Connettiti con Renovato 21

Bizzarria

Un regalo di compleanno a base di granate uccide l’aiutante del comandante in capo dell’esercito ucraino

Pubblicato

il

Uno dei principali aiutanti del comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Valery Zaluzhny, è morto lunedì dopo che quello che inizialmente era stato segnalato come un «ordigno esplosivo sconosciuto» è esploso all’interno di un regalo di compleanno che gli era stato consegnato.

 

Si tratterebbe del maggiore Hennadii Chastiakov e da allora sono emersi dettagli secondo cui gli è stata regalata una confezione regalo piena di granate. Un post su Telegram del ministro degli affari interni ucraino Ihor Klymenko potrebbe essere tra gli annunci di guerra più strani mai arrivati ​​da Kiev.

 

«Il generale Valery Zaluzhny ha detto che il suo assistente, il maggiore Hennadii Chastiakov, è stato ucciso in “circostanze tragiche” mentre festeggiava il suo compleanno con i parenti quando “un ordigno esplosivo sconosciuto è esploso in uno dei regali”. Anche suo figlio di 13 anni è rimasto gravemente ferito, ha riferito la polizia nazionale ucraina».

 

Sulla storia ha preso a circolare anche un’immagine che ritrae delle grate a terra. «In una foto, quelle che sembrano essere diverse granate o oggetti a forma di granata sono sparsi sul pavimento» scrive il Washington Post. «Sui social media, alcuni sono giunti alla conclusione che la morte di Chastiakov sia stata un assassinio piuttosto che un errore».

 

Sostieni Renovatio 21

«Prego Dio che si tratti di una tragica coincidenza e non di un attacco mirato», ha scritto Dana Yarova, membro del consiglio anticorruzione del Ministero della Difesa.

 

Articoli della stampa locale hanno aggiunto alcuni presunti dettagli, ma molto resta poco chiaro e alquanto contraddittorio, vista anche la natura apparentemente molto bizzarra della morte dell’alto ufficiale.

 

La moglie di Chastiakov ha detto che l’oggetto esploso era una granata all’interno di un sacchetto regalo, ha riferito il giornale Ukrainska Pravda, citando una fonte anonima delle forze dell’ordine. Secondo quanto riportato, la confezione regalo conteneva anche una bottiglia di alcol e bicchierini che sembravano granate.

 

Lo stesso articolo suggerisce che il dono pericoloso sia stato fatto al Magg. Chastiakov da un soldato di rango inferiore: «Klymenko ha detto in un messaggio su Telegram che uno scambio di battute tra Chastiakov e suo figlio ha portato alla detonazione accidentale di una delle granate. Successivamente la polizia ha trovato altre cinque granate inesplose nella sua residenza e ha identificato un soldato ucraino che le aveva consegnate a Chastiakov. L’ufficio del soldato è stato perquisito e lì sono state trovate altre granate, ha detto Klymenko».

 

In rete vari commentatori esprimono grande scetticismo riguardo la dinamica dell’incidente.

 

Una teoria iniziale è stata che non si sia trattato affatto di un incidente, ma di un assassinio mirato di un importante decisore militare. In Russia, c’è stata una serie di omicidi da parte dell’Intelligence ucraina, tra cui tra i più notevoli c’è l’autobomba di Darja Dugina nell’agosto del 2022 fuori Mosca.

 

Più simile al caso, c’è l’assassinio del blogger Vladlen Tatarsky, ucciso da un premio-bomba datogli in un locale di San Pietroburgo l’anno passato.

 

Aggiungiamo la strana dichiarazione di Putin di qualche settimana fa, che, parlando dei resti trovati al suolo (tra cui della cocaina), ha lasciato pensare che l’aereo su cui volava il patron del Gruppo Wagner Evgenij Prigozhin fosse scoppiato in volo perché forse qualcuno al suo interno stava giocando con una limonka, cioè una granata.

 

La nebbia della guerra, sempre più bizzarra, avvolge anche queste storie.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Bizzarria

Ebrei ortodossi pellegrinano in Ucraina e ballano scatenati

Pubblicato

il

Da

Decine di migliaia di ebrei chassidici stanno affluendo nell’Ucraina centrale per pregare, cantare e ballare in vista delle celebrazioni del Rosh Hashanah, il capodanno ebraico.   Il pellegrinaggio annuale richiama migliaia di giudei ortodossi da ogni parte del mondo, concentrandoli nella città di Uman, conosciuta in lingua yiddish come Umen.   Gli osservatori sono colpiti dal fatto che ridde di giudei festanti, riccioloni e kippah di ordinanza, continuano ad arrivare nonostante la guerra che attanaglia il Paese.   Decine di migliaia di persone hanno proseguito il viaggio nonostante le ostilità e gli avvisi ufficiali di viaggio. Secondo funzionari e media ucraini, circa 35.000 pellegrini hanno visitato Uman sia nel 2023 che nel 2024; nel 2025 il numero è salito a oltre 35.000. Le autorità ucraine prevedono che quest’anno i pellegrini arrivino a 40.000.    

Sostieni Renovatio 21

L’ebraismo chassidico è un movimento interno all’ebraismo ortodosso nato nell’Europa orientale nel XVIII secolo. Nel tempo si è articolato in diversi gruppi, ciascuno con proprie tradizioni e propri leader religiosi. La maggior parte di chi ogni anno va a Uman segue il ramo di Breslov. Il legame con la città risale a chi fondò il movimento più di due secoli fa: il rabbino Nachman, il quale nacque nel 1772 in quella che oggi è l’Ucraina ed era pronipote di Israel Baal Shem Tov, considerato il fondatore del movimento chassidico.   Rebbe Nachman fondò la congregazione di Breslov e insisteva sulla preghiera, sulla semplicità e sulla gioia. Riteneva inoltre essenziale che i suoi seguaci si riunissero con lui per Rosh Hashanah, il capodanno giudaico. Il rabbì morì a Uman nel 1810 e vi fu sepolto. I suoi discepoli continuarono a radunarsi in città anche dopo la sua morte, dando vita a una tradizione che si è poi trasformata nell’attuale pellegrinaggio di massa.     Uman è una città relativamente piccola nell’oblast’ di Cherkasy, nell’Ucraina centrale, a circa 200 km a Sud della capitale Kiev. Prima dell’escalation del conflitto nel 2022 contava poco più di 80.000 abitanti; il pellegrinaggio annuale porta ogni volta decine di migliaia di visitatori in più.   Il rabbino Nachman si trasferì a Uman solo pochi mesi prima di morire. Secondo le cronache storiche scelse la città perché migliaia di ebrei vi erano stati uccisi in un massacro nel 1768 e voleva essere sepolto vicino alle vittime. In seguito Uman ospitò una numerosa comunità ebraica. Nel 1897 gli ebrei rappresentavano il 59% della popolazione. La comunità fu devastata durante la Seconda guerra mondiale, quando circa 17.000 ebrei furono uccisi dopo l’occupazione nazista.   Le visite alla tomba del Nachman proseguirono, sia pure in scala molto ridotta, durante il periodo sovietico, per poi crescere in modo marcato dopo il crollo dell’URSS.  

Iscriviti al canale Telegram

Quest’anno Rosh Hashanah è iniziato al tramonto dell’11 settembre ed è terminato dopo il tramonto del 13 settembre. A differenza del capodanno civile, è soprattutto una festività religiosa incentrata sulla preghiera e sulla riflessione – e a guardare dalle immagini, sulla festa musicherella danzereccia.   Per i seguaci di Breslov la ricorrenza ha un peso particolare, perché Rebbe Nachman considerava il loro raduno annuale di Rosh Hashanah particolarmente significativo. Dopo la sua morte i discepoli continuarono a riunirsi a Uman in quel periodo, ed è per questo che la città registra il maggior afflusso di pellegrini proprio in quei giorni.   I canti e le danze che si vedono per le strade di Uman non sono riti obbligatori di Rosh Hashanah.   Musica e danza sono frequenti negli incontri chassidici e il rabbino Nachman insisteva soprattutto sulla gioia. I suoi seguaci, quindi, uniscono spesso preghiera, canto e danza comunitaria durante il soggiorno a Uman.   Il canto e la danza occupano un posto centrale nella vita religiosa ebraica, e in particolare nel mondo ortodosso e chassidico, per ragioni che affondano le radici sia nella teologia sia nella storia sociale delle comunità ebraiche dell’Europa orientale. Per comprendere perché gli ebrei ortodossi cantino e ballino con tanta frequenza ed entusiasmo, occorre partire da un concetto chiave dell’ebraismo chassidico: la gioia, in ebraico simchah, non è considerata un semplice stato d’animo piacevole, ma un vero e proprio dovere religioso e uno strumento di connessione con il divino.   Il fondatore del movimento chassidico da cui il Nachman discendeva, il Baal Shem Tov, vissuto nel diciottesimo secolo in Ucraina, insegnava che servire Dio con gioia e con il corpo, non solo con l’intelletto e lo studio, fosse una via di avvicinamento al sacro accessibile a tutti, non solo agli eruditi. Da questa intuizione nacque un’intera cultura in cui il canto senza parole, la danza in cerchio e il movimento del corpo durante la preghiera divennero pratiche quotidiane e non semplici eccezioni festive.    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il tipo di canto più caratteristico di questa tradizione si chiama niggun, plurale niggunim. Si tratta di melodie spesso prive di testo, cantate su sillabe come ai-ai-ai, oy-oy-oy, bim-bam o simili, ripetute in cicli che possono durare minuti, a volte anche mezz’ora o più durante le celebrazioni più intense. L’assenza di parole non è un limite ma una scelta consapevole: le parole, secondo l’insegnamento chassidico, appartengono al mondo razionale e limitato dell’intelletto, mentre la melodia pura può esprimere ciò che il linguaggio non riesce a contenere, un’aspirazione dell’anima verso Dio che trascende il significato letterale.   Ogni corte chassidica, cioè ogni gruppo che segue un particolare rebbe o maestro spirituale, come i chassidim di Chabad-Lubavitch, di Breslov, di Ger, di Satmar o di Bobov, ha sviluppato nel tempo un proprio repertorio di niggunim, alcuni composti dal rebbe stesso, altri tramandati oralmente per generazioni e attribuiti a figure leggendarie del passato. Alcuni niggunim sono associati a momenti specifici, come il niggun che si canta prima di iniziare una seduta di insegnamento chassidico, quello che accompagna il terzo pasto del sabato al calar del sole, chiamato seudah shlishit, oppure quelli intonati durante le celebrazioni di Simchat Torah, la festa che segna la fine e il nuovo inizio del ciclo di lettura della Torah.   Dal punto di vista musicale, i niggunim spesso rivelano un’influenza diretta della musica popolare dell’Europa orientale in cui il movimento chassidico è nato e cresciuto: melodie modali, scale che ricordano quelle della musica popolare ucraina, russa, rumena e polacca, con inflessioni che si ritrovano anche nella musica rom e in certe tradizioni ottomane, dato che molte di queste regioni erano crocevia di culture diverse.   Non è un caso che esista una parentela sonora evidente tra il niggun chassidico e il klezmer, il genere strumentale festivo tradizionalmente suonato alle nozze ebraiche ashkenazite, con il suo caratteristico uso del clarinetto, del violino e della fisarmonica, le sue scale con intervalli aumentati che creano un’atmosfera insieme malinconica ed esuberante, e il suo passaggio spesso brusco da toni minori dolenti a ritmi di danza travolgenti.   Circolava persino, secondo alcune tradizioni orali, l’idea che alcune melodie fossero state letteralmente prese in prestito da canti contadini o militari del luogo e poi reinterpretate spiritualmente, elevate a un uso sacro attraverso l’intenzione con cui venivano cantate: un’operazione che nella teologia chassidica viene chiamata elevazione delle scintille, ovvero la ricerca del bene e del divino nascosto anche in ciò che appare profano.   La danza si intreccia strettamente con questo repertorio musicale e ha anch’essa una logica ben precisa. La forma più diffusa è la danza in cerchio, in cui un gruppo di uomini si tiene per le spalle o per le mani formando uno o più cerchi concentrici che ruotano, spesso accelerando progressivamente il ritmo fino a un culmine di grande intensità fisica.   Questa struttura non è casuale: il cerchio simboleggia l’unità della comunità, l’assenza di una gerarchia visibile dato che nel cerchio non c’è un vero inizio né una vera fine, e insieme la ciclicità del tempo religioso ebraico, scandito da feste che ritornano ogni anno. In molte comunità ortodosse, per ragioni di modestia religiosa legate alla separazione tra uomini e donne nella vita pubblica e liturgica, queste danze vengono eseguite separatamente dai due generi, spesso in stanze diverse durante un matrimonio, oppure le donne danzano tra loro in un’area riservata durante le celebrazioni sinagogali.

Sostieni Renovatio 21

Vale la pena sottolineare che non tutto l’ebraismo ortodosso condivide lo stesso grado di enfasi su canto e danza: esiste una differenza significativa tra il mondo chassidico, in cui questi elementi sono centralissimi e quasi definitori dell’identità del gruppo, e il mondo cosiddetto litvish o mitnagdico, tradizionalmente più orientato verso lo studio intellettuale rigoroso dei testi sacri, dove la componente emotiva ed estatica della preghiera viene vista con maggiore cautela, pur non essendo affatto assente, specialmente nei momenti festivi condivisi da tutto l’ebraismo osservante.   Anche nel sionismo religioso e nell’ebraismo ortodosso moderno il canto collettivo, spesso in ebraico moderno con melodie più contemporanee, accompagna cerimonie comunitarie, celebrazioni nazionali come l’indipendenza di Israele e occasioni sinagogali, sebbene con uno stile generalmente meno estatico rispetto a quello chassidico.    

Iscriviti al canale Telegram

La scorsa settimana l’ambasciata statunitense a Kiev aveva emesso un avviso di sicurezza sconsigliando ai cittadini americani di recarsi a Uman, citando il rischio di attacchi aerei, la legge marziale e le restrizioni alla circolazione. L’ambasciata ha inoltre avvertito i cittadini maschi con doppia cittadinanza statunitense e ucraina che potrebbero non riuscire a lasciare il Paese e potrebbero essere soggetti alla coscrizione obbligatoria. L’Ucraina ha revocato un’esenzione che in precedenza permetteva ad alcuni uomini ucraini residenti all’estero di uscire dal Paese.   Le misure di sicurezza sono state rafforzate in vista del raduno di quest’anno. Secondo la polizia dell’oblast’ di Cherkasy, agenti israeliani sono arrivati a Uman per collaborare con le forze dell’ordine ucraine nelle zone in cui i pellegrini alloggiano e si radunano.   Il pellegrinaggio è andato avanti anche dopo interruzioni precedenti. Nel 2020 i pellegrini tentarono di raggiungere Uman nonostante le restrizioni di confine e di viaggio legate al COVID-19.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa vi era stata tra Israele e l’Ucraina una querelle riguardo a restrizioni di viaggio degli ucraini nello Stato Ebraico (dove vi era un’esenzione di visto dal 2010). Protestando contro l’«umiliazione» degli ucraini che tentavano di entrare in Israele lo scorso agosto, l’ambasciatore ucraino aveva avvertito lo Stato Giudaico che i pellegrini potrebbero sopportare il peso della ritorsione di Kiev.   Kiev si lamentava da tempo della riluttanza di Israele a garantire protezione di asilo ai rifugiati ucraini, accusando il governo di essere più interessato agli ebrei ucraini che potrebbero voler immigrare.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter  
Continua a leggere

Bizzarria

Uomo ricoverato in ospedale dopo essersi occluso l’uretra con la colla superadesiva

Pubblicato

il

Da

Un uomo di 41 anni sofferente di incontinenza da un mese ha deciso di intervenire autonomamente, epperò cagionandosi un’emergenza medica ben più grave. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.

 

Arrivato dal medico nella totale incapacità di orinare, e quindi con dolori lancinanti, vi è stato lo shock: la causa era una soluzione che il paziente aveva tentato di attuare da solo, un raro, inedito, fai-da-te urologico: si è scoperto che l’uomo si era incollato l’uretra con la colla superadesiva nell’arco di due settimane per curare il mancato controllo della vescica.

 

Il caso clinico proverrebe dall’Iran – e non escludiamo con il NY Post, testata da sempre vicina al neoconismo, abbia dato risalto a tale cronaca enuretica per questioni geopolitiche –  rivela i particolari insoliti di come un uomo sia finito sul tavolo operatorio e gli sia stato rimosso dal pene un «blocco solido a forma di asta di 10 cm».

Sostieni Renovatio 21

I medici che hanno curato l’uomo hanno osservato che è frequente trovare corpi estranei infilati nel pene: pinzette, fili, matite, ami da pesca, aghi, termometri, cera calda, solo per citarne alcuni. Renovatio 21 ammette di non capire come ciò sia anche solo immaginabile, e si stringe in una contorsione di dolore riflessivo a copertura delle parti sensibili, ma andiamo avanti.

 

Solitamente, racconta sempre il quotidiano di Nuova York, si tratta di una qualche forma di gratificazione sessuale, oppure di un comportamento disinibito o disturbato, conseguenza di un cambiamento mentale indotto da fattori psicologici o dall’assunzione di droghe. Può accadere, dicono, persino ai bambini curiosi. Di più non vogliam sapere.

 

Tuttavia, nel caso specifico l’uomo non aveva precedenti di disturbi psichiatrici, hanno affermato i medici. A quanto pare, voleva semplicemente curare la sua incontinenza. Secondo i dottori, si era iniettato della colla superadesiva nell’uretra nell’arco di due settimane. Si badi che inizialmente aveva dato sollievo.

 

Epperò, dopo quattro giorni ha iniziato a sentire un bruciore intenso durante la minzione e non riusciva più a produrre la stessa quantità di orina. Quando ha finalmente ricevuto assistenza medica, soffriva di ritenzione urinaria completa, ovvero non era in grado di mingere affatto. Si tratta di un’emergenza medica, poiché potrebbe causare danni irreversibili ai reni e gravi infezioni del sangue.

 

Arrivato nello studio del medico, il pene era eretto, scrive dettagliosamente il NY Post. È possibile che la soluzione supercolloidale abbia avuto un ruolo in questo: notiamo che saremmo, in questo caso, di fronte ad una scoperta innovativa quanto pericolosa, ricordando che il Viagra inizialmente era una sostanza testata per risolvere le calvizie (in testa), ma i primi sperimentatori umano raccontavano invece altri cose inaspettate che succedevan al loro corpo, a latitudini molto inferiori (dalla testa al…).

 

Tornando al penoso caso persiano, i dottori sarebbero riusciti a percepire la colla indurita all’interno del pene e hanno osservato «frammenti fragili» di colla all’apertura del glande.

 

I medici hanno tentato quindi una cistoscopia, una procedura in cui una luce e una telecamera vengono inserite nell’uretra e nella vescica per capire cosa stesse succedendo, ma il passaggio era completamente ostruito. Per accedere all’ostruzione, hanno praticato un’incisione sul glande e lavato l’uretra con soluzione fisiologica per 15 minuti.

 

Ciò ha permesso al blocco solido di colla cianoacrilica di staccarsi dalla parete uretrale, e il blocco di colla di 10 cm è stato estratto con una pinza.

 

L’organo è stato allora ricucito e, poco dopo l’intervento, le sue urine sono tornate fortunatamente alla normalità. Sei settimane dopo, il fantasioso inventore di soluzioni biomedico-genitali godeva di salute completa.

Aiuta Renovatio 21

Il giornale neoeboraceno aggiunge un prezioso «avviso di pubblica utilità sulla supercolla». «Nell’improbabile eventualità che vi venga chiesto cosa fare se della colla superadesiva indurita si è incastrata nel pene, ecco cosa dovete sapere».

 

«La colla cianoacrilica si trova spesso incastrata nelle cavità corporee come orecchie e naso e, in questi casi, si dissolve facilmente con solventi come l’acetone. Gli autori di questo studio di caso avvertono: non fatelo quando si tratta dell’uretra. Un solvente può danneggiare il rivestimento del canale uretrale e della vescica».

 

«In questo caso, la colla cianoacrilica era rimasta attaccata alla parete uretrale e, secondo gli autori, l’intervento chirurgico è stata la scelta migliore».

 

Conservate bene questo articolo. Non si sa mai.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Bizzarria

Nauru, il terzo Paese più piccolo del mondo, cambia nome

Pubblicato

il

Da

Il Paese insulare di Nauru, nell’Oceano Pacifico, ha mutato la propria denominazione in Repubblica di Naoero, come annunciato dal presidente, allineandola all’ortografia e alla pronuncia della lingua nazionale. Lo comunica l’agenzia Associated Press.   Il codice internazionale del Paese passerà da NRU a NRO e i suoi abitanti saranno denominati dei-Naoero anziché Nauruan.   La decisione riporterebbe la remota nazione insulare del Pacifico meridionale al suo nome tradizionale, secondo quanto indicato in un comunicato pubblicato giovedì sull’account Facebook del governo. Il Paese era divenuto noto a livello internazionale come Nauru soltanto perché il suo nome locale risultava difficile da pronunciare per gli stranieri e si trattava di una questione di praticità piuttosto che di una scelta deliberata, secondo una precedente dichiarazione governativa.   «Questa proposta di modifica mira a onorare in modo più fedele il patrimonio, la lingua e l’identità della nostra nazione», ha dichiarato il presidente David Adeang quando ha illustrato la proposta al Parlamento a gennaio. L’emendamento costituzionale suggerito è stato approvato dai legislatori nei due turni di votazione previsti, sebbene non sia stato immediatamente chiaro se il documento sia stato formalmente modificato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Con 12.000 abitanti, Nauru è il terzo Paese più piccolo al mondo per popolazione, dopo Tuvalu e Città del Vaticano. Il minuscolo atollo di calcare corallino fu colonizzato dalla Germania e in seguito amministrato dall’Australia prima di diventare una repubblica indipendente nel 1968.   L’isola ha attraversato fasi turbolente: l’estrazione di fosfati ha generato enormi ricchezze negli anni Settanta, prima che il settore crollasse, spingendo Nauru sull’orlo della rovina economica negli anni Novanta.   Oggi il Paese figura tra i più esposti al mondo all’innalzamento del livello del mare , circostanza che ha indotto il governo a ricercare investimenti esteri attraverso un programma di cittadinanza a pagamento, concepito per finanziare il trasferimento di persone e infrastrutture lontano dall’oceano in avanzata, scrive AP.   Il cambio di nome segnala «l’inizio di un rinnovato orgoglio nazionale», ha dichiarato Adeang nel suo ultimo annuncio. Quando il suo governo votò per la modifica a maggio, il presidente annunciò un referendum per confermarla.   Nella dichiarazione rilasciata la settimana scorsa, il governo ha affermato che, dopo «ampie discussioni», i legislatori avevano stabilito che non era necessario un voto popolare. «Sebbene un referendum abbia lo scopo di determinare la volontà del popolo, il nome Naoero non è mai andato perduto, ma è in attesa di essere pienamente adottato», si legge nella dichiarazione.   Tale denominazione «costituisce già l’identità del popolo, è presente sullo stemma nazionale e viene pronunciata nella comunità; e, cosa importante, è consentita dalla Costituzione», ha aggiunto.   La decisione del Nauru comporterà il cambio di nome degli aerei e delle navi nazionali. Il governo si stava già adoperando affinché altri Paesi e istituzioni internazionali riconoscessero tale cambiamento, si legge nella dichiarazione.

Iscriviti al canale Telegram

Il sito web delle Nazioni Unite riporta il nome del Paese con la sua nuova denominazione, precisando che il governo ne aveva richiesto il cambio a giugno. Anche i ministeri degli esteri di Australia e Nuova Zelanda, così come le ambasciate di Stati Uniti e Cina nella regione, si riferiscono al Paese come Naoero sui rispettivi siti web.   Con questa iniziativa, il Paese si conferma l’ultimo a segnalare un allontanamento dal proprio passato coloniale attraverso un cambio di nome. Il piccolo regno africano dell’Eswatini è tornato al suo nome storico, precedentemente noto come Swaziland, nel 2018. Altri Paesi hanno cercato di attuare questo cambiamento come una forma di rebranding, come ha fatto la Turchia quando, nel 2022, Ankara ha chiesto alle Nazioni Unite di poter iniziare a chiamare il Paese Türkiye, nome che la nazione utilizzava da lungo tempo in patria.   Lo stessa dicasi per Kiev che ora vuole farsi chiamare «Kyiv». Cambiamenti del genere hanno investito l’India a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, che ha dato il peggio di sé storpiando nomi coloniali e cancellano toponimi con una storia millenaria: Bombay («buona baia» in portoghese) è divenuta orrendamente «Mumbai», Calcutta si è trasformata in «Kolkata» (ma perché?), Bangalore con nessuna fantasia è ora «Bengaluru», e la città antichissima dove morì martire San Tommaso Apostolo, Madras, adesso bisognerebbe chiamarla «Chennai».   Altri luoghi, come la città di Livingstone in Zambia, è riuscita a sopravvivere alla foga decolonialista: unico luogo a conservare un nome inglese (quello del famoso esploratore del «il dottor Livingstone, suppongo») dopo l’ondata di cambi dopo l’indipendenza del Paese africano, grazie allo storico presidente zambiano Kenneth Kaunda (KK) riuscì ad evitare di essere ribattezzata Maramba.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Più popolari