Politica
Trump grazia Giuliani e altri coinvolti nella sfida elettorale del 2020
Il presidente Donald Trump ha concesso la grazia a diverse figure coinvolte nei suoi sforzi per contestare l’esito delle elezioni del 2020.
Un documento di proclamazione condiviso domenica dal procuratore per le grazie degli Stati Uniti, Ed Martin, elencava 77 nomi, tra cui Rudy Giuliani, l’avvocato Sidney Powell (che coniò il tropo del «Kraken» trumpiano), John Eastman e Mark Meadows.
La grazia copre il coinvolgimento degli individui nelle attività relative alle elezioni del 2020 e «nei loro sforzi per denunciare frodi elettorali e vulnerabilità nelle elezioni presidenziali del 2020».
«Questa proclamazione pone fine a una grave ingiustizia nazionale perpetrata ai danni del popolo americano in seguito alle elezioni presidenziali del 2020 e prosegue il processo di riconciliazione nazionale», aggiunge il documento.
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La grazia non si applica al Presidente stesso.
Al momento, la Casa Bianca non ha rilasciato alcuna dichiarazione sulle condoni e non è chiaro quando siano state firmate dal Presidente.
Come nota il New York Post, «i condoni sono principalmente simbolici perché nessuno dei 77 individui è stato incriminato a livello federale, tuttavia potrebbero impedire alle future amministrazioni di perseguire penalmente i presunti cospiratori».
Il presidente Trump ha inoltre graziato oltre 1.000 suoi sostenitori condannati o in attesa di processo per reati legati agli eventi del 6 gennaio 2021 al Campidoglio degli Stati Uniti.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
La polizia fa irruzione negli uffici della Commissione Europea per una vendita immobiliare da 900 milioni di euro
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Politica
La Takaichi e il Jiminto stravincono le elezioni anticipate in Giappone
Il Jiminto, detto Partito Liberal Democratico (LDP) del Giappone, sotto la guida della premier Sanae Takaichi, ha conseguito una vittoria schiacciante alle elezioni anticipate per la Camera bassa tenutesi domenica.
Grazie al raggiungimento di una maggioranza di due terzi nella Camera dei Rappresentanti, in alleanza con i partner di coalizione, il leader del LDP si trova ora in una posizione nettamente più favorevole per spingere avanti un’agenda politica più assertiva.
Ferma sostenitrice di posizioni conservatrici, la Takaichi è diventata la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro del Giappone lo scorso ottobre. Ha da sempre promosso la revisione della Costituzione pacifista del Paese e il potenziamento delle capacità militari offensive giapponesi, insieme ad altre significative riforme. Takaichi ha convocato le elezioni anticipate di domenica proprio per sfruttare il suo alto gradimento popolare e ottenere un mandato rinnovato per realizzare «importanti cambiamenti politici».
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Secondo le proiezioni riportate dai media giapponesi, il Partito Liberal Democratico, insieme al suo alleato di coalizione Japan Innovation Party, dovrebbe ottenere almeno 310 seggi su 465 nella Camera dei Rappresentanti: si tratterebbe di una delle maggioranze più ampie nella storia del Giappone del dopoguerra.
Con questa solida maggioranza nella camera bassa, la coalizione di governo potrà superare le resistenze presenti nella camera alta, aprendo così la strada a una possibile revisione della Costituzione giapponese.
I precedenti leader del LDP avevano allineato il Giappone all’Occidente, imponendo sanzioni alla Russia in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022.
In risposta alla «chiara ostilità» manifestata da Tokyo, Mosca ha interrotto i negoziati di pace per porre formalmente fine alla Seconda Guerra Mondiale. Le due nazioni confinanti non hanno ancora firmato un trattato di pace e continuano a contendersi la sovranità sulle quattro isole più meridionali dell’arcipelago delle Curili.
Commentando le relazioni bilaterali con il Giappone il mese scorso, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha manifestato seria preoccupazione per la crescente militarizzazione di Tokyo e per l’impiego di armamenti statunitensi, sottolineando che tale traiettoria mina la stabilità e la sicurezza regionale.
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La Repubblica Popolare Cinese ha espresso reiterate inquietudini riguardo alla direzione intrapresa da Tokyo. Alla fine dello scorso anno, il ministero degli Esteri cinese ha condannato i tentativi delle «forze di destra giapponesi… di rimilitarizzare e riarmare il Giappone» e di «mettere in discussione l’ordine internazionale del dopoguerra».
In precedenza, la Takaichi aveva provocato forti reazioni da parte di Pechino dichiarando che il Giappone avrebbe potuto rispondere con la forza militare in caso di un tentativo cinese di conquistare Taiwano con mezzi armati.
Come riportato da Renoatio 21, un consigliere della Takaichi ha parlato due mesi fa del bisogno di armi atomiche del Giappone.
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Immagine di 内閣広報室|Cabinet Public Affairs Office via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
Sondaggio: le donne hanno fino al 21% di probabilità in più rispetto agli uomini di sostenere gli omicidi politici
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