Geopolitica
Wilders: nessun aiuto per l’Ucraina finché non saremo in grado di difenderci
I Paesi Bassi non dovrebbero inviare ulteriori aiuti bellici a Kiev se ciò lascia l’esercito olandese incapace di difendere il paese, ha detto mercoledì in parlamento Geert Wilders, che guida il conservatore Partito per la Libertà (PVV).
Il commento è arrivato mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj era negli Stati Uniti chiedendo maggiori finanziamenti militari, mentre un pacchetto di aiuti da 50 miliardi di euro era bloccato nell’UE.
«Crediamo che non dovremmo fornire sostegno militare all’Ucraina finché non siamo in grado di difendere il nostro Paese», ha affermato il deputato olandese in un dibattito parlamentare.
Con la vittoria a valanga il mese passato, il partito PVV di Wilders ha ottenuto la maggioranza nel parlamento olandese, ottenendo 37 seggi su 150.
Due dei potenziali partner della coalizione di Wilders, il Nuovo Contratto Sociale (NSC) di centrodestra e il Movimento Contadini-Cittadini, hanno anche espresso riserve sul finanziamento della guerra più importante dell’Ucraina e sulla sua potenziale adesione all’UE, ha riferito Bloomberg mercoledì.
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I Paesi Bassi sono stati uno dei principali sponsor di Kiev nel conflitto in corso con la Russia. A novembre, Amsterdam ha inviato cinque aerei da combattimento F-16 al Centro di addestramento europeo F-16 in Romania, dove i piloti ucraini vengono addestrati a pilotare l’aereo da guerra di fabbricazione americana.
Nel complesso, i Paesi Bassi hanno dichiarato di voler impegnare 12-18 jet per addestrare i piloti di Kiev come parte del proprio aiuto militare.
Come riporta RT, lo scorso giovedì, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha utilizzato il suo diritto di veto per bloccare un pacchetto da 50 miliardi di euro della Commissione europea per l’Ucraina. Il leader ungherese ha dichiarato in un’intervista radiofonica venerdì che non sosterrà il pacchetto finché Budapest non avrà ricevuto i fondi trattenuti dall’Ungheria. Il nuovo governo slovacco ha anche respinto un piano per inviare maggiori aiuti militari a Kiev.
Washington, il più grande sponsor di guerra di Kiev, sta spingendo l’Ucraina ad adottare una strategia militare più difensiva per un «budget più ristretto», secondo un articolo del New York Times. Il presidente ucraino Zelens’kyj ha riconosciuto che la controffensiva di Kiev non ha raggiunto i «risultati desiderati».
La scorsa settimana i repubblicani del Senato americano hanno bloccato ulteriori 60 miliardi di dollari in finanziamenti a Kiev, chiedendo in cambio controlli più severi alle frontiere statunitensi. Martedì, parlando alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ammesso che senza questi finanziamenti supplementari, gli Stati Uniti «stanno arrivando alla fine» della loro capacità di aiuta l’Ucraina.
Il presidente russo Vladimir Putin, nella tradizionale sessione nazionale di domande e risposte di fine anno lo scorso giovedì, ha osservato che le truppe russe «per dirlo con umiltà, stanno migliorando le loro posizioni» lungo tutta la linea del fronte.
All’inizio di dicembre, il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu stimava le perdite di Kiev in oltre 125.000 soldati dall’inizio dell’offensiva ucraina a giugno.
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Immagine di Wouter Engler via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisibi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraviso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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