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Spazio

Una bizzarra spirale eterea avvistata nel cielo notturno anche in Italia

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Una strana spirale blu brillante ha attraversato il cielo notturno d’Europa lunedì, suscitando interrogativi sul fenomeno che è stato poi collegato al lancio di un razzo SpaceX. Quantità di avvistamenti sono avvenuti anche in Italia.

 

La spirale, che appare come un etereo vortice bianco e blu che si muove lentamente nel cielo, ha lasciato perplessi gli abitanti di diversi Paesi, che hanno pubblicato sui social media foto che documentavano la bizzarra visione.

 

Sui social sono apparse testimonianze dello strano fenomeno celeste dal Regno Unito, dalla Croazia, dalla Danimarca e dall’Arabia Saudita.

 


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La misteriosa spirale celeste ha lasciato milioni di persone sbalordite, scatenando speculazioni sugli alieni o altri fenomeni; tuttavia, l’ufficio meteorologico del Regno Unito (Met Office) ha successivamente spiegato che era probabile che fosse dovuto al lancio di un razzo SpaceX avvenuto in mattinata.

 

«Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di un vortice luminoso nel cielo questa sera», ha scritto il Met Office su X. Secondo Space.com, il razzo Falcon 9 della SpaceX è decollato dallo Space Launch Complex 40 di Cape Canaveral intorno alle 13:48 ET per una missione classificata NROL-69.

 

Negli ultimi tempi, fenomeni simili sono stati osservati in varie zone del pianeta, dalla Norvegia alla Nuova Zelanda, includendo anche gli Stati Uniti e l’Europa. Questi episodi, noti come «spiral anomaly» o spirali spaziali, stanno diventando sempre più comuni con l’incremento delle missioni spaziali. Le spirali risultano particolarmente evidenti durante la notte, all’alba o al tramonto, momenti in cui i raggi solari si riflettono sui gas espulsi dai razzi, generando una traccia luminosa chiaramente percepibile dalla Terra.

 

Il vortice luminoso del cielo sarebbe quindi uno spettacolare sottoprodotto della missione SpaceX. Tale spiegazione è stata più o meno accettata da tutti. Per esperienza conosciamo la velocità con cui le autorità indicano la spiegazione di strani avvistamenti (il classico «era un pallone sonda») per mettere a tacere la dissonanza cognitiva pubblica e il panico che potrebbe seguire ad eventi simili.

 

In Italia si sono avute segnalazione nella notte di lunedì 24 marzo a Vicenza, Trieste, Treviso, Padova e Venezia.

 

Negli ultimi anni vari potenti segni celesti sono stati avvistati dalla popolazione.

 

La sera di San Silvestro 2024, una serie di fulmini ha colpito il Campidoglio degli Stati Uniti e il Washington Monument, nonché l’Empire State Building e il One World Trade Center a New York City, secondo numerosi video pubblicati online. A inizio anno si era registrato un terremoto a Nuova York dopo che un fulmine era stato visto colpire la Statua della Libertà, producendo una fotografia eccezionale quanto inquietante.

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L’anno scorso, in Argentina, presso al Santuario di Nostra Signora del Rosario di San Nicolás, un fulmine colpì una statua di San Pietro il giorno del compleanno di Bergoglio e della Fiducia Supplicans, il documento che autorizza le benedizioni in chiesa delle coppie gay. La scarica elettrica provenuta dal cielo distrusse la mano e le chiavi.

 

Una spettacolare aurora boreale si era registrata a San Pietroburgo nell’aprile 2023. Su Nuova York è stata vista pure un’insolita aurora boreale sei mesi fa.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa una tempesta geomagnetica sull’Alta Italia aveva dato al cielo un colore viola fluorescente.

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Spazio

Gli scienziati affermano che la materia oscura potrebbe emettere un segnale

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La materia oscura, la sostanza invisibile che secondo gli scienziati costituisce circa l’85% della massa dell’universo, rimane uno dei più grandi misteri della scienza. Lo scrive Futurism.   Per quanto si sia potuto appurare finora, non è possibile osservarlo direttamente. L’unica ragione per cui ne conosciamo l’esistenza è dedotta dagli effetti gravitazionali che esercita su stelle e galassie.   Ma, come dettagliato in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Nature, un team internazionale di ricercatori sostiene che potrebbe emettere un segnale. Per questo motivo intendono costruire un nuovo tipo di rivelatore, che paragonano a una «autoradio cosmica», in grado di captare i segnali emessi dalla materia oscura e forse svelarne i misteri.   Un dispositivo di questo tipo si sintonizzerebbe sulla frequenza degli assioni, particelle ipotetiche che sono emerse come uno dei principali candidati per la natura della materia oscura.   «Ora possiamo costruire un rivelatore di materia oscura che è essenzialmente un’autoradio cosmica, sintonizzata sulle frequenze dell’intera galassia fino a trovare l’assione», ha dichiarato in un comunicato David Marsh, ricercatore del King’s College di Londra e coautore dello studio.

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Si ritiene che gli assioni siano estremamente leggeri e interagiscano solo debolmente con la materia ordinaria, il che rende la loro rilevazione estremamente difficile.   Il rivelatore proposto utilizzerebbe un materiale speciale per generare «quasiparticelle assioniche» (AQ) che, secondo il team, potrebbero consentire agli scienziati di rilevare gli assioni entro i prossimi 15 anni.   Se tutto andrà secondo i piani, l’AQ emetterà piccole quantità di luce dopo aver eguagliato la frequenza estremamente elevata – nella parte alta della gamma dei terahertz – dell’assione.   «Questo esperimento funzionerebbe ad un’alta frequenza che altri metodi troverebbero difficile da raggiungere, e se saremo fortunati e la natura ha posizionato l’assione alla nostra frequenza, allora lo troveremo», ha dichiarato Marsh a Space.com. «È un intervallo ampio, ma finito, e abbiamo in mente tecnologie per cercare gli assioni in ogni banda di frequenza».   Per creare una piccola quantità di particelle come prima prova di fattibilità, il team ha utilizzato il tellururo di manganese e bismuto, una sostanza che possiede proprietà elettroniche e magnetiche uniche.   «Dato che il MnBi₂Te₄ è così sensibile all’aria, abbiamo dovuto esfoliarlo fino a pochi strati atomici per poterne regolare con precisione le proprietà», ha dichiarato Jian-Xiang Qiu, ricercatore dell’Università di Harvard e autore principale dello studio, che ha dedicato sei anni allo sviluppo del materiale. «Questo ci permette di osservare questo tipo di interessante fenomeno fisico e di capire come interagisce con altre entità quantistiche come l’assione».   Con un campione di materiale molto più grande, il team è certo di poter costruire un rivelatore funzionante in cinque anni. Individuare con precisione il punto esatto in cui cercare gli assioni, però, potrebbe richiedere un altro decennio.   «Abbiamo già la tecnologia, ora è solo una questione di scala e di tempo», ha affermato il Marsh.   L’universo è dominato dalla materia oscura, che supera di cinque volte la materia ordinaria di cui sono fatti stelle e pianeti. Come scritto su Renovatio 21, alcuni settori del cosmo risultano più ricchi di materia oscura rispetto ad altri. Grazie alle osservazioni del potente telescopio spaziale Hubble, un gruppo di astronomi ha individuato una galassia situata a 300 milioni di anni luce di distanza che appare composta per almeno il 99,9 percento da materia oscura.   C’è da aggiungere che vi è un enigma che tormenta i più alti scienziati in materia: alcuni ritengono addirittura che la materia oscura non interagisca in alcun modo con la luce o con il campo elettromagnetico, ma che invece possa esercitare una forza gravitazionale.   

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Intelligenza Artificiale

AI identifica dove si nascondono gli esopianeti che potrebbero ospitare la vita

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Alcuni ricercatori svizzeri hanno sviluppato un modello di intelligenza artificiale per scoprire mondi potenzialmente abitabili. Lo riporta Futurism.

 

Come dettagliato in uno studio pubblicato sulla rivista Astronomy and & Astrophysics, l’algoritmo di apprendimento automatico ha identificato quarantaquattro sistemi stellari che potrebbero ospitare esopianeti simili alla Terra.

 

Non ci sono conferme certe sull’esistenza di pianeti simili alla Terra, ma la strada agli astronomi per studiare queste regioni stellari è oramai tracciata. Nelle simulazioni, il modello ha raggiunto un valore di precisione impressionante, fino a 0,99, il che significa che il 99% dei sistemi identificati possiede almeno un pianeta simile alla Terra.

 

«È uno dei pochi modelli al mondo con questo livello di complessità e profondità, che consente studi predittivi come il nostro», ha dichiarato il coautore Dr. Yann Alibert, condirettore del Centro per lo Spazio e l’Abitabilità dell’Università di Berna, citato da Forbes. «Questo rappresenta un passo significativo nella ricerca di pianeti con condizioni favorevoli alla vita e, in definitiva, nella ricerca della vita nell’universo».

 

Gli esopianeti sono notoriamente difficili da individuare, perché sono minuscoli rispetto alle stelle e producono poca luce propria. Finora, gli scienziati hanno confermato l’esistenza di poco più di 5.800 pianeti al di fuori del nostro sistema solare, e i dati che abbiamo sulla maggior parte di essi sono scarsi.

 

Ciò non fornisce molto materiale su cui addestrare un algoritmo di ricerca di pattern – che richiede enormi insiemi di dati – ma gli astronomi hanno alimentato il loro modello con sistemi planetari sintetici generati con il Modello di Berna per la Formazione e l’Evoluzione dei Pianeti, che simula in modo esaustivo lo sviluppo di pianeti ipotetici fin dalla loro origine da un disco protoplanetario.

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«Il modello di Berna è uno dei pochi modelli al mondo che offre una tale ricchezza di processi fisici interconnessi e consente di realizzare uno studio come quello attuale», ha affermato Alibert in una dichiarazione relativa alla ricerca.

 

Durante questi test, i ricercatori hanno stabilito che il modello di intelligenza artificiale ha rivelato che gli indicatori più significativi di un pianeta simile alla Terra potrebbero essere individuati nel pianeta più interno rilevabile del sistema, in particolare nella sua massa e nel suo periodo orbitale.

 

A partire da questi dati, il team ha applicato l’algoritmo di apprendimento automatico a un campione di quasi 1.600 sistemi con almeno un pianeta conosciuto e una stella di tipo G, K o M, dove le stelle di tipo G sono simili al Sole e le restanti due classificazioni descrivono stelle più piccole e fredde. Ciò ha rivelato che quasi una quarantina di questi sistemi probabilmente ospitano un mondo simile alla Terra.

 

Ma il modello non è infallibile. Non ha riprodotto alcune caratteristiche dei sistemi stellari osservate dagli astronomi, come la forte correlazione tra le cosiddette Super Terre e i Giove freddi, che spesso appaiono insieme attorno a stelle simili al Sole. Inoltre, i pianeti sintetici tendono a trovarsi più vicini alle loro stelle rispetto a quelli reali.

 

La ricerca è in continuo movimento e in continua esplorazione e solo il tempo, forse non ancora quantificabile, potrà darci risposte più precise alla nostre domande e alle tante incognite che nasconde l’universo.

 

 

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Economia

Musk, maxi-pagamento da SpaceX con la prima colonia su Marte

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SpaceX ha approvato un piano che lega la remunerazione in azioni del fondatore e CEO Elon Musk alla costruzione di una colonia su Marte e alla gestione di data center su larga scala nello spazio, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, citando documenti aziendali riservati.   Secondo quanto riportato martedì, nell’ambito di questo ambizioso piano, Musk potrebbe ricevere fino a 200 milioni di azioni con diritto di voto multiplo se la società raggiungerà una valutazione di 7.500 miliardi di dollari e contribuirà a stabilire un insediamento umano permanente su Marte con almeno un milione di residenti.   Ulteriori incentivi sono legati allo sviluppo di infrastrutture di calcolo spaziali in grado di fornire almeno 100 terawatt di potenza di elaborazione, un valore grosso modo paragonabile a quello di 100.000 reattori nucleari da un gigawatt in funzione contemporaneamente.   La struttura prevede che Musk non riceva alcuna azione a meno che non vengano raggiunti gli obiettivi. Gli obiettivi non sono vincolati a una scadenza fissa, a condizione che rimanga in azienda. Musk, che ha fondato SpaceX nel 2002 ed è attualmente considerato l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio netto stimato di circa 800 miliardi di dollari, percepisce uno stipendio nominale di circa 54.000 dollari all’anno dal 2019, pur detenendo decine di milioni di stock option.

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Il pacchetto di compensi arriva mentre SpaceX si starebbe preparando per una massiccia offerta pubblica iniziale (IPO) a giugno, con una potenziale valutazione stimata intorno a 1.750 miliardi di dollari.   Secondo gli esperti di corporate governance citati da Reuters, l’accordo potrebbe sollevare interrogativi tra gli investitori, soprattutto considerando il ruolo di leadership di Musk in diverse aziende, tra cui il produttore di veicoli elettrici Tesla, dove la sua remunerazione è legata al raggiungimento di obiettivi di performance. Gli analisti ritengono che il piano potrebbe intensificare il controllo su come Musk distribuisce il suo tempo e la sua attenzione tra le diverse attività aziendali.   La scorsa settimana, un’inchiesta del New York Times ha suggerito che SpaceX avesse concesso prestiti a Musk, inclusi prestiti garantiti dalle sue partecipazioni. Il quotidiano ha affermato che Musk avrebbe preso in prestito circa 500 milioni di dollari da SpaceX tra il 2018 e il 2020 a tassi di interesse inferiori a quelli di mercato, utilizzando l’azienda come fonte di finanziamento per altre iniziative come Tesla e SolarCity.   Il giornale neoeboraceno ha descritto l’accordo come una vera e propria trasformazione dell’azienda aerospaziale in un «salvadanaio» per il più ampio impero commerciale di Musk, affermando che quest’ultimo potrebbe dover affrontare un maggiore controllo da parte di Wall Street in vista della quotazione in borsa di SpaceX.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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