Militaria
Trump: la NATO affronterà un «futuro molto brutto» se gli alleati non intervengono a Ormuzzo
Secondo un’intervista concessa al Financial Times, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in guardia che la NATO potrebbe trovarsi davanti a un futuro «molto negativo» qualora gli alleati degli Stati Uniti non collaborino con Washington per riaprire lo Stretto di Ormuzzo.
«È giusto che coloro che beneficiano dello Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di male», ha affermato Trump al Financial Times, sottolineando come l’Europa e la Cina dipendano in misura rilevante dal petrolio proveniente dal Golfo.
Il presidente statunitense poi precisato che l’assenza di appoggio da parte degli alleati avrebbe ripercussioni sull’alleanza.
«Se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che sarà molto grave per il futuro della NATO», ha dichiarato Trump, che ha inoltre espresso critiche nei confronti di ciò che ha descritto come un impegno insufficiente da parte di alcuni partner.
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«Abbiamo un’organizzazione chiamata NATO… Siamo stati molto gentili. Non eravamo obbligati ad aiutarli con l’Ucraina… Ma li abbiamo aiutati. Ora vedremo se loro aiuteranno noi», ha detto.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Trump ha invitato nazioni quali Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito a collaborare per assicurare la protezione della via marittima attraverso la quale transita circa un quinto del petrolio mondiale.
La mossa potrebbe trascinare gli alleati in guerra, che in certa parte si sono sfilati. Il premier italiano Giorgia Meloni lunedì sera ha offerto una chiusura netta alla prospettiva. Dal Consiglio Affari Esteri dell’UE, anche diversi altri leader escludono un’iniziativa del Patto Atlantico: «Possiamo potenziare le missioni Aspides e Atalanta, ma questa guerra non ci compete», hanno detto.
A esporsi in maniera chiarissima è stato anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz chiarendo che quello in Iran «non è un conflitto che compete la NATO», escludendo una partecipazione della Germania.
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Militaria
Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
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Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
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La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La Cina si è impossessata dei componenti degli F-35 USA con tecnologia sensibile
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