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Catastrofi

Devastante terremoto in Colombia

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Secondo l’Associazione colombiana delle capitali (Asocapitales), il numero delle vittime del terremoto devastante che ha colpito la Colombia occidentale è salito ad almeno 169.

 

L’associazione ha comunicato martedì che 165 decessi sono stati accertati in quattro capitali regionali, pari a oltre il 97% del totale nazionale delle vittime.

 

Come riferito da Asocapitales, almeno 668 persone hanno riportato ferite e 165 edifici sono crollati nelle città coinvolte, mentre le operazioni di ricerca e soccorso proseguono nelle aree colpite.

 

Il sisma di magnitudo 7,4 si è verificato lunedì, con epicentro nella Colombia occidentale, interessando i dipartimenti di Valle del Cauca, Caldas, Chocó e Risaralda.

 

Immagini drammatiche ritraggono persone in fuga da edifici che oscillano e crollano. Un video inquietante registrato a Cali sembra mostrare quattro persone schiacciate dal cedimento di un balcone mentre cercavano di allontanarsi da una clinica.

 

 

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Il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha disposto il coprifuoco dalle 20:00 alle 6:00 per preservare l’ordine pubblico, precisando che polizia e militari avrebbero effettuato pattugliamenti in città e collaborato alle ricerche dei sopravvissuti.

 

l Dipartimento di Stato americano ha annunciato lo stanziamento di 15,5 milioni di dollari in aiuti di emergenza alla Colombia per «alloggi, cibo, protezione e valutazioni dei danni causati dal terremoto».

 

Nel mese di giugno due terremoti hanno colpito il vicino Venezuela, provocando la morte di oltre 6.300 persone.

 

Due mesi fa un sisma aveva causato diecine di morti e crollo di edifici a Mindanao, nelle Filippine. L’arcipelago era stato colpito, con accluso uno tsunami, anche l’anno passato. Poco prima era stato terremotato il confine Afghanistan-Pakistan, con almeno 800 decessi.

 

Due settimane fa un sisma di magnitudine 7.1 ha colpito la prefettura di Kumamoto, nel Giappone meridionale, radendo al suolo palazzi.

 

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Catastrofi

Arrestate centinaia di persone sospettate degli incendi boschivi in Francia: nessun ambientalista?

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Secondo il ministero dell’Interno di Parigi, la polizia francese ha fermato 420 persone con l’accusa di aver appiccato incendi deliberatamente o per grave negligenza nel corso di una devastante stagione di roghi che ha bruciato quasi 120.000 ettari in tutto il Paese.   Quest’estate la Francia ha dovuto far fronte a ondate di calore consecutive, con temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato gran parte dell’Europa. Il presidente Emmanuel Macron ha definito la crisi degli incendi boschivi potenzialmente la peggiore affrontata dal Paese dalla Seconda Guerra Mondiale.   Il caldo prolungato e la siccità hanno disseccato la vegetazione, consentendo a piccole fonti di innesco di trasformarsi in incendi a rapida propagazione. Al culmine della crisi oltre 224.000 persone sono state evacuate.   Secondo le autorità, nove incendi su dieci in Francia sono provocati dall’attività umana. Tra i casi rientrano sia atti dolosi sia roghi attribuiti a sigarette gettate a terra, barbecue, falò e altri comportamenti imprudenti.      

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Tra gli arrestati figurano 166 minorenni. Un primo esame di 80 sospetti ha mostrato che il 97,5% era di sesso maschile, con un’età media di 32,5 anni. Il gruppo comprendeva studenti, recidivi e vigili del fuoco volontari.   Le presunte motivazioni risultano molto eterogenee: alcuni sospettati avrebbero agito per vendetta, per guadagno economico, per attirare l’attenzione o per sfidare le autorità. Secondo gli esperti citati da Le Figaro, i piromani clinici rappresentano meno del 5% degli autori di incendi.   Un caso riguarda un disoccupato di 23 anni accusato di aver appiccato circa dieci incendi di vegetazione nel dipartimento del Var, nel sud-est del paese, tra il 19 e il 24 luglio. È stato incriminato per distruzione di foreste e macchia mediterranea tramite incendio e per aver provocato danni ambientali irreversibili. In caso di condanna, il sospettato rischia fino a 15 anni di carcere e una multa di 150.000 euro.   Altri casi includono un giovane vigile del fuoco volontario che ha confessato di aver «dato fuoco a dei ramoscelli con un accendino e della benzina» prima di ritrattare la dichiarazione, e un uomo che ha affermato di aver «acceso accidentalmente l’incendio gettando via la sigaretta». Entrambi sono stati incriminati e posti in custodia cautelare.   «Chi getta un mozzicone di sigaretta o accende un barbecue in una zona boschiva sussistono le condizioni per un’accusa di messa in pericolo della vita altrui. Basta una piccola scintilla perché si inneschi un incendio», ha dichiarato a Le Monde il procuratore di Bordeaux Renaud Gaudeul. «In periodi di siccità come questo, tutto ciò che serve è un semplice accendino», ha spiegato l’investigatore antincendio Eric Dufayet.   Le comunicazioni delle autorità francesi sembrano ignorare che esiste un ulteriore movente, di cui si è parlato nel caso di catastrofi piriche precedenti, compreso il presente caso canadese e quello ancora più bizzarro di Los Angeles due anni fa: la possibilità che i piromani sia in realtà attivisti ecologisti, che quindi questo sia terrorismo ambientalista volto a convincere la popolazione e i legislatori dell’esistenza del cambiamento climatico.   Lo Stato francese non può tollerare una simile notizia perché è esso stesso attivamente impegnato, come si è visto nel disastro delle sadiche Olimpiadi parigine, nella nuova religione climatica.   Sono state avanzate ipotesi ancora più sottili, e terrificanti, nell’ambito del disastro incendiario che ha colpito le Hawaii tre anni fa, dove si è discusso di possibili speculazioni immobiliari e perfino dell’uso di armi satellitari ad energia per scatenare il fuoco dallo spazio.  

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 Immagine di Frenchbluesman via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Catastrofi

Incendio in Canada, 20.000 evacuati

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Sabato è stato proclamato lo stato di emergenza nella provincia canadese della Columbia Britannica, dopo che migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa di un incendio che si è diffuso con grande rapidità e che, nel corso di una sola notte, ha quasi raddoppiato la propria estensione.

 

L’incendio di Bald Range continuava a divampare fuori controllo, determinando ordini di evacuazione a Summerland, Peachland e in altre località situate a ovest del lago Okanagan, nella parte meridionale della Columbia Britannica. Segnalato per la prima volta venerdì a ovest di Summerland, l’incendio, alimentato da venti intensi e da vegetazione secca, si è esteso per circa 15 km in direzione del lago nel giro di poche ore, raggiungendo una superficie superiore ai 100 km quadrati.

 

Le autorità locali hanno dichiarato che si tratta della più ampia evacuazione registrata nella Columbia Britannica dall’inizio dell’estate, con oltre 20.000 persone in tutta la provincia costrette a lasciare le proprie case.

 

I video diffusi online mostravano fiamme che avanzavano lungo un’autostrada e edifici completamente avvolti dal fuoco, mentre aerei sorvolavano un’imponente colonna di fumo sopra le foreste nei pressi di Summerland, con i vigili del fuoco impegnati a contrastare l’incendio dall’alto. Altri filmati riprendevano un denso fumo che si alzava dalle colline vicine alle zone residenziali e lunghe file di veicoli in fuga dalla zona.

 

Il premier della Columbia Britannica, David Eby, ha riferito ai giornalisti che l’incendio ha provocato danni materiali rilevanti e che alcuni residenti sono rimasti bloccati a causa della rapida progressione delle fiamme.

 


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Ben Bergin, esperto di comportamento degli incendi, ha spiegato che l’area ha subito tre giorni di condizioni climatiche eccezionalmente calde e secche, sotto un sistema di alta pressione che ha anche mantenuto il fumo a ridosso del suolo.

 

Bergin ha aggiunto che si prevedeva un ulteriore peggioramento delle condizioni a causa di venti più intensi, con una rotazione del vento verso ovest destinata a spingere le fiamme in direzione est. Ha inoltre precisato che sul versante orientale dell’incendio erano già state predisposte misure di contenimento e una fascia tagliafuoco.

 

Secondo quanto comunicato dalle autorità locali, sono state impiegate squadre a terra, unità di protezione strutturale, elicotteri e aerei antincendio di grande portata per contrastare l’incendio, con il BC Wildfire Service impegnato in un’operazione combinata aerea e terrestre per rallentarne l’avanzata.

 

Le condizioni di caldo e siccità hanno accresciuto il rischio di ulteriori propagazioni degli incendi nella Columbia Britannica. La provincia ha emesso 40 ordini di evacuazione e 49 avvisi di evacuazione.

 

Secondo il Centro interagenzie canadese per gli incendi forestali, dall’inizio dell’anno gli incendi hanno bruciato circa 9,9 milioni di acri (40.000 chilometri quadrati) in tutto il Paese.

 

Come riportato da Renovatio 21, il fumo degli incendi canadesi di queste settimane aveva invaso anche la costa orientale USA, facendo temere per la finale dei Mondiali di Calcio svoltasi al MetLife Stadium nel Nuovo Jersey, al punto di scatenare l’ira non sempre diplomatica del presidente Trumpo, che già impone dazi del 50% ai vicini di Ottawa.

 

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Catastrofi

Treni si scontrano in Croazia: le immagini

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Almeno 20 persone sono rimaste ferite sabato in Croazia a causa della collisione tra due treni, secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute del Paese.   L’incidente si è verificato poco dopo le 10 del mattino tra le stazioni ferroviarie di Sveti Ivan Zabno e Gradec, a circa 60 km a est della capitale croata Zagabria. Un treno passeggeri con 27 persone a bordo si è scontrato con un treno merci, provocando il ferimento grave di sei persone e lesioni lievi ad altre 14.   Le vittime sono state trasportate negli ospedali di Bjelovar e Koprivnica, e alcune sono state in seguito trasferite in strutture sanitarie a Zagabria. Una giovane donna è stata ricoverata in terapia intensiva, ma le sue condizioni sono rimaste stabili.   I video diffusi online mostrano il relitto, con passeggeri seduti e in piedi accanto ai binari. Il treno passeggeri risulta gravemente danneggiato, con il tetto deformato e i pannelli esterni strappati. Più avanti si possono osservare vagoni merci rossi e una locomotiva.  

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Una foto ritrae parte del treno passeggeri piegata ad angolo acuto vicino al punto d’impatto, con il parabrezza della cabina in frantumi e i corrimano contorti.   Il prefetto della contea di Koprivnica-Krizevci, Tomislav Golubic, ha espresso gratitudine ai 50 vigili del fuoco impegnati nell’operazione, nonché a un civile che ha prestato aiuto nei soccorsi.   «Desidero ringraziare in particolare un uomo del posto per essere arrivato per primo sul luogo dell’incidente con il suo carrello elevatore personale, facilitando così il lavoro dei servizi di emergenza e il loro intervento per soccorrere i feriti», ha dichiarato Golubic.   Damir Loncaric delle Ferrovie croate ha affermato che è in corso un’indagine sull’incidente.   Il vice primo ministro Tomo Medved, che ha successivamente visitato il luogo dell’incidente, ha elogiato i soccorritori per la loro rapidità di intervento. Ha riferito che le prime informazioni indicavano la possibile causa in un guasto tecnico o in un errore umano, ma ha sottolineato che la decisione finale spetta alle autorità competenti.   L’incidente è avvenuto cinque giorni dopo che un treno passeggeri aveva urtato un rimorchio carico di fieno a un passaggio a livello nella contea di Tczew, in Polonia. A bordo si trovavano circa 500 persone. Le Ferrovie Statali Polacche hanno dichiarato che l’autista del trattore aveva ignorato i segnali di avvertimento ed era in stato di ebbrezza.   Mesi fa era stata la Spagna ad essere colpita, in una sola settimana, da ben tre disastri ferroviari.   Anche il nostro Paese ha una lunga conoscenza di queste catastrofi.   La storia degli incidenti ferroviari in Italia è caratterizzata da eventi drammatici che hanno profondamente segnato l’opinione pubblica e spinto le istituzioni verso radicali riforme dei sistemi di sicurezza. Il più grave disastro della storia italiana, e dell’intera Europa, si verificò il 3 marzo 1944 a Balvano, in provincia di Potenza. Il treno merci 8017, sul quale viaggiavano centinaia di passeggeri clandestini, si bloccò all’interno della galleria Delle Armi. A causa della scarsa qualità del carbone utilizzato in tempo di guerra, le locomotive produssero una quantità letale di monossido di carbonio che causò la morte per asfissia di 521 persone (qualche stima dice invece che sarebbero oltre 600) e il ferimento di decine di passeggeri.

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Un altro tragico evento si registrò il 23 dicembre 1961 nei pressi di Catanzaro, noto come il disastro della Fiumarella. Un’automotrice delle Ferrovie Calabro-Lucane deragliò mentre attraversava un viadotto, e il rimorchio precipitò nel vuoto da un’altezza di circa quaranta metri. L’incidente provocò la morte di 71 passeggeri e il ferimento di altri 28, gran parte dei quali erano giovani studenti pendolari. Pochi mesi dopo, il 31 maggio 1962, la stazione di Voghera fu teatro di uno scontro catastrofico quando un treno merci non rispettò i segnali di arresto e piombò a forte velocità sulla coda di un treno passeggeri fermo sul binario. L’impatto distrusse le ultime carrozze provocando 64 morti e 40 feriti.   Il 15 aprile 1978, a Murazze di Vado in provincia di Bologna, una frana improvvisa causò il deragliamento del treno espresso Lecce-Milano. Pochi istanti dopo, il treno rapido «Freccia della Laguna», che viaggiava in direzione opposta, colpì le carrozze intraversate sui binari e precipitò in una scarpata. Il bilancio finale fu di 42 morti e 120 feriti in uno scenario di devastazione totale. Il 12 gennaio 1997, l’alta velocità italiana subì un duro colpo a Piacenza, dove il treno Pendolino ETR 460 deragliò a causa dell’eccessiva velocità su una curva poco prima della stazione ferroviaria. Nell’incidente persero la vita 8 persone, tra cui i due macchinisti, e si registrarono 36 feriti.   Il nuovo millennio si aprì con il disastro di Crevalcore, avvenuto il 7 gennaio 2005 in provincia di Bologna. A causa di una fittissima nebbia e del mancato rispetto dei segnali su una linea ancora a binario unico, un treno interregionale e un convoglio merci si scontrarono frontalmente ad alta velocità, provocando la morte di 17 persone e il ferimento di altre 80.   Uno dei drammi più dolorosi della storia recente è la strage di Viareggio, consumatasi il 29 giugno 2009. Il cedimento strutturale dell’assile di un carro cisterna contenente GPL causò il deragliamento di un treno merci. Il gas fuoriuscito si incendiò rapidamente investendo le abitazioni adiacenti alla stazione e provocando un’esplosione che causò 32 morti e 25 feriti gravi.   Il 12 luglio 2016, in Puglia, si verificò lo scontro frontale tra due treni di linea della società Ferrotramviaria nel tratto compreso tra Andria e Corato. I due convogli viaggiavano su un binario unico regolato dal superato sistema del blocco telefonico. L’impatto ad alta velocità distrusse completamente le prime carrozze determinando la morte di 23 persone e il ferimento di altre 50.   Il 25 gennaio 2018, il deragliamento di Pioltello, nei pressi di Milano, coinvolse un treno regionale di Trenord carico di pendolari. L’incidente fu causato dal cedimento strutturale di un giunto della rotaia che non aveva ricevuto l’adeguata manutenzione. Il disastro provocò 3 vittime e circa 46 feriti.  

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