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Transumanismo

Transumanismo, Transgenderismo e no-vax

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Nel 2004 l’eminente politologo Francis Fukuyama ha descritto il transumanesimo come «l’idea più pericolosa del mondo».

 

Nel 2011 il transumanesimo è apparso sulla copertina della rivista Time, sotto il titolo: «2045, l’anno dell’uomo diventa immortale».

 

Nel 2022, quando è stata l’ultima volta che hai letto di transumanesimo? «Quello che una volta era un ruggito penetrante si è ritirato in un rumore di sottofondo appena distinguibile», scrive George Dvorsky, uno scrittore transumanista che è il presidente dell’Istituto per l’etica e le tecnologie emergenti, in un affascinante articolo su Gizmodo.

 

Non è tanto che il transumanesimo sia diminuito. Invece è stato normalizzato, riflette Dvorsky. Cita Anders Sandberg, un don di Oxford che è uno dei principali teorici del movimento transumanista:

 

«Viviamo vite online utilizzando dispositivi indossabili (smartphone), aiutati dall’intelligenza artificiale e dall’aumento dell’intelligence, la realtà virtuale è tornata di nuovo, la terapia genica e i vaccini a RNA sono una cosa, stanno accadendo enormi costellazioni di satelliti, i droni stanno diventando importanti nella guerra, trans[gender ] i diritti sono un grosso problema, e così via», ha detto, aggiungendo: «Viviamo in un mondo parzialmente transumano».

 

Allo stesso tempo, tuttavia, l’idea transumanista di «abbracciare deliberatamente il cambiamento e cercare di mirare a un tale futuro non è diventata mainstream», ha affermato Sandberg.

 

Il legame tra transumanesimo e transgenderismo è forte, almeno sul piano teorico. Il transgenderismo vede il corpo come uno strumento malleabile, la sessualità come un limite da trascendere.

 

Come osserva Dvorsky:

 

«Martine Rothblatt, la miliardaria transumanista e sostenitrice dei diritti dei transgender, ha fatto un ulteriore passo avanti quando ha detto:” non possiamo sorprenderci che il transumanesimo nasca dall’inguine del transgenderismo” e che “dobbiamo accogliere questa ulteriore trascendenza della biologia arbitraria”».

 

Ma ci sono altre spiegazioni del perché il transumanesimo non è più nel radar dei media.

 

Uno è lo scetticismo e persino l’ostilità nei confronti della tecnologia. La sorveglianza dei cittadini, il furto di dati, i droni da guerra, la manipolazione da parte dei social media, i deepfake e così via hanno dimostrato che la tecnologia avanzata ha un lato oscuro.

 

Temi transumanisti emergono nei film, ma quasi sempre come caratteristica di un futuro distopico.

 

Inoltre, le persone sono distratte da altre cause: cambiamenti climatici, guerra in Ucraina, conflitto con la Cina, crisi finanziarie…

 

«Oggi abbiamo un serio problema con il cinismo e il pessimismo che paralizzano le persone dal cercare di riparare e costruire le cose», ha detto Sandberg a Dvorsky. «Serve ottimismo!»

 

Infine, la politica, dal punto di vista di Dvorsky, ha preso una brutta piega. Il potere dei no-vax nella pandemia COVID ha mostrato quanto siano ostili molte persone alla manipolazione genetica di qualsiasi tipo.

 

E la sentenza Dobbs [la sentenza della Corte Suprema USA che ha decretato che l’aborto non è un diritto federale, ndr] ha limitato i diritti riproduttivi, che è una questione chiave per i transumanisti.

 

«Fino a quando questi diritti non saranno stabiliti, sembra un po’ prematuro lodare i benefici di ricordi migliorati o di una durata della vita radicalmente estesa, per quanto sia triste doverlo ammettere», scrive Dvorsky.

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Transumanismo

Biohacker milionario in cerca dell’immortalità si ammala gravamente allo stomaco. Nessuno ricorda che è vaccinato mRNA

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Un ricco imprenditore, che investe oltre 2 milioni di dollari all’anno e che ha ricevuto trasfusioni di sangue dal figlio adolescente oltre che da altri giovani donatori nella sua ricerca dell’immortalità o almeno del rallentamento dell’invecchiamento, sostiene di aver sviluppato una rara malattia che, secondo le sue parole, gli sta causando «l’autodistruzione dello stomaco».

 

Il biohacker Bryan Johnson, fondatore della società di pagamenti online Braintree, ha reso noto sui social media di aver ricevuto una diagnosi di gastrite autoimmune (AIG), una patologia autoimmune incurabile.

 

In un lungo post di quasi 2.000 parole su X, Johnson ha dichiarato: «Il mio stomaco si sta autodistruggendo», ma ha aggiunto che «cercherà di risolvere il problema».

 

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«L’AIG causa danni irreversibili: carenze nutrizionali, anemia e, a lungo termine, un aumento del rischio di cancro», ha affermato Johnson. «Quando l’AIG viene scoperta oggi, la medicina tradizionale ammette la sconfitta, affermando che non si può fare altro che gestire la condizione, indipendentemente da quanto gravi o letali siano gli effetti.»

 

Nel 2023, secondo un articolo di Bloomberg, è emersa la notizia che Johnson aveva coinvolto suo figlio Talmage, all’epoca diciassettenne, per donare un litro intero del suo sangue, che è stato poi separato in plasma liquido e successivamente in globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il plasma del figlio gli è stato quindi infuso nelle vene. Questo processo, assai diffuso in Silicon Valley, è chiamato parabiosi, ed è da alcuni comparato ad un vampirismo letterale: secondo gerarchia, il vecchio sugge il sangue del giovane, il ricco del povero.

 

In precedenza, il Johnson aveva ricevuto trasfusioni di sangue da giovani donatori anonimi con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento. Secondo Bloomberg, il Johnsone ha selezionato personalmente i donatori per assicurarsi che avessero un indice di massa corporea ideale, fossero esenti da malattie e seguissero uno stile di vita sano.

 

«Oltre alle trasfusioni di sangue, Johnson segue una rigida routine quotidiana che include il monitoraggio della massa grassa, della variabilità della frequenza cardiaca, degli esami del sangue e delle feci, nonché del numero di erezioni notturne», spiegava un articolo di Fortune del maggio 2023. «Ogni giorno assume anche una ventina di farmaci alle 5 del mattino, consuma 1.977 ‘calorie vegane’ e si allena per un’ora prima di indossare occhiali che filtrano la luce blu e andare a dormire». In un’altra occasione, Johnson ha dichiarato di assumere 54 pillole al giorno.

 


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Johnson ha fondato Braintree, un’azienda di e-commerce che ha venduto a PayPal per una cifra stimata di 800 milioni di dollari nel 2013. Ha accumulato 1,5 milioni di follower su X, 2,6 milioni su Instagram e 2,2 milioni di iscritti su YouTube, tutti interessati a seguire la sua crociata alla ricerca della fonte dell’eterna giovinezza.

 

Dall’inizio dello scorso anno, Netflix trasmette in streaming un documentario di un’ora e mezza sulla ricerca della longevità da parte di Johnson, intitolato Don’t Die: The Man Who Wants to Live Forever («Non morire: l’uomo che vuole vivere per sempre»).

 

«Come specie, accettiamo il nostro inevitabile decadimento, declino e morte», ha affermato Johnson all’inizio del film. «Io voglio sostenere che dovrebbe essere vero il contrario».

 

Dice di voler «neutralizzare l’invecchiamento». Johnson sostiene che, grazie al suo «Project Blueprint», ha raggiunto una salute metabolica pari a quella del miglior 1,5% dei diciottenni, un’infiammazione inferiore del 66% rispetto alla media dei bambini di 10 anni e ha rallentato il processo di invecchiamento di ben 31 anni.

 

I capelli tuttavia sembrano tinti, con quel colore che al pubblico italiano di una certa età fa subito pensare ad Aldo Biscardi.

 

Ad ogni modo, tutto questo ambaradan di cure, con controllo maniacale di ogni dato corporeo, servono a poco se poi il genio miliardario decide che è cosa buona e giusta spararsi il vaccino mRNA., di cui nessuno sa nulla ora come nulla sapeva allora.

 

Il Johnsone infatti L’imprenditore ha documentato la vaccinazione nell’aprile del 2021. Tramite un post pubblicato sul suo profilo ufficiale LinkedIn, Johnson ha annunciato di essersi sottoposto all’iniezione del vaccino Moderna.

 

All’intelligentone, e ai tantissimi che ora stanno parlando del suo drammaticissimo caso, non gli passa per la testa nemmeno per un momento che potrebbe esserci una correlazione – come vi è per tantissimi che dopo l’inizione genica sperimentale hanno avuto malattie autoimmuni (la popolare giornalista Megyn Kelly è stata la prima a parlarne, affrontando il suo caso).

 

 

Quindi la domanda: a fronte della singola scelta sbagliata, ebete come nessun’altra, a cosa è servito tutto ciò? Il vampirismo, i controlli biometrici ultracapillari, i sacrifizi alimentari, i documentari Netflix, i capelli biscardiani?

 

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Transumanismo

Dal trapianto di organi al trapianto dell’uomo: il sogno post-umano di un neurochirurgo italiano

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Il neurochirurgo italiano Sergio Canavero è un personaggio che può apparire in questi ultimi anni ai margini delle cronache dei giornali. Eppure, le sue dichiarazioni e i suoi progetti, per quanto spesso accolti con scetticismo o derisione, rappresentano una delle espressioni più esplicite e coerenti dell’antropologia tecnocratica contemporanea.   Canavero sogna di prolungare la vita umana non mediante la cura dell’organismo, ma attraverso la sua sostituzione. Il suo progetto è radicale: trapiantare la testa, o più precisamente il cervello, di una persona malata o anziana su un corpo più giovane e sano.    Nel 2017 il neurochirurgo attirò l’attenzione internazionale annunciando che in Cina un team da lui supervisionato aveva eseguito lo «scambio di testa» tra due cadaveri. L’operazione non dimostrava alcuna possibilità di successo clinico su pazienti vivi, ma aveva un valore simbolico: l’idea non era più confinata alla fantascienza. Non a caso, molti osservatori definirono Canavero un visionario, altri un provocatore, altri ancora, come il Chicago Tribune, il«P.T. Barnum dei trapianti».

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Negli anni successivi, la figura del chirurgo torinese è progressivamente scomparsa dal dibattito pubblico, ma il progetto che incarna non è affatto morto. Al contrario, secondo le sue stesse parole, riportate da un articolo del MIT Technology Review, l’idea del trapianto di testa sarebbe stata recentemente riscoperta da ambienti legati all’estensione radicale della vita e da startup riservate della Silicon Valley. Il sogno dell’immortalità, una volta abbandonate le illusioni di ringiovanimento molecolare, cerca ora strade più brutali e dirette.   Il suo percorso professionale è rivelatore: dopo oltre vent’anni di carriera presso l’Ospedale Molinette di Torino, Canavero racconta di essere stato di fatto estromesso dal nosocomio per le sue posizioni considerate eccentriche. «Sono un tipo fuori dagli schemi», ammette. Ma ciò che viene presentato come semplice anticonformismo individuale appare piuttosto come l’effetto collaterale di un’ideologia biomedica che non sa ancora come gestire le conseguenze estreme delle proprie premesse teoriche.   Secondo Canavero non esistono alternative credibili all’invecchiamento, tant’è che le promesse di una biotecnologia salvifica, capace di rigenerare i tessuti e ringiovanire l’organismo, si sarebbero rivelate illusorie. Da qui la sua conclusione: bisogna «puntare al tutto per tutto». Pertanto, non un cuore, un rene o un polmone da trapiantare, ma un intero organismo.   Il corpo, in questa visione, non è più costitutivo della persona, ma un supporto intercambiabile, una piattaforma biologica. L’identità umana viene ristretta al cervello, o addirittura a una parte delle sue funzioni superiori e tutto il resto diventa struttura modulare.   La proposta più inquietante riguarda la creazione di cloni umani privi di cervello, destinati a fungere da riserva di organi o da «corpi ospitanti» immunologicamente compatibili. Secondo il neurochirurgo, «ricercatori delle migliori università» sarebbero coinvolti in progetti di questo tipo e il problema, sempre a suo dire, non sarebbe tanto la produzione in laboratorio di esseri umani, per di più incompleti, quanto la complessità tecnica e il costo delle procedure necessarie.   Il lessico utilizzato è rivelatore: uteri artificiali, corpi coltivati, piattaforme biologiche, compatibilità genetica. L’essere umano scompare come soggetto e riemerge come infrastruttura.   Alla domanda su chi finanzierà tutto questo, la risposta è disarmante: i miliardari. L’appello è diretto: «Unitevi. Avrete tutti la vostra parte e diventerete immortali». L’immortalità, dunque, non sarebbe una promessa universale, ma un prodotto riservato a chi può permetterselo.

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Il progetto incarnato da Canavero può apparire oggi irrealizzabile, tecnicamente immaturo e economicamente proibitivo. Tuttavia il suo significato non risiede nella sua fattibilità immediata, bensì nella sua coerenza logica: è la conclusione naturale di un percorso che ha già separato la persona dal corpo, la dignità dall’essere, la vita dalla sua naturalità.   Dal trapianto di organi al trapianto dell’uomo il passo non è concettuale, ma solo tecnico. Quando il corpo diventa un mezzo, nulla impedisce che diventi un ricambio.   E quando l’uomo viene ridotto al suo cervello, la testa diventa il vero «paziente», mentre tutto il resto è materiale scartabile e riciclabile.   Alfredo De Matteo

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Salute

Scimmie immortali o quasi: scienziati rovesciano l’invecchiamento con super-cellule staminali

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Un gruppo di ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze ha compiuto una svolta senza precedenti nel campo della biologia dell’invecchiamento, riuscendo a invertire alcuni dei principali segni dell’età in primati anziani.

 

Lo studio, pubblicato lo scorso mese sulla rivista Cell, apre scenari fino a poco tempo fa ritenuti fantascientifici: è possibile riportare un organismo anziano a uno stato biologicamente più giovane, almeno nei macachi.

 

Alla base della ricerca ci sono le cellule progenitrici mesenchimali (MPC), cellule staminali presenti nel midollo osseo e nei tessuti connettivi, con la capacità di rigenerare ossa, cartilagini, muscoli e grasso, oltre a secernere fattori riparativi. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, anche queste cellule invecchiano e vanno incontro alla senescenza: smettono di dividersi e iniziano a produrre molecole tossiche e infiammatorie, contribuendo al degrado generale dell’organismo.

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Per contrastare questo processo, gli scienziati si sono concentrati su una proteina chiamata FoxO3, nota per essere un regolatore genetico della longevità. In organismi giovani, FoxO3 attiva la riparazione del DNA, le difese contro lo stress ossidativo e altri meccanismi protettivi. Ma con l’età, la sua attività diminuisce, rendendo le cellule più vulnerabili ai danni.

 

Gli scienziati cinesi hanno quindi modificato geneticamente le cellule MPC affinché FoxO3 restasse costantemente attivo nel nucleo, dando così vita a cellule resistenti alla senescenza (SRC), potenziate anche nei geni legati alla funzione mitocondriale e alla risposta allo stress.

 

Queste cellule sono state trapiantate in macachi anziani — l’equivalente di un essere umano di circa 60 o 70 anni. I risultati sono stati sorprendenti. Le scimmie hanno mostrato un rallentamento, e in alcuni casi una vera e propria inversione, del declino osseo. Dove normalmente si osserva una perdita di densità simile all’osteoporosi umana, gli animali trattati hanno mantenuto o addirittura migliorato la robustezza dello scheletro.

 

Anche a livello cognitivo, i miglioramenti sono stati notevoli: i test di memoria e apprendimento hanno evidenziato un netto vantaggio nei soggetti trattati, capaci di riconoscere oggetti e orientarsi nei labirinti con maggiore efficienza rispetto ai coetanei non trattati.

 

Gli esami del sangue hanno rilevato una forte riduzione dei marcatori infiammatori, un fenomeno significativo se si considera che l’infiammazione cronica (o inflammaging) è uno dei principali motori delle malattie legate all’età. Scansioni e biopsie, infine, hanno rivelato un generale ringiovanimento di numerosi organi, tra cui il cervello e gli apparati riproduttivi.

 

Secondo i ricercatori, questo effetto sistemico sarebbe mediato dagli esosomi, minuscole vescicole rilasciate dalle SRC che trasportano segnali molecolari capaci di stimolare la rigenerazione anche nelle cellule vicine. Come ha spiegato Si Wang, uno degli scienziati a capo del progetto, «vediamo prove evidenti di ringiovanimento».

 

Il valore della scoperta risiede anche nel modello animale scelto. Finora, molte delle terapie anti-invecchiamento testate, come la rapamicina o i mimetici del digiuno, avevano dato risultati convincenti solo nei roditori. I macachi, però, hanno una fisiologia molto più simile a quella umana e una vita più lunga, rendendo i risultati di questo studio particolarmente promettenti.

 

Secondo i ricercatori, l’invecchiamento non sarebbe solo una lenta usura, ma anche un processo in parte programmabile, quindi potenzialmente reversibile. Le MPC rappresentano in questo scenario l’hardware, mentre FoxO3 è il software aggiornato che le mantiene giovani.

 

Restano ancora molte incognite. Le cellule resistenti alla senescenza potrebbero comportarsi in modo imprevedibile nell’organismo umano. È ancora ignoto se i benefici osservati siano duraturi nel tempo, e non è chiaro se la produzione su larga scala di queste cellule sia possibile senza rischi di rigetto immunitario.

 

Inoltre, si aprono interrogativi etici tipici della questione transumanista: come verranno testate queste terapie sull’uomo? Chi potrà accedervi? Quali saranno le implicazioni sociali?

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Un gerontologo indipendente ha commentato così la ricerca: «È una pietra miliare, ma non dobbiamo saltare subito ai titoli sull’immortalità. Il dato veramente rivoluzionario è che l’invecchiamento sistemico nei primati può essere modulato. E questo, di per sé, è un fatto straordinario».

 

Per ora, i macachi continuano a essere monitorati, i loro organismi raccontano con silenziosa eloquenza gli effetti del trattamento. Se in futuro approcci simili si rivelassero sicuri anche per l’uomo, la medicina potrebbe compiere un cambio di paradigma: non più curare le malattie una per una, ma agire alla radice comune dell’invecchiamento.

 

Una possibilità che, fino a ieri, sembrava solo un’ipotesi da narrativa sci-fi. Ma che oggi, per la prima volta, inizia a prendere la forma della realtà.

 

Le conseguenze sociali, e spirituali, di una tale evenienza non sono ancora state ponderate, se non, appunto in romanzi di fantascienza più o meno distopica.

 

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Immagine di Daisuke tashiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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