Persecuzioni
Un’accademica ebrea mette in guardia contro gli atti anticristiani in Terra Santa
In un contesto di crescenti tensioni in Israele e nei territori palestinesi, diverse voci si stanno levando, anche al di fuori della Chiesa, per denunciare la violenza perpetrata contro le minoranze religiose, in particolare i cristiani. Da diversi mesi, Yisca Harani documenta gli atti di intolleranza e aggressione commessi contro la comunità cristiana, in particolare a Gerusalemme.
Difficilmente si può dire che le storie di persecuzione ebraica dei cristiani in Terra Santa siano una leggenda metropolitana nata nella mente dei cattolici. Soprattutto quando è una figura ebrea del mondo accademico ad affrontare questo delicato argomento: Yisca Harani, nata a Gerusalemme oltre sessant’anni fa, è una figura di spicco nel campo del dialogo interreligioso.
Storica specializzata in storia del cristianesimo, nel 2023 ha fondato il Religious Freedom Data Center (RFDC), un’organizzazione indipendente che registra con rigore gli episodi di violenza contro le minoranze religiose in Israele, con particolare attenzione a Gerusalemme.
Come ha spiegato all’agenzia di stampa AsiaNews il 10 luglio 2025, «il 90% di questi atti non sarebbe stato denunciato senza il nostro lavoro, quello di cittadini ebrei israeliani che monitorano e segnalano questi reati alla polizia».
Il recente rapporto dell’RFDC, «Incidenti contro i cristiani in Israele», documenta oltre 50 casi di aggressioni tra aprile e giugno 2025. Questi atti, che includono sputi (78%), insulti verbali (8%), vandalismo (4%) e profanazione di luoghi sacri, prendono di mira principalmente personalità religiose armene, francescane, ortodosse e cattoliche, oltre a laici.
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Le aree più colpite sono il quartiere armeno di Gerusalemme, la Porta di Giaffa, Via David e la Via Dolorosa, luoghi intrisi di storia dove la presenza cristiana è storicamente radicata. Questi atti di violenza, spesso perpetrati durante processioni o celebrazioni religiose, non sono episodi isolati, ma fanno parte di un più ampio schema di intolleranza ideologica e sistematica.
Yisca Harani non si limita a documentare questi episodi, ma offre la sua analisi delle cause profonde che li motivano. Secondo lei, questi atti di violenza non sono spontanei, ma «chiaramente incoraggiati, se non direttamente sostenuti, da politiche governative e ministri che forniscono una copertura ideologica a idee suprematiste».
Questa ideologia, che propugna il monopolio ebraico sull’antico territorio della Terra Promessa, trasforma qualsiasi persona o comunità percepita come un ostacolo – beduina, palestinese o cristiana – in un potenziale bersaglio. Yisca Harani sottolinea che i recenti incidenti a Taybeh, in Cisgiordania, non riflettono una specifica ostilità verso i cristiani, ma fanno parte di un modello più ampio di dominazione territoriale e nazionalismo messianico. Taybeh, noto nei Vangeli come Ephraim, è un villaggio interamente cristiano di 1.500 abitanti situato 30 chilometri a nord di Gerusalemme.
Recentemente, i coloni hanno bruciato terreni vicino al cimitero cristiano bizantino e alla chiesa di San Giorgio del V secolo. I tre sacerdoti del villaggio – latino, greco-ortodosso e melchita – hanno denunciato questi atti, sottolineando l’inazione delle forze israeliane. Hanno chiesto alla comunità internazionale di inviare osservatori indipendenti per documentare la situazione e preservare la presenza cristiana, una delle più antiche al mondo.
L’accademica ebrea offre anche come spiegazione l’impatto psicologico di decenni di un’educazione plasmata da narrazioni che ritraggono gli ebrei come vittime, anche quando ricoprono posizioni di potere. «Come maggioranza, abbiamo l’opportunità – e la responsabilità – di agire diversamente», afferma, ricordando il passato spesso doloroso degli ebrei.
I cristiani di Terra Santa, sebbene minoranza in Israele, svolgono un ruolo spirituale essenziale – e talvolta politico, nel senso più nobile del termine. La minaccia della loro scomparsa comprometterebbe senza dubbio e in modo permanente la prospettiva di una pace duratura in tutto il Medio Oriente.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News.
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Immagine di via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Persecuzioni
Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
Persecuzioni
Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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