Politica
Trump attacca Papa Leone per aver denunciato la guerra all’Iran ma non aver parlato di Jimmy Lai
Il presidente Donald Trump, durante un’intervista telefonica di martedì mattina, ha accusato papa Leone XIV di «mettere in pericolo molti cattolici» con le sue critiche alla guerra contro l’Iran e ha sostenuto che il pontefice preferirebbe parlare dell’Iran piuttosto che della persecuzione da parte della Cina del difensore della libertà cattolica Jimmy Lai.
Nel corso di un’intervista del 5 maggio con il conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt sulla Salem News Network, in cui si discuteva di Lai e del prossimo viaggio del presidente in Cina, il conduttore ha chiesto a Trump del suo recente «scambio di battute» con papa Leone, evidenziando il desiderio che il pontefice si esprimesse su Lai.
Il presidente ha replicato affermando che il pontefice americano preferirebbe parlare di come «va bene che l’Iran abbia un’arma nucleare» piuttosto che accusare Leone di «mettere in pericolo molti cattolici e molte persone» per aver denunciato la guerra contro l’Iran.
«Beh, il papa preferirebbe parlare del fatto che per l’Iran va bene avere un’arma nucleare» piuttosto che di Lai, ha detto Trump.
«Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone», ha aggiunto. «Ma immagino che, se dipende dal papa, per lui vada benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare».
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Nelle ultime settimane, Trump ha ripetutamente criticato Papa Leone XIV per le sue dichiarazioni di condanna della guerra con l’Iran. Il presidente aveva avviato le sue critiche al Santo Padre con un messaggio dai toni forti su Truth Social, attaccando quella che ha definito la posizione del Papa su criminalità, politica estera e leadership americana.
Trump ha scritto di non volere «un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» e ha criticato il pontefice per l’incontro con lo stratega democratico David Axelrod, che secondo lui è ostile alla libertà religiosa. Ha inoltre affermato che Papa Leone dovrebbe «concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico», sostenendo che tale condotta è dannosa sia per il Papa personalmente che per la Chiesa cattolica.
Il pontefice ha risposto dichiarando di non avere «alcuna paura dell’amministrazione Trump» e di non essere un «politico».
«Non ho paura dell’amministrazione Trump né di annunciare a voce alta il messaggio del Vangelo, cosa che credo di essere chiamato a fare, cosa che la Chiesa è chiamata a fare», ha detto il Pontefice. «Non siamo politici. Non ci occupiamo di politica estera con la stessa prospettiva che lui potrebbe avere, ma credo nel messaggio del Vangelo: “Beati gli operatori di pace”, è un messaggio che il mondo ha bisogno di ascoltare».
Le nuove critiche di Trump a Leo arrivano appena due giorni prima dell’incontro previsto tra il segretario di Stato Marco Rubio, cattolico di nascita, e il pontefice americano.
In previsione di un incontro, che si supponeva dovesse ricucire i recenti strappi tra la Santa Sede e Washingtone, il Rubio aveva rilasciato un video per il Centro per la Costituzione e la Tradizione Intellettuale Cattolica (CIT) in cui celebrava la storia del cattolicesimo in USA.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Leone aveva detto di non poter commentare la condanna a Lai per le sue critiche alla Cina Comunista.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Il ministro sionista Ben Gvir sulla torta di compleanno mette un cappio
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, esponente dell’ala ultranazionalista, ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno questo fine settimana, offrendo agli ospiti fette di torta a forma di cappio. Tra i presenti figuravano diversi alti funzionari delle forze dell’ordine.
La torta era un’evidente allusione alla posizione di Ben Gvir a favore di una legge che introdurrebbe la pena di morte per i palestinesi riconosciuti colpevoli di «terrorismo».
Durante la festa di sabato sera presso Villa Space nel moshav Emunim, nel sud di Israele, la moglie di Ben Gvir, Ayala, gli ha offerto una torta a forma di cappio con la scritta: «Mazel tov al Ministro Ben Gvir, a volte i sogni si avverano».
I festeggiamenti includevano un’altra torta di compleanno altissima, decorata con l’immagine di Israele, il ritratto di Ben Gvir, due pistole e un cappio dorato. Gli accessori per l’impiccagione erano un’evidente allusione alla legge sulla pena di morte per i terroristi, approvata dalla Knesset a marzo con 62 voti favorevoli e 47 contrari.
La legge prevede che i palestinesi condannati per attacchi mortali dai tribunali militari vengano condannati all’impiccagione, una disposizione che, secondo i critici, di fatto esenta gli israeliani di origine ebraica.
🇮🇱 Ben Gvir’s wife baked him a cake with a noose on it.
For Palestinian prisoners.
As a gift.
This is where Israeli political rhetoric is right now.
https://t.co/dA48p1dfJO https://t.co/Dzeaip0saJ pic.twitter.com/uZLWyFCpCU
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) May 3, 2026
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Le sentenze devono essere eseguite entro 90 giorni dalla pronuncia, senza possibilità di appello. La pena può essere commutata in ergastolo solo in alcune «circostanze speciali» non specificate.
Ben Gvir e i membri del suo partito avevano indossato per diversi mesi spille a forma di cappio come simbolo del loro impegno a favore della legge, mentre lo stesso ministro aveva affermato l’anno scorso che «non esiste un “popolo palestinese”».
La legge ha suscitato condanne internazionali: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Nuova Zelanda e Australia hanno espresso «profonda preoccupazione» per il provvedimento e hanno esortato Israele ad abbandonarlo. Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno avvertito che la nuova norma viola il diritto internazionale, sostenendo che «di fatto prende di mira i palestinesi condannandoli a morte».
La lista degli invitati ha suscitato quasi altrettante polemiche quanto le torte. Tra gli alti comandanti presenti figuravano il comandante del distretto di Gerusalemme Avshalom Peled, il comandante del distretto di Giudea e Samaria Moshe Pinchi e il commissario del servizio penitenziario Kobi Yaakobi.
Erano presenti anche ministri del governo, tra cui il ministro della Difesa Israel Katz e il presidente della Knesset Amir Ohana.
🇮🇱🇵🇸 Ben Gvir’s 50th birthday cake featured a map of “Greater Israel” over the entire area between the Jordan River – Mediterranean Sea & two pistols
On top — large golden noose, symbolizing his legislation proposal of the death penalty for Palestinians convicted of terrorism https://t.co/y24y5bqQac pic.twitter.com/l5hqi2D2r3
— Lord Bebo (@MyLordBebo) May 3, 2026
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Il commissario di polizia Danny Levy ha permesso la partecipazione solo ai membri del comando di grado più elevato, avvertendo tutti gli ufficiali di grado inferiore di tenersi alla larga. La direttiva è stata impartita nonostante i timori diffusi che Ben Gvir potesse esercitare pressioni sulle forze dell’ordine e minare l’indipendenza della polizia.
Ben Gvir è noto per le sue posizioni incendiarie nei confronti dei palestinesi e una volta si è vantato di aver fatto del suo meglio affinché in prigione «i terroristiricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo.
Il ministro è stato sanzionato nel Regno Unito, in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro Ben-Gvir a fine ottobre aveva chiesto il ritorno della guerra a Gaza.
Itamar Ben Gvir appartiene al partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere ebraico») è associato al movimento erede del partito Kach, poi dissolto da leggi anti-terroriste varate dal governo Rabin nel 1994, fondato dal rabbino americano Mehir Kahane.
Kach è nella lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche di USA, Canada e, fino al 2010, su quella del Consiglio dell’Unione Europea. Il Kahane fu assassinato in un vicolo di Nuova York nel 1990, tuttavia le sue idee permangono nel sionismo politico, in primis l’idea di per cui tutti gli arabi devono lasciare Eretz Israel, la Terra di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, il ritorno al potere Netanyahu è dovuto al boom del partito sionista Otzma Yehudit. Il ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu, che appartiene al partito sionista, ha dichiarato la disponibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.
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A luglio 2024 il ministro sionista aveva infiammato la situazione dicendo di aver pregato sulla Spianata delle Moschee, atto proibito per gli ebrei secondo gli accordi esistenti.
Come riportato da Renovatio 21, in un altro editoriale Haaretz scriveva che «il governo di Netanyahu è tutt’altro che conservatore. È un governo rivoluzionario, di destra, radicale, messianico che ha portato avanti un colpo di Stato e sogna di annettere i territori».
Il Ben Gvir era tra i relatori del grande convegno sulla colonizzazione ebraica di Gaza, celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
A settembre in risposta a sanzioni anti-israeliane emesse dal Belgio, il Ben Gvir aveva dichiarato che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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