Persecuzioni
India, i «cripto-cristiani» sono la nuova fobia dei nazionalisti indù
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il governo locale dello Stato indiano che comprende anche Mumbai ha messo nel mirino quanti terrebbero nascosta la propria conversione al cristianesimo per non perdere i benefici riservati alle Caste svantaggiate. E annuncia per la sessione invernale l’approvazione della legge anti-conversioni. Il cardinale Gracias: «Chiesa da sempre contraria alle conversione forzate». Padre Devasagaya Raj: «cripto-cristiani è un termine senza senso. Il vero problema sono le norme che discriminano in un Paese multiculturale».
Nello Stato indiano del Maharashtra – da mesi nuovo epicentro della polemica sulle cosiddette «conversioni forzate» – da qualche settimana nel mirino delle polemiche è finita una nuova categoria, che con termine spregiativo i nazionalisti indù chiamano i «cripto cristiani». Si tratta di persone che – secondo la loro accusa – terrebbero nascosta la propria conversione al cristianesimo per non perdere i benefici loro garantiti dalla legge perché appartenenti a una delle cosiddette Caste svantaggiate.
Il 17 luglio il chief minister Devendra Fadnavis ha annunciato che, se una persona appartenente a una religione diversa dall’induismo, buddhismo o sikhismo ha ottenuto in modo fraudolento il certificato che permette l’accesso alle quote riservate previste dalla legislazione indiana per i dalit e gli altri gruppi storicamente emarginati, questo certificato sarà annullato. Aggiungendo che il governo locale intende introdurre disposizioni più severe per affrontare i casi di conversione religiosa tramite coercizione o inganno.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Fadnavis ha fatto queste dichiarazioni intervenendo all’Assemblea legislativa in risposta alla questione sollevata da Amit Gorkhe, un esponente del BJP (il partito nazionalista indù del premier Narendra Modi ndr), secondo cui la libertà religiosa sarebbe abusata dai “cripto cristiani”. “Apparentemente, queste persone appartengono alle Caste svantaggiate e godono di benefici di riserva come lavori governativi o vantaggi elettorali, ma in segreto seguono religioni diverse”, ha dichiarato.
Fadnavis ha ricordato che la Corte Suprema stessa ha emesso una sentenza nel novembre dell’anno scorso, secondo cui le riserve devono essere disponibili solo per indù, buddhisti e sikh. «Se qualcuno appartenente a religioni diverse ha ottenuto un certificato sarà dichiarato nullo», ha affermato.
Il chief minister ha detto che è già possibile agire contro di loro ai sensi del Codice penale indiano. «Ma è stato formato un comitato per suggerire disposizioni più severe» ha aggiunto. «Il governo intende introdurre misure forti per affrontare questi casi e presto prenderemo una decisione in merito». Il responsabile locale per gli Affari Interni, Pankaj Bhoyar, ha inoltre annunciato che durante la sessione invernale dell’Assemblea del Maharashtra sarà presentata una legge anti-conversione.
Nel dibattito è intervenuta anche la leader locale del BJP, Chitra Wagh, attribuendo ai «cripo-cristiani» anche casi di donne indotte al matrimonio con l’inganno e citando un presunto caso avvenuto a Sangli dove una donna di 28 anni indù si sarebbe suicidata dopo aver sposato un «cripto-cristiano» ed essere stata forzata dalla famiglia del marito a praticare anche lei il cristianesimo.
Nella furia polemica destata da questa tragica vicenda il deputato locale del BJP, Gopichand Padalkar, durante un comizio pubblico nel distretto di Sangli, il 17 giugno è arrivato persino a offrire una ricompensa da centinaia di migliaia di rupie per atti di violenza contro preti cristiani e missionari coinvolti in «conversioni forzate».
In questo contesto così carico di tensioni, il cardinal Oswald Gracias – arcivescovo emerito di Mumbai – ha ribadito ad AsiaNews: «la Chiesa è contraria alle conversioni forzate o ottenute con l’inganno: sono illecite. Abbiamo un processo strutturato e lungo di preparazione, che comprende anche fasi di indagine: ho sempre dato istruzioni ai sacerdoti di verificare con attenzione i candidati al battesimo».
«Il chief minister stesso ha riconosciuto che una persona può seguire qualsiasi religione e convertire un’altra con il suo consenso, specificando che la legge non permette l’uso della forza, dell’inganno o dell’adescamento per ottenere la conversione. La Chiesa» aggiunge «ha sempre servito disinteressatamente per portare i valori del Vangelo e i principi di Gesù: verità, giustizia, pace, armonia, compassione, amore e perdono. Le nostre condoglianze alla famiglia della giovane donna che si è tolta la vita: è assolutamente sbagliato costringere qualcuno a convertirsi. La Chiesa cattolica è assolutamente contraria a qualsiasi tipo di pressione per cambiare religione: è una questione di coscienza e di convinzione, dovrebbe essere una scelta sacra».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Da parte sua padre Z. Devasagaya Raj, già segretario dell’Ufficio della Conferenza episcopale cattolica dell’India (CBCI) per i gruppi svantaggiati – parlando ad AsiaNews – va stigmatizzando l’uso del termine «cripo-cristiani»: «non dovrebbe essere mai usato» commenta. «Non esistono: o sono cristiani o appartengono ad altre religioni. La vera causa di queste polemiche è l’articolo 340 paragrafo 3 della Costituzione, che nega le riserve ai dalit cristiani — un punto che contestiamo, poiché viola la libertà religiosa e implica discriminazione su base religiosa».
«Nel definire un indù, l’articolo 25(2)(b) afferma che chi non è cristiano, musulmano, ebreo o parsi è considerato indù, inclusi sikh, jainisti e buddisti. Secondo questa definizione, anche gli atei sono considerati indù. Ma in un Paese multiculturale come il nostro, le persone frequentano chiese, templi e moschee a prescindere dalla religione, e partecipano a preghiere».
«Questo non significa di per sé che appartengano a una determinata religione. Introdurre leggi simili nel Maharashtra» conclude padre Z. Devasagaya Raj – porterà caos e confusione. Minerà le relazioni interreligiose attualmente esistenti e genererà situazioni malsane tra persone di diverse fedi religiose».
Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.
Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Marshmir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Persecuzioni
Libano, i cristiani festeggiano la sostituzione del crocifisso da parte dei soldati UNIFIL dopo la profanazione israeliana
The Italian forces of UNIFIL replace the crucifix in Debel, Lebanon, which was destroyed by an Israeli soldier using a sledgehammer.
Video: debelalerts pic.twitter.com/4MiQVuh4PK — Hillbilly Catholic (@RosaryQuotes123) April 22, 2026
Sostieni Renovatio 21
It was actually Italy that sent a new crucifix to replace the one destroyed by an IDF soldier. Papal Nuncio Paolo Borgia visited the church in Debel to bless the corpus before it was installed on the cross by Italian UNIFIL forces.
The Israeli replacement is actually quite small… https://t.co/neUtCwJT1n pic.twitter.com/rglrArpt6W — Christine Niles (@ChristineNiles1) April 22, 2026
Debel, Lebanon:
The statue, destroyed by an Israeli soldier with a sledgehammer, has been replaced by the Italian forces of UNIFIL. pic.twitter.com/VA4CioVAYT — Adrian F. Pascal 🇻🇦 (@deusimpera) April 22, 2026
Italian Forces kisses Jesus statue on the head with tears in his eyes as the Italian forces of UNIFIL replace the crucifix in Debel, Lebanon, which was destroyed by an Israeli soldier using a sledgehammer
The world was shown to cheer them on as he and the people who helped have… pic.twitter.com/iomKSglJmM — Waziri 🕊️ (@Ahmadwazirikk) April 23, 2026
✝️Merci aux forces italiennes d’@UNIFIL_ d’avoir remplacé le crucifix à Debel, au Liban, qui avait été détruit par un soldat israélien à l’aide d’un marteau-pilon 🙏🏻 pic.twitter.com/PD4QQqN2Ul
— Ligue Saint Amédée (@SaintAmedee) April 23, 2026
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Persecuzioni
La televisione francese paragona la croce cristiana ai simboli nazisti
Il canale televisivo francese M6 ha trasmesso un servizio che paragona due croci cristiane installate illegalmente a un atto di vandalismo neonazista, suscitando forti critiche. Lo riporta la testata francese Tribune Chretienne.
La controversia è scoppiata in seguito a una trasmissione andata in onda mercoledì, durante la quale il sociologo Erwan Lecoeur ha tracciato parallelismi tra le croci e l’operato dei vandali di destra. I simboli della resurrezione di Gesù, recanti la scritta «Ave Christus Rex» («Salve Cristo Re»), sono stati recentemente installati sulla collina di Baou de Saint-Jeannet, vicino a Nizza.
Lecoeur ha citato dei graffiti nelle vicinanze con la scritta «La Germania è bella», uno slogan associato a gruppi di estrema destra e al nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale, inquadrando le croci come parte di un più ampio sistema di simboli ideologici.
Sostieni Renovatio 21
I critici hanno affermato che il paragone era inaccettabile, sostenendo che la croce cristiana è un simbolo religioso, mentre tali slogan sono legati a un’ideologia estremista.
«Da quando la croce è un simbolo nazista?», si chiedeva il quotidiano francese Tribune Chretienne, condannando quello che definiva un «indifendibile miscuglio mediatico». Il giornale aggiungeva che «confondere i due simboli… equivale a banalizzare l’uno e a snaturare l’altro: è una vera e propria profanazione intellettuale».
Nelle scorse settimane, le croci sono comparse sulla collina, situata all’interno di un’area naturale protetta dove le costruzioni abusive sono vietate. Una è stata rimossa dalle autorità, mentre l’altra è stata successivamente abbattuta, scatenando un dibattito pubblico sulla legalità della loro installazione alla luce delle leggi francesi sulla laicità degli edifici e sull’uso dei simboli religiosi negli spazi pubblici.
La croce simboleggia fede, sacrificio e redenzione da due millenni, mentre l’iconografia nazista è inseparabile da un’ideologia di «odio, dominio e distruzione», ha scritto la testata. La pubblicazione ha aggiunto che proiettare «l’ombra del totalitarismo» sugli atti di fede distorce la realtà e impedisce una chiara comprensione.
Aiuta Renovatio 21
Le reazioni locali sono state contrastanti: alcuni residenti hanno descritto l’installazione come provocatoria, mentre altri hanno condannato la distruzione della croce come atto vandalico.
Negli ultimi anni, in Francia sono emerse controversie simili riguardanti presunti legami tra tradizioni cristiane e simboli nazisti. Nel 2025, un servizio di France Télévisions che ipotizzava una connessione tra i mercatini di Natale e il nazismo suscitò forti polemiche e fu ritirato, secondo quanto riportato da Tribune Chrétienne.
Gli storici hanno documentato come il regime nazista abbia cercato di appropriarsi dei simboli cristiani, un’eredità che continua ad alimentare il dibattito.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
Persecuzioni
Donna aggredita dopo aver detto al suo aggressore migrante di essere cristiana
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faLa vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò sullo scontro tra Trump e Leone
-



Bizzarria1 settimana faL’uomo nudo continua a terrorizzare l’Italia: l’anarconudismo figlio dell’anarcotirannia
-



Arte2 settimane faMarina Abramovic definisce Trump «il mago di più alto livello»
-



Psicofarmaci2 settimane faLo Xanax richiamato in vari stati americani
-



Spirito1 settimana faMadre Teresa disse a un sacerdote: la Comunione sulla mano era «il peggior male» mai visto
-



Pensiero1 settimana faIl manifesto di Palantir in sintesi
-



Militaria2 settimane faPrigionieri palestinesi stuprati dai cani addestrati dell’esercito israeliano













