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Storia

Trump, castigo e catastrofe

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È arrivato il giorno, ma finché non lo vedremo, sarà difficile crederci.

 

Donald Trump torna alla Casa Bianca – cioè sul tetto del mondo. Non abbiamo dubbi a pensare che questo sia un evento epocale, e sia davvero più importante stavolta che non otto anni fa. Allora, «loro» non avevano capito del tutto, pensavano che lo avrebbero potuto addomesticare, comprare, o anche distruggere. Ci hanno provato. Hanno fallito.

 

Questo giorno arriva dopo tempi di follia assoluta, con intrattenimenti che, davvero, nemmeno nelle pellicole di Hollywood (che, nemica di The Donald, nel frattempo abbrucia).

 

Abbiamo visto attentati e droni misteriosi, al punto che ci siamo chiesti su Renovatio 21 se davvero non impediranno l’incoronazione con qualcosa di tremendo, un disastro che traumatizzerà l’America, e il mondo, più dell’11 settembre e il COVID – il metodo per dominare la nostra psiche, abbiamo capito, è quello, ferirci, spaventarci per comandarci.

 

La questione è che la catastrofe rischia di produrla Trump – cioè, è programmato che la scateni, contro il sistema che ha cercato di rovinarlo ed ucciderlo, che ha distrutto la classe media (non solo in America), fatto assassinare centinaia di migliaia di ragazzi ucraini e russi in una guerra senza sento, reso l’intero Occidente oggetto di un’invasione che ha reso invivibili le nostre città e il nostro futuro.

 

È l’idea, che abbiamo discusso su Renovatio 21della «liberazione del Kraken»: l’espressione ancora nel 2020 per indicare che Trump sarebbe tornato, e avrebbe avuto giustizia dei torni subiti. E noi con lui.

 

Per celebrare questo pensiero, Renovatio 21 ha prodotto una maglia. Forse l’avete già vista sfogliando il sito. È in cotone organico, con serigrafia (cioè, non stampa digitale, ma artigianale) fatta in Italia. Per celebrare il momento, e ricordarselo per sempre, non crediamo vi sia acquisto migliore. Ne sono rimasti pochi pezzi: abbassiamo il prezzo a 35€ spedizione inclusa.

 

 

 


 

La catastrofe che ci si aspetta Donald Kraken opererà sul Deep State e i suoi servi – ovunque, anche in Italia – sarà lo spettacolo che abbiamo atteso da una vita: lo spettacolo del castigo. L’idea stessa, divenuta persino impensabile nel nostro mondo «democratico» (cioè, sottomesso alla plutocrazia degli oligarchi e alle ideologie tossiche inflitteci) e post-cristiano, che sia possibile ottenere giustizia, e vedere i cattivi, per quanto potenti, per quanto occulti, finalmente puniti.

 

Questo è ciò che ci attendiamo da quando Trump metterà la mano sulla Bibbia in poi: castigo e catastrofe.

 

Potrebbe essere la cosa più incredibile che abbiamo mai visto. Potrebbe cambiare la nostra percezione dello Stato, della storia, della realtà.

 

Potrebbe essere la più grande di iniezione di speranza per il futuro dei nostri figli, che forse non sono condannati a vivere in un pianeta di ingiustizia, aberrazione, orrore e schiavitù.

 

Perché ciò accada bisogna che si liberi il mostro. Liberate il Donald Kraken.

 

Roberto Dal Bosco

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Storia

Tra avvocati, spie e multinazionali

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La Sullivan & Cromwell è tutt’oggi uno dei più importanti studi legali al mondo. Trentesima per fatturato ma undicesima come profitto in rapporto al numero di soci e terza come profitto per gli avvocati che ci lavorano. Studio nato negli anni in cui si formarono le grandi fortune americane dei famosi robber barons (i «baroni-rapinatori», cioè imprenditore e banchieri che a fino Ottocento accumulavano immense quantità di danaro).   Il fondatore, Algernon Syndey Sullivan (1826-1887), intravide in William Nelson Cromwell (1854-1948) un futuro luminoso e pagandogli gli studi alla Columbia University organizzò la sua ascesa per farlo diventare partner nel 1879.    Prima di loro solamente William Dameron Guthrie (1859-1935) e Paul Drennan Cravath (1861-1940), nel momento in cui unirono le forze in un unico studio legale, riuscirono a diventare un’entità indispensabile alla crescita esponenziale delle grandi corporations americane. Quell’epoca che venne chiamata Gilded-Age, altro non era che un lavoro di coppia tra lo studio legale e i loro clienti in cerca di società ben posizionate per poterle assorbire, creare un trust e accumulare potere in quello specifico settore economico puntando dritto per dritto al monopolio.    I più famosi trust industriali di quegli anni furono la Standard Oil di John D. Rockfeller (1839-1937), il settore bancario con John Pierpont Morgan Sr. (1837-1916), le ferrovie della Northern Securities di Edward Henry Harriman (1848-1909), il tabacco con l’American Tobacco di Thomas Fortune Ryan (1851-1928) e l’acciaio con la US Steel, creata da Andrew Carnegie (1835-1919) ma venduta ad un gruppo di proprietà di J.P. Morgan. 

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La creazione di questi enormi conglomerati industriali con un solo proprietario ebbe un profondo impatto sugli abitanti della nazione, in particolare sui lavoratori. La crescita aziendale portò a trattamenti disumani e brutali che generarono violente lotte sindacali oltre che a fomentare una trasformazione generale del paese aumentando a dismisura il ritmo della già rapida urbanizzazione in atto.   Nel 1890 il governo federale ordinò lo Sherman Antitrust Act nel tentativo di limitare la diffusione dei cartelli ma in realtà raggiungendo il risultato opposto. Mentre in linea teorica la legge era stata pensata per bloccare l’accorpamento delle società e punirne i proprietari, in linea pratica non forniva reali strumenti per applicare la legge. Fu in questo momento che entrò in scena Cromwell.    John Oller nel suo White Shoe descrive nella sua opera la nascita di queste nuove entità dedite all’assistenza delle più elevate classi sociali e così chiamate per via delle tipiche scarpe bianche derby usate dalla crema della società americana. Cromwell ebbe il merito di immaginare per primo un sistema per mettere in sicurezza i cartelli delle grandi famiglie americane e di conseguenza anche le loro immense fortune. Oller racconta come a Cromwell venisse attribuito l’epiteto di «colui che insegnò ai robber barons come rubare».    L’idea di Cromwell fu quella di convincere lo stato del New Jersey ad accettare le legalizzazione delle società di partecipazione con la motivazione che avrebbe portato innumerevoli benefici grazie alla conseguente tassazione. In quel momento lo Sherman Act proibiva alle società di comprare altre società nello stesso settore ed era visto come un modo per evitare gli accordi tra loro. Ma non proibiva alle società per azioni di comperare quote di altre società. Questo, grazie all’accordo con lo stato del New Jersey, evitava di infrangere la legge Sherman in quanto non si trattava più di un accordo tra società ma semplicemente di un acquisto di stocks   Dal 1890 fino alla fine del secolo, il New Jersey divenne la rampa di lancio dei vecchi trust americani pronti per essere scagliati nel firmamento economico e rifulgere nella nuova forma di corporations. In dieci anni oltre settecento società, per la maggior parte clienti di Sullivan & Cromwell, si trasferirono in New Jersey capitalizzando da sole oltre un miliardo di dollari. Si formarono in pochi anni in tutto il resto della nazione, anche il Delaware aprì legalmente alle holding, 187 società di partecipazione, per un valore totale di 4 miliardi di dollari, il doppio dei dollari circolanti negli Stati Uniti. Giusto per fare un confronto, il budget del governo americano del 1890 era di 318 milioni di dollari.    La Sullivan & Cromwell dopo essere riuscita a modificare la realtà legale americana pur di trovare una soluzione per i suoi clienti, divenne un riferimento assoluto per chiunque volesse fare affari ai massimi livelli. Il ruolo di Cromwell come consigliere di JP Morgan, prima nella creazione della Edison General Electric nel 1882 e in seguito della US Steel nel 1901 come unione della Carnegie Steel Company  e della Federal Steel, fu fondamentale. 

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Tuttavia l’operazione più importante fu senza dubbio l’acquisizione del Canale di Panama in una complessissima operazione orchestrata dietro le quinte da Cromwell e portata avanti con l’attenzione di non apparire mai nei documenti ufficiali. Dopo essersi recato a Parigi per investigare sulla costruzione francese del canale venne a conoscenza del suo prossimo fallimento.    Assieme a Bunau-Varilla (1859-1940), ingegnere francese e general manager della Panama Canal Company di Ferdinand de Lesseps (1805-1894), convinsero il governo americano a scegliere Panama invece del Nicaragua. Dopo il rifiuto della Colombia di cedere la terra panamense, architettarono una rivoluzione posticcia in modo da ottenere l’istmo e con il trattato Hay–Bunau-Varilla del 1903 venne definitivamente sancito il diritto americano sulla Canal Zone. Cromwell, oltre a guadagnarne una parcella stratosferica, in seguito allo stretto contatto con John Hay (1838-1905) entrò nelle grazie del presidente Theodore Roosevelt (1858-1919) e nei piani più alti del governo americano.    Cromwell nel 1911 in cerca di sangue nuovo da integrare nella firm, assunse un giovane John Foster Dulles (1888-1959) il quale venne seguito anche dal fratello minore Allen Welsh Dulles (1893-1969) qualche anno dopo. I fratelli Dulles, futuri segretario di stato e direttore della CIA, grazie alla loro attenzione nel battere sia le strade della diplomazia che del business, portarono allo studio legale una nuova serie di clienti di livello mondiale.    Tra i vari, molti erano enormi nomi di società americane come: Ford Motor Company, General Motors, International Business Machines (IBM), Chase Bank, International Telephone and Telegraph, Brown Brothers Harriman, Standard Oil. Bank for International Settlements o la IG Farben, invece facevano parte di una serie di clienti, molti di loro tedeschi che si appoggiarono alla Sullivan & Cromwell nel primo dopoguerra in cerca di appoggi e prestiti per assistere la ripartenza economica della Germania dopo la pace di Parigi del 1919.   Nel secondo dopo guerra, la United Fruit, uno dei principali clienti dello studio, cercò aiuto perché venisse tutelata dei suoi diritti in centro America. Il governo Arbenz in Guatemala era ai ferri corti con la ditta coltivatrice di banane, il più grande proprietario terriero del paese. Arbenz riuscì a ratificare la riforma della terra in Guatemala giusto sei mesi prima che Eisenhower mise i Dulles a gestire gli affari esteri americani. I due fratelli, nei loro primi otto mesi di ufficio, diedero immediata priorità all’operazione Ajax in Iran e immediatamente dopo al colpo di stato che estromettesse Arbenz in Guatemala   Il lavoro portato avanti dalla Sullivan & Cromwell, lungo i decenni che cavalcarono l’esplosione economica, politica e militare americana, spiega molto bene il processo che portò i due mondi, prima ben separati, della politica delle grandi aziende americane e della politica estera del governo americano a congiungersi irreversibilmente. Con l’avvento del secondo dopoguerra, soprattutto, e l’assunzione di Washington a guida mondiale, gli interessi economici e messianici americani  si trovarono a collimare per tutto il lungo periodo della guerra fredda.    Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine: Nuova York nel 1930, da Günter Frost, L’idrovolante Dornier “Wal”,  p. 1. Immagine di pubblico dominio CCo via Wikimedia  
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Storia

Incontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…

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Domenica 9 agosto, il gruppo Una Voce Japan ha organizzato la sua Messa Tridentina mensile alla cattedrale di San Giuseppe a Tsukiji.

 

Il quartiere, sede del celeberrimo, immenso mercato del pesce di Tokyo, è stato uno dei primi in Giappone a ospitare comunità straniere nel Paese dopo la riapertura delle frontiere del 1868. Contestualmente fu eliminato anche il divieto di professare la fede cristiana, si spiega così oltre alla presenza della cattedrale anche quella dell’ospedale intitolato a San Luca (聖路加, con la grafia di quando in Giappone ancora non si traslitterava con i kana, gli alfabeti sillabici che costituiscono solo in parte la scrittura nipponica odierna).

 

Nonostante l’altisonante titolo di cattedrale, si tratta di una chiesa di modeste dimensioni con circa 200 posti a sedere. Domenica era meravigliosamente gremita di persone da tutto il mondo e di tutte le etnie: a prima vista parrebbe il sogno di qualsiasi globalista arcobaleno, non fosse che, orrore orrore, tutti pregano letteralmente una voce, nella lingua della Tradizione, dando una dimostrazione chiarissima di quale sia il significato dell’aggettivo Catholica.

 

Bisogna ricordare che nella stessa chiesa il pur volenteroso parroco neozelandese celebra un Messa novus ordo in cui invita i fedeli a recitare il Padre Nostro ognuno nella propria lingua, in una babele disperante di idiomi. Tsukiji è località turistica e ospita parecchi alberghi, la presenza dei turisti alla Messa è significativa.

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Molte persone, compreso il sottoscritto, devono seguire la Messa in piedi. Ricevuta l’Eucarestia, mi sposto sul fondo della navata per non intralciare il passaggio dei fedeli, trovando posto per inginocchiarmi all’entrata della piccola stanza che funge da museo della chiesa di Tsukiji.

 

In alcuni espositori sono conservati reperti e riproduzioni dell’epoca delle persecuzioni anticristiane: ad esempio, una tavola riporta le taglie in chili di riso che spettavano a chi denunciasse preti e fedeli cattolici. Le pareti sono invece adornate dalle foto della chiesa e della sua comunità nel corso dei 150 anni della sua storia.

 

Ed è così che ci si imbatte nella foto di Mitsuko Tekhla Maria Aoyama, contessa di Coudenhove e madre del famigerato conte Richard Nikolaus Eijiro di Coudenhove-Kalergi. E cioè La madre di colui che è ritenuto uno dei padri della globalizzazione deumanizzante è stata infatti battezzata proprio qui alla fine dell’Ottocento.

 

 

I Calergi (si può scrivere anche con la C, come si chiama anche il palazzo veneziano dov’è morto Wagner e che ora ospita un casinò pieno di cinesi), va ricordato, era una famiglia cattolica, anche se sui generis. Riccardo scrive che uno dei ricordi di ragazzo era quando durante venerdì santo, alla preghiera per la conversione dei perfidi giudei, suo padre – che pure era praticante – lasciava la Chiesa in segno di protesta. In anticipo sui tempi… oppure, semplicemente, bisogna ammettere che le direttive rimangono sempre le stesse.

 

Il conte della Paneuropa, cioè dell’Europa invasa dagli immigrati, è nato a proprio Tokyo nel 1894. Il papà era l’ambasciatore dell’Impero austro-ungarico Heinrich Johann Maria di Coudenhove-Kalergi (1859-1906), del casato austro-boemo che aveva ascendenze fiamminghe e greco-veneziane. Parlando 18 lingue (tra cui, oltre che il giapponese, anche il turco, l’arabo e l’ebraico) è quello che oggi si definisce un iperglotta, cioè il gradino sopra del poliglotta. Come diplomatico aveva viaggiato a Costantinopoli, Rio de Janeiro, Buenos Aires. Arrivato in Giappone, studiò il buddismo.

 

Fu qui che incontrò Mitsuko Aoyama (1874-1941), figlia di un ricco magnate del petrolio con la passione dell’antiquariato. Quando incontrò il diplomatico asburgico, Mitsuko aveva 17 anni. Il Calergi senior frequentava il negozio del padre, che stava vicina all’ambasciata. Un giorno il conte scivolò col cavallo sul ghiaccio, e la ragazzina accorse ad aiutarlo. L’aristocratico chiese al signor Aoyama di poter assumere la figlia come governante all’ambasciata, e successivamente gli chiese di poterla sposare, una richiesta che fu rifiutata.

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I due si sposarno comunque, lei diciottenne, ricevendo il via libera dei ministeri degli Esteri di Tokyo e di Vienna. Mitsuko fu quindi diseredata e bandita dalla casa paterna. In seguito sarebbe divenuta una delle prime giapponesi ad emigrare in Europa. Diede al marito sette figli.

 

Fotografia di matrimonio di Heinrich Coudenhove-Kalergi e Mitsuko Aoyama, 1892. Immagine CC0 via Wikimedia

 

Nel 1896 ricevette la contessa Calergi l’invito a un ricevimento imperiale organizzato dall’imperatrice Eishō per le mogli dei diplomatici stranieri, un privilegio a cui una giovane di origine borghese come Mitsuko non avrebbe mai potuto aspirare, se non fosse stata sposa di un ambasciatore .

 

La famiglia rientrò in Europa con figli Johannes e Richard per andare a stare nella tenuta del casato Poběžovice, in Boemia. Mitsuko si dedicò allo studio del francese, del tedesco, della matematica, della geografia e della storia, si dice, allo scopo di fronteggiare l’ostilità della famiglia di Heinrich nei suoi confronti.

 

In seguito vennero al mondo gli altri cinque figli Gerolf, Ida (scrittrice cattolica nota col nome Ida Friederike Görres che piaceva ai teologi come Hans Urs von Balthasar), Elisabeth (segretaria del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss), Henry, Olga.

 

Mitsuko Coudenhove-Kalergi con i figli Karl (in braccio a uno), Johannes, Richard, Gerolf, Elisabeth, Olga e Ida, 1903. Immagine CC0 via Wikimedia

 

Heinrich morì nel 1906 e Mitsuko assunse la direzione dei beni familiari; oltre a occuparsi della crescita e dell’istruzione dei sette figli, intraprese lo studio del diritto e dell’economia per assolvere al meglio il proprio incarico. Mitsuko non fece mai più ritorno in Giappone. Alla sua morte, nel 1941, venne sepolta nel Cimitero di Hietzinger.

 

Mitsuko è una figura molto conosciuta in Giappone, al punto da entrare nella cultura di massa, che, ricordiamo, è quella talmente affascinata dalla vecchia Europa da aver prodotto la controrivoluzionaria e semi-gender Lady Oscar. La mangaka Waki Yamato, nota per il suo lavoro sul Racconto di Genji (Asakiyumemiru), ha dedicato a lei una biografia a fumetti dal titolo Lady Mitsuko (1971), ancora oggi visto come opera importante nella storia degli shojo manga (cioè fumetti per ragazzi) di carattere storico.

 

Copertina dello shojo manga Lady Mitsuko in edizione indonesiana. Immagine da internet

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Non solo: da una collaborazione tra Austria e Giappone è nato un musical fatto di melodiche pop e sonorità tradizionali giapponesi chiamato Mitsuko, la cui anteprima è stata a Vienna nel 2005. In Giappone, dove è andato in scena negli anni 2010, le protagoniste sono state figure di spicco del teatro musicale locale come Aran Kei e Ichiro Maki.

 

La sua vita è al centro anche del documentario Lady Mitsuko — Rising Sun, Turning Tides (noto anche con nome ceco Mitsuko – Matka sjednocené Evropy) che racconta sua pionieristica vita dal Giappone all’Europa.

 

I rapporti tra la matriarca nipponica e il conte Riccardo, che come terzo nome faceva Eijiro, hanno subito qualche turbolenza. Quando il secondogenito propose di sposare un’attrice ebrea viennese, Ida Roland (1881-1951), Mitsuko si infuriò e, un po’ come fece suo padre, proibì il matrimonio. Denigrò Richard e la sua sposa con le parole «mendicante» e «strega»: in Giappone, come pure nell’Europa di un tempo, le attrici erano considerate una professione di basso rango. Mitsuko quindi diseredò il futuro presidente dell’Unione Paneuropea in un certo periodo a partire dal 1916.

 

Il conte Richard Coudenove-Kalergi con la moglie Ida Roland e Thomas Mann, al secondo Congresso paneuropeo presso la Sing-Akademie di Berlino, 17 maggio 1930. Immagine CC0 via Wikimedia

 

La questione materna si complica quando veniamo ad apprendere che Mitsuko fu battezzata qui a Tsukiji da un prete di dichiarata fede antimassonica, don Francois A. Ligneul. Sappiamo invece che il figlio fu affiliato alla massoneria, nello specifico Loggia Umanità di Vienna, e fu finanziato nei suoi progetti dai banchieri Rothschild e Warburg.

 

È ipotizzabile che l’aver avuto questa ingombrante mamma giapponese (e, parrebbe, cattolica…) abbia avuto un ruolo, per quanto contorto, nel pensiero del Riccardo e della sua Paneuropa invasa dagli immigrati. È quanto si arriva a pensare leggendo Praktischer Idealismus, («Idealismo pratico»), forse il testo principale pubblicato dal conte nel 1925.

 

Secondo Calergi, gli abitanti dei futuri «Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».

 

Fa impressione, in questo deliquio massonista, sentirlo parlare di «razze asiatiche» e di meticciato: egli stesso ne era, sia pure sotto la schermatura della vecchia nobiltà europea, un esemplare. «Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» continua il conte.

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In alcune pagine, emerge una teoria, in realtà non ascrivibile al solo Calergi, per cui il carattere europeo è maschio e l’asiatico è femmina. «L’Asia vive nello spazio: il suo spirito è contemplativo, introverso, calmo e chiuso; è femminile, vegetale, statico, apolinneo, classico, idilliaco – L’Europa vive nel tempo: il suo spirito è attivo, rivolto verso l’esterno, mobile e determinato; è maschile, animale, dinamico, dionisiaco…»

 

Se ciò fosse vero, quale concetto aveva di sé il conte? Un androgino transnazionale? È possibile: l’Europa da lui sognata va verso non solo il meticciato, ma pure il transessualismo di Stato.

 

Insomma, vedendo la foto della contessa Mitsuko, qui nella cattedrale di Tsukiji, vengono in mente tante spiegazioni possibili per la figura del figlio Richard Eijiro, e pure di quanto accade ora all’Europa tutta.

 

Cherchez la femme, dice il detto francese riguardo ai delitti. Certe cose, tuttavia, possono essere più problematiche: cherchez la mamma

 

E le conseguenze, possono leggersi nell’immensità della storia.

 

Taro Negishi

Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata

 

 

 

 

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Ulteriori resti di soldati nazisti riemergono dal Danubio

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Secondo la Commissione tedesca per le tombe di guerra (Volksbund), i livelli eccezionalmente bassi del fiume Danubio hanno fatto emergere a Budapest i resti di due soldati nazisti e materiale bellico della Seconda Guerra Mondiale.   I ritrovamenti, effettuati all’inizio di questo mese nei pressi del Parlamento ungherese, comprendono il relitto di quella che si ritiene essere una motocicletta militare tedesca e numerose mine anticarro. Il Volksbund ha pubblicato venerdì su Facebook le fotografie relative alla scoperta.   L’organizzazione ha dichiarato che i resti dei due soldati risultavano insolitamente ben conservati grazie al fango del porto mischiato al gasolio, nonostante fossero rimasti sott’acqua per oltre 80 anni. Le piastrine di identificazione dei soldati erano intatte, indizio che la loro morte non fosse mai stata registrata ufficialmente dalla Wehrmacht.   Secondo le procedure della Wehrmacht, una metà della piastrina di riconoscimento di un soldato veniva normalmente rimossa dopo il decesso e inviata a Berlino affinché il decesso potesse essere registrato e i familiari avvisati.  

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Tra gli altri reperti recuperati figurano una tanica di carburante e uno Scudo del Kuban, una decorazione militare nazista istituita da Hitler nel settembre del 1943. Veniva conferita alle truppe che avevano prestato servizio nella testa di ponte del Kuban, nella Russia meridionale, prima che le forze sovietiche scacciassero i nazisti nel 1943.   Si ritiene che la motocicletta sia una DKW NZ 350-1, un modello introdotto per la Wehrmacht nel 1944 e utilizzato principalmente dai motociclisti addetti al trasporto di messaggi tra le unità. Fu prodotta dalla DKW, una delle quattro aziende che formarono l’Auto Union, predecessore dell’odierna Audi.   I reperti risalgono alla battaglia di Budapest, un assedio di 102 giorni che gli storici descrivono come una delle battaglie urbane più lunghe e sanguinose della seconda guerra mondiale. L’Ungheria combatté al fianco della Germania nazista per gran parte della seconda guerra mondiale, ma fu occupata dalle forze tedesche nel marzo del 1944 dopo aver tentato di cambiare schieramento. L’Armata Rossa lanciò quindi la sua offensiva in Ungheria, accerchiando Budapest nel dicembre del 1944 prima di sconfiggere le forze naziste tedesche e ungheresi nel febbraio del 1945.   Il Volksbundo ha dichiarato di aspettarsi ulteriori scoperte di reperti bellici, poiché i livelli idrici insolitamente bassi, causati dal prolungato caldo e dalla siccità nell’Europa centrale, continuano a far emergere tratti del letto del Danubio.

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