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Geopolitica

Vaccino cinese, Bolsonaro blocca la sperimentazione in Brasile

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Lo scorso lunedì, dopo una «grave reazione avversa» in un partecipante, il Brasile ha interrotto una sperimentazione in fase avanzata di un vaccino cinese che era  considerato leader mondiale nella corsa per sviluppare un vaccino protettivo per il coronavirus.

 

La decisione ha provocato una tempesta politica martedì dopo che il presidente Jair Bolsonaro, che è stato critico nei confronti della Cina e ha parlato in modo sprezzante del suo vaccino, il CoronaVac, ha definito la sospensione della sperimentazione cinese in Brasile una vittoria politica, scrive il New York Times.

 

Il presidente Jair Bolsonaro, che è stato critico nei confronti della Cina e ha parlato in modo sprezzante del suo vaccino, il CoronaVac, ha definito la sospensione della sperimentazione cinese in Brasile una vittoria politica

L’Instituto Butantan, l’istituto brasiliano che assiste al processo CoronaVac, ha definito la sospensione ingiustificata, sostenendo che era stata innescata dalla morte di un partecipante allo studio, ma che – ovviamente – la morte non era correlata al vaccino, anzi sarebbe stata causata dal suicidio della cavia umana.

 

La qualcosa , per qualche motivo, non turberebbe né la sperimentazione né il New York Times: anche se fosse, con evidenza l’establishment non arriva a considerare il suicidio come reazione avversa (negli psicofarmaci però sì, è considerato).

 

Gustavo Mendes, il direttore dei prodotti farmaceutici di Anvisa, l’agenzia di regolamentazione della salute del Brasile, ha dichiarato martedì in un’intervista che le autorità di regolamentazione devono ancora concludere che la morte del volontario non era correlata al vaccino.

Con evidenza l’establishment non arriva a considerare il suicidio come reazione avversa (negli psicofarmaci però sì, è considerato)

 

La battaglia del vaccino cinese sperimentato in Brasile si innesta in un quadro di conflitto politico più grande. Lo Stato di San Paolo, il più grande del Brasile, è guidato dal governatore João Doria, un rivale politico di Bolsonaro che ha criticato la gestione sprezzante della pandemia da parte del presidente.

CoronaVac, sviluppato dalla società cinese Sinovac, è uno degli 11 vaccini sperimentali prodotti da alcune delle principali aziende farmaceutiche del mondo che sono attualmente in fase di sperimentazione 3.

 

Il farmaco di Sinovac è visto in Cina come uno dei principali candidati. Ma nella spinta di Pechino per ottenere un vaccino cinese per essere il primo sul mercato globale, i funzionari cinesi hanno esteso la definizione di «uso di emergenza», permettendo a decine di migliaia di persone di avere iniettato il vaccino Sinovac e altri due vaccini prodotti localmente, nonostante non avessero ancora concluso gli studi di Fase 3.

Nella spinta di Pechino per ottenere un vaccino cinese per essere il primo sul mercato globale, i funzionari cinesi hanno esteso la definizione di «uso di emergenza», permettendo a decine di migliaia di persone di avere iniettato il vaccino Sinovac e altri due vaccini prodotti localmente, nonostante non avessero ancora concluso gli studi di Fase 3

 

Gli effetti avversi non sono insoliti negli studi di fase 3. AstraZeneca e Johnson & Johnson hanno entrambi interrotto i loro studi dopo che diversi volontari si sono ammalati gravemente, riprendendoli sei settimane dopo , in ottobre, dopo aver concluso – ovviamente –che le malattie non erano correlate ai vaccini.

 

Lo studio cinese sul vaccino ha infiammato una rivalità politica tra il signor Bolsonaro e il signor Doria, che è ampiamente previsto candidarsi alla presidenza nel 2022. Se il vaccino fosse approvato, sarebbe prodotto dall’istituto.

Il presidente Bolsonaro aveva già espresso scetticismo sul vaccino cinese in precedenza, e martedì ha gongolato per la battuta d’arresto in un messaggio su Facebook:

 

«Questo è il vaccino che Doria voleva che tutti a San Paolo prendessero. Ennesima vittoria per Bolsonaro».

Il presidente Bolsonaro aveva già espresso scetticismo sul vaccino cinese in precedenza

 

Il mese scorso Bolsonaro ha reagito con rabbia quando ha saputo che il ministero della salute intendeva acquistare 46 milioni di dosi del vaccino.

 

«Ho ordinato che fosse annullato – ha detto il presidente – Sembra che nessun paese al mondo sia interessato a quel vaccino cinese».

 

Bolsonaro ha reagito con rabbia quando ha saputo che il ministero della salute intendeva acquistare 46 milioni di dosi del vaccino

È raro che un farmaco che non è stato completamente testato venga somministrato così ampiamente e scienziati di tutto il mondo hanno ripetutamente avvertito che il governo cinese stava rischiando la salute della sua gente prima del completamento delle prove in fase avanzata.

 

Sinovac ha affermato in precedenza che a più di 10.000 persone a Pechino è stato iniettato il suo vaccino. Separatamente, ha detto che quasi tutti i suoi dipendenti – circa 3.000 in totale – e le loro famiglie l’avevano preso.

 

«Ho ordinato che fosse annullato – ha detto il presidente – Sembra che nessun paese al mondo sia interessato a quel vaccino cinese»

Gli esperti di vaccini hanno affermato che era importante concludere la terza e ultima fase dei test sull’uomo prima di rendere disponibile il farmaco. Gli studi di fase 3 coinvolgono decine di migliaia di persone e possono rilevare effetti collaterali non comuni ma potenzialmente gravi.

 

L’azienda ha avviato le sperimentazioni di fase 3 in Brasile e in Indonesia ad agosto e in Turchia a settembre, testando il suo vaccino su circa 27.000 persone.

 

Sinovac ha detto che sperava di completare le prove entro la fine dell’anno, ma la sospensione del processo in Brasile potrebbe influenzare il processo in altri paesi, potenzialmente facendo deragliare quella linea temporale.

 

Scienziati di tutto il mondo hanno ripetutamente avvertito che il governo cinese stava rischiando la salute della sua gente prima del completamento delle prove in fase avanzata

La società farmaceutica statale indonesiana Bio Farma, che sta conducendo prove per Sinovac, ha affermato di non avere intenzione di annullare le prove, secondo Iin Susanti, capo della divisione di pianificazione aziendale e strategia di Bio Farma.

 

L’esperimento brasiliano sospeso è un promemoria delle formidabili sfide che le aziende cinesi di vaccini devono affrontare quando si recano all’estero. Poche aziende hanno esperienza nell’operare all’estero, tanto meno nell’esplorazione di potenziali campi minati politici. Tutti loro hanno dovuto testare i loro vaccini in luoghi con focolai attivi perché il virus era stato ampiamente eliminato in Cina.

 

«In Brasile, gli esperimenti sono stati politicamente gravosi poiché i sostenitori di Bolsonaro, che ha minimizzato la minaccia e incolpato la Cina per la pandemia, li hanno criticati» chiosa il New York Times.

Vedere un’azienda cinese sviluppare per prima un vaccino è stata una priorità per il leader del Paese Xi Jinping

 

Vedere un’azienda cinese sviluppare per prima un vaccino è stata una priorità per il leader del Paese Xi Jinping. Il presidente Xi ha puntato la sua reputazione personale sullo sforzo, che è visto come un modo per cancellare parte della colpa che diversi paesi hanno attribuito alla Cina per i suoi passi falsi iniziali quando il virus è emerso per la prima volta nella città di Wuhan l’anno scorso.

Il  Sinovac è un vaccino inattivato, il che significa che è costituito da un coronavirus che è stato indebolito o ucciso da sostanze chimiche.

 

Immagine d’archivio

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Geopolitica

La NATO considera la Russia e la Cina minacce alla sua sicurezza e ai suoi valori

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In una conferenza stampa ieri a Madrid, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha anticipato ciò che l’alleanza si aspetta dal vertice iniziato oggi a Madrid.

 

«Il nostro nuovo concetto [strategico] ci guiderà in un’era di competizione strategica», ha affermato. «Mi aspetto che chiarirà che gli alleati considerano la Russia la minaccia più significativa e diretta alla nostra sicurezza. Per la prima volta affronterà la Cina e le sfide che Pechino pone alla nostra sicurezza, ai nostri interessi e ai nostri valori».

 

Stoltenberg ha annunciato che gli alleati hanno concordato una massiccia espansione della Forza di risposta della NATO.

 

«Trasformeremo la Forza di risposta della NATO e aumenteremo il numero delle nostre forze ad alta prontezza a ben oltre 300.000».

 

La «trasformazione» accompagnerà un «aumento» della capacità della NATO, anche con «equipaggiamento più preposizionato e scorte di rifornimenti militari, capacità più avanzate, come difesa aerea, comando e controllo rafforzati e piani di difesa aggiornati , con forze preassegnate a difendere specifici Alleati».

 

Per quanto riguarda il conflitto in corso, la NATO «accetterà un pacchetto di assistenza globale rafforzato per l’Ucraina», ha affermato Stoltenberg.

 

«Ciò includerà consegne sostanziali di supporto in aree come comunicazioni sicure, sistemi anti-droni e carburante. A lungo termine, aiuteremo l’Ucraina a passare dall’equipaggiamento militare dell’era sovietica al moderno equipaggiamento della NATO e rafforzeremo ulteriormente le sue istituzioni di difesa e sicurezza».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’alto papavero danese della NATO dieci giorni fa aveva dichiarato di non sapere se la guerra in Ucraina potesse durare anni.

 

«Nessuno lo sa. Dobbiamo prepararci al fatto che potrebbero volerci anni. Non dobbiamo smettere di sostenere l’Ucraina. Anche se i costi sono elevati, non solo per il supporto militare, ma anche per l’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari»

 

Lo Stoltenbergo aveva altresì già incluso nei suoi discorsi anche la Cina.

 

«Anche la Cina apparirà per la prima volta sulla carta. Perché l’ascesa della Cina è una sfida ai nostri interessi, ai nostri valori e alla nostra sicurezza».

 

 

 

 

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Geopolitica

Jeddah: il piano di sviluppo lascia oltre 500mila persone senza casa

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Un rapporto di Amnesty International parla di demolizioni indiscriminate e insensibili. Colpiti almeno 558mila abitanti, agli stranieri negati anche i risarcimenti promessi dallo Stato. Dietro l’immagine di nazione «progressista e sfarzosa» emergono «storie orribili di abusi e violazioni». 

Le demolizioni indiscriminate e «insensibili» avviate dalle autorità saudite nel piano di sviluppo e rilancio della città portuale di Jeddah, che coinvolgono almeno 558mila abitanti, sono «discriminatorie» e violano le norme internazionali in tema di diritti umani.

 

A lanciare l’accusa in un rapporto pubblicato nei giorni scorsi è Amnesty International, secondo cui gli sgomberi forzati e gli abbattimenti per far posto a un nuovo progetto di urbanizzazione in chiave moderna hanno colpito duramente i lavoratori migranti stranieri.

 

Fra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, i vertici amministrativi hanno cacciato centinaia di migliaia di persone dalle loro case. Dai documenti della municipalità di Jeddah emerge che agli espropri dovrebbero corrispondere una serie di risarcimenti, promessi a titolo compensativo; tuttavia, da questa norma sono esclusi gli stranieri e gli immigrati che costituiscono, in realtà, il 47% del totale di quanti sono costretti a cercare una nuova sistemazione.

 

Diana Semaan, vice-direttrice ad interim di Amnesty International per il Medio oriente e il Nord Africa, sottolinea che «dietro l’immagine progressista e sfarzosa che l’Arabia Saudita sta cercando di presentare al mondo, ci sono storie orribili di abusi e violazioni».

 

«Non solo – prosegue l’attivista – hanno cacciato i residenti dalle loro case, senza alcuna sensibilità e dando loro il tempo di andarsene o risarcimenti adeguati per trovare un’alternativa, ma hanno anche discriminato centinaia di migliaia di cittadini stranieri escludendoli dal regime di compensazione».

 

Alcuni abitanti di Jeddah interpellati da Middle East Eye nel gennaio scorso hanno detto di essere stati colti «di sorpresa» dalle demolizioni e di aver avuto «pochissimo tempo» per trovare un’altra sistemazione o di salutare i vicini, con i quali hanno convissuto per generazioni. Alcuni sono stati costretti ad abbandonare i mobili all’aperto, trovando rifugio sotto i ponti. Una ricerca del gruppo attivista ALQST pubblicata ad aprile conferma che le demolizioni sono state mal gestite, con oltre il 71% degli intervistati che ha rivelato di non aver ricevuto alcuna forma di sostegno.

 

Jeddah è la seconda città per numero di abitanti del regno wahhabita e ospita fino a 4,5 milioni di persone. È un importante centro economico e la porta d’accesso alla Mecca per milioni di fedeli musulmani, ogni anno, sulla strada dell’Hajj (il pellegrinaggio maggiore). I quartieri sinora oggetto di demolizione si trovano a sud, in un’area vista da molti come il cuore e l’anima stessa della città che affaccia sul mar Rosso.

 

Il settore meridionale è stato a lungo relegato ai margini dei grandi progetti di sviluppo, mentre tutti i piani e gli investimenti si concentravano a nord. Tuttavia, la zona sud di Jeddah presenta delle peculiarità che la rendono unica, per il suo essere vivace a livello sociale e multietnica, per il flusso migratorio che da decenni ha determinato una profonda commistione urbana.

 

Tuttavia, il rapporto di Amnesty mostra come la narrativa di Stato saudita abbia a più riprese stigmatizzato questa caratteristica unica, attaccando gli abitanti dell’area e collegandoli a «malattie, crimini efferati, traffico di stupefacenti e furti».

 

Il piano di sviluppo che ha determinato la cacciata di oltre mezzo milione di persone da Jeddah è parte del programma riformista a livello economico, sociale e culturale chiamato «Vision 2030» e voluto in prima persona dal principe ereditario Mohammad bin Salman (MbS). Un progetto ad ampio respiro che tocca diversi settori della vita del Paese, ma che rischia di relegare ai margini le fasce più povere e deboli come emerge dalla vicenda del «martire di Neom», un eroe della lotta anti-esproprio ucciso dalle forze di sicurezza.

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Bizzarria

Deep fake di guerra: sindaci europei a colloquio con un’ingannevole copia digitale del sindaco di Kiev

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I sindaci di tre capitali europee – Berlino, Madrid e Vienna – si sono trovati impegnati in videochiamate con un impostore che affermava di essere la loro controparte di Kiev, Vitaly Klitschko.

 

Il sindaco di Berlino, Franziska Giffey, ha concluso la conversazione dopo che una volta colpita dal sospetto che la persona con cui stava parlando non fosse effettivamente Klitschko. La Giffey aveva ragione, come successivamente confermato dall’ambasciatore ucraino Andrej Melnyk.

 

La polizia teutonica starebbe indagando sull’incidente che, secondo l’ufficio del singolo, è apparentemente un video deepfake.

 

I deepfake utilizzano l’intelligenza artificiale per creare volti ultrarealistici animati. È possibile realizzare deepfake di politici, attori, persone di ogni tipo, e quindi simulare con estremo realismo azioni e discorsi che essi mai hanno fatto.

 

La conversazione del sindaco José Luis Martínez-Almeida con il falso Klitschko ha seguito uno scenario simile: il primo cittadino della capitale spagnuola avrebbe interrotto la telefonata sospetta.

 

Il sindaco di Vienna, Michael Ludwig, sarebbe stato l’unico a completare la conversazione. Mercoledì ha annunciato su Twitter di aver parlato con Klitschko. Il post è stato rimosso sabato.

 

Più tardi sarebbe emersa una dichiarazione in cui si affermava che il sindaco Ludwig era diventato vittima di un “grave caso di criminalità informatica” e sottolineava di non essere l’unica vittima.

 

«Non c’erano prove che la conversazione non fosse condotta con una persona reale» ha affermato l’ufficio del sindaco della capitale austriaca. Anche qui, la questione è oggetto di indagine da parte delle autorità cittadine.

 

Vitaly Klitschko, un grande pugile professionista prima di diventare un politico, ha risposto alla notizia del suo falso «gemello», dicendo che “il nemico non si sta calmando e sta muovendo guerra su tutti i fronti” per screditare i politici ucraini. Anche lui ha invitato le forze dell’ordine a indagare sugli incidenti.

 

«A proposito, la guerra ibrida, la disinformazione che viene dalla Russia è uno degli argomenti della tavola rotonda a cui io e mio fratello parteciperemo al vertice della NATO a Madrid la prossima settimana», ha affermato Klitschko, il cui fratello Vladimir è pure un ex campione del mondo della boxe.

 

Cosa ci faccia anche il fratellino Klitschko al vertice NATO non è dato sapere, tuttavia, a questo punto, c’è da augurare alla famiglia di non divenire vittime a loro di deepfake: credono di parlare don Draghi e Stoltenberg, e invece…

 

 

 

 

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