Geopolitica
Trump chiede petrolio al Venezuela
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington intende recuperare petrolio, terreni e altri asset dal Venezuela, sostenendo che le amministrazioni precedenti abbiano consentito a Caracas di appropriarsi di interessi economici americani nel Paese.
Intervenendo con i giornalisti mercoledì, Trump ha affermato che il Venezuela ha sottratto «diritti petroliferi» e altri beni che, secondo lui, spettavano agli Stati Uniti, motivando così la sua scelta di imporre un blocco navale a Caracas.
«Ci hanno preso i diritti petroliferi. Avevamo un sacco di petrolio lì», ha dichiarato Trump. «Hanno buttato fuori le nostre aziende e noi lo vogliamo indietro».
Trump ha criticato le precedenti amministrazioni per la loro debolezza, che avrebbe permesso al Venezuela di assumere il controllo di asset un tempo in mano a società statunitensi. «Ce l’hanno tolto perché avevamo un presidente che forse non stava guardando», ha aggiunto. «Ma non lo faranno. Lo vogliamo indietro».
Nel 1976 il Venezuela nazionalizzò l’industria petrolifera, dando vita alla compagnia statale PDVSA e ponendo fine alla proprietà diretta straniera sulle riserve di greggio, pur permettendo alle imprese internazionali di operare attraverso contratti di servizio.
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Nel 2007, durante la presidenza di Hugo Chavez, il governo acquisì la maggioranza di importanti progetti petroliferi. Diverse compagnie energetiche occidentali, tra cui ExxonMobil e ConocoPhillips, lasciarono il Paese dopo aver rifiutato le nuove condizioni e in seguito avviarono procedimenti arbitrali.
Lo stallo si inserisce in un quadro di potenziamento della presenza militare statunitense nei Caraibi. Da settembre, le forze americane hanno effettuato operazioni contro presunti narcotrafficanti in mare, causando la morte di oltre 90 persone in azioni dirette contro imbarcazioni che Washington considera collegate ai cartelli. Trump ha inoltre minacciato di estendere gli attacchi al territorio venezuelano, accusando Caracas di ospitare «narcoterroristi», accuse che il governo venezuelano ha sempre respinto.
Martedì, Trump ha proclamato «un blocco totale e completo di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela… finché non restituiranno agli Stati Uniti d’America tutto il petrolio, la terra e gli altri beni che ci hanno precedentemente rubato».
Caracas ha condannato il blocco definendolo illegale e contrario al diritto internazionale, al libero commercio e alla libertà di navigazione. Il governo venezuelano ha rigettato le affermazioni di Trump, ribadendo che le sue risorse petrolifere e minerarie costituiscono proprietà sovrana. «Il Venezuela non sarà mai più una colonia di un impero o di una potenza straniera», ha affermato la vicepresidente Delcy Rodriguez.
Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo corrono voci di una dichiarazione di guerra al Venezuela da parte della Casa Bianca, che tuttavia non si è ancora materializzata.
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Geopolitica
Trump firma le nuove sanzioni contro la Russia
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Geopolitica
Trump annuncia l’accordo sulla Groenlandia
Gli Stati Uniti assumeranno di fatto il controllo della sicurezza della Groenlandia in virtù di un intesa conclusa con la Danimarca e con il territorio artico autonomo, ha dichiarato il presidente Donald Trump.
In un post pubblicato venerdì su Truth Social, Trump ha sostenuto che l’accordo «conferisce agli Stati Uniti il controllo permanente sulla sicurezza e su tutte le altre esigenze in Groenlandia, affrontando completamente TUTTE le nostre numerose preoccupazioni statunitensi».
«Su mia indicazione, abbiamo lavorato con i rappresentanti della Danimarca e della Groenlandia per garantire che gli Stati Uniti avranno PER SEMPRE la piena capacità di fare ciò che è necessario in Groenlandia per assicurare e difendere la sicurezza della Groenlandia e degli Stati Uniti d’America», ha aggiunto.
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«Inoltre, d’ora in poi, nessun avversario degli Stati Uniti potrà MAI avere una base in Groenlandia, una presenza militare in Groenlandia o effettuare investimenti sensibili in Groenlandia, senza la nostra espressa autorizzazione scritta.»
Trump ha assicurato che gli Stati Uniti saranno «molto protettivi» verso la Groenlandia, definendo l’intesa «un sogno che si avvera per gli Stati Uniti d’America».
L’annuncio è arrivato in coincidenza con un incontro dei più alti ufficiali militari della NATO a Copenaghen, dove i 32 capi della difesa dell’Alleanza si sono riuniti per esaminare il rafforzamento della deterrenza e della difesa collettiva.
Il presidente ha a lungo sostenuto che gli Stati Uniti dovrebbero ottenere la Groenlandia dalla Danimarca, in ragione della posizione strategica dell’isola e della necessità di contenere l’influenza russa e cinese nell’Artico. Le sue richieste hanno provocato sdegno a Copenaghen e hanno ulteriormente tesato i rapporti con gli alleati americani della NATO in Europa.
L’accordo di difesa tra Stati Uniti e Danimarca del 1951 consente già a Washington di chiedere un incremento della presenza militare in Groenlandia. Pur avendo rifiutato il trasferimento della sovranità sul territorio agli Stati Uniti, i funzionari danesi si sono detti disponibili a rivedere gli accordi in vigore per rispondere alle preoccupazioni di sicurezza sollevate da Trump.
La Danimarca ha confermato il raggiungimento di un’intesa poco dopo la dichiarazione di Trump.
«Un accordo che rafforza la nostra sicurezza comune nella regione artica e del Nord Atlantico e che è quindi positivo anche per la NATO e per l’Europa. Allo stesso tempo, riconosce la sovranità e l’integrità territoriale del Regno e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese», ha dichiarato il primo ministro danese Mette Frederiksen.
«L’accordo riconosce gli interessi della Groenlandia e il nostro ruolo nella cooperazione internazionale. È un vantaggio per tutti», ha dichiarato il ptrmirt groenlandese Jens-Frederik Nielsen.
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L’emittente danese DR, citando l’ufficio del primo Mministro, ha riferito che le parti intendono firmare l’accordo la prossima settimana a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Nuova York.
A febbraio la NATO ha avviato l’iniziativa Arctic Sentry, coordinando ed ampliando le attività militari alleate nell’Artico, comprese le esercitazioni a guida danese in Groenlandia e nelle zone circostanti. La decisione è seguita ai colloqui tra Trump e il Segretario Generale della NATO Mark Rutte sulla sicurezza nella regione.
Lo sviluppo avviene mentre un altro grande Paese articolo, il Canada, ha ricevuto la proposta di diventare «membro associato della UE».
Come riportato da Renovatio 21, la settimana scorsa la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva affermato che il futuro della Groenlandia spetta al suo popolo e alla Danimarca, respingendo la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di annettere l’isola artica. Il capo dell’UE aveva inoltre annunciato investimenti per 200 milioni di euro per quest’anno e il prossimo, nell’ambito degli sforzi di Bruxelles per rafforzare la propria presenza sull’isola. Il pacchetto copre settori quali la connettività internet, l’energia idroelettrica e le materie prime critiche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Ursula offre al Canada lo status di «membro associato UE»
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Mark Carney does Trump’s accordion hands pic.twitter.com/bkGLeek8zp
— Scott Robertson (@sarobertson_) September 18, 2026
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