Militaria
USA e Iran si scambiano attacchi aerei per la prima volta dal cessate il fuoco
Gli Stati Uniti e l’Iran si sono scambiati attacchi per la prima volta da quando hanno raggiunto un accordo di pace provvisorio il 17 giugno, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di averne violato i termini.
Il memorandum d’intesa (MOU) firmato il 17 giugno ha spianato la strada alla graduale ripresa del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, dopo mesi di interruzione a seguito dell’attacco israelo-americano all’Iran alla fine di febbraio.
La nuova escalation tra Washington e Teheran è seguita all’attacco di giovedì contro la nave portacontainer Ever Lovely, battente bandiera di Singapore, che stava percorrendo l’importante via navigabile al di fuori del percorso approvato dall’Iran.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attribuito la responsabilità dell’attacco all’Iran, affermando venerdì che quest’ultimo ha lanciato quattro droni contro l’imbarcazione e che tre di essi sono stati intercettati dalle forze americane.
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Teheran non ha rilasciato commenti, ma diverse ore prima dell’accaduto, la neonata Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico aveva avvertito di non poter garantire la sicurezza delle navi che si fossero allontanate da una rotta specifica in prossimità della costa iraniana.
Venerdì, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato che aerei da guerra americani hanno colpito siti missilistici, depositi di droni e installazioni radar in Iran in risposta all’attacco alla nave battente bandiera singaporiana nello Stretto di Ormuzzoavvenuto il giorno precedente.
I media iraniani hanno riferito di aver udito delle esplosioni sull’isola di Sirik, nella provincia meridionale di Hormozgan.
Poche ore dopo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha dichiarato di aver colpito «siti di schieramento dell’esercito terroristico statunitense nella regione» in rappresaglia per gli attacchi contro le zone costiere del paese.
In un post sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha definito l’attacco alla nave battente bandiera singaporiana una «sciocca violazione» del cessate il fuoco da parte di Teheran, ma non ha specificato se ciò avrebbe in qualche modo influenzato i futuri colloqui tra Stati Uniti e Iran. In base al memorandum d’intesa, le due parti hanno 60 giorni di tempo per raggiungere un accordo definitivo sulle controversie ancora in sospeso, tra cui il programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni statunitensi e lo scongelamento dei beni iraniani.
Dopo gli attacchi di rappresaglia di Teheran, il vicepresidente statunitense JD Vance ha avvertito gli iraniani che «alla violenza si risponderà con la violenza». Vance ha affermato in un post su X che «l’Iran ha firmato un accordo di cessate il fuoco. Lo abbiamo rispettato. Se hanno disaccordi su come viene applicato il memorandum d’intesa, possono telefonarci».
In una dichiarazione rilasciata venerdì, i pasdaran hanno affermato che gli Stati Uniti seguono uno «schema di violazione dei propri impegni» e hanno utilizzato «vari pretesti, tra cui il passaggio di una nave non conforme attraverso una rotta non autorizzata nello Stretto di Ormuzzo» per lanciare il loro ultimo attacco contro l’Iran.
Gli americani hanno «ricevuto la risposta necessaria», si legge nella dichiarazione. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha inoltre sottolineato che «qualora questa aggressione dovesse ripetersi, la nostra risposta sarà più ampia».
Mohsen Rezaei, alto consigliere militare della Guida Suprema iraniana ed ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ha dichiarato venerdì a NewsNation che «lo Stretto di Ormuzzo non ha nulla a che fare con gli Stati Uniti» e dovrebbe essere gestito dall’Iran e dall’Oman, che si trovano sulle sponde opposte del canale.
«Se gli Stati Uniti dovessero muovere anche la minima minaccia contro l’Iran, la prossima guerra non assomiglierà alla precedente… Trump dovrebbe sapere che questa volta subirebbero ingenti perdite umane», ha avvertito.
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Durante il conflitto, Teheran ha impedito alle navi legate agli Stati Uniti e ai loro alleati di transitare nello Stretto di Hormuz, mentre Washington ha imposto un blocco navale al traffico iraniano.
Dopo la firma del memorandum d’intesa (MOU) e la revoca delle restrizioni, il traffico di petroliere attraverso il canale è ripreso. Secondo i dati di tracciamento marittimo, un totale di 125 navi hanno attraversato lo stretto nella settimana successiva.
Mercoledì, 62 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto ormusino, il numero giornaliero più alto dall’inizio del conflitto, sebbene ancora inferiore del 53% rispetto al livello registrato nello stesso giorno del 2025, secondo i dati di AXSMarine.
L’attacco alla Ever Lovely non ha interrotto il traffico attraverso lo stretto, e diverse decine di imbarcazioni hanno continuato a transitare nelle acque circostanti.
L’Iran insiste sul fatto che tutte le navi che attraversano lo Stretto ermisino debbano ottenere la sua autorizzazione e utilizzare solo una rotta designata più vicina alla sua costa, mentre gli Stati Uniti promuovono un altro passaggio vicino alle coste dell’Oman.
Teheran ha inoltre affermato di stare valutando l’introduzione di pedaggi per le navi che attraversano il canale dopo la scadenza del termine di 60 giorni previsto dal memorandum d’intesa. Gli Stati Uniti e gli stati del Golfo si oppongono fermamente all’idea, definendola inaccettabile e una violazione del diritto internazionale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico
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