Geopolitica
Il premier polacco rifiuta di estradare l’ucraino nell’inchiesta Nord Stream
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha manifestato la sua contrarietà all’estradizione in Germania di un sospettato ucraino coinvolto nel caso di sabotaggio del Nord Stream. L’uomo era stato arrestato dalle autorità polacche il mese scorso, mentre una precedente richiesta di arresto da parte di Berlino sarebbe stata ostacolata dal governo polacco nel 2024.
Tusk ha dichiarato martedì, durante una conferenza stampa, che la decisione finale sull’estradizione del sospettato, identificato dai media come Vladimir Z., spetterà a un tribunale. Tuttavia, ha sottolineato che tale scelta non sarebbe vantaggiosa per Varsavia.
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«Non è certo nell’interesse della Polonia… consegnare questo cittadino a un Paese straniero», ha affermato il primo ministro. «Il problema dell’Europa, dell’Ucraina, della Lituania e della Polonia non è che il Nord Stream 2 sia stato distrutto, ma che sia stato costruito».
Le autorità tedesche non hanno rilasciato commenti sulle dichiarazioni di Tusk.
Vladimir Z., arrestato a fine settembre nella città di Pruszkow, è un istruttore subacqueo ucraino che, secondo le accuse, avrebbe fatto parte del gruppo responsabile delle esplosioni del gasdotto Nord Stream. I quattro gasdotti sottomarini sono stati resi inoperativi nel settembre 2022 a causa di un sabotaggio. I procuratori tedeschi attribuiscono l’attacco a un ristretto gruppo di cittadini ucraini arrivati sul posto a bordo dello yacht a noleggio Andromeda.
Mosca ha smentito la versione di Berlino, definendo «ridicola» l’ipotesi che il sabotaggio sia stato opera di un piccolo gruppo di ucraini. Il presidente russo Vladimir Putin ha suggerito che l’operazione potrebbe essere stata orchestrata dagli Stati Uniti.
Varsavia, uno dei principali sostenitori di Kiev dal 2022, avrebbe preso in considerazione l’idea di concedere asilo al sospettato, secondo un articolo di settembre del quotidiano polacco Rzeczpospolita. Anche il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha più volte dichiarato di essere favorevole a questa ipotesi.
Secondo precedenti resoconti dei media, funzionari polacchi avrebbero aiutato Vladimir Z. a sfuggire all’arresto richiesto dalla Germania l’anno scorso, fornendogli informazioni. Un veicolo con targhe diplomatiche ucraine gli avrebbe permesso di fuggire in Ucraina.
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Come riportato da Renovatio 21, anche la polizia italiana ha arrestato un uomo ucraino sospettato di essere coinvolto nell’attentato ai gasdotti Nord Stream.
Nel 2023, il veterano giornalista investigativo Seymour Hersh pubblicò un reportaggio in cui affermava che l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva dato l’ordine di distruggere il Nord Stream. Secondo una fonte informata che parlò con il giornalista premio Pulitzer, gli esplosivi erano stati piazzati dai sommozzatori della Marina statunitense qualche mese prima, sotto la copertura di un’esercitazione NATO. La Casa Bianca all’epoca negò il rapporto, definendolo «completa finzione».
Come riportato da Renovatio 21, la negazione della tesi di Hersh – che ha in seguito ripetuto che il vero obbiettivo della devastante operazione non era solo la Russia, ma soprattutto la Germania e di conseguenza l’intera Europa – trovò grandi sostenitori al Bundestag, dove parlamentari democristiani della CDU accusarono il partito AfD, che aveva chiesto una commissione di inchiesta sul Nord Stream, di collusione con la Russia, dicendo pure oscuramente che a Hersh nessuno crede più. La mozione per la commissione di inchiesta al Bundestaggo fu quindi bloccata, e l’allora cancelliere Scholzo andò nello Studio Ovale di Biden scodinzolando con la coda fra le gambe.
Mosca ha respinto nettamente la teoria dei subacquei ucraini dapprima diffusa dalla stampa tedesca. Renovatio 21 all’epoca, di fronte alla notizia che dai media germanici rimbalzava sul New York Times, aveva definito la questione come «l’ultima barzelletta». La storia fu rimpolpata anche dal Washington Post, che disse che un alto ufficiale ucraino aveva coordinato le esplosioni. La possibile colpevolezza degli USA nel frattempo aveva scaldato anche la diplomazia cinese. Putin parlava di «terrorismo di Stato».
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Immagine di DanySahneMUC via Wikimedia pubblicata su licenza CC-BY-SA 2.0/DE
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Storico russo scompare in Israele: Mosca protesta
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Geopolitica
L’Iran dice che l’Ucraina deve pagare per l’attacco mortale alla nave
L’Ucraina è tenuta a indennizzare l’Iran per il devastante attacco contro una delle sue navi mercantili nel Mar Caspio, dal momento che Kiev non è riuscita a persuadere Teheran circa la natura involontaria dell’azione, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri iraniano.
La nave è stata colpita da un attacco ucraino il mese scorso, che ha causato la morte di un marinaio. Teheran ha condannato l’episodio definendolo «sconsiderato». In un primo momento Kiev ha giustificato le proprie azioni, sostenendo che l’Iran «non ha il diritto di fingere di essere una vittima», ma in seguito ha qualificato l’attacco come un errore e ha precisato di non aver inteso provocare un’escalation con Teheran.
Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato lunedì che Teheran ha preso in esame la versione dei fatti presentata da Kiev sull’attacco, ma non ritiene la questione conclusa.
«Abbiamo ascoltato le loro dichiarazioni, ma, vista l’ammissione da parte di alti funzionari ucraini che un simile attacco ha avuto luogo, devono certamente risarcirci», ha dichiarato Baghaei in una conferenza stampa, precisando che, qualora Kiev non provveda al risarcimento, Teheran gestirà la questione autonomamente.
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Dopo l’attacco, il presidente ucraino ha espresso apprezzamento per i «risultati molto positivi» degli attacchi contro le navi che, a suo dire, trasportavano materiale militare. Ha affermato che l’Ucraina non intende aprire un «nuovo fronte» con l’Iran, ma ha accusato quest’ultimo di attaccare il proprio Paese fornendo alla Russia i droni Shahed e la relativa tecnologia.
L’ambasciatore ucraino in Israele ha inoltre dichiarato che la nave, denominata Anna, trasportava componenti per droni e missili. Teheran ha ribattuto che la nave e il suo carico erano interamente civili.
Nel 2022 l’Iran ha dichiarato di aver consegnato alla Russia un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136, specificando però che le consegne erano avvenute mesi prima dell’intensificarsi del conflitto in Ucraina. Mosca ha sempre sostenuto che i suoi droni Geran-2, considerati basati sul progetto iraniano, siano prodotti a livello nazionale.
Kiev ha cercato attivamente di inserirsi nel conflitto mediorientale originato dall’attacco israelo-americano contro l’Iran all’inizio di quest’anno. La leadership ucraina ha dichiarato di aver concluso accordi con gli stati del Golfo per la fornitura di specialisti e tecnologie finalizzate a contrastare i droni iraniani, e di sperare di ottenere in cambio ulteriori sistemi di difesa aerea e munizioni.
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Immagine di : Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0
Geopolitica
Trump chiede un risarcimento all’Iran
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