Geopolitica
Trump al G7 snobba l’incontro con Zelens’kyj, smentisce Macron e va via prima
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato in anticipo il vertice del G7 in Canada, nonostante avesse in programma un incontro con il presidente ucraino Volodomyr Zelens’kyj, ha affermato la Casa Bianca, citando la recente escalation in Medio Oriente.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato lunedì che il leader statunitense lascerà l’incontro a Kananaskis, in Alberta, «per potersi occupare di molte questioni importanti». scrivendo su X che Trump «ha trascorso una splendida giornata al G7», ma «a causa di ciò che sta accadendo in Medio Oriente, partirà stasera dopo una cena con i Capi di Stato».
Lo Zelens’kyj avrebbe dovuto incontrare Trump a margine del vertice, in quella che era ampiamente percepita come un’opportunità per sollecitare gli Stati Uniti ad aumentare le sanzioni contro la Russia e ad approvare ulteriori spedizioni di armi a Kiev.
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Trump, tuttavia, si è mostrato riluttante ad aumentare la pressione su Mosca, La stampa suggerisce che sia frustrato sia dall’Ucraina che dalla Russia e che stia prendendo in considerazione l’idea di ritirarsi del tutto dal processo di pace.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha suggerito che le dimissioni anticipate di Trump fossero legate ai negoziati per il cessate il fuoco tra Israele e Iran. «C’è effettivamente un’offerta di incontro e di scambio», ha detto Macron. «Gli Stati Uniti hanno assicurato che troveranno un cessate il fuoco e, poiché possono fare pressione su Israele, le cose potrebbero cambiare».
Trump, tuttavia, ha respinto l’affermazione poco dopo, rimproverando Macron, «in cerca di pubblicità», per quella che considerava la diffusione di falsità. «Non ha idea del perché io sia ora in viaggio per Washington, ma di certo non ha nulla a che fare con un cessate il fuoco. È molto più importante di questo», ha scritto sul social network Truth Social.
President Trump calls out President Emmanuel Macron for lying and seeking publicity. pic.twitter.com/I5mWGPz3R9
— Paul A. Szypula 🇺🇸 (@Bubblebathgirl) June 17, 2025
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Immagine di Number 10 via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisibi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraviso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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