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YouTube cancella centinaia di video di presunti crimini di guerra israeliani
YouTube ha eliminato centinaia di video che documentano presunte violazioni dei diritti umani commesse da Israele a Gaza e in Cisgiordania occupata, inclusi resoconti di testimoni oculari, inchieste investigative e filmati di natura umanitaria. Lo riporta la testata di giornalismo di inchiesta The Intercept.
Da ottobre, la piattaforma di video hosting avrebbe rimosso oltre 700 video e sospeso gli account di importanti organizzazioni palestinesi per i diritti umani, quali Al-Haq, Al Mezan Center for Human Rights e Palestinian Centre for Human Rights. Tra i contenuti cancellati figurerebbero un’inchiesta sull’uccisione della giornalista palestinese-americana Shireen Abu Akleh da parte delle forze israeliane, riprese di demolizioni di abitazioni in Cisgiordania e un documentario sulle madri sopravvissute agli attacchi israeliani a Gaza.
The Intercept ha descritto tali rimozioni come parte di un più ampio sforzo, sostenuto dagli Stati Uniti, volto a sopprimere la documentazione di presunti crimini di guerra israeliani. Le stesse organizzazioni palestinesi colpite da YouTube sono state sanzionate da Washington a settembre per aver fornito prove alla Corte penale internazionale (CPI) contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. La CPI ha emesso mandati di arresto per entrambi i funzionari nel 2024 per presunti crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza.
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Un portavoce di YouTube, Boot Bullwinkle, ha dichiarato a The Intercept che il proprietario della piattaforma, Google, «si impegna a rispettare le sanzioni applicabili».
L’influenza di Washington sulle aziende tecnologiche è diventata oggetto di controversia nazionale durante la presidenza di Joe Biden. Nel caso Murthy contro Missouri, agenzie federali sono state accusate di aver esercitato pressioni su Meta, Twitter e YouTube per censurare opinioni non gradite sotto il pretesto di contrastare la disinformazione. La Corte Suprema ha archiviato il caso nel 2024 per motivi procedurali, lasciando irrisolta la questione se tale coordinamento tra governo e piattaforme violi il diritto costituzionale alla libertà di espressione.
Le espulsioni avvengono nel contesto del sostegno militare e diplomatico di Washington a Israele durante il conflitto di Gaza. Gli Stati Uniti hanno fornito armi supplementari a Israele e hanno bloccato ripetutamente risoluzioni ONU che chiedevano il cessate il fuoco e condannavano le vittime civili. I critici affermano che tali azioni abbiano protetto Israele dall’obbligo di rispondere delle proprie condotte e indebolito gli sforzi internazionali per porre fine alla violenza.
Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa il fondatore di Google Sergey Brin, di origine ebraico-russa, ha definito l’ONU «chiaramente antisemita».
Negli scorsi giorni è emersa l’esistenza di un accordo segreto tra Israele Google e Amazon. L’intesa, denominata Progetto Nimbus e del valore di 1,2 miliardi di dollari, impedirebbe alle aziende di negare al governo israeliano l’accesso ai servizi cloud, anche in caso di violazione dei loro termini d’uso, stando ai documenti pubblicati dal Guardian con +972 Magazine.
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Immagine di Rego Korosi via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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Trump si rifiuta di scusarsi per il meme di Obama-scimmia
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rifiutato di scusarsi dopo che un video che ritraeva l’ex presidente Barack Obama e sua moglie Michelle come scimmie è stato pubblicato sul suo account Truth Social. Il video, ora cancellato, è stato condannato sia dai Democratici che dai Repubblicani come razzista e profondamente offensivo.
Secondo Axios, il video è stato pubblicato sull’account di Trump giovedì sera ed è rimasto online per quasi 12 ore. La clip, generata dall’intelligenza artificiale, è stata originariamente creata da un account che pubblica meme pro-Trump.
Venerdì mattina, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha liquidato la reazione negativa definendola «falsa indignazione». Il video è stato poi rimosso e un funzionario della Casa Bianca ha affermato che «un membro dello staff ha pubblicato il post per errore».
The full Barack Obama “monkey video” portrays numerous elected officials, Republicans and Democrats, as Lion King-like characters, with Trump as a lion and king of the jungle.
Interesting how this fact is not being reported on. pic.twitter.com/nJz1IbSuDN
— Loomer Unleashed (@LoomerUnleashed) February 6, 2026
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Trump ha preso le distanze dall’accaduto quando i giornalisti gli hanno chiesto se si sarebbe scusato. Ha risposto: «No, non ho commesso alcun errore».
«Se avessero guardato, l’avrebbero visto e probabilmente avrebbero avuto il buon senso di rimuoverlo», ha detto Trump. Alla domanda se condannasse il contenuto del video, ha risposto: «Certo che lo faccio».
«Credo che alla fine ci sia stata una foto che non piace alla gente. Non piacerebbe nemmeno a me, ma non l’ho vista», ha detto Trump sull’Air Force One. Il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries, un democratico di New York, ha accusato Trump di aver pubblicato «questo video disgustoso» deliberatamente. «Fanculo Donald Trump e il suo comportamento vile, razzista e maligno. Questo tizio è un parassita squilibrato», ha detto Jeffries in un video su Instagram.
Il senatore repubblicano Tim Scott ha condannato il video definendolo «la cosa più razzista che abbia mai visto uscire da questa Casa Bianca».
Il deputato repubblicano della Pennsylvania Brian Fitzpatrick ha affermato che il post equivale a «una grave mancanza di giudizio» e ha chiesto «scuse chiare e inequivocabili».
In passato gli Obama erano stati equiparati a dei primati dalla celebre pattinatrice russa e deputata alla Duma (il Parlamento di Mosca) Irina Rodnina, che nel 2014 pubblicò un’immagine della coppia presidenziale afroamericana che fissava una banana. Poco dopo catena di supermercati russa Bakhetle fu costretta a scusarsi per aver venduto taglieri che raffiguravano Obama come una scimmia, parte di un calendario per l’anno della scimmia.
La questione del frutto giallo – che provoca fobia in certi ministri europei – proseguì anche con il caso del 2014, quando in occasione del 53° compleanno di Obama, un gruppo di attivisti proiettò sulla facciata dell’ambasciata statunitense a Mosca un’animazione laser che mostrava il presidente mentre mangiava una banana.
Battute non apprezzate di sapore razziale si susseguirono anche in patria, dove si suggeriva una passione del presidente per l’anguria, alimento che, secondo una visione stereotipata pur confermata dall’aneddotica (come il film blaxpoitation Watermellon Man), piace assai alla popolazione di origine africana.
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Nel 2009 il sindaco Dean Grose rassegnò le dimissioni dopo aver inviato un’email che mostrava il prato della Casa Bianca piantato a angurie, sostenendo di non essere a conoscenza della valenza razzista dello stereotipo.
In un editoriale satirico riguardante un’intrusione alla Casa Bianca del 2014, il fumettista del Boston Herald Jerry Holbert raffigurò un intruso nella vasca da bagno di Obama che chiedeva al presidente se avesse provato il «dentifricio al gusto anguria». Dopo un’ondata di indignazione, il giornale e l’autore si scusarono, sostenendo che il riferimento fosse ingenuo e non intenzionale.
In vari episodi locali negli Stati Uniti, come in Kentucky nel 2013, sono stati segnalati manichini con le sembianze di Obama associati a pezzi di anguria, spesso giustificati dai proprietari come «libertà di espressione».
Il noto giornalista Dan Rather nel 2020 si è dovuto scusare dopo aver usato l’espressione «non riuscirebbe a vendere angurie» riferendosi a Obama, un modo di dire texano che però ha suscitato forti critiche per le sue connotazioni storiche
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