Pubblicato originariamente da TrialSite News.
I punti di vista e le opinioni espressi in questo articolo sono quelli degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.
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Alcuni paesi europei sono certamente più responsabili di noi al cospetto dello sfacelo spirituale, morale e sociale venuto a trionfare nell’occidente d’Europa. Eppure il punto critico dell’Italia, a nostro avviso, è quello di non avere più neanche gli “estremi”: stato amorfo e privo di di una controparte seria ertasi contro l’appiattimento livellatore della democrazia. Cosa che ad esempio, al contrario, accade in Francia, terra di corruzione e matrice dei più grandi moloch laicisti degli ultimi tre secoli: si pensi però ai movimenti per la famiglia nati lì, si pensi alle grandi correnti di tradizionalismo cattolico o ancora al Front National di Marine Le Pen il quale, pur con tutte le riserve del caso, possiamo affermare con certezza che mai si sarebbe potuto costituire in maniera analoga in Italia, proprio per la mancanza di quei sani paradossi oggi più che mai necessari per ridestare menti anestetizzate.
Ebbene, proprio sulla Francia è passata di recente una notizia molto interessante. Talmente interessante da costringere i media ad insabbiare tutto, senza dare luce a quanto accaduto.
Le statistiche riportate dall’Eurosorveglianza dimostrano che dal 2005 al 2010 la popolazione francese contraria alle vaccinazioni di massa è passata dal 10% al 40%. A questi dati si aggiungono poi quelli dei medici francesi, ad attestare come più della metà di questi non sia più fermamente convinta dell’utilità dei vaccini, dubbio che si unisce alla preoccupazione per gli elementi che compongono questi farmaci preventivi.
Questa escalation di mani alzate contrarie, impennatasi in un solo decennio circa, ha portato il Consiglio di Stato a prendere una decisione da annoverarsi fra quelle di portata storica: in data 8 febbraio 2017, infatti, è stato ordinato al Ministero della Salute di rendere disponibile – con un tempo massimo di sei mesi – gli unici tre vaccini obbligatori per legge, ovverosia quello contro la difterite, il tetano e la poliomielite, anche conosciuti sotto la sigla DTP.
Questi tre dovranno essere gli unici somministrati ai bambini al di sotto dei diciotto mesi, e non potranno più esistere combinazioni con altri vaccini. A questo proposito è doveroso ricordare che l’Italia “vanta” un vaccino obbligatorio in più rispetto alla Francia, ed è quello antiepatite B, reso tale – stando alle carte processuali! – a seguito delle tangenti intascate dall’allora Ministro della Sanità, Francesco De Lorenzo, che insieme al responsabile del settore farmaceutico del Ministero Duilio Poggiolini “si mise in saccoccia” 600 milioni delle vecchie lire provenienti dall’azienda Glaxo-SmithKline (GSK), esclusiva produttrice del vaccino Engerik X. Infine tutti siamo a conoscenza degli esiti del processo, così da poter poi interrogarci sulla vera o presunta necessità del vaccino reso obbligatorio, pur non rientrando nei programmi di questo scritto affrontare la questione dell’utilità correlata alla vaccino-profilassi.
Ricapitolando dunque, e per rendere più accessibile a tutti la faccenda, la Francia dovrà disporre e mettere a disposizione il solo DPT (difterite, tetano, poliomielite) essendo questi gli unici tre stabiliti con obbligatorietà, rendendo questa triade di vaccini non combinati con altri non obbligatori, o comunemente detti “fortemente consigliati”: come il vaccino antipertosse o come quello contro Hæmophilus influenzæ B e, infine, quello antiepatite B, come poc’anzi detto non obbligatorio in Francia.
Di fatto il grande risultato ottenuto dalla popolazione, aiutata e sostenuta da un cospicuo numero di medici, è quello di aver eliminato, nonché vietato, l’uso del vaccino esavalente il quale non è nient’altro che un’assurdità senza criteri logici, se non quelli di far arricchire la Big Pharma. Quale altra logica potrebbe esserci nello sparare nel corpo di un bambino appena nato due vaccini in più (non obbligatori) rispetto ai già quattro (obbligatori) che gli vengono somministrati? E come mai è impossibile – almeno in Italia – poter scegliere di far vaccinare il proprio figlio solo per quei quattro sotto vincolo di legge? Anzi, in Italia il corso d’opera va nella direzione tutta contraria rispetto al versante francese, visto che il Piano Nazionale pattuito fra il Ministro Beatrice Lorenzin e le Regioni ha optato per un’offerta-obbligo del 65% di sedute in più rispetto a quella attuale.
Il fattore preponderante che ha spinto il Consiglio di Stato – la Corte amministrativa di più alto grado in Francia – a concepire questa decisione è stata sostanzialmente la “voce del popolo”, che con una petizione facente capo ad un milione di firme ha sostenuto il Professor Henry Joyeux, oncologo ricercatore radiato dall’Ordine dei medici francesi per aver esternato la pericolosità del vaccino esavalente Infranix hexa avente la presenza di adiuvanti al netto della composizione, come per esempio l’alluminio.
Il Prof. Joyeux è stato formalmente riabilitato dallo stesso Consiglio di Stato, con una nota che rimanda a lui la ragione: “La legge che impone solo tre vaccini obbligatori implica necessariamente che sia possibile rispettare l’obbligo utilizzando vaccinazioni che contengono solo questi tre vaccini”.
Questa decisione potrebbe però creare ulteriori reazioni avverse, in quanto già nel 2008 questo trivalente fu sospeso e ritirato dalla stessa azienda produttrice, la Sanofi-Pasteur MSD. L’Agenzia per la sicurezza nazionale di farmacovigilanza precisò che il ritiro avvenne “a seguito dell‘aumento del numero di segnalazioni di reazioni avverse osservate fino a 24 ore dalla vaccinazione dall’inizio del 2008 rispetto agli anni precedenti”.
Da quell’anno, fino ad arrivare ai giorni nostri, l’unica alternativa offerta alle famiglie è stato… l’esavalente, cioè qualcosa di ancora più pesante e peggiore.
Ci si può infatti chiedere come mai per ragioni di mercato – perché altre non sono – il Ministero della Salute non abbia fornito la disponibilità di una scelta a norma di legge. Questo è stato il vero motivo per cui frattanto 2300 persone si sono mosse costituendosi parte civile contro il Ministero, inoltrando denuncia e ottenendo poi ciò che si è detto provenire dal Consiglio di Stato francese.
Concludendo come si era iniziato è per contro d’uopo sottolineare l’inerzia del popolo italiano, ancora convinto che tutto ciò che luccica sia oro, che i vaccini siano tutti sicuri perché a Tizio, a Caio e a Sempronio non hanno fatto nulla. E guai a chi pensa che le case farmaceutiche speculino sulla pelle altrui per guadagnare palate di milioni (nel 2011, per esempio, un’indagine di mercato ha sentenziato un giro d’affari europeo sui vaccini pari a 7 miliardi di euro in un solo anno): questi non sarebbero altro che complottisti intransigenti, demagoghi delle cospirazioni dietrologiste.
Da bravi… complottisti integristi poniamo allora solo qualche semplice domanda, pur ammettendo che esse siano già pregne di un pizzico di sana retorica:
– Perché in Italia non esiste una farmacovigilanza attiva come in Francia e in America?
-Perché il Governo Americano ha dovuto pagare, dal 1986 fino ad ora, una cifra quasi pari a 3 miliardi di dollari per danni provocati dai vaccini?
-Terza ed ultima, perché in caso di reazione avversa di un vaccino “non obbligatorio” è il Governo e non l’azienda farmaceutica a doverne rispondere in Tribunale [ex l. 210/92]?
D’altronde è pure vero che le vaccinazioni di massa vengono somministrate “un tanto al chilo”, con modalità cieche guidate da ciechi, senza una seria preoccupazione per la necessarietà, cosa che appunto potrebbe non essere nel caso in cui il potenziale vaccinato abbia già contratto naturalmente la malattia, senza che nessuno se ne sia accorto o si sia curato di appurarlo, come può accadere al cospetto (ed è solo uno dei possibili esempi) della rosolia.
Naturalmente non esiste nemmeno una figura che si interessi di capire se il soggetto che riceverà il vaccino possa essere allergico o sensibile a qualche componente interno al prodotto: e questo è ovvio, nostro malgrado, visto che non è dato di comunicare la composizione del vaccino; fermo restando che il medico non ha elementi necessari per rendersi conto dello stato allergologico del bambino. Detta inter nos: il vaccino lo spariamo in corpo, e poi suvvia, speriamo che la fortuna sia dalla nostra.
Rimaniamo in attesa di risposte serie e non ideologiche. Lungi da noi voler essere ciò che non siamo, ma la logica – che è l’arte del ragionamento – deve qui stare alla base di tutto.
Per il resto, intanto, accontentiamoci del piccolo ma grande risultato francese, in ogni caso segno tangibile di un popolo che alza la testa sopra la nube di un gas anestetico propinato dai potentati nazionali e sovranazionali.
Cristiano Lugli e Alessandro Corsini
Articolo previamente apparso qui.
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un documento della CIA del 23 aprile 1952, recentemente scoperto, intitolato «Ricerca speciale per Artichoke», descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano. Le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956, secondo il Daily Mail.
Negli anni ’50, la CIA studiò metodi per esercitare segretamente il controllo mentale sugli esseri umani, tra cui l’occultamento di farmaci nei vaccini e in prodotti alimentari di largo consumo, come rivelato da un documento della CIA recentemente scoperto. Il Daily Mail ne ha dato notizia per primo lunedì.
Il documento di sette pagine, «Ricerca speciale per Artichoke», è datato 23 aprile 1952. Descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano.
Secondo il Daily Mail, le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956.
Il documento, declassificato nel 1983, è circolato di recente sui social media. Tuttavia, è stato pubblicato nella sala di lettura online della CIA solo l’anno scorso.
«Alcune delle proposte sono controverse», si legge nel documento. Tra queste, la somministrazione segreta di farmaci come parte di un «approccio a lungo termine ai soggetti».
Secondo il documento:
«Questo studio dovrebbe includere sostanze chimiche o farmaci che possono essere efficacemente nascosti in oggetti di uso comune come cibo, acqua, coca cola, birra, liquori, sigarette, etc. Questo tipo di farmaco dovrebbe poter essere utilizzato anche nei trattamenti medici standard, come vaccinazioni, iniezioni, etc.»
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Il documento includeva anche un campo speciale di ricerca per «batteri, colture vegetali, funghi, veleni di vario tipo, etc.» che sono «in grado di produrre malattie che a loro volta causerebbero febbre alta, delirio, etc.»
Tra queste rientravano «specie di funghi» che «producono un certo tipo di intossicazione e squilibrio mentale».
Tra le proposte c’era anche quella di effettuare ricerche sulla «dieta» o sulle «carenze alimentari» dei prigionieri e delle persone sottoposte a interrogatorio, incluso l’uso di «cibi in scatola appositamente preparati da cui sono stati rimossi alcuni elementi».
Il documento includeva proposte per l’uso umano sia a breve che a lungo termine. I farmaci ritenuti più adatti all’uso a lungo termine sarebbero stati progettati per produrre un «effetto agitante (che produce ansia, nervosismo, tensione, etc.) o un effetto deprimente (che crea una sensazione di sconforto, disperazione, letargia, etc.)».
Secondo il Daily Mail, la CIA ha condotto esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke. Gli esperimenti hanno spesso coinvolto «soggetti vulnerabili, tra cui prigionieri, personale militare e pazienti psichiatrici». Gli esperimenti sono stati solitamente condotti «senza consenso informato».
Secondo Ben Tapper, un chiropratico del Nebraska che è stato incluso nella lista «Disinformation Dozen» nel 2021 per aver messo in dubbio la sicurezza dei vaccini, il documento espone «una realtà inquietante: le agenzie governative hanno storicamente esplorato modi per manipolare il comportamento umano attraverso mezzi chimici e biologici, compresi concetti che coinvolgono cibo e interventi medici».
«Non si tratta di speculazioni o di cospirazioni, e dovrebbe preoccupare profondamente ogni americano che apprezza l’autonomia corporea e il consenso informato», ha affermato Tapper.
Il Daily Mail ha citato documenti della CIA che suggerivano che le agenzie di intelligence statunitensi temevano che le nazioni nemiche avessero sviluppato proprie tecniche di controllo mentale e comportamentale. Ciò ha portato l’agenzia a dare priorità allo sviluppo di metodi propri.
Il progetto Artichoke «servì da precursore» al programma MK-Ultra, lanciato dalla CIA nel 1953. Quel programma «ampliò gli esperimenti di alterazione della mente su una scala più ampia», ha riportato il Daily Mail.
Molti documenti relativi a questo tipo di sperimentazione furono distrutti nel 1973, «lasciando ignota la reale portata della ricerca e i suoi progressi».
Naomi Wolf, Ph.D., CEO di Daily Clout e autrice di The Pfizer Papers: Pfizer’s Crimes Against Humanity, ha dichiarato a The Defender che i documenti confermano ulteriormente una lunga storia di ricerche delle agenzie di intelligence mirate al pensiero e al comportamento umano.
«Purtroppo, è da tempo accertato che le nostre agenzie di intelligence, e quelle dei nostri nemici, hanno cercato di alterare la coscienza e il comportamento umano, spesso senza il consenso dei soggetti. L’esistenza di MK-Ultra, il progetto clandestino in cui si è evoluto il Progetto Artichoke, è ben documentata», ha affermato Wolf.
John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore del libro di prossima uscita Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha affermato: «I ricercatori sospettano da tempo che la rivelazione da parte del Comitato Church dei famigerati esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA, per lo più basati sull’uso dell’LSD, abbia avuto l’effetto di oscurare il ben più ampio Progetto Artichoke dell’agenzia».
Leake ha citato prove che suggeriscono che un avvelenamento di massa avvenuto nel 1951 a Pont-Saint-Esprit, in Francia, in cui 250 residenti hanno avuto gravi allucinazioni e sette persone sono morte, fosse un esperimento del Progetto Artichoke. L’epidemia è stata ufficialmente attribuita al pane contaminato di un panificio locale.
Leake ha affermato che il documento del 1952 è «coerente con il sospetto che la CIA stesse cercando di scoprire metodi di controllo mentale anche per popolazioni molto ampie».
Nel 2024, un’indagine della Reuters rivelò che la CIA aveva condotto una campagna di propaganda segreta sui vaccini nelle Filippine. La campagna attaccava quella che l’agenzia percepiva come la «crescente influenza» della Cina nel Paese, prendendo di mira il vaccino cinese Sinovac contro il COVID-19 attraverso l’uso di falsi account online che diffondevano messaggi «anti-vax».
Michael Rectenwald, Ph.D., autore di The Great Reset and the Struggle for Liberty: Unraveling the Global Agenda, ha affermato che le rivelazioni del Progetto Artichoke «chiariscono che la CIA ha rappresentato un’enorme minaccia per i cittadini statunitensi, oltre agli orrori che scatena sui governi e sulle popolazioni non statunitensi».
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Il documento del Progetto Artichoke del 1952 includeva anche una raccomandazione di coinvolgere l’US Army Chemical Warfare Service negli sforzi del progetto, citando la sua esperienza con «studi esaustivi in questa direzione».
Questa proposta è simile alle recenti ipotesi secondo cui il COVID-19 e la risposta alla pandemia sarebbero stati coordinati ai massimi livelli del governo, dell’esercito e delle agenzie di Intelligence.
L’anno scorso, l’ex dirigente della ricerca e sviluppo farmaceutica Sasha Latypova e la scrittrice scientifica in pensione Debbie Lerman hanno pubblicato il «Dossier COVID», presentando prove del «coordinamento militare/di intelligence della risposta di biodifesa al Covid negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, Canada, nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia».
Secondo Latypova e Lerman, «il COVID non è stato un evento di sanità pubblica», ma «un’operazione globale, coordinata attraverso alleanze militari e di intelligence pubblico-private e invocando leggi concepite per attacchi con armi CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari)».
Leake ha affermato che «è tutt’altro che chiaro» che le udienze del Comitato Church del 1975 «abbiano posto fine ai programmi segreti della CIA». Ha citato come esempio il possibile sviluppo in laboratorio del virus SARS-CoV-2.
«La creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 con tecniche di guadagno di funzione sviluppate presso l’ Università della Carolina del Nord a Chapel Hill e il coinvolgimento dell’esercito statunitense nello sviluppo e nella distribuzione dei vaccini mRNA contro il COVID-19 dovrebbero… essere considerati possibili sviluppi o addirittura continuazioni del Progetto Artichoke», ha affermato Leake.
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In un post su Substack, l’epidemiologo Nicolas Hulscher ha tracciato un potenziale collegamento tra il Progetto Artichoke e lo sviluppo dei vaccini contro il COVID-19. Hulscher ha citato recenti studi sottoposti a revisione paritaria che hanno identificato l’impatto negativo dei vaccini sulla salute neurologica e «l’aumento dei tassi di declino cognitivo».
Hulscher ha scritto:
«È inquietante che, dal 2021, oltre il 70% dell’umanità abbia ricevuto un agente neurotossico mascherato da ‘vaccino’. Gli stessi obiettivi delineati nel documento della CIA (vaccini/farmaci in grado di indurre segretamente ansia, depressione e letargia) vengono ora osservati nelle popolazioni vaccinate contro il COVID-19».
«Se negli anni ’50 la CIA discuteva segretamente di metodi segreti per alterare il comportamento umano, non ci sarebbe da sorprendersi se nei decenni successivi emergessero progetti classificati simili».
Uno studio del 2024 pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry ha indagato gli eventi avversi psichiatrici in oltre 2 milioni di persone in Corea del Sud. Lo studio ha rilevato che «la vaccinazione contro il COVID-19 ha aumentato il rischio di depressione, ansia, disturbi dissociativi, disturbi da stress e somatoformi, nonché disturbi del sonno, riducendo al contempo il rischio di schizofrenia e disturbo bipolare».
Uno studio del 2025 pubblicato sull’International Journal of Innovative Research in Medical Science ha rilevato «segnali di sicurezza allarmanti per quanto riguarda le condizioni neuropsichiatriche a seguito della vaccinazione contro il COVID-19, rispetto alle vaccinazioni antinfluenzali e a tutte le altre vaccinazioni combinate».
Tra questi si segnalano aumenti di schizofrenia, depressione, declino cognitivo, deliri, comportamenti violenti, pensieri suicidi e ideazioni omicide.
«Il fatto che i vaccini a mRNA siano stati progettati per attraversare la barriera emato-encefalica e infiammare il cervello, o almeno, era noto che lo facessero durante la loro produzione e distribuzione, dovrebbe farci riflettere alla luce di questa notizia», ha affermato Wolf.
Wolf ha affermato che le ultime rivelazioni, «pur essendo scioccanti, forniscono un motivo in più per essere critici nei confronti di programmi di vaccinazione opachi, coercitivi o non testati, di additivi negli alimenti e nell’acqua e di programmi di geoingegneria tossici o opachi».
Tapper ha affermato che le rivelazioni rafforzano «l’urgente necessità di proteggere la libertà individuale, la libertà medica e i confini etici nella scienza e nella salute pubblica».
«La lezione da trarre è semplice: è necessaria la vigilanza quando i governi rivendicano l’autorità sul corpo e sulla mente umana», ha affermato Tapper.
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 1824 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Email appena pubblicate mostrano che Jeffrey Epstein era coinvolto nelle discussioni sul finanziamento della sanità globale e sulla preparazione alle pandemie anni prima del COVID-19. I documenti non dimostrano che abbia influenzato le politiche, ma confermano che ha avuto accesso alle discussioni sul rischio pandemico come strategia finanziaria.
E se la parte più inquietante dei fascicoli su Epstein non fosse ciò che dimostrano, ma ciò che rivelano sulla prossimità?
Per anni, Jeffrey Epstein è stato descritto come un finanziere, un predatore, un manipolatore di reti d’élite. Ma sepolto in migliaia di pagine di corrispondenza appena pubblicata, grazie alla legge approvata dal Congresso, c’è qualcosa di meno sensazionale e probabilmente più inquietante: Epstein si è posizionato al crocevia tra filantropia sanitaria globale, ingegneria finanziaria e preparazione alla pandemia anni prima del COVID-19.
Si stava semplicemente inserendo in conversazioni importanti? O stava orbitando attorno a qualcosa di molto più ampio: una trasformazione strutturale nel modo in cui le crisi di sanità pubblica sarebbero state finanziate, assicurate e gestite?
I documenti non ci forniscono la prova schiacciante. Ma ci forniscono una mappa.
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Uno degli allegati più diffusi è un’e-mail del 24 maggio 2017 di Boris Nikolic, consulente scientifico legato a Bill Gates, indirizzata sia a Epstein che a Gates. In essa, Nikolic scrive che una strategia di finanziamento basata sulla consulenza dei donatori «potrebbe rappresentare un’ottima strada da percorrere per alcune aree chiave come l’energia, la pandemia, etc.»
Quella singola parola, pandemia, ha scatenato speculazioni.
L’email conferma qualcosa di limitato ma reale: Epstein è stato coinvolto in conversazioni riguardanti la filantropia legata a Gates, in cui il rischio pandemico è stato esplicitamente discusso come ambito di finanziamento.
Non descrive la pianificazione della malattia. Non delinea una risposta operativa. Sembra una strategia di portafoglio filantropica. Ma dimostra che Epstein non era solo un conoscente: era presente nelle conversazioni in cui le priorità sanitarie globali venivano strutturate finanziariamente.
Questa vicinanza da sola solleva interrogativi.
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Ancora più rivelatrice è la bozza di proposta della JPMorgan del 2011 intitolata «Progetto Molecola».
Il documento delinea una proposta di piattaforma di donazioni benefiche Gates-JPMorgan: una struttura di fondi consigliata dai donatori, progettata per aggregare capitali globali, offrire l’anonimato ai donatori e creare quello che il documento definisce un «ponte istituzionale» per un impiego filantropico su larga scala.
Nella presentazione sono inclusi esempi di salute globale: acquisto di vaccini, infrastrutture di sorveglianza delle malattie e iniziative sanitarie transfrontaliere.
La struttura comprendeva:
Per i critici, questo sembra un esempio di finanziarizzazione della sanità pubblica: un mondo in cui filantropia, mercati dei capitali e risposta alle malattie sono intrecciati in quadri istituzionali.
E naturalmente, TrialSite News ha riferito durante la pandemia che Gates a un certo punto stava ottenendo un ritorno pari a 10 volte sul suo investimento in BioNTech (l’azienda tedesca che ha collaborato con Pfizer per sviluppare uno dei vaccini a mRNA contro il COVID-19).
Per i suoi sostenitori, si tratta di un’iniziativa filantropica su larga scala.
In ogni caso, l’architettura è chiara: le infrastrutture finanziarie d’élite erano state progettate per convogliare ingenti capitali nella sanità globale ben prima dell’emergere del COVID-19.
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Poi c’è la catena di email del marzo 2015 che fa riferimento a un incontro sulla «preparazione alle pandemie».
Il messaggio parla del coinvolgimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il «co-branding» e si conclude con: «spero che riusciremo a farcela!»
Il linguaggio è ambiguo. Suggerisce coordinamento, posizionamento e allineamento istituzionale. Non descrive l’ingegneria patogena o la pianificazione di un’epidemia.
Ma conferma che la preparazione alla pandemia circolava nella rete di Epstein già anni prima del COVID-19.
Per essere chiari: la preparazione alle pandemie era già all’epoca oggetto di dibattito politico. I quadri normativi globali, comprese le iniziative di preparazione legate all’OMS e alla Banca Mondiale, erano attivi ben prima del 2020.
Nel 2018 è stato convocato il Global Preparedness Monitoring Board. Nel 2019, il suo rapporto «Un mondo a rischio» ha messo in guardia dalla catastrofica vulnerabilità pandemica.
Le discussioni sulla preparazione non erano segrete.
Ma la comparsa di Epstein in quelle catene di e-mail aggiunge un ulteriore strato di disagio a una figura già di per sé controversa.
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Un thread separato di iMessage del 2017 fa riferimento all’esperienza in materia di «simulazione pandemica» e discute la progettazione di prodotti legati alla pandemia con Swiss Re utilizzando «trigger parametrici».
I trigger parametrici sono comuni nelle obbligazioni catastrofali e nelle riassicurazioni: pagamenti legati a eventi misurabili, come la magnitudo di un terremoto o la velocità del vento di un uragano.
In altre parole, il rischio pandemico veniva trattato come una variabile finanziaria quantificabile.
Questo è forse il tema più provocatorio del materiale pubblicato: il rischio pandemico non era solo una questione umanitaria. Era sempre più qualcosa che poteva essere modellato, assicurato e strutturato in prodotti finanziari.
Ciò non implica un’orchestrazione. Ma dimostra che a metà degli anni 2010, gli eventi pandemici erano già parte integrante delle discussioni sull’innovazione finanziaria.
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È qui che le speculazioni si intensificano e le prove si assottigliano.
Non vi è alcun documento nei materiali di Epstein esaminati che:
I registri pubblici mostrano che il lavoro di Arcturus sull’H5N1 e i programmi sostenuti dal BARDA stanno avanzando attraverso i canali normativi e di finanziamento convenzionali, in gran parte dopo il COVID-19.
Il collegamento documentario tra Epstein e l’ingegneria del vaccino contro il COVID-19 semplicemente non esiste, almeno non in questa ricerca iniziale.
Ma l’assenza di prove non equivale all’assenza di influenza, e proprio in questo spazio grigio prospera il sospetto.
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Togliendo i titoli virali, restano tre conclusioni:
Questa convergenza – finanza, filantropia, governance e malattie – è reale.
Ciò che non è supportato dai documenti è una cospirazione coordinata per «fare lucro durante una pandemia».
L’architettura esiste. L’orchestrazione no.
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Forse la domanda più scomoda non è se Epstein abbia progettato il COVID-19.
La questione è se la moderna risposta alla sanità pubblica sia diventata inseparabile dall’architettura finanziaria (fondi gestiti da donatori, veicoli di aggregazione di capitale, meccanismi di riassicurazione e quadri di governance globale) e se Epstein si sia semplicemente posizionato vicino a quel centralino.
Dai documenti emerge che lui voleva essere lì.
Non dimostrano che ne avesse il controllo.
Ma rivelano qualcosa che non può essere ignorato: prima che il COVID-19 rimodellasse il mondo, il rischio pandemico era già stato strutturato, modellato, marchiato e finanziato ai massimi livelli di potere.
Epstein era nella stanza.
Ciò che lui aveva veramente capito, o che intendeva, resta senza risposta.
© 19 febbraio 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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