IVF
Truffatrice di surrogata e fecondazione in vitro rischia 20 anni di carcere: ha rubato 400 mila dollari ai «clienti»
Una donna che ha rubato centinaia di migliaia di dollari ai clienti ai quali aveva promesso servizi di maternità surrogata si è dichiarata colpevole di frode. Lo riporta Live Action.
L’anno scorso, L.M. è stata accusata di aver rubato denaro ai clienti tramite tre agenzie di maternità surrogata, tutte di sua proprietà. La donna ha detto ai clienti che avrebbe potuto mantenere bassi i costi esternalizzando le madri surrogate dal Messico; ha anche promesso loro che sarebbero diventati genitori, indipendentemente dal numero di tentativi di fecondazione in vitro o dagli aborti spontanei verificatisi.
«Aveva nascosto tutto in modo brillante sotto la superficie», ha detto una cliente. «Non avevamo idea che stavamo entrando nel capitolo più orribile delle nostre vite».
La cliente e suo marito hanno creato più embrioni, ma i loro tentativi di maternità surrogata sono ripetutamente falliti, presumibilmente a causa di cure mediche scadenti in Messico. Il loro ultimo tentativo si è concluso con un bambino nato prematuramente a 28 settimane, con il medico in Messico che ha ammesso che il bambino sarebbe potuto sopravvivere se fosse nato negli Stati Uniti.
Sostieni Renovatio 21
La donna ha promesso di inviare ai coniugi le ceneri del loro bambino, ma i resti non sono mai arrivati; a quel punto, gli Ackerman hanno rinunciato. Ora vivono nella paura di cosa potrebbe essere successo ai loro embrioni rimanenti. Temono che la donna possa averli venduti segretamente ad altri clienti.
«Continuo a sperare che gli altri nostri embrioni non siano stati venduti», ha detto la cliente. «Temo che un giorno qualcuno mi chiamerà dopo una ricerca del DNA e dirà: “Sono tuo”».
Altri clienti hanno dato alla truffatrice del denaro da depositare in un conto di deposito a garanzia, destinato a coprire le spese mediche. Tuttavia, il denaro spesso spariva e la donna raramente aveva una spiegazione. Le madri surrogate che aveva assunto venivano pagate solo 14.000 dollari, meno dello stipendio medio annuo in Messico. Altre donne, in gran parte povere e alla disperata ricerca di denaro, sono state messe incinta e poi non sono mai state pagate, nonostante la loro salute peggiorasse e le spese mediche si accumulassero.
La donna era scomparsa prima di essere infine trovata dall’FBI a Portland, in Oregon; dopo aver subito un’overdose di droga, aveva lasciato l’ospedale e cercata di fuggire verso una vicina fermata dell’autobus. Il suo tentativo di fuga fu rapidamente sventato e, una volta ripresa, fu portata in prigione.
Ora, un comunicato stampa del dipartimento di Giustizia ha confermato che la donna si è dichiarata colpevole delle accuse contro di lei. Sarà condannata ad aprile, ma ha già accettato di pagare quasi 400.000 dollari di risarcimento alle sue vittime. Rischia fino a 20 anni di prigione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
IVF
Dalla fecondazione assistita all’ottimizzazione genetica: l’ascesa delle cliniche di Indira IVF
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
IVF
Clinica per la fertilità in Nepal sotto processo per aver sfruttato ragazze adolescenti con il prelievo forzato di ovuli
Alcune ragazze in Nepal sarebbero state sottoposte a procedure coercitive di prelievo degli ovuli, utilizzati per la fecondazione assistita, sollevando urgenti preoccupazioni in materia di diritti umani. Ad agosto, la Corte Suprema del Nepal ha presentato una petizione riguardante il caso di due ragazze e si prevede che terrà l’udienza finale il 30 marzo. Lo riporta il gruppo Alliance Defending Freedom (ADF).
I ricorrenti, con il supporto legale di ADF International, hanno chiesto alla Corte di adottare misure immediate per proteggere i minori vulnerabili dallo sfruttamento legato alla procreazione assistita.
La petizione, attualmente pendente dinanzi alla più alta corte del Nepal, afferma che le due minorenni, entrambe diciassettenni, sono state isolate dalla supervisione dei genitori, sottoposte a manipolazioni fisiche del loro apparato riproduttivo, private del cibo, rese incoscienti ed esposte a significativi rischi per la salute a breve e lungo termine, senza che comprendessero appieno cosa venisse fatto ai loro corpi o perché.
Sostieni Renovatio 21
Le ragazze sono state trasportate, nell’arco di circa 10 giorni consecutivi, alla Hope and Fertility Diagnostic Private Clinic di Kathmandu. Sebbene non siano disponibili informazioni specifiche sull’utilizzo previsto degli ovuli prelevati, l’intenzione era chiaramente quella di impiegarli in tecniche di procreazione assistita.
La donazione di ovuli è spesso commercializzata, con i futuri genitori che pagano per gli ovuli, e sono state ampiamente sollevate preoccupazioni circa l’aumentato rischio di sfruttamento in alcune parti del mondo in via di sviluppo dove la vulnerabilità economica può essere sfruttata.
A seguito della procedura, un individuo associato alla struttura di prelievo ha trasferito 10.000 rupie nepalesi (circa 69 dollari) sul conto bancario di una terza persona collegata a una delle vittime. Le vittime avrebbero sofferto di emorragie eccessive, perdita di appetito e disagio psicologico, il che ha indotto i loro genitori a sporgere denuncia presso l’Ufficio nepalese per la lotta alla tratta di esseri umani e l’Ufficio investigativo criminale.
«Quanto accaduto a queste ragazze nepalesi mette in luce il lato oscuro dell’industria della fertilità, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Lo sfruttamento delle minori attraverso procedure invasive di prelievo degli ovuli è profondamente inquietante. Le ragazze non avrebbero mai potuto dare un consenso valido e l’evidente persecuzione, la coercizione e gli abusi medici descritti in questo caso richiedono un’indagine urgente», ha dichiarato Tehmina Arora, Direttrice per la difesa dei diritti umani in Asia presso ADF International.
«La Corte Suprema ha ora un’opportunità cruciale per riconoscere la gravità di questi abusi e garantire che il Nepal adotti un quadro giuridico chiaro e rigoroso per vietare le procedure riproduttive coercitive, inviando un messaggio inequivocabile: lo sfruttamento delle ragazze vulnerabili non sarà tollerato. Non si deve permettere all’industria della fertilità di operare in violazione dei diritti umani fondamentali.»
In precedenza, l’Ufficio del procuratore fenerale si era rifiutato di avviare un procedimento penale, adducendo l’assenza di un esplicito divieto legale per la pratica del prelievo di ovuli da minori. Il procuratore generale aveva inoltre giustificato la decisione di non procedere con l’azione penale basandosi sull’autorizzazione e sulla validità della licenza della clinica per la fecondazione in vitro, oltre al fatto che la legge nepalese sui minori non classifica esplicitamente i presunti atti come violenza o abuso sessuale. Il procuratore generale aveva anche citato la mancanza di prove che le ragazze fossero state portate nella clinica contro la loro volontà, sebbene i minori non possano dare un consenso valido a tali procedure.
È stata presentata una petizione alla Corte Suprema per contestare sia la decisione del procuratore generale sia le successive misure regolamentari inadeguate (gli Standard per il funzionamento dei servizi di gestione dell’infertilità) introdotte dal governo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
I ricorrenti hanno chiesto alla Corte di riconoscere tali procedure come crimini contro i minori, configurandosi come tratta di minori, violenza sessuale e sfruttamento riproduttivo. Richiedono un intervento giudiziario urgente, sostenendo che il presunto prelievo di ovuli è stato effettuato mediante induzione e inganno nei confronti delle ragazze minorenni.
Secondo la petizione presentata alla Corte Suprema, entrambe le ragazze sarebbero state individuate tramite annunci sui social media e successivamente avvicinate e influenzate da agenti che le avrebbero trasportate nella struttura, dove sarebbero state sottoposte a stimolazione ormonale invasiva e prelievo di ovuli.
La petizione descrive dettagliatamente come i medici abbiano monitorato attentamente i cicli mestruali delle ragazze, effettuato ecografie, conteggi follicolari, test ormonali e iniezioni quotidiane, dando ripetutamente l’impressione che l’estrazione fosse una procedura semplice.
In nessuna fase sono state fornite alle minori informazioni accurate o adeguate alla loro età circa la natura, lo scopo, i rischi o le potenziali conseguenze delle procedure, in violazione del Codice Etico del Consiglio Medico del Nepal, che stabilisce che il consenso informato è un prerequisito per qualsiasi intervento medico e, per le minori, è obbligatorio il consenso di un genitore o tutore legale. Le procedure sono state eseguite senza la preventiva conoscenza dei genitori delle ragazze, le identità delle ragazze e dei loro genitori sono state alterate e la loro età è stata falsificata nella documentazione ufficiale.
La prima petizione è stata presentata alla Corte Suprema del Nepal il 18 agosto 2025. È supportata da altre due petizioni. Alla Corte è stato chiesto di valutare questi abusi alla luce della Costituzione del Nepal, del codice penale del paese e della Legge sui minori, oltre che del principio del superiore interesse del minore.
«Questo caso riflette le dinamiche in continua evoluzione della tratta di esseri umani, in cui giovani ragazze vulnerabili vengono sfruttate attraverso abusi riproduttivi e trattate come merci a scopo di lucro. Abbiamo sollecitato la Corte a riconoscere tali atti come tratta e sfruttamento riproduttivo. Il divieto provvisorio è un passo importante, ma giustizia sarà fatta solo quando ogni responsabile sarà chiamato a risponderne e la dignità di ogni vittima sarà ripristinata», ha dichiarato Dhruba Bhandari, avvocato dei ricorrenti e legale collaboratore di ADF International.
Il tribunale ha emesso un’ordinanza provvisoria di sospensione di tutte le ulteriori procedure di prelievo di ovuli da parte di minori, in attesa di ulteriori provvedimenti.
Il procedimento di estrazione degli ovuli, noto anche come prelievo ovocitario o pick-up, rappresenta una fase centrale nella riproduzione artificiale (detta con eufemismo orwelliano «procreazione medicalmente assistita») èd è fondamentale per l’intero procedimento nella fecondazione in vitro.
La paziente – in questo caso la «donatrice» – segue una fase di stimolazione ovarica controllata che dura solitamente da otto a quattordici giorni. Durante questo periodo vengono somministrati farmaci ormonali, soprattutto gonadotropine, per indurre lo sviluppo simultaneo di molteplici follicoli ovarici anziché del singolo ovulo tipico di un ciclo naturale. Il monitoraggio avviene tramite ecografie transvaginali frequenti e dosaggi ormonali del sangue per valutare la crescita dei follicoli e adattare il dosaggio, evitando risposte eccessive. Quando i follicoli raggiungono dimensioni adeguate, si somministra un’iniezione trigger, spesso di hCG o un agonista del GnRH, per completare la maturazione degli ovociti. Circa trentasei ore dopo, si procede al prelievo vero e proprio.
L’estrazione si svolge in ambiente ambulatoriale o in sala operatoria, generalmente in sedazione profonda o anestesia leggera, in modo che la paziente non provi dolore. La durata dell’intervento è breve, tra i dieci e i venti minuti. La ginecologa introduce una sonda ecografica transvaginale per visualizzare le ovaie e guida un ago sottile attraverso la parete vaginale fino ai follicoli. Attraverso aspirazione si preleva il liquido follicolare contenente gli ovociti, che viene immediatamente passato all’embriologo in laboratorio per identificare e isolare gli ovuli maturi. Dopo il prelievo la paziente viene monitorata per qualche ora e può tornare a casa lo stesso giorno, con indicazioni di riposo relativo per uno o due giorni.
Aiuta Renovatio 21
La stimolazione ovarica può provocare effetti collaterali come gonfiore addominale, tensione mammaria, sbalzi d’umore o lieve ritenzione idrica, sintomi simili a una forte sindrome premestruale. Il pericolo più rilevante legato alla stimolazione è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS,) che si manifesta con ingrossamento eccessivo delle ovaie, accumulo di liquido nella cavità addominale e talvolta nel torace, nausea, vomito, difficoltà respiratorie e, nei casi gravi, rischio di trombosi o problemi renali. Grazie ai protocolli moderni e al monitoraggio costante, le forme severe sono diventate rare, con incidenza inferiore all’uno per cento, e possono essere prevenute sospendendo il ciclo o crioconservando gli embrioni senza trasferirli subito.
Possono verificarsi sanguinamenti vaginali lievi o, più raramente, emoperitoneo dovuto a lesione di vasi ovarici. Altre possibili complicanze includono infezioni pelviche, ascessi o lesioni accidentali di organi vicini come vescica o intestino, che in casi eccezionali richiedono intervento chirurgico. Dopo l’estrazione alcune donne riferiscono crampi pelvici, spotting o sensazione di pesantezza, che di solito si risolvono in pochi giorni. In rari casi si può verificare una torsione ovarica o dolore persistente che necessita di attenzione medica.
I casi di morte direttamente legati al prelievo di ovulisono documentati in letteratura medica. La procedura in sé e la stimolazione ovarica che la precede comportano rischi, soprattutto legati alla sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS) grave, che può evolvere in edema polmonare, insufficienza renale, trombosi o arresto cardiaco.
Uno dei casi più noti e recenti è quello di una donatrice di ovuli di 23 anni in India (pubblicato nel 2022). La giovane, senza fattori di rischio evidenti, è morta improvvisamente sul tavolo operatorio durante il prelievo ovocitario. L’autopsia ha attribuito il decesso a insufficienza respiratoria causata da un massivo edema polmonare acuto, conseguenza di una forma severa di OHSS sviluppata durante la stimolazione. Si trattava di una reazione rara ai farmaci usati per far maturare più follicoli.
Un altro caso documentato riguarda una donatrice indiana anonima di 26 anni (2016): è deceduta poche ore dopo il prelievo per complicanze severe di OHSS, con quadro clinico che ha incluso accumulo di liquido, problemi renali e deterioramento rapido nonostante le cure.
In Gran Bretagna nel 2007, Nina Thanki, 37 anni, è morta cinque giorni dopo un prelievo ovocitario per un trombo fatale (embolia polmonare). L’inchiesta coroner ha classificato la morte come accidentale, collegandola alle complicanze post-procedura in un contesto di problemi medici preesistenti.
In Italia si ricordano episodi tragici, come il caso barese della 38enne Arianna Acrivoulis (2015), deceduta durante una procedura di fecondazione assistita in un centro privato. Un altro caso del 2021 ha riguardato una donna moldava di 30 anni residente a Chivasso, morta durante il prelievo in una clinica a Chisinau, dove si era recata per costi inferiori; è stata aperta un’inchiesta per accertare le cause.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Esistono anche segnalazioni isolate di decessi legati a emorragie interne massive dopo lesione vascolare durante l’aspirazione follicolare, a torsione ovarica non tempestivamente trattata o a infezioni gravi (ascesso pelvico). In alcuni contesti di donazione ripetuta si è discusso di possibili rischi a lungo termine, come un caso di cancro al colon fatale in una giovane donatrice americana pochi anni dopo cicli multipli di stimolazione (anche se il nesso causale diretto resta controverso e non provato su larga scala).
Molte donne povere nei Paesi in via di sviluppo, come in India o in Europa orientale, scelgono di donare ovuli per far fronte a bisogni economici urgenti: pagare debiti, sostenere la famiglia o semplicemente sopravvivere. Somme modeste, spesso tra i 100 e i 500 euro per ciclo, rappresentano per loro un’entrata significativa, ma le espongono a rischi sanitari sottovalutati, come la sindrome da iperstimolazione ovarica o complicanze durante il prelievo.
Allo stesso modo, numerose studentesse occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, decidono di vendere i propri ovuli per pagarsi gli studi universitari, le tasse o le spese quotidiane. Gli annunci nei campus promettono compensi elevati, fino a decine di migliaia di dollari, attirando giovani in difficoltà finanziaria che accettano la stimolazione ormonale e l’intervento invasivo pur di ottenere un aiuto economico immediato.
In entrambi i casi la scelta nasce solo dalla necessità economica più che da una libera volontà altruistica sbandierata dai fautori della provetta, rivelando un mercato di sfruttamento della donna sul quale, as usual, le femministe stanno piuttosto zitte..
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
IVF
Donatori di sperma «seriali» e bambini col tumore: cala la maschera sull’industria della riproduzione
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faPerché Trump attacca il papa?
-



Vaccini2 settimane faElon Musk ha subito danni dal vaccino COVID. Ex dirigente Pfizer ammette: il siero potrebbe aver ucciso migliaia di persone
-



Intelligence2 settimane faIl nono scienziato legato ai segreti della NASA muore misteriosamente
-



Pensiero1 settimana faLa vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò sullo scontro tra Trump e Leone
-



Bizzarria6 giorni faL’uomo nudo continua a terrorizzare l’Italia: l’anarconudismo figlio dell’anarcotirannia
-



Arte1 settimana faMarina Abramovic definisce Trump «il mago di più alto livello»
-



Occulto2 settimane faLeader del «culto dell’orgasmo», condanna a nove anni di carcere (no, non è chi pensate voi)













