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Vaccini

Il vento di Trump soffia contro la “Big Pharma” vaccinista

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Il neo eletto Presidente Donald Trump ha già fatto molto parlare delle sue scelte, certamente politicamente scorrette e per le quali il mondo laicista, abituato al livellamento democratico parossistico, si dimena e ruggisce. Parrebbe superfluo tornare sull’elenco di queste cose, che si estendono dall’immigrazione alla bioetica, dalla scelta di consiglieri sino alla puntuale e marcata presa di posizione contro le lobby Lgbt, se non altro perché sono già state segnalate e approfondite da altri opportuni interventi.

In questo caso l’intento sarebbe segnalare, di sfuggita, un’altra campagna politicamente scorretta intrapresa dal Presidente americano, molto fastidiosa per l’establishment abituato alla linea di continuità avvalorata dalle precedenti amministrazioni, che con Hillary Clinton avrebbero mantenuto e assicurato un percorso omogeneo, particolarmente nel campo sanitario molto caro anche all’Unione Europea e di cui brevemente ci occuperemo qui.
Il Trattato Transatlantico è già stato infatti fortemente rivisto, solcando una rottura nei rapporti tra USA e UE. Il parere sfavorevole a continuare nel modus operandi fissato da Obama e in linea di prosecuzione con un’ipotetica Clinton, era già stato espresso dall’allora contendente alla Casa Bianca, che in campagna elettorale così ebbe a dire:
Il TTIP, così come lo conosciamo, darebbe un colpo fatale all’industria americana. (…) L’ondata di mondializzazione ha annientato la classe media. La mondializzazione non deve necessariamente svolgersi in questo modo, possiamo raddrizzarci in poco tempo.”
Un accordo fra queste due potenze mondiali ingolosiva per la maggiore le industrie lobbistiche del farmaco, ben consapevoli che le palate di miliardi derivanti dalle “porcherie” vigenti in America avrebbero portato lo stesso raccolto anche in casa Europa, continuando a sperimentare nuovi farmaci – testati prevalentemente sull’uomo – senza alcun tipo di consenso informato e contando sulla collaborazione delle due forze.
Trump in questo ha sancito un freno, e soprattutto – ciò che davvero conta – ha voluto metterci personalmente il naso. Ancora durante la sua campagna elettorale non esitò ad esternare le proprie perplessità sul tema delle vaccinazioni che tanto hanno fatto discutere in America, specie dopo i casi legati al vaccino trivalente MPR, definendo le vaccinazioni come non sicure. Si badi bene che Trump non è niente affatto un osteggiatore del piano di vaccinazione, come qualcuno potrebbe temerariamente supporre, ma piuttosto ha stilato razionali conclusioni sulla metodologia con la quale vi sono sottoposti i bambini. Non si è mai dichiarato fermamente contrario, e questo lo specificò tramite Twitter il giorno 4 settembre 2014, a seguito di qualche polemica postuma alle dichiarazioni rilasciate alla CNN sul tema suddetto:
image (1)
Per questo appello, l’attuale Presidente rimarcò l’ipotesi di correlazione fra vaccini e autismo, egli avendo constatato, suo malgrado, che nel 1970 v’era un bambino autistico su 10.000, mentre oggi ve ne è 1 ogni 45.
Complottismo? Niente affatto, non si può credere sia il caso del repubblicano; constatazioni, constatazioni che non possono dare certezze – se vogliamo – su questa diffusa ipotesi, che però Trump fa assolutamente sua, se non altro per l’apporsi di quel ragionevole dubbio. Dubbio che spiega le mille incertezze legate a questa malattia misteriosa epperò, guarda caso, ci propone anche l’unica certezza che la scienza boriosa (prima affermando l’inspiegabilità causale di questo fulmineo fenomeno regressivo) ci garantisce: il programma vaccinale non ha alcuna interferenza, e la prova viene offerta da un pugno di studi condotti con i finanziamenti delle “onestissime” case farmaceutiche che i vaccini li producono, pensa un po’.
La linea corrisposta a Trump è quella scettica dunque, prevalentemente a favore di un dilazionamento nel tempo, deciso con libertà dai genitori.
La CNN tentò a questo proposito di mettere in cattiva luce Trump durante la campagna per il governo alla Casa Bianca, certo che questo tema avrebbe potuto scatenare le più violente reazioni anche all’interno del Partito Repubblicano; cosicché intervistarono il medico facente parte del medesimo partito, dottor Ben Carson, neurochirurgo, così come il Senatore Rand Paul, ma entrambi confermarono le tesi del candidato numero uno sul rischio della vaccinazione di massa in tempi strettissimi.
L’interesse onesto (e quindi insolito) per questa tematica, Donald Trump lo ha dimostrato in una recente scelta di collaborazione nella quale spicca il nome di Robert F. Kennedy jr., nipote di J.F. Kennedy. E ci si potrebbe chiedere: perché la scelta di un democratico? Robert F. Kennedy jr. è stato scelto dal Presidente per guidare la commissione – fortemente voluta – per “indagare sulla sicurezza dei vaccini” (come esplicitamente detto dall’inquilino della Casa Bianca), nella veste di noto attivista “NO-vax” quale è, le cui tesi si fondano sullo scandalo di corruzione massima ai CDC (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta.
Fra i due si è tenuto un incontro di cui ha riportato qualche stralcio alla stampa Hope Hicks, portavoce di Trump:
“Il Presidente eletto ha apprezzato la discussione con Kennedy su un’ampia gamma di questioni. Apprezza le sue idee e i suoi pensieri e sta esplorando la possibilità di formare una commissione sull’autismo, che colpisce così tante famiglie. Al momento non è stata ancora presa una decisione definitiva.”
D’altronde queste convinzioni erano già state sostenute negli anni addietro, in particolare Mr Trump le formulò nel 2012 e nel 2014, aizzando già in quel frangente un bel numero di polemiche.
Certo è che questa connubiazione di trama politica abbia generato un notevole stupore, giacché non è cosa comune trovare un’amministrazione repubblicana che chiede aiuto ad un democratico di sangue. Eppure è un’enorme notizia, insabbiata dai pistoleri della mediaticità che si stracciano abiti e vesti ormai succinte, per il palese fatto che, specialmente in America, una commissione incaricata di indagare su una tale notizia sanitaria è scomoda, molto scomoda, specie se, come in questo caso, il sodalizio si basa sulla ricerca della verità dei fatti in merito a ciò che il Presidente repubblicano chiama “epidemia di autismo”.
Ed è proprio mentre scriviamo che giunge una notizia tutta italiana abbastanza recente, riguardante la morte di una bambina di tre anni, a Cremona, deceduta a causa di una meningitecontro la quale era stata vaccinata [1]. Risulta dalle indagini che la bambina fosse affetta da fragilità a carico dell’apparato neurologico (e già qui ci si potrebbe chiedere con quale scelleratezza i medici abbiano voluto sottoporla a vaccino profilassi) e avesse ricevuto le prime due dosi di vaccino antipneumococcico, uno di quelli raccomandati con la campagna ministeriale di Beatrice Lorenzin nella prima infanzia. La bambina non frequentava la scuola da diverse settimane per un veloce aggravarsi delle condizioni fisiche, motivo per cui, causa forza maggiore, furono sospese le successive dosi di vaccino a cui sarebbe stata sottoposta.
La meningite che ha strappato la vita a questa piccola bambina era la medesima che avrebbe dovuto essere evitata “grazie” al vaccino, ma purtroppo il tragico epilogo di questo episodio parla già da solo. L’ammissione che non esistite una copertura efficace contro la meningite è toccata pure al Dirigente del servizio di igiene e sanità pubblica dell’Ats, Sig.ra Anna Barchiesi:
 “A differenza di altri casi di meningite come la meningococcica C o B, di cui si sta parlando molto in questo periodo e per le quali è stata avviata una specifica campagna vaccinale, in questo caso il batterio è diverso e non determina necessità di eseguire profilassi. Ad esserne colpiti sono soprattutto bambini e anziani e l’evoluzione può essere grave in caso di presenza di altre patologie di base”.
Ripetiamo un passaggio nel caso in cui non fosse chiaro: “(…) il batterio è diverso e non determina necessità di eseguire profilassi”. Già, peccato che una bambina sottopostasi a profilassi contro la meningite – checché ne dicano i mescolatori delle carte già calate in tavola – è deceduta a causa di meningite pneumococcica. Eppure siamo certi che anche in questo caso le lobby farmaceutiche e il Ministero della Salute ne usciranno con le mani monde da ogni lordura e responsabilità, pronti a fagocitare ancora più in modo prorompente la campagna vaccinale anti-meningite, magari con qualche nuovo fenomeno da baraccone emergente.
Vi è invece chi cerca di far luce, come detto nel filo conduttore di questo scritto, e ancor più lanciando una sfida: è anche questa notizia recente, la quale vede Kennedy e l’attore Robert De Niro offrire un premio da 100.000 $ a chi dimostrerà che i vaccini non contengono mercurio e che dunque sono pure estremamente sicuri. Un appello lanciato in una conferenza stampa a tutti i giornalisti americani, estendibile ovviamente a chiunque [2].
La ragionevolezza della collaborazione fra Trump e Kennedy s’insinua proprio sulla scia d’onda che lavora per fare chiarezza, esula dalle divergenze di natura politica, poiché si fonda su vicissitudini di natura globale e non circoscritte ad una puerile lotta di partito. Questo un buon Presidente lo deve sapere e, nel caso di Donald Trump, si può dare atto di questa elegante preoccupazione.
Infine, sbaglierebbe chi pensasse che tali problemi riguardino solo l’America: la questione è quanto mai prossima anche all’Europa, all’Italia in particolare, perciò speriamo che con l’aiuto di  Mr Trump una ventata di cambiamento possa arrivare di riflesso anche a noi, nonostante l’aria sembri tirare in tutt’altra direzione.

 

Alessandro Corsini e Cristiano Lugli

 

Articolo previamente apparso qui.

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Epidemie

Moderna si aggiudica un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola

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I finanziamenti provengono dall’organizzazione sanitaria globale CEPI, che ha dichiarato a Reuters che sarebbe possibile portare i vaccini alla fase di sperimentazione entro un paio di mesi.

 

Il CEPI ha dichiarato che investirà anche fino a 8,6 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dal Serum Institute of India, e un investimento iniziale di 3,2 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’International AIDS Vaccine Initiative. – Reuters

 

«Ogni giorno conta nella corsa contro questa malattia mortale», ha affermato Richard Hatchett, direttore del CEPI, aggiungendo che i vaccini non sono «all’orizzonte di un futuro infinito». Lo Hatchett ha anche avvertito che lo sviluppo dei vaccini può essere imprevedibile, inoltre c’è una «situazione di sicurezza difficile» nel Congo orientale che potrebbe rendere complesse le sperimentazioni, tra cui (più recentemente) l’incendio appiccato da alcuni abitanti del luogo a un centro di trattamento per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di recuperare il corpo di un uomo morto.

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La folla ha dato fuoco a due tende attrezzate con otto letti gestite da un’organizzazione benefica medica chiamata Alliance for International Medical Action (ALIMA), ha dichiarato il vice commissario Jean-Claude Mukendi, capo del dipartimento di pubblica sicurezza della provincia di Ituri.

 

Mukendi ha affermato che i giovani non avevano compreso i protocolli per la sepoltura di una presunta vittima di Ebola. «La sua famiglia, gli amici e altri giovani volevano riportare la salma a casa per il funerale, nonostante le chiare disposizioni delle autorità durante l’epidemia di Ebola», ha dichiarato Mukendi. «Tutti i corpi devono essere sepolti secondo le normative».

 

Finora, secondo i dati del CDC africano e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sono registrati 282 casi confermati e 42 decessi nell’ambito della recente epidemia, oltre a circa 1.100 casi sospetti. Oltre alla Repubblica Democratica del Congo, in Uganda sono stati confermati nove casi, tra cui un decesso.

 

Moderna – nome che con evidenza sta per «mode RNA» – prima del COVID non aveva mai venduto un singolo vaccino. Da allora si è dedicata, sempre utilizzando tecnologia mRNA, a una quantità di malattie, dall’AIDS all’aviaria al cancro della pelle al virus respiratorio sinciziale (RSV), proponendo anche un siero genico antinfluenzale combinato con l’anti-COVID. In uno sviluppo grottesco, Moderna sta preparando un vaccino mRNA contro gli infarti – quando è risaputo che la vaccinazione mRNA COVID ha prodotto quantità di miocarditi.

 

Non sempre tutto è filato liscio per l’azienda. In Gran Bretagna è emerso che Moderna potrebbe essere sospesa o espulsa da un organismo commerciale britannico dopo aver violato le norme del settore, tra cui l’offerta di danaro contante e orsacchiotti di peluche ai bambini per partecipare alle sperimentazioni del vaccino COVID.

 

Moderna si era dedicata ad un siero mRNA per l’RSV, ma ha interrotto la sperimentazione sui neonati dopo gravi effetti collaterali. Gli stessi azionisti della società fecero quindi causa alla stessa. Ad agosto 2024 le azioni di Moderna erano crollate del 12% dopo il taglio delle previsioni di vendita.

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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Alta Corte di Londra ha stabilito che Pfizer ha violato il brevetto Moderna con il vaccino COVID-19.

 

Moderna nel 2022 aveva fatto causa a Pfizer per violazione di brevetto. La società era già in una lotta con il governo USA per il brevetto del vaccino mRNA. Parallelamente, esisterebbe un contratto stipulato dall’ente per le malattie infettive NIAID (quello diretto sino a poco fa da Anthony Fauci) che avrebbe obbligato il Pentagono ad acquistare 500 mila dosi del vaccino, per un totale di 9 miliardi di dollari.

 

Come raccontato da Renovatio 21, il Bancel ha una storia speciale, con una strana coincidenza cosmica nel suo percorso professionale. Prima di Moderna, Stéphane Bancel fu CEO della società francese BioMérieux, posseduta da Alain Merieux, considerato amico personale di Xi Jinping, che visitò il laboratorio BSLM4 di BioMerieux a Lione nel 2014. Secondo quanto appreso, i cinesi avrebbero contattato i francesi per la costruzione del laboratorio di Wuhan, il primo BSL4 del Paese, nel 2004: si, stiamo parlando proprio di lui, il biolaboratorio del pipistrello cinese.

 

Il finanziere francese Patrick Degorce, fondatore di hedge fund e mentore dell’ex primo ministro britannico Rishi Sunak, fu nel 2011 uno dei primi investitori in quella piccola azienda farmaceutica chiamata Moderna (cioè «Mode» «RNA»), che all’epoca aveva circa dieci dipendenti e un modo di operare molto discreto.

 

La carriera del Bancel è quindi segnata dal coronavirus: prima nella società che aiuterà i cinesi a costruire il laboratorio di Wuhano, poi nel Massachusetts a inizio anni ’10 nella società che per il virus di Wuhano, in teoria, dovrebbe aver trovato il vaccino. I risultati di questa prestigiosa carriera sono quanto mai proficui. Secondo la rivista Forbes, disponendo dell’8% delle azioni di Moderna (che, ripetiamo, prima del COVID non aveva mai portato sul mercato un prodotto), Bancel è ora tecnicamente un billionaire, un miliardario. Secondo Business Insider, il fortunato francese ha dichiarato che darà via la maggior parte della sua fortuna, stimata in 4,1 miliardi di dollari.

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Come riportato da Renovatio 21, Moderna e Merck sarebbero vicine alla fase 3 per un vaccino per il cancro alla pelle. Due anni fa è stato invece detto che la società aveva iniziato la sperimentazione umana per un vaccino mRNA per l’AIDS. Nel 2023 fa è stato annunciato lo sviluppo di un vaccino combinato mRNA COVID-Omicron e influenza; il Bancel ha dichiarato ai media che il vaccino mRNA COVID di fatto diventerà come un’antinfluenzale, con alcuni gruppi di individui vulnerabili che dovranno farlo ciclicamente.

Al World Economic Forum di Davos due anni fa il Bancel lamentò che «nessuno più vuole» i vaccini, per cui era pronto a gettare «30 milioni di dosi nella spazzatura».

 

Moderna, prima della pandemia, non aveva mai venduto un prodotto sul mercato al consumatore.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Vaccini

Vaccino RSV, neonati morti durante una sperimentazione negli anni Sessanta: riemerge la storia

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Le famiglie di due neonati afroamericani deceduti negli anni Sessanta durante una sperimentazione governativa sul vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) hanno intentato una causa federale, sostenendo che i ricercatori abbiano incluso i bambini nella sperimentazione senza il consenso o la conoscenza dei genitori. La causa afferma inoltre che campioni di tessuto prelevati dai neonati deceduti hanno successivamente contribuito allo sviluppo dei moderni vaccini contro l’RSV.   Le famiglie di due neonati neri deceduti durante una sperimentazione del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) negli anni Sessanta hanno intentato una causa federale contro gli Stati Uniti, sostenendo che i ricercatori governativi abbiano incluso i bambini in un pericoloso esperimento medico senza la conoscenza o il consenso dei genitori, come riportato dal New York Times.   La causa, presentata il 22 maggio presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, sostiene che i National Institutes of Health (NIH) e altri ricercatori, tra il 1965 e il 1966, abbiano sottoposto decine di neonati – la maggior parte o tutti provenienti da famiglie afroamericane a basso reddito – alla sperimentazione del vaccino sperimentale Pfizer Lot 100 contro il virus respiratorio sinciziale (RSV).

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Due neonati, Victor Marcellus King e Ross Otto Hambrick, sono poi deceduti dopo aver sviluppato la malattia respiratoria potenziata associata al vaccino (VAERD), una grave malattia respiratoria causata dal vaccino.   La VAERD si verifica quando un bambino vaccinato che non ha mai contratto il virus respiratorio sinciziale (RSV) viene esposto al virus e sviluppa una forma più grave di RSV rispetto a quella che avrebbe avuto se non avesse ricevuto il vaccino.   La causa è stata intentata da Sharlette Hambrick e Darius King, in qualità di rappresentanti degli eredi dei loro fratelli defunti. Essi sostengono che i ricercatori federali non abbiano ottenuto il consenso informato dai genitori dei bambini, abbiano nascosto informazioni cruciali sui precedenti fallimenti dei vaccini e abbiano continuato lo studio nonostante le crescenti prove che il vaccino stesse causando gravi reazioni nei partecipanti.   La denuncia sostiene inoltre che i campioni di tessuto prelevati dai neonati deceduti siano stati successivamente utilizzati per sviluppare i vaccini contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) e le iniezioni di anticorpi monoclonali approvate negli ultimi anni, generando un enorme profitto per le case farmaceutiche.   «La ricerca medica negli Stati Uniti ha una lunga e travagliata storia legata alle questioni razziali», si legge nella denuncia, che paragona la condotta contestata ad altri noti esempi di sperimentazione non etica che ha coinvolto afroamericani, tra cui lo studio sulla sifilide di Tuskegee e lo sfruttamento di Henrietta Lacks.   Le famiglie dei neonati non erano a conoscenza del fatto che i bambini fossero stati sottoposti all’esperimento fino a quando un giornalista della rivista Undark non le contattò nel 2023, mentre indagava sulla vicenda.   Secondo quanto riportato dal Times, il giornalista ha trovato i nomi dei neonati nel quaderno di laboratorio di un medico, rilasciato dal governo, e in altra documentazione relativa alla sperimentazione clinica.

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Ai genitori non è stato comunicato che i loro neonati sarebbero stati inclusi nella sperimentazione di un vaccino sperimentale.

Nei primi anni Sessanta, i ricercatori del NIH svilupparono un vaccino sperimentale contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) utilizzando un metodo simile a quello impiegato per lo sviluppo del vaccino antipolio. Somministrarono il vaccino a oltre 50 bambini in un ospedale noto per la sua popolazione di pazienti prevalentemente afroamericana.   Quasi la metà dei neonati ha sviluppato l’infezione da virus respiratorio sinciziale (RSV) e 10 di loro hanno richiesto il ricovero in ospedale, un dato che il dottor Robert Chanock, ricercatore del NIH e responsabile dello studio, ha successivamente ammesso essere «probabilmente al di fuori della norma».   Invece di interrompere il programma, i ricercatori hanno collaborato con Pfizer per creare una versione più concentrata del vaccino, nota come Lot 100, secondo quanto riportato nella causa.   Pfizer ha testato il lotto 100 su quattro topi, quattro porcellini d’India e 25 scimmie, concludendo poi che era sufficientemente sicuro per essere testato sui neonati.   Nell’inverno del 1965-66, i ricercatori selezionarono 31 dei bambini più piccoli di una delle cliniche dell’ospedale. Victor King e Ross Hambrick, che avevano rispettivamente 4 e 2 mesi – i neonati più piccoli dello studio – erano tra i bambini selezionati, secondo quanto riportato nella denuncia.   Le famiglie non sono state informate che i neonati sarebbero stati inclusi in una sperimentazione clinica, né sono state informate del precedente fallimento della sperimentazione o dei rischi associati al vaccino.   Secondo la denuncia, i neonati hanno ricevuto tre dosi del vaccino. La somministrazione è continuata anche quando i bambini partecipanti alla sperimentazione hanno iniziato a essere ricoverati in ospedale.

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Alcuni neonati sono morti pochi giorni dopo che l’ospedale ha interrotto la sperimentazione.

Durante un’epidemia di virus respiratorio sinciziale (RSV) nello Stato di Washington alla fine del 1966, entrambi i neonati si ammalarono gravemente.   Victor King fu ricoverato in ospedale il 30 dicembre 1966 a causa di una grave insufficienza respiratoria. Morì il 1° gennaio 1967. Ross Hambrick fu ricoverato in ospedale lo stesso giorno e morì il 2 gennaio 1967, secondo quanto riportato nella causa.   Il direttore dell’ospedale aveva deciso di interrompere lo studio il 29 dicembre, pochi giorni prima della morte dei neonati. «A quel punto, era già troppo tardi per Victor e Ross Otto», si legge nella denuncia.   Il 3 gennaio, il direttore dell’ospedale ha inviato una lettera al NIH con prove che dimostravano come il vaccino stesse peggiorando le condizioni di salute dei neonati anziché migliorarle. Ha inoltre affermato che i risultati erano «del tutto inaspettati», nonostante le evidenze emerse da precedenti studi clinici che indicavano una possibile causa della VAERD (malattia respiratoria acuta associata alla ventilazione meccanica).   Secondo quanto riportato, le autopsie hanno rivelato una grave infiammazione polmonare, un’infezione da virus respiratorio sinciziale e una polmonite batterica in entrambi i bambini.

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Secondo una denuncia, per sviluppare i vaccini contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) odierni sarebbero stati utilizzati campioni di tessuto prelevati da neonati deceduti

Il fallimento della sperimentazione del lotto 100 ha di fatto bloccato lo sviluppo del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale per decenni.   Secondo quanto riportato nella denuncia, i ricercatori hanno successivamente utilizzato campioni di tessuto conservati dei bambini deceduti per studiare le ragioni degli effetti devastanti del vaccino, ritenendo che tali informazioni avrebbero contribuito allo sviluppo di un vaccino efficace contro il virus respiratorio sinciziale (RSV).   Le ricerche condotte sui campioni con nuove tecnologie nei decenni successivi hanno permesso ai ricercatori di determinare che il vaccino alterava la struttura di una proteina chiave del virus respiratorio sinciziale (RSV), nota come proteina F, causando una risposta anomala del sistema immunitario dei soggetti vaccinati in caso di esposizione naturale al virus.   I querelanti sostengono che tali scoperte abbiano contribuito in ultima analisi allo sviluppo dei moderni vaccini contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) e dei trattamenti a base di anticorpi approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2023.   Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non ha risposto a una richiesta di commento sulla causa.

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Le nuove evidenze suggeriscono che i vaccini contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) potrebbero comportare gli stessi rischi

La causa sostiene che la ricerca sui neonati ha permesso lo «sviluppo sicuro» sia del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), approvato inizialmente per gli adulti di età superiore ai 60 anni nel maggio 2023, sia dei vaccini a base di anticorpi monoclonali per neonati di AstraZeneca e Sanofi, approvati nel luglio 2023.   Attualmente, Pfizer produce Abrysvo, approvato per adulti dai 60 anni in su, giovani adulti ad alto rischio e donne in gravidanza.   GSK produce Arexvy, approvato per adulti dai 60 anni in su e per adulti ad alto rischio di età compresa tra 18 e 59 anni. Moderna produce mResvia , un vaccino a mRNA approvato per adulti dai 60 anni in su e per adulti ad alto rischio di età compresa tra 18 e 59 anni.   Tuttavia, i dati degli studi clinici e le analisi post-marketing mostrano che questi trattamenti approvati potrebbero presentare gli stessi problemi di sicurezza dei vaccini originali, oltre ad altri.   Nel 2024, Moderna ha dovuto interrompere la sperimentazione del suo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) nei neonati, che era stata approvata in tempi rapidi dalla FDA, dopo aver scoperto che il vaccino probabilmente causava un’incidenza maggiore di casi gravi di RSV nei neonati vaccinati. In altre parole, lo stesso problema riscontrato con i vaccini originali degli anni Sessanta.   Nello stesso anno, la scienziata francese Hélène Banoun, Ph.D., ha analizzato i risultati della campagna di vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) del 2023-2024 in quattro paesi. Ha riscontrato un «aumento significativo della mortalità» tra i neonati di età compresa tra 2 e 6 giorni in Francia, suggerendo che la malattia respiratoria acuta associata al vaccino (VAERD) potrebbe essere un problema anche con gli anticorpi monoclonali.   Sia il vaccino di GSK che quello di Pfizer prendono di mira la proteina F, identificata attraverso l’analisi delle prime sperimentazioni.   GSK ha interrotto le sperimentazioni cliniche sulle donne in gravidanza dopo aver riscontrato un collegamento tra il vaccino e i parti prematuri. Anche il vaccino Pfizer ha segnalato un aumento dei casi di parto prematuro tra le donne vaccinate, ma ha affermato che i dati non erano statisticamente significativi.   Studi successivi all’autorizzazione hanno inoltre collegato il vaccino della Pfizer al parto preterminealla preeclampsia e ad altri disturbi ipertensivi della gravidanza.   Tra le crescenti evidenze di eventi avversi associati al vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) si annovera anche il rischio documentato di sindrome di Guillain-Barré.   Queste evidenze hanno indotto i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) a rivedere le proprie raccomandazioni nel giugno 2024, restringendo la fascia d’età raccomandata per la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) dagli adulti di 60 anni e oltre agli adulti di 75 anni e oltre, nonostante la FDA l’avesse approvata per gli adulti di età inferiore ai 75 anni.   Brenda Baletti Ph.D.   © 29 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Vaccini

Kennedy a capo di un grande studio multi-agenzia sulla sicurezza dei vaccini infantili

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

L’iniziativa, rivelata per la prima volta dal New York Times, prevede «un’analisi dell’effetto complessivo del calendario vaccinale infantile». I ricercatori confronteranno gli esiti sanitari dei bambini vaccinati e non vaccinati ed esamineranno i possibili legami tra vaccini e autismo, compresa la possibilità che il thimerosal, un adiuvante a base di mercurio utilizzato in alcuni vaccini, possa scatenare l’autismo.

 

Il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., sta «guidando un’intensa iniziativa» che coinvolge diverse agenzie federali per studiare la sicurezza dei vaccini e il loro potenziale ruolo nell’epidemia di malattie croniche, come riportato lunedì dal New York Times.

 

L’iniziativa prevede «un’analisi dell’effetto complessivo del calendario vaccinale infantile». I ricercatori confronteranno inoltre gli esiti sanitari dei bambini vaccinati e non vaccinati ed esamineranno i possibili legami tra vaccini e autismo, compresa la possibilità che il thimerosal, un adiuvante a base di mercurio utilizzato in alcuni vaccini, possa scatenare l’autismo.

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Questa ricerca rappresenta una «priorità assoluta» per Kennedy, nonostante il cambio di rotta dell’amministrazione Trump, che si è allontanata pubblicamente dai messaggi relativi ai vaccini in vista delle elezioni di medio termine del Congresso di quest’anno.

 

Kennedy e i suoi principali consulenti stanno supervisionando il progetto. Martin Kulldorff, Ph.D., biostatistico, esperto di sicurezza dei vaccini e critico degli obblighi vaccinali contro il COVID-19, è a capo dell’iniziativa. Nel 2020, Kulldorff è stato coautore della Dichiarazione di Great Barrington, una critica controversa ma influente alle politiche di lockdown durante la pandemia.

 

Nonostante le critiche mosse alle politiche vaccinali di Kennedy, il Times ha riconosciuto che Kulldorff gode di una buona reputazione all’interno della comunità scientifica.

 

Secondo il Times, la dottoressa Sara Brenner, una «MAHA Mom» ​​(madre di un bambino nato in età fertile) recentemente nominata vice commissario della Food and Drug Administration statunitense, svolgerà un ruolo chiave nell’iniziativa. In passato, la Brenner ha già espresso la sua opinione, condivisa da Kennedy, sulla necessità di ulteriori test di sicurezza per i vaccini.

 

Il portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), Andrew G. Nixon, ha dichiarato a The Defender che Kennedy «sta dando seguito all’impegno del Presidente [Donald] Trump di rafforzare la salute pubblica promuovendo la ricerca sui vaccini secondo i più elevati standard».

 

«Continuiamo a condurre studi per comprendere meglio la sicurezza e l’efficacia dei vaccini e per valutare in che modo l’esposizione ai vaccini, i tempi e le modalità di somministrazione influenzino la salute nel corso della vita», ha affermato Nixon. Non farlo «equivarrebbe a una grave negligenza da parte di un’agenzia incaricata di proteggere la salute pubblica e di ricostruire la fiducia dei cittadini».

 

Nixon ha dichiarato al Times che i risultati «forniranno informazioni utili per le raccomandazioni sui vaccini».

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Secondo gli esperti, la ricerca sulla sicurezza dei vaccini è «attesa da tempo»

Secondo il Times, l’iniziativa di Kennedy «sta destando preoccupazione tra alcuni studiosi e critici dei vaccini», i quali temono che egli «utilizzerà i risultati per minare ulteriormente la fiducia nei vaccini».

 

«Gli esperti di sanità pubblica lamentano che, spendendo denaro su questioni già ampiamente studiate, stia sottraendo fondi alla ricerca che potrebbe rispondere proprio alle domande che si pone, tra cui le cause dell’autismo», ha riportato il Times.

 

Secondo quanto riportato dal Times, l’iniziativa costerà ai soli Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) circa 50 milioni di dollari. Ma altri esperti medici e scientifici hanno applaudito Kennedy per aver riconsiderato la sicurezza dei vaccini.

 

«Era ora, dato che la ricerca attuale non è concepita per – o meglio, non è concepita per – identificare alcun legame tra vaccini e autismo», ha affermato il medico internista Dr. Clayton J. Baker.

 

Anche John Gilmore , direttore esecutivo dell’Autism Action Network e uno dei nuovi membri nominati da Kennedy a gennaio nel Comitato interagenzie federale per il coordinamento sull’autismo , sostiene l’iniziativa.

 

«Non hanno mai effettuato, né effettuano tuttora, confronti tra un gruppo vaccinato e un gruppo non vaccinato. Confrontano un gruppo vaccinato con un altro gruppo vaccinato. Se utilizzano un placebo, questo non è mai inerte; un test di sicurezza di un farmaco che non utilizzasse un placebo inerte non verrebbe mai accettato, perché dovrebbe essere accettabile per un vaccino?»

 

«Sappiamo che il CDC e altre agenzie tengono nascosti i dati di molti studi che non hanno prodotto i risultati sperati. Se questi dati venissero resi pubblici, molte domande troverebbero risposta».

 

Barbara Loe Fisher, cofondatrice e presidente del National Vaccine Information Center , ha affermato che tra il 1991 e il 2013, l’Institute of Medicine, ora noto come National Academy of Medicine , ha pubblicato una serie di studi «che hanno ripetutamente concluso che esistono enormi lacune nelle conoscenze sulla sicurezza dei vaccini».

 

«Hanno scoperto che gli studi epidemiologici erano troppo spesso metodologicamente imperfetti o addirittura assenti, e c’era particolare preoccupazione per la scarsità di ricerche di laboratorio che indagassero i meccanismi biologici dei danni e dei decessi causati dai vaccini a livello cellulare e molecolare», ha affermato Fisher.

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«La scienza non è mai definitiva»

Gli esperti hanno contestato l’idea che le preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini, oggetto dell’iniziativa di Kennedy, siano già state «studiate a fondo».

 

Daniel O’Connor, fondatore e CEO di TrialSite News, ha dichiarato: «l’affermazione secondo cui ‘la scienza è assodata’ è diventata una delle frasi più antiscientifiche della medicina moderna».

 

«La scienza non è mai definitiva, soprattutto quando si tratta di disturbi neuroevolutivi complessi come l’autismo, calendari vaccinali in continua evoluzione, questioni relative all’esposizione cumulativa, interazioni gene-ambiente, vie di attivazione immunitaria, adiuvanti o esiti a lungo termine che rimangono ancora da comprendere appieno».

 

Baker ha affermato: «la scienza non è mai ‘decisa’ su nessun argomento». Ha poi aggiunto:

 

«Con l’aggiunta così frequente di nuovi vaccini al calendario vaccinale pediatrico, affermare ciò riguardo ai vaccini è del tutto disonesto. Questioni come la potenziale tossicità derivante da iniezioni multiple simultanee durante le visite pediatriche e i rischi cumulativi di decine e decine di iniezioni totali nel corso dell’infanzia non sono mai state valutate scientificamente».

 

Baker ha definito «palesemente disonesta» l’affermazione del Times secondo cui il processo di conduzione di studi comparativi sugli esiti sanitari dei bambini vaccinati e non vaccinati sarebbe «pieno di insidie».

 

«Se questi studi non sono stati condotti, è impossibile che la “scienza” possa considerarsi “risolta”», ha affermato Baker. Diversi studi chiave che attestavano la sicurezza dei vaccini si sono rivelati potenzialmente difettosi. Ad esempio, uno studio del 2002 che aveva riscontrato «forti prove contro l’ipotesi che la vaccinazione MMR [morbillo-parotite-rosolia] causi l’autismo» è risultato contenere significative lacune metodologicheUn’analisi sottoposta a revisione paritaria e pubblicata lo scorso anno ha sollevato ulteriori dubbi sulle conclusioni dello studio del 2002.

 

Uno dei coautori dello studio, il ricercatore danese Poul Thorsen, è stato estradato negli Stati Uniti dalla Germania la scorsa settimana per affrontare le accuse di frode telematica e riciclaggio di denaro in relazione ai finanziamenti ricevuti dai CDC per la ricerca sull’autismo.

 

Anche altri studi recenti che negano un legame tra gli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini e l’autismo si sono rivelati contenere significative lacune.

 

L’epidemiologo e ricercatore nel campo della salute pubblica M. Nathaniel Mead ha affermato che molti studi passati sull’autismo sono stati «bravi a individuare modelli generali in grandi gruppi», ma «spesso non colgono la reale complessità di ciò che accade a livello individuale».

 

«Questi studi tendono a trascurare il modo in cui le tossine ambientali possono scatenare o peggiorare i sintomi dell’autismo nei bambini già vulnerabili. Non si tratta di dettagli di poco conto, bensì di elementi centrali per lo sviluppo del disturbo».

 

«La maggior parte degli studi sulla popolazione non tiene conto delle enormi differenze tra i bambini, come ad esempio i loro profili metabolici, il modo in cui i loro corpi gestiscono i processi biochimici o la loro capacità di metabolizzare le tossine».

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«Non capisco la paura di approfondire la ricerca sulla sicurezza»

Il giornale ha citato Katie Wright, madre di un adulto con autismo, che ha appoggiato l’impegno di Kennedy per una maggiore ricerca sulla sicurezza dei vaccini.

 

«C’è stata una forte opposizione; dicono: “Beh, la ricerca è già stata fatta”», ha dichiarato Wright al Times. «E sapete una cosa? Molte famiglie sono preoccupate. Non capisco la paura di approfondire la ricerca sulla sicurezza».

 

Sondaggi recenti suggeriscono che il numero di americani che mettono in discussione i vaccini è in aumento. Un sondaggio di Politico condotto a marzo ha rilevato che quasi la metà degli adulti statunitensi ritiene che la scienza sui vaccini sia ancora oggetto di dibattito e che l’obbligo vaccinale sia dannoso, mentre solo il 39% pensa che la scienza sui vaccini sia chiara e che sia dannoso contestarla.

 

Un sondaggio condotto da Zogby Strategies a febbraio ha rilevato che l’80,4% degli adulti ritiene di dover avere il diritto di rifiutare i vaccini e che il 65,7% degli intervistati concorda sul fatto che i genitori dovrebbero avere il diritto di rifiutare i vaccini per i propri figli.

 

I dati del CDC pubblicati lo scorso anno hanno mostrato che i tassi di vaccinazione negli Stati Uniti hanno raggiunto un minimo storico per il terzo anno consecutivo, confermando una tendenza iniziata anni prima che Kennedy assumesse la guida del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

«L’opinione pubblica riconosce sempre più che molti studi sulla sicurezza dei vaccini si basano in larga misura su disegni di studio osservazionali, vulnerabili al bias di selezione dei soggetti sani, alla sottostima dei casi, a brevi periodi di follow-up, ai legami con l’industria e alla quasi totale assenza di veri e propri confronti a lungo termine tra vaccinati e non vaccinati», ha affermato O’Connor.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 13 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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