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Zelens’kyj ha licenziato il suo alleato più stretto che nel 2021 aveva subito un attentato
Sabato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha licenziato il suo socio e aiutante di lunga data Sergej Sherif. Ha licenziato diversi consiglieri senior la scorsa settimana nel contesto di un rimpasto in corso della sua amministrazione. Lo riporta il sito russo RT.
Lo Sherif è stato uno dei pochi funzionari rimasti ad aver prestato servizio al fianco di Zelens’kyj sin dal primo giorno della sua presidenza, assumendo il suo incarico nel maggio 2019.
Nel settembre 2021, lo Sherif è sopravvissuto a un tentativo di omicidio quando la sua auto è stata attaccata da aggressori sconosciuti. Il veicolo è stato crivellato di proiettili, lasciando il suo autista ferito, mentre lo stesso sceriffo è scappato illeso. All’epoca, la leadership ucraina affermò che il colpo era una ritorsione da parte del «sistema» del Paese, che Zelens’kyj aveva presumibilmente cercato di «rompere».
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Va ricordato come lo Zelens’kyj sia stato eletto con la promessa di riconciliazione con i ribelli del Donbass, ma ha infine ceduto alle pressioni dei nazionalisti filo-Maidan, che lo hanno minacciato di proteste di massa – e non solo quello: un esponente dell’estrema destra ucraina, subito dopo le elezioni del 2019, disse in un’intervista che il neoeletto presidente attore, in caso avesse messo in dubbio l’integrità territoriale ucraina, sarebbe stato impiccato ad un albero del Kreshatyk, che è l’elegante vialone di Kiev che porta a piazza Maidan.
Negli ultimi giorni lo Zelens’kyj aveva licenziato tre consiglieri presidenziali freelance e due rappresentanti plenipotenziari, Natalja Pushkareva e Alyona Verbitskaja, incaricati rispettivamente di questioni relative al movimento dei volontari e ai diritti dei militari.
I licenziamenti fanno parte di un rimpasto della leadership ucraina lanciato da Zelens’kyj all’inizio di quest’anno. L’ex generale Valery Zaluzhny è stata la vittima più importante del rimpasto in corso, sostituito il mese scorso da Aleksandr Syrsky, che sarebbe tuttavia impopolare presso le truppe a terra.
Si diceva che Zaluzhny fosse stato in disaccordo con Zelenskyj per mesi prima di sollevare pubblicamente preoccupazioni sulla situazione del fronte alla fine dell’anno scorso.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso che l’ex vicesegretario di Stato con delega per gli affari eurasiatici Victoria Nuland, pupara neocon del conflitto in corso, avesse detto allo Zelens’kyj di non licenziare lo Zaluzhny nella sua ultima visita a Kiev. La Nuland è stata licenziata poco dopo.
Prima di entrare in politica, era uno stretto socio in affari di Zelens’kyj da molto tempo, con il quale aveva co- ha fondato lo studio comico Kvartal 95 (Distretto 95), che trovò grande successo nel Paese grazie alla TV ucraina, dove funse da propellente per la carriera comica di Zelens’kyj culminata con la serie «Servo del popolo», dove interpretava il ruolo di un uomo qualunque che diviene presidente del Paese.
La finzione divenne realtà al punto che il partito di Zelens’kyj si chiama esattamente come la serie, Sluha narodu. La presenza televisiva di Zelens’kyj fu assicurata dal canale 1+1 dell’oligarca israelo-ucraino Igor Kolomojskij, che Zelens’kyj andava spesso a trovare in Svizzera ed in Israele, ma che ora oggetto di indagini e raid da parte dei servizi ucraini con accuse di riciclaggio.
La serie fu grottescamente tradotta e distribuita anche in Italia su La7 durante l’apice dell’ucrainofilia istituzionale all’altezza dei primi mesi del 2022. A doppiare il personaggio Zelens’kyj fu l’attore Luca Bizzarri, e perfino questo scatenò polemiche.
Kolomojskij è stato accusato anche di finanziere gruppi neonazisti. Lui si è fatto beffe indossando in pubblico una t-shirta ironica assai popolare in Ucraina con la scritta «zhidobandera» (ossia «giudeo-banderista», ebreo e seguace del collaboratore di Hitler Stepan Bandera, riferimento principale dei neonazisti ucraini), dove un candelabro ebraico è disegnato con le fattezze del tridente simbolo nazionale ucraino.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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OpenAI blocca l’accesso a Internet ai suoi modelli più potenti di AI
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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma
A seguito del comunicato della Casa Generalizia del 13 luglio 2026, che annunciava la presentazione di un ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che da allora sono stati intrapresi i passi previsti dal diritto canonico per il ricorso, nel rispetto dei termini e delle procedure stabiliti dalla legge.
Con tali iniziative, i vescovi della Fraternità intendono esercitare il diritto riconosciuto loro dalla Chiesa, chiedendo l’esame delle obiezioni giuridiche e dottrinali che hanno formulato nei confronti dei testi del 2 luglio.
In attesa del seguito che verrà dato a tali iniziative da parte delle autorità competenti, la Fraternità intende osservare la discrezione richiesta dalla natura di tali procedure.
Invita i sacerdoti e i fedeli a rimanere uniti nella preghiera per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, la cui legge suprema è la salvezza delle anime.
Menzingen, 13 ottobre 2026
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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