Quarantena e bambini depressi, uno studio

 

 

 

In una recente indagine condotta dagli specialisti del Tongji Medical College dell’Università di Huazhong e pubblicata sulla rivista Jama Pediatrics, compatta su un campione di oltre duemila studenti della scuola primaria nella regione dell’Hubei, in Cina, è emerso che la mancanza della scuola, dei compagni e delle normali attività quotidiane influenzano il benessere psichico dei bambini, in questo caso di quelli delle zone più colpite dall’epidemia da COVID-19, che hanno vissuto un lungo periodo di reclusione a casa.

 

«In questo studio — si legge sulla rivista JP — il 22,6% degli studenti ha riferito di avere sintomi depressivi, che è superiore rispetto ad altre indagini nelle scuole primarie della Cina (17,2%). Durante lo scoppio di COVID-19, potrebbe essere stata associata la riduzione delle attività all’aperto e l’interazione sociale con un aumento dei sintomi depressivi dei bambini. Il nostro studio ha rilevato che il 18,9% degli studenti ha riportato sintomi di ansia».

La mancanza della scuola, dei compagni e delle normali attività quotidiane influenzano il benessere psichico dei bambini

 

«Questi risultati suggeriscono che gravi malattie infettive possono influenzare la salute mentale dei bambini come fanno altre esperienze traumatiche».

 

Dello stesso parere è anche il Dott. Fabio Celi, psicologo clinico, psicoterapeuta e docente di Psicologia clinica all’Università di Pisa, che intervistato dal Corriere della Sera ha parlato di un probabile rischio analogo anche qui in Italia: «Probabilmente anche da noi si potrebbero riscontrare risultati simili dopo le settimane di quarantena»

 

«Durante lo scoppio di COVID-19, potrebbe essere stata associata la riduzione delle attività all’aperto e l’interazione sociale con un aumento dei sintomi depressivi dei bambini. Il nostro studio ha rilevato che il 18,9% degli studenti ha riportato sintomi di ansia»

«La situazione che stiamo vivendo è inedita e i provvedimenti che sono stati adottati necessari, ma è possibile che la mancanza di movimento e della socialità con i coetanei lasci il segno, soprattutto nei più fragili».

 

La preoccupazione per un impatto devastante sulla psiche dei bambini a causa della chiusura prolungata di asili e scuole e più in generale di ogni spazio aggregativo e sociale cresce anche fra i pedagogisti. 

 

Il Dott. Daniele Novara, pedagogista, è intervenuto nei giorni scorsi durante  un convegno a distanza intitolato «La scuola sconfinata. Oltre l’emergenza, proposte per la città di Milano», organizzato dal movimento «Tu Da Che Parte Stai?’» e che ha riunito docenti, pedagogisti, medici, dirigenti scolastici, architetti ed educatori, non risparmiando dure critiche per il poco interesse rivolto ai bambini e ad una possibile riapertura estiva di scuole e asili come molti altri europei stanno già facendo:

 

«L’alternativa alle scuole e all’istruzione è la depressione e il settore psichiatrico è già pronto a gettarsi su queste depressioni nascenti dopo che ha fatto scempio della scuola con la neuropsichiatrizzazione della scuola»

«L’alternativa alle scuole e all’istruzione è la depressione e il settore psichiatrico è già pronto a gettarsi su queste depressioni nascenti dopo che ha fatto scempio della scuola con la neuropsichiatrizzazione della scuola».

 

Parole pesanti ma altrettanto vere. 

 

Dei bambini non si è ricordato nessuno in questa situazione, nonostante siano stati i più colpiti e quelli che probabilmente ne pagheranno le più gravi conseguenze. 

 

Ansia, Irritabilità, ansia, paura del futuro, depressione, angoscia, calo del tono dell’umore: gli studi ci dicono che nei bambini sono questi i sentimenti che vanno via via creandosi.

…Arricchire la filiera della psichiatria imbottendo di psicofarmaci generazioni di bambini che un giorno diventeranno gli uomini del domani, inebetiti, senza spina dorsale e totalmente  anestetizzati, cioè incapaci di opporre qualsiasi tipo di resistenza di carattere morale, sociale e politico

 

Le depressioni di oggi saranno i suicidi del domani, e aumenteranno sempre di più.

 

Ma il problema probabilmente non si pone per chi ha già un rimedio a depressioni infantili e disturbi del comportamento dei più piccoli: arricchire la filiera della psichiatria imbottendo di psicofarmaci generazioni di bambini che un giorno diventeranno gli uomini del domani, inebetiti, senza spina dorsale e totalmente  anestetizzati, cioè incapaci di opporre qualsiasi tipo di resistenza di carattere morale, sociale e politico. 

 

Se non ci opporremo a tutto questo, ne saremo complici e metteremo in grave pericolo la salute dei nostri figli.

 

 

Cristiano Lugli