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Sport e Marzialistica

93enne vince titolo di sollevamento pesi

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Un 93enne soprannominato «Nonno di Ferro», nativo di Uljanovsk (la città natale di Vladimiro Lenin), ha conquistato all’inizio di novembre uno dei più importanti tornei russi di sollevamento pesi.

 

Nikolaj Isakov si è aggiudicato il primo posto nella categoria over 90 alla 29ª Coppa Russa Open di sollevamento pesi, ha reso noto martedì l’amministrazione del governatore della regione. L’Isakov ha eseguito 26 kg nello strappo e 31 kg nello slancio, per un totale di 57 kg, precedendo il 94enne Vasilij Zubov. Alla gara hanno partecipato circa 140 atleti tra i 30 e i 94 anni, in rappresentanza di Russia e Bielorussia.

 

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L’Isakov pratica sport da oltre settant’anni: ha iniziato con la ginnastica, poi è passato all’acrobatica e dal 1957 si è dedicato esclusivamente al sollevamento pesi, diventando uno dei sollevatori senior più titolati del Paese.

 

A Uljanovsk, città che porta il nome di Lenin (nato Uljanov), residenti e tecnici lo indicano da decenni come esempio di disciplina e longevità sportiva. Continua ad allenarsi con regolarità e dichiara di voler sollevare pesi finché la salute glielo consentirà.

 

Il «Nonno di Ferro» vanta più di 30 titoli russi, europei e mondiali nella categoria veterani e oltre 40 medaglie in competizioni nazionali e internazionali. Nel 2019 si è laureato campione europeo ai Masters in Finlandia.

 

Negli ultimi anni la Russia ha fortemente potenziato i programmi sportivi per veterani, promuovendo la partecipazione degli anziani attraverso gare dedicate. La federazione di sollevamento pesi ha istituito divisioni di età fino ai 90 anni e oltre, mentre i ministeri regionali dello sport finanziano iniziative di allenamento per over 60 nell’ambito di una più ampia strategia nazionale per l’invecchiamento attivo.

 

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Geopolitica

La Casa Bianca prende in giro il Canada dopo la sconfitta nell’hockey

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La Casa Bianca ha festeggiato la conquista della medaglia d’oro da parte del Team USA contro il Canada alle Olimpiadi invernali del 2026 pubblicando l’immagine di un’aquila calva che sbrana un’oca, gli uccelli simbolo delle due nazioni. Le tensioni tra i due Paesi confinanti si sono intensificate a causa di una disputa commerciale e dei ripetuti riferimenti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al Canada come «il 51° stato».   Il post, diffuso domenica, faceva riferimento alla vittoria degli Stati Uniti per 2-1 ai tempi supplementari nella finale per la medaglia d’oro. Il messaggio includeva anche un tweet di un anno prima dell’allora Primo Ministro Justin Trudeau che recitava: «Non potete prendere il nostro Paese, e non potete prendere il nostro gioco».     Trudeau aveva pronunciato questa frase dopo la vittoria del Canada per 3-2 ai supplementari sugli Stati Uniti al 4 Nations Face-Off della NHL, una partita caratterizzata da una rissa e da fischi intensi all’inno nazionale americano da parte dei tifosi canadesi.   In parallelo, Trump ha condiviso la propria versione della vittoria su Truth Social: un video di un minuto generato dall’intelligenza artificiale in cui appare una sua versione più giovane, in giacca e cravatta, che segna due gol contro il Canada, prima di finire in panca puniti per aver colpito un giocatore canadese, il tutto accompagnato dalle note di Eye of the Tiger dei Survivor, nota come antemica colonna sonora degli allenamenti di Rocky balboa.  

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Le tensioni tra Stati Uniti e Canada sono cresciute sensibilmente negli ultimi mesi, dopo che Trump ha imposto o minacciato dazi su Ottawa, definendo in più occasioni il Canada «il 51° stato». Un sondaggio realizzato dal Pew Research Center la scorsa estate ha rilevato che il 64% dei canadesi nutriva un’opinione negativa del tradizionale alleato del proprio Paese, con la stragrande maggioranza che descriveva Trump come «arrogante» e «pericoloso».   I rapporti si sono ulteriormente aggravati a gennaio, quando il Financial Times ha riportato che funzionari di Trump avevano incontrato in diverse occasioni l’Alberta Prosperity Project, un gruppo separatista che punta a staccare la provincia occidentale, ricca di petrolio, dal Canada.   In risposta, il premier Mark Carney ha dichiarato di attendersi che Washington «rispettasse la sovranità canadese». Successivamente, la Casa Bianca ha cercato di ridimensionare gli incontri, sostenendo che «non era stato espresso alcun sostegno o impegno».   Il Carney aveva quindi stipulato accordi con la Repubblica Popolare Cinese e attaccato Washington nel suo discorso al World Economic Forum di Davos. Dallo stesso palco, poco dopo, Trump, in uno suo storico discorso, lo aveva ripreso, chiamandolo per nome.    

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Sport e Marzialistica

Trump si congratula con la nazionale di hockey per la medaglia d’oro olimpica

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Il presidente Donald Trump ha contattato il direttore dell’FBI Kash Patel subito dopo la storica vittoria della squadra maschile di hockey degli Stati Uniti alle Olimpiadi invernali del 2026, domenica mattina, per poter parlare direttamente con i giocatori. Patel si trovava infatti di persona alla partita e stava festeggiando nello spogliatoio statunitense al termine del match.

 

La conquista della medaglia d’oro contro il Canada ha rappresentato la prima vittoria olimpica nell’hockey maschile per gli Stati Uniti dopo la leggendaria partita del «Miracolo sul ghiaccio» del 1980 contro l’Unione Sovietica.

 

Il presidente degli Stati Uniti ha esordito lodando il portiere della squadra, Connor Hellebuyck, per la sua prestazione straordinaria, per poi proporsi di inviare un aereo militare per prelevare i giocatori e condurli a Washington, in tempo per il discorso sullo stato dell’Unione di martedì. Durante la telefonata, i giocatori sono rimasti incollati alle sedie, visibilmente colpiti e grati per le parole cordiali del presidente.

 

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Trump ha scherzato affermando che dovrà invitare anche la squadra femminile di hockey degli Stati Uniti, vincitrice di una medaglia d’oro all’inizio della settimana, altrimenti rischia l’impeachment.

 

«Congratulazioni», ha detto il Presidente degli Stati Uniti. «È stata una partita incredibile. Non conosco nessuno che non l’abbia vista: tutti quelli che mi hanno chiamato mi hanno detto: “sto guardando la partita di hockey”. Non conosco nessuno che non l’abbia vista, e sarai orgoglioso di quella partita per cinquant’anni, man mano che crescerai. Voglio dire, è stata incredibile».

 

«Stringerò la mano a tutti, ma devo stringere la mano a quel portiere!» ha aggiunto.

 

Il presidente ha inoltre diffuso un divertente video generato dall’intelligenza artificiale che lo mostra mentre gioca nella finale per la medaglia d’oro contro il Canada, e ha ripubblicato sui social media un post dell’ex primo ministro canadese Justin Trudeau dell’anno precedente, in cui si leggeva: «Non potete prendere il nostro Paese e non potete prendere il nostro gioco».

 

 


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L’hockey è ritenuto più o meno sommessamente come un ultimo bastione sportivo dei bianchi americani: atleti e pubblico afroamericani sono praticamente inesistenti.

 

Per questo, negli anni scorsi, la federazione nazionale NHL è stata oggetto di una martellante campagna LGBT, a cui si sono ribellati vari atleti russi che giocano in Nordamerica.

 

La rivalità col Canada è sentita al punto che ad una partita tra le due nazionali un anno fa, dopo i fischi all’inno USA da parte dei padroni di casa canadesi (si era all’altezza delle prime dichiarazioni di Trump sull’annessione del Canada, i giocatori statunitensi avevano fatto partire tre risse nei primi nove secondi di giuoco.

 

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Sport e Marzialistica

Zelens’kyj attacca le Olimpiadi

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha accusato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) di «fare il gioco degli aggressori» dopo la squalifica di un atleta ucraino e il permesso concesso agli sportivi russi di competere sotto bandiera neutrale.   L’atleta ucraino di skeleton Vladislav Geraskevich è stato escluso giovedì dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 per essersi rifiutato di rimuovere il proprio casco, decorato con immagini di atleti ucraini morti nel conflitto con la Russia. Il CIO ha motivato la decisione affermando che l’atleta «non ha preso in considerazione alcuna forma di compromesso», come indicato in una nota ufficiale.   Giovedì sera lo Zelens’kyj ha espresso la propria indignazione in un messaggio pubblicato sui social media. «Il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre, non a fare il gioco degli aggressori», ha scritto. «Purtroppo, la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di squalificare lo skeletonista ucraino Vladislav Geraskevich dice esattamente il contrario».

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«Eppure, 13 atleti russi sono attualmente in Italia a gareggiare alle Olimpiadi», ha proseguito. Pur riconoscendo che questi atleti competono sotto una bandiera neutrale bianca e non hanno violato le norme del CIO sui messaggi politici, Zelensky ha sostenuto che «sono loro a meritare la squalifica».   Durante una conferenza stampa a Milano, il portavoce del CIO Mark Adams ha dichiarato che, se l’organizzazione bandisse tutti i Paesi coinvolti in guerre o conflitti, «ci sarebbero forse cinque nazioni rappresentate alle Olimpiadi». «Una volta che si inizia, come organizzazione sportiva, a prendere posizione contro guerre e conflitti, non c’è più fine», ha aggiunto.   La Russia, dal canto suo, ha accusato il CIO di applicare criteri doppi. Già nel 2024 il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva affermato che il Comitato «si è completamente screditato», dopo aver rifiutato qualsiasi restrizione agli atleti israeliani in relazione al conflitto a Gaza, mentre ha vietato a russi e bielorussi di gareggiare sotto le proprie bandiere nazionali ai Giochi di Parigi.   La norma del CIO che proibisce messaggi politici risale al 2021, un anno prima dell’escalation del conflitto in Ucraina. Secondo l’organizzazione, a Geraskevich erano stati proposti altri modi per commemorare gli atleti caduti, ma l’atleta ha insistito per indossare il casco controverso durante tutti gli allenamenti a Milano.   Dopo la squalifica, Geraskevich ha accusato il CIO di aver commesso «un terribile errore» e di aver «assecondato la propaganda russa».

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Immagine di Saeima via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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