Connettiti con Renovato 21

Politica

Steve Bannon: «Ben Shapiro è un cancro». E il conservatorismo esiste per mantenerti filoisraeliano e stupido

Pubblicato

il

L’attivista populista ex stratega elettorale del campagna Trump 2020 Steve Bannon è salito sul palco dell’Amfest di Turning Point, l’organizzazione del fu Charie Kirk, e si è scagliato contro l’attivista e podcaster ebreo Ben Shapiro, descrivendolo come «un cancro», dopo chequesti dallo stesso palco aveva attaccato la popolare giornalista televisiva conservatrice Megyn Kelly, il celeberrimo Tucker Carlson (che ha appena vinto il titolo di «antisemita dell’anno») e lo stesso Bannon.

 

L’apparizione di Bannon è avvenuta un giorno dopo quella di Shapiro, che ha usato il suo discorso per accusare i conservatori di «codardia» per essersi rifiutati di condannare la podcaster Candace Owens e le sue teorie sull’omicidio di Charlie Kirk, del quale era stata stretta collaboratrice ed amica intima.

 

Lo Shapiro ha criticato in particolare Megyn Kelly, Tucker Carlson e Steve Bannon, accusando quest’ultimo di essere stato un «addetto stampa per Jeffrey Epstein».

 

Sia la Kelly che il Carlson avevano risposto a tono prima che Bannon avesse la possibilità di farlo lui stesso. La Kelly è stata intervistata da Jack Posobiec durante l’evento e ha affermato: «ho trovato piuttosto divertente che Ben pensi di avere il potere di decidere chi viene scomunicato dal movimento conservatore, il che dimostra una cecità volontaria riguardo alla sua posizione al suo interno».

 

«Ora, Benji Shapiro era qui ieri sera e diceva, sapete, “È tutta una questione di verità”» ha attaccato Bannon..

 

Sostieni Renovatio 21

«Ben, ti conosco da tanto tempo, fratello. Non riesci a gestire la verità. Diciamolo chiaramente, Ben Shapiro è la cosa più lontana dal MAGA. Siamo schietti. È un fervente sostenitore di Trump. È un fervente sostenitore di Trump. Nella primavera del 2016, ha cercato di mettere in difficoltà Breitbart. Ha abbandonato il lavoro, ha fatto un gran parlare di un incidente a Mar-a-Lago con Corey Lewandowski [ex direttore della campagna Trump 2016, ndr]».

 

«Ha cercato di stornare Donald Trump da Ted Cruz perché odiava Donald Trump. Alle elezioni generali, ha a malapena sostenuto Donald Trump.

 

«Il primo segnale di quando il presidente Trump verrà rimandato a Mar-a-Lago è che la prima persona a salire sul treno di Ron DeSantis, il treno Israel First, sarà Ben Shapiro» ha accusato il Bannon.

 

«Shapiro ha definito Breitbart [rivista online determinante per le elezioni 2016, diretta all’epoca da Bannon e dove lo Shapiro lavorava, ndr] “Trump Pravda'”. Quando se n’è andato, l’ha chiamata Trump Pravda, e aveva ragione. Dovevamo esserlo. Non c’era nessun altro sito di notizie che sostenesse il presidente Trump».

 

«Quando la povera Megyn Kelly si è presentata in quel primo dibattito e ha fatto quelle che ora sembrano domande innocue sulla pagina Facebook di Trump o sul suo feed Twitter riguardo a Rosie O’Donnell e altri, fate in modo che Jack Posobiec le chiedesse come è andata a finire. Abbiamo scatenato i cani. Eravamo dei maniaci. Perché? Il presidente Trump non aveva alcun appoggio. Non aveva alcun appoggio alla Fox. Non aveva alcun appoggio alla National Review [storica rivista del conservatorismo USA, ndr]. E nel 2016, questo lo avrebbe escluso dalla corsa. Quindi dovevamo esserci».

 

Il Bannon ha quindi accusato lo Shapiro di essere un «cancro» del conservatorismo, prevedendo anche che Shapiro avrebbe tentato di prendere il controllo o eliminare Turning Point USA.

 

«Ma Ben Shapiro è come un cancro, e quel cancro si diffonde. È un cancro, e metastatizza. Ha cercato di prendere il controllo di Breitbart, e io l’ho cacciato via. Ha cercato di prendere il controllo di David Horowitz, che era il suo mentore. Non chiedetelo a me, chiedete al tizio che è associato a David Horowitz cosa ci facesse lì. Ha cercato di prenderne il controllo» ha tuonato il Bannone.

 

«E ricordate quanto vi dico: farà una mossa su Turning Point, perché è sempre stato geloso di Charlie Kirk. Invidioso di Charlie Kirk».

 

«Non si tratta di libertà di parola. Non si tratta di deplatforming. Si tratta di politica di potere e di ciò in cui Charlie Kirk credeva profondamente: che l’America prende decisioni per l’America, e che gli americani prendono decisioni per l’America. Questo era Charlie Kirk» ha concluso Bannon.

 

Lo Shapiro, ebreo con perenne kippah sul capo, uscì da Breitbart per mettere in piedi un enorme conglomerato mediatico sedicente conservatore, il Daily Wire, ingaggiando a suon di diecine di milioni di dollari star come la stessa Owens e i cattolici Michael Knowles e Matt Walsh. Non ci è mai stato chiaro da dove provenisse l’improvvisa grande disponibilità economica per l’impresa dello Shapiro, ma alcuni sospettano che in campo ci fossero le forze economiche filoisraeliani che stiamo vedendo ora all’opera con l’acquisto di TikTok, CBS, CNN e Warner Bros da parte della ultramiliardaria famiglia filosionista degli Ellisoni.

 

Certo fu di particolare persuasione vedere un altro idolo dei conservatori degli ultimi anni, il fragile psicologo canadese Jordan Peterson, riemergere dopo un anno di assenza (era, ovviamente all’insaputa dei fan adoranti, divenuto dipendente degli psicofarmaci, facendo il giro del mondo in cerca di una cura) ad un pranzo in Israele con Shapiro – di cui divenne dipendente al Daily Wire – e il premier israeliano Benjamino Netanyahu, un pasto filmato in un ristorante dove alla faccia della naturalezza delle immagini, è facile sospettare, le persone nei tavoli sullo sfondo sono parte di un grande set cinematografico fatto per portare ancora una volta i conservatori americani verso l’appoggio indiscriminato di Israele.

 

Il Peterson, campione online di una nuova generazione di conservatori, disse a Netanyahu salutandolo alla fine dell’incontro «give’em hell», «dagli l’inferno». Giudicando quanto accaduto poco dopo a Gaza, non si può dire che Netanyahu non lo abbia ascoltato, come peraltro notato dallo storico italoisraeliano Ariele Toaff, che in un sentito messaggio postato sui social descriveva la tragedia palestinese parlando proprio dell’inferno.

Aiuta Renovatio 21

Di fatto, lo Shapiro, come altri prima di lui, ha la funzione semplice di tenere il conservatorismo americano attaccato alla causa israeliana, accecando l’opinione pubblica rispetto a tanti temi che potrebbero compromettere il rapporto con lo Stato Ebraico: la storia della nave USS Liberty (attaccata sanguinariamente nel 1967 dagli israeliani in quello che pareva un false flag organizzato perché gli USA dichiarassero guerra all’Egitto), il trattamento dei cristiani in Israele, l’influenza della lobby ebraica su politica e media americani.

 

Il sionismo e il conservatorismo americano sono da dirsi inestricabilmente legati, e categorie fittizie sino al ridicolo come quella di «giudeocristianesimo», «valori giudaico-cristiani», di cui abbiamo sentito riempersi la bocca solo una ventina di anni fa da filosofi presidenti del Senato italiano così come dalle alte sfere del papato, sono state create solo per mantenere in piedi questo inganno.

 

Come riassume lo studioso americano E. Michael Jones: «il conservatorismo esiste per tenerti stupido». Il lavoro di Ben Shapiro è tutto qui.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

Continua a leggere

Politica

Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale

Pubblicato

il

Da

Milorad Dodik, ex presidente della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia ed Erzegovina, ha celebrato i risultati del suo partito alle elezioni generali di domenica.   Secondo i risultati preliminari della Commissione elettorale, dopo lo spoglio di oltre il 90% delle schede, l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) è in procinto di mantenere la leadership nel parlamento della Republika Srpska, di conservare la presidenza dell’entità e di tenere il seggio serbo nella presidenza collettiva tripartita della Bosnia ed Erzegovina. Si prevede che il partito ottenga circa il 40% dei seggi nell’assemblea regionale.   Dodik non era candidato. È stato interdetto dalle cariche pubbliche dopo la condanna del 2025 per aver sfidato Christian Schmidt, il politico tedesco che allora ricopriva la carica di Alto Rappresentante Internazionale incaricato di sovrintendere all’attuazione degli accordi di Dayton del 1995. Dodik sostenne che Schmidt non godeva dell’appoggio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che aveva abusato del ruolo per limitare l’autonomia della Republika Srpska, innescando un’aspra controversia politica.   Nella tarda serata di domenica, rivolgendosi ai sostenitori, ha ringraziato gli elettori per aver appoggiato le SNSD e i loro alleati, dichiarando che «nessuno dovrebbe chiederci di cambiare le nostre idee politiche». Ha elogiato la vittoria elettorale di Donald Trump nel 2024 e ha ringraziato Vladimir Putin per il sostegno all’entità serba.

Sostieni Renovatio 21

L’ex primo ministro ungherese Viktor Orban, le cui posizioni sovraniste si sono spesso allineate a quelle di Dodik, ha definito il risultato un «grande slam» per le SNSD.   Più di 3 milioni di persone avevano diritto di voto. Hanno eletto rappresentanti a vari livelli, dai dieci cantoni della Federazione di Bosnia ed Erzegovina fino alla presidenza nazionale. Per la prima volta il Paese ha usato l’identificazione biometrica degli elettori e gli scanner per le schede, nel tentativo di semplificare voto e scrutinio.   Zeljka Cvijanovic, alleata di Dodik, e il politico nazionalista croato Darijana Filipovicsono in procinto di affiancare l’attuale presidente bosgnacco Denis Becirović alla guida del Paese balcanico, il cui sistema politico è diviso su base etnica e religiosa. Savo Minic è destinato a diventare il prossimo presidente della Republika Srpska, succedendo a Sinisa Karan, altro esponente delle SNSD.   Il complesso sistema di governo della Bosnia-Erzegovina fu istituito con gli accordi di Dayton per bilanciare gli interessi dei popoli che la compongono e prevenire un ritorno alla violenza che sconvolse i Balcani durante la dissoluzione della Jugoslavia negli anni Novanta.   Come riportato da Renovatio 21, a fine 2025 Washington ha revocato le sanzioni imposte a Dodik e ai suoi familiari.   Come riportato da Renovatio 21, il Dodik era stato condannato al carcere a fine 2024. Tre anni fa aveva sollevato le controversie su Hunter Biden per accusare il presidente americano Joe Biden di ipocrisia per aver inserito nella lista nera i suoi figli per presunta corruzione. Dodik ha sostenuto che le mosse di Washington hanno più probabilità di rendere la Repubblica serba indipendente che di distruggerla.   Lo scorso anno Dodik aveva dichiarato che l’UE dovrebbe smettere di demonizzare la Russia e il suo leader, Vladimir Putin. In un’intervista rilasciata alla rivista svizzera Die Weltwoche, Dodik ha affermato che «il punto di vista russo è che la guerra in Ucraina è stata imposta alla Russia dall’élite mondiale occidentale», citando quindi il presunto ruolo di Boris Johnson nel fallimento dei negoziati di pace tra Mosca e Kiev a Costantinopoli, in Turchia, nel 2022.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di DEMOKRATSKA STRANKA DS via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
Continua a leggere

Politica

Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula

Pubblicato

il

Da

Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,

 

Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.

 

Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.

 

Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».

 

Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.

Sostieni Renovatio 21

Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.

 

Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.

 

Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.

 

La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.

 

A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.

Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

Continua a leggere

Politica

Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?

Pubblicato

il

Da

Una donna condannata per omicidio nel Tennessee è stata ricoverata dopo essere sopravvissuta a due dosi di farmaci per l’iniezione letale in un tentativo di esecuzione fallito, hanno riferito giovedì diversi media citando i suoi avvocati e testimoni oculari.   Christa Pike, 50 anni, è stata condannata a morte per le torture e l’omicidio di Colleen Slemmer, studentessa diciannovenne del Job Corps di Knoxville, nel 1995. Se l’esecuzione, prevista per mercoledì, fosse andata a termine, sarebbe stata la prima di una donna nel Tennessee in oltre duecento anni.   Il 12 gennaio 1995, la Pike e il fidanzato Tardaryl Shipp, con l’amica Shadolla Peterson e la Slemmer uscirono dal dormitorio e si recarono nel bosco, dove a Slemmer fu detto che volevano fare pace offrendole della cannabis. Arrivati ​​nel luogo isolato, Slemmer fu aggredita da Pike e Shipp mentre la Peterson faceva da palo. Secondo la testimonianza in tribunale, per i successivi 30 minuti, Slemmer fu schernita, picchiata e ferita con un’arma da taglio. Durante l’aggressione, Slemmer implorò per la sua vita. Lo Shipp usò un taglierino per incidere un pentagramma sul suo petto mentre era ancora viva, mentre la Pike usò una mannaia.   Infine Pike fracassò il cranio di Slemmer con un grosso pezzo di asfalto, uccidendola per lesione cerebrale. Pike conservò un pezzo del cranio di Slemmer e lo esibiva vantandosi di come lo avesse ottenuto.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nei documenti legali d’urgenza visionati dal New York Times, gli avvocati affermano che Pike non perse conoscenza dopo due siringhe di pentobarbital: il cuore batteva ancora e russava in modo udibile. Secondo il giornale e i legali, fu poi portata in un ospedale vicino; le sue condizioni non erano note. Le autorità del Tennessee avrebbero confermato lo stesso giorno a un giudice federale che stava ricevendo cure.   L’Associated Press ha citato testimoni dei media secondo cui Pike sarebbe rimasta cosciente dopo l’iniezione e a un certo punto avrebbe chiesto ai funzionari del carcere di una sensazione al braccio. Si continuò a sentirla russare dietro la tenda chiusa, prima che i giornalisti fossero fatti uscire.   L’esecuzione era inizialmente prevista per la mattina successiva, ma una corte d’appello federale emise una sospensione temporanea per esaminare le tesi dei difensori, secondo cui la storia di abusi sessuali e negligenza subiti nell’infanzia non era stata adeguatamente presentata in sede di condanna. La Corte Suprema degli Stati Uniti rimosse poi l’ostacolo, consentendo al Tennessee di procedere la stessa sera.   Sul mancato esito, il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha dichiarato di aver «seguito ogni fase del protocollo di esecuzione legale e stabilito dallo Stato, approvato dall’ufficio del procuratore generale».   In rete si sprecano le ironie e i sospetti: Christa Pike aveva chiesto che a occuparsi di lei nella camera della morte fosse un team composto solo da donne. La richiesta, avanzata dai suoi avvocati nelle ultime settimane prima della data fissata del 30 settembre 2026, riguardava il personale che l’avrebbe trasportata, sorvegliata e sottoposta all’iniezione letale, non i testimoni esterni (familiari della vittima o giornalisti). La motivazione indicata è il trauma da abusi sessuali subiti da bambina e il disturbo da stress post-traumatico: secondo la difesa, essere immobilizzata, toccata e intubata da uomini le avrebbe fatto rivivere quegli abusi.   Il Tennessee non ha garantito che ogni persona nella camera sarebbe stata una donna, ma ha accettato alcune misure: trasferimento con agenti donne, tentativo di avere solo personale femminile durante la death watch, e schermi per privacy in doccia e bagno. Dopo il tentativo di esecuzione fallito, un suo avvocato, Randy Spivey, ha detto che quanto aveva visto era coerente con un team di esecuzione tutto femminile.   I commentatori online ora alludono al fatto che potrebbe essere stata una donna a sbagliare l’iniezione, come a dimostrare l’incapacità delle femmine di fare certi lavori – come quello di dare la morte, ma nell’era dell’uguaglianza dobbiamo vedere anche le donne-boia.   È la seconda esecuzione fallita nello Stato quest’anno. A maggio le autorità annullarono l’iniezione letale di Tony Carruthers, condannato per il rapimento e l’omicidio di tre persone nel 1994, dopo che i boia avevano impiegato più di un’ora senza riuscire a inserire una flebo per il pentobarbital.   L’iniezione letale è ampiamente considerata il metodo di esecuzione più soggetto a errori negli Stati Uniti. Dall’inizio del 2020, 170 persone sono state giustiziate in 17 Stati, in maggioranza in Florida, Texas e Oklahoma. Nello stesso periodo sei Stati hanno registrato iniezioni letali mal eseguite, secondo il Death Penalty Information Center, organizzazione no-profit che raccoglie dati e analisi sulla pena capitale.   Ora in America vari osservatori ed anche politici chiedono il ritorno della sedia elettrica. Lo stesso presidente Trump, interrogato sul caso ha detto apertis verbis che sarebbe d’uopo reintrodurre i plotoni di esecuzione.

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, il dipartimento di Giustizia USA cinque mesi fa aveva comunicato che il Paese ripristinerà l’uso della fucilazione, della sedia elettrica e dell’asfissia gassosa per giustiziare i criminali condannati per i reati federali più gravi.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa lo Stato americano dell’Alabama ha giustiziato un condannato a morte utilizzando l’azoto gassoso, segnando il secondo utilizzo di questo controverso metodo, che alcuni critici hanno definito equivalente alla tortura. Durante l’esecuzione del condannato a morte, i testimoni dissero di averlo visto tremare e contorcersi sulla barella per minuti prima di morire.   L’esistenza della pena capitale negli Stati Uniti può essere fatta risalire all’inizio della Virginia coloniale. Insieme al Giappone (dove vi è stata la controversia dell’ex ministro della Giustizia che aveva affermato di «annoiarsi» a firmare le condanne a morte), Singapore e Taiwan, gli Stati Uniti sono una delle quattro democrazie avanzate e l’unica Nazione occidentale che applica regolarmente la pena di morte.   Il tema tuttavia non è la pena di morte, ma il montante trend dell’impunità richiesta per le donne assassine. Bisogna considerare la portata del caso Lindsay Clancy, assassina dei suoi tre figli, difesa a spada tratta da milioni di donne gosciste americane convinte che la donna fosse preda ad una presunta psicosi post-partum o addirittura che l’assassino sia il marito (registrato dalle telecamere in farmacia dove lo aveva mandato la moglie per avere il tempo di strangolare i piccoli).   La contraddizione tra le posizioni non preoccupa l’esercito di neofemministe, per lo più wine-mom come oggi sono chiamate le donne della suburbia borghese americana, viziate e con tanto tempo libero a disposizione. In quantità immense si sono presentate fuori dal tribunale per acclamare la nuova eroina, una donna che uccide i propri figli.   Con il caso dell’assassina (satanica?) Christa Pike sembra non andremo molto lontani: sui social media è un tutto un pullulare di ammiccamenti, giustificazioni (ha subito traumi infantili, ci viene ripetuto) e perfino video fake che la mostrano dolorante.   Si tratta, pensiamo, di una slatentizzazione del femminismo di cui essere grati: esso si rivela per ciò che è sempre stato dal principio, una riedizione del culto delle streghe, con malefizi e omicidi – e, ovvio, aborti – inclusi.
La scristianizzazione, tutti lo sanno, non porta alla società «laica», ma alla ripaganizzazione, cioè al ritorno del sacrificio umano. È logico, quindi, che la donne del mondo ripaganizzato erigano a propri modelli delle assassine.
 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Più popolari