ai giornalisti che l’incendio ha provocato danni materiali rilevanti e che alcuni residenti sono rimasti bloccati a causa della rapida progressione delle fiamme.  

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Ben Bergin, esperto di comportamento degli incendi, ha spiegato che l’area ha subito tre giorni di condizioni climatiche eccezionalmente calde e secche, sotto un sistema di alta pressione che ha anche mantenuto il fumo a ridosso del suolo.   Bergin ha aggiunto che si prevedeva un ulteriore peggioramento delle condizioni a causa di venti più intensi, con una rotazione del vento verso ovest destinata a spingere le fiamme in direzione est. Ha inoltre precisato che sul versante orientale dell’incendio erano già state predisposte misure di contenimento e una fascia tagliafuoco.   Secondo quanto comunicato dalle autorità locali, sono state impiegate squadre a terra, unità di protezione strutturale, elicotteri e aerei antincendio di grande portata per contrastare l’incendio, con il BC Wildfire Service impegnato in un’operazione combinata aerea e terrestre per rallentarne l’avanzata.   Le condizioni di caldo e siccità hanno accresciuto il rischio di ulteriori propagazioni degli incendi nella Columbia Britannica. La provincia ha emesso 40 ordini di evacuazione e 49 avvisi di evacuazione.   Secondo il Centro interagenzie canadese per gli incendi forestali, dall’inizio dell’anno gli incendi hanno bruciato circa 9,9 milioni di acri (40.000 chilometri quadrati) in tutto il Paese.   Come riportato da Renovatio 21, il fumo degli incendi canadesi di queste settimane aveva invaso anche la costa orientale USA, facendo temere per la finale dei Mondiali di Calcio svoltasi al MetLife Stadium nel Nuovo Jersey, al punto di scatenare l’ira non sempre diplomatica del presidente Trumpo, che già impone dazi del 50% ai vicini di Ottawa.  

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